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CLT - “Questi schifosi ebrei”: Mussolini nascosto, antisemita dal ‘21
 
“Questi schifosi ebrei”: Mussolini nascosto, antisemita dal ‘21
Roma, 17 nov (Velino) - Mussolini razzista solo per compiacere l’alleato Hitler ma in realtà indifferente alla questione ebraica? Un falso storico. Almeno a giudicare dalle parole che il Duce stesso pronunciò nel 1938, all’indomani della pubblicazione del “Manifesto della razza”, con cui iniziò anche in Italia, sulla scia di quanto stava avvenendo nella Germania nazista, la persecuzione antisemita. La rivelazione è nei diari di Claretta Petacci, desecretati dall’Archivio centrale dello Stato e da domani in libreria col titolo “Mussolini segreto” (Rizzoli, pp. 521). “Io ero razzista dal’ 21. Non so come possano pensare che imito Hitler, non era ancora nato. Mi fanno ridere - ebbe a dire Mussolini, secondo quanto riportato dalla sua amante -. Bisogna dare il senso della razza agli italiani, che non creino dei meticci, che non guastino ciò che c’è di bello in noi”. Era il 4 agosto 1938, e il “Manifesto della razza” era stato pubblicato da appena tre settimane. Al centro dei suoi attacchi finì anche Pio XI, secondo Mussolini il papa “più nefasto alla Chiesa” di sempre. “Ha sbagliato in tutto - disse l’8 ottobre -. Oggi siamo gli unici, sono l’unico a sostenere questa religione che tende a spegnersi. E lui fa cose indegne. Come quella di dire che noi siamo simili ai semiti. Come, li abbiamo combattuti per secoli, li odiamo, e siamo come loro. Abbiamo lo stesso sangue!”.

Tre giorni dopo, sono gli stessi ebrei a essere apertamente presi di mira in un colloquio privato con la Petacci: “Questi schifosi ebrei, bisogna che li distrugga tutti. Farò una strage come hanno fatto i turchi. Ho confinato 70 mila arabi, potrò confinare 50 mila ebrei. Farò un isolotto, li chiuderò tutti là dentro. (…) Sono carogne, nemici e vigliacchi. Non hanno un po’ di gratitudine, di riconoscenza, non una lettera di ringraziamