Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite.
ECO - Ue: consumi ed export nel 2010 fanno crescere Italia
Al via ripresa "graduale" in Europa, resta allarme disoccupazione
Roma, 3 nov (Velino) - L’economia europea si avvia sulla strada di una “ripresa graduale”. Lo rivela la Commissione europea nelle sue previsioni d’autunno. Pur confermando la permanenza del Pil in territorio negativo nel 2009 a quota -4 per cento, Bruxelles spiega che “insieme all’impatto positivo prodotto dal miglioramento della fiducia dei vari settori e paesi, la crescita è attesa positiva nel terzo trimestre del 2009 sia nell’Unione europea che nell’Eurozona”. Nel 2010 invece il Prodotto interno lordo tornerà a crescere dello 0,7 per cento nell’area euro come nei Ventisette, mentre nel 2011 il Pil si attesterà all’1,5 per cento in Eurolandia e all’1,6 per cento nell’Europa nel suo complesso. “Questo risultato – ha dichiarato il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia – è dovuto in buona parte alle ambiziose misure prese dai governi, dalle banche centrali e dalla Ue, che non solo hanno evitato un crollo sistemico, ma hanno dato uno slancio alla ripresa”. Tuttavia “la strada che abbiamo davanti rimane difficile – ha continuato Almunia –. Per mantenere slancio e per garantire la sostenibilità della ripresa, è essenziale che applichiamo pienamente tutte le misure annunciate e che portiamo a termine il risanamento del settore bancario”. Senza un ulteriore risanamento dei bilanci di molte banche infatti “i flussi di credito non torneranno ai livelli normali e senza un normale afflusso del credito non avremo una ripresa sostenuta dell'economia”. Ma non basta. “Dobbiamo anche iniziare a guardare di più al medio termine – ha aggiunto il commissario europeo – e considerare in che modo gestire meglio gli effetti avversi della crisi sul mercato del lavoro, sui conti pubblici e sulla crescita potenziale”.
Più in dettaglio, si legge nelle previsioni della Commissione Ue, nel 2009 tutti i paesi dell’eurozona saranno in crescita negativa (fa eccezione solo la Polonia). Mentre nel prossimo biennio a trainare l’economia saranno la Germania (+1,2 per cento nel 2010 e +1,7 per cento nel 2011) e la Francia (+1,2 per cento, +1,5 per cento). Anche l’Italia, dopo il -4,7 per cento dell’anno in corso, tornerà a crescere (+0,7 per cento nel 2010 e +1,4 per cento nel 2011). Resta indietro la Spagna (-0,8 per cento, +1 per cento). In particolare, per Bruxelles la ripresa nel Belpaese sarà guidata dai consumi privati e dalle esportazioni - previste in aumento - anche se la crescita sconterà ancora “debolezze di vecchia data”, come la scarsa produttività, il basso potenziale di crescita, il peso del debito pubblico. “Il miglioramento nei consumi privati nell’orizzonte di queste previsioni – scrive Bruxelles – si basa su vari fattori. Primo, il settore delle famiglie secondo le attese dovrebbe ridurre i risparmi precauzionali fatti nel 2008-2009, con l’attenuarsi della crisi globale. Secondo, il ruolo ancora marginale dei fondi pensioni e l'assenza di una bolla edilizia dovrebbero, secondo le attese, aiutare a minimizzare gli effetti negativi sui consumi aggregati". Inoltre “il potere d’acquisto dovrebbe riprendersi dopo le perdite del 2008, grazie alla moderata inflazione anticipata per il periodo 2009-2011”. Del resto, anche “la spesa per gli investimenti dovrebbe, secondo le attese, migliorare nel corso del 2010, rilanciata anche da sconti fiscali per investimenti nelle attrezzature, che scadono nel giugno 2010, e questo nonostante la prevista riduzione negli investimenti pubblici”. Gli investimenti in Italia, anzi, “dovrebbero registrare una crescita positiva nel 2011, mentre l’incremento degli investimenti societari dovrebbe più che compensare l’ulteriore calo della spesa di capitale dei governi”. E’ anche vero però che se il Belpaese “non affronterà le proprie debolezze strutturali, l’attività economica” resterà “su un terreno di crescita moderato dopo la crisi”.
