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POL - Marrazzo, nuova versione: come sequestrato. Mistero sul "pusher"
Roma, 4 nov (Velino) - È stato depositato solo oggi il verbale dell'interrogatorio di Piero Marrazzo del 2 novembre scorso e per avere il tempo di esaminarlo i difensori dei quattro carabinieri arrestati hanno chiesto e ottenuto il rinvio a lunedì prossimo dell'udienza davanti al tribunale del riesame di Roma, nella quale si dovevano esaminare le istanze di scarcerazione dei loro assistiti. Al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al sostituto Rodolfo Sabelli l'ex governatore del Lazio descrive così la violenza cui sarebbe stato sottoposto dai due carabinieri che il 3 luglio scorso fecero irruzione nell'appartamento di via Gradoli trovandolo in compagnia della transessuale Natalie: "Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate. In tale modo, per il mio abbigliamento - spiega Marrazzo - mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie". Marrazzo conferma quindi che nell'appartamento al momento dell'irruzione non c'era il "pusher", Gianguarino Cafasso, che secondo i carabinieri invece sarebbe stato presente. Un particolare ancora misterioso su cui si sta concentrando l'attenzione dei magistrati. "Mi sentivo come fossi stato sequestrato", spiega agli inquirenti l'ex governatore, che aggiunge un altro particolare rilevante su quella mattina del 3 luglio. Racconta, infatti, di aver deciso "improvvisamente" di andare in via Gradoli. "Nessuno poteva conoscere questa mia intenzione", comunicata a Natalie "solo poco tempo prima di muovermi per recarmi da lei".
Marrazzo ammette di aver fatto uso di cocaina, sia pure occasionalmente e in compagnia di transessuali ("mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri"), e corregge la sua prima versione sulla cifra pattuita per la prestazione sessuale di Natalie: "Preciso che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3 mila euro; mille euro e non 3 mila come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2 mila euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie". Di 2 mila euro, quindi, la cifra "sottratta dai due carabinieri entrati". "Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - si giustifica Marrazzo - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5 mila euro; mi era rimasta la somma di 3 mila euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2 mila euro". L'ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se abbia pagato le prestazioni di Natalie con degli assegni, "poi restituitimi in cambio di contanti".
Riguardo il rapporto con Natalie, Marrazzo afferma di non sapere con precisione da quanto tempo la conosce ("già da qualche tempo") e di essere stato con lei "in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno". Ha avuto invece "altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda, nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare. Nell'occasione di un incontro con Blenda - precisa - ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda". Ma "né Blenda né Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano", assicura Marrazzo ai magistrati. "Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri - ammette - dovuto all'assunzione occasionale della cocaina, non mi mette nelle condizioni di saperlo". Riguardo la cocaina trovata nell'appartamento di via Gradoli al momento dell'irruzione, Marrazzo sostiene di non aver "visto alcun piatto con la cocaina" quando è entrato. Ha visto "la cocaina nel piatto solo dopo l'irruzione dei due carabinieri", ma non ha visto "chi l'ha collocata", precisa, non ribadendo, quindi, l'ipotesi fatta in un primo momento che siano stati i militari a portare la droga per incastrarlo, forse consapevole di rischiare un'accusa per calunnia.
"La versione fornita durante l'interrogatorio di due giorni fa dall'ex presidente della Regione non ha affatto convinto i pubblici ministeri", scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. "Uno su tutti: quanti soldi sono stati versati e a chi". Ma l'attenzione degli inquirenti, per risolvere il mistero in cui è ancora avvolta questa vicenza, si sta concentrando sulla presenza o meno di Gianguarino Cafasso, il "pusher" poi deceduto per overdose, nell'appartamento di via Gradoli al momento dell'irruzione dei due carabinieri. Marrazzo nega che il 3 luglio ci fosse, mentre i carabinieri arrestati hanno sempre sostenuto la sua presenza, spiegando che "c'era poiché lui è il classico 'pappone' dei transessuali ed era lì per prendere la sua parte di soldi". Circostanza confermata dall'avvocato di Cafasso: "Mi disse che il video era stato girato dai carabinieri e che lui era presente". Con la presenza di Cafasso nell'appartamento in effetti potrebbero trovare una spiegazione molte cose.
Potrebbe essere stato lui, ipotizza Carlo Bonini su la Repubblica, a portare la cocaina quella mattina, "visto che Marrazzo non ricorda di averla vista uscire dalle tasche dei carabinieri (lo 'ipotizza')". Ed erano forse per lui i tremila euro deposti da Marrazzo sul tavolino della stanza da letto, come "saldo" o "anticipo" per la cocaina di cui ha ammesso di aver fatto uso nei suoi incontri. E potrebbe essere stato lo stesso Cafasso a girare sul proprio cellulare il video dell'irruzione, dal momento che Marrazzo sostiene di non aver notato nulla nelle mani dei carabinieri che ricordi un telefonino. E si spiegherebbe, secondo Bonini, anche il mistero delle due versioni del filmato (quella "lunga" di 13 minuti e quella breve, di 2 minuti e 38 secondi) e del perché, la "breve", destinata alla vendita, sia apparsa da subito agli inquirenti "un lavoro di fotogrammi tagliati e incollati". Infatti, il carabiniere Luciano Simeone dichiara a verbale che "è vero. Il video integrale durava circa tredici minuti. Ma lo distruggemmo proprio perché nelle immagini girate da Cafasso c'eravamo io e il collega Tagliente e si sentivano le nostre voci". I magistrati però fino ad oggi non hanno creduto a Tagliente e Simeone. Le loro testimonianze vengono smentite da Marrazzo e Natalie, le cui versioni, però, non coincidono. Entrambi negano che Cafasso fosse nell'appartamento. Ma Marrazzo sostiene di aver notato la cocaina sul tavolo della stanza da letto (ipotizzando che l'abbiano portata i carabinieri), mentre Natalie ha sempre detto di non aver mai fatto uso di cocaina, di non averne mai ceduta a Marrazzo, di non averlo mai visto consumarne e soprattutto di non averne vista quella mattina.