Su tutti i paesi dell’Ue peserà invece moltissimo l’incognita ‘lavoro’, con la disoccupazione che salirà alle stelle. Nel 2009 il tasso di disoccupazione della zona euro sarà del 9,5 per cento, per poi balzare al 10,7 per cento nel 2010 e al 10,9 per cento nel 2011. Nei Ventisette sarà del 9,1 per cento nel 2009, del 10,3 per cento nel 2010 e del 10,2 per cento nel 2011. In Italia al contrario la disoccupazione salirà in misura inferiore rispetto alla media europea. Secondo le previsioni d’autunno, il nostro paese passerà infatti da un tasso del 7,8 per cento nel 2009 ad un tasso dell’8,7 per cento nel 2010 e nel 2011. “Sebbene il mercato del lavoro sia stato più resistente alla recessione di quanto previsto, soprattutto per via delle misure di politica a breve termine, delle passate riforme, un aumento della disoccupazione è atteso nei prossimi trimestri”, si legge nel documento della Commissione, “le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero così avere conseguenze più pesanti del previsto”. Secondo Bruxelles “una graduale stabilizzazione dell’occupazione è probabile solo verso la fine del 2010 e nel 2011, mentre la ripresa si consolida”. In questo contesto, prosegue la Ue, “la Cig ha finora attenuato l’impatto della crisi sui redditi da lavoro delle famiglie e aiutato a preservare capitale umano nelle industrie più colpite”. Però, in Italia come nel resto d’Europa, “eccedere nel ricorso a questo sistema può ritardare la necessaria riallocazione di forza lavoro verso industrie più produttive”.
Quanto ai conti pubblici, il deficit della zona euro è quasi triplicato tra il 2008 e il 2009, attestandosi al 6,4 per cento per quest’anno. E per la Commissione europea nel 2010 il dato dovrebbe salire ancora al 6,9 per cento per poi tornare al 6,5 per cento nel 2011. Per i Ventisette il deficit sarà del 6,9 per cento per il 2009, del 7,5 per cento per il 2010 e del 6,9 per cento per il 2011. “I conti pubblici sono stati colpiti pesantemente – si legge nelle previsioni d’autunno –. Il deterioramento dipende in parte dal lavoro degli stabilizzatori automatici e dalle misure prese per sostenere l’economia, ma riflette anche un calo più forte del normale delle entrate per via della risposta alla crisi. Un leggero miglioramento del deficit è atteso per il 2011 quando l’attività riprenderà e le misure temporanee finiranno”. Nel Belpaese il rapporto deficit-Pil è destinato ad attestarsi a quota 5,3 per cento sia nel 2009 che nel 2010, per poi scendere leggermente al 5,1 per cento nel 2011. Un livello che per Almunia “è preoccupante anche con tassi di interesse così bassi come quelli attuali”. Secondo il commissario europeo “l’onere del debito al 5 per cento del Pil rappresenta una cifra straordinariamente alta, non giusta nemmeno socialmente, perché potrebbe essere spesa in altri settori come innanzitutto l’istruzione”. Il commissario Ue si è rifiutato di pronunciarsi sulle ipotesi di un taglio delle tasse in Italia, rinviando ogni valutazione al prossimo Ecofin. Ha tuttavia enunciato alcune considerazioni di carattere generale con “elementi positivi, a cominciare dall'impatto dell’invecchiamento della popolazione che è inferiore rispetto a tanti altri paesi Ue ma anche elementi problematici, come la scarsissima crescita anche prima della crisi e il rischio legato ad un eventuale aumento dei tassi d’interesse”.
Nella zona euro, tuttavia, i deficit più alti, secondo le stime Ue, sono quelli dell’Irlanda (12,5 per cento, 14,7 per cento e 14,7 per cento), della Grecia (-12,7 per cento, 12,2 per cento e 12,8 per cento) e della Spagna (-11,2 per cento, 10,1 per cento e 9,3 per cento). La Francia segna un 8,3 per cento, seguito da 8,2 per cento per il 2010 e da 7,7 per cento per il 2011, mentre la Germania, dopo il 3,4 per cento del 2009, segnerà il 5 per cento e il 4,6 per cento per il 2010 e 2011. Per quanto riguarda infine i prezzi al consumo, la Commissione europea prevede per il 2010 un’inflazione all’1,1 per cento, contro il +0,3 per cento di quest’anno e il +1,5 per cento del 2011. “Al momento l’inflazione ha cominciato a entrare in territorio negativo ma, come ho sempre detto si tratta di un fenomeno temporaneo – ha osservato Almunia –. Non prevediamo significativi rischi di deflazione”. In Italia nel 2009 il tasso di inflazione sarà dello 0,8 per cento, nel 2010 dell’1,8 per cento, nel 2011 del 2 per cento. Il commissario Ue agli Affari economici è infine tornato brevemente sulle strategie di uscita dalle misure straordinarie di stimolo all’economia. “Proporremo all’Ecofin – ha concluso – di confermare il 2011 come l’anno per applicare le exit strategy per tutti”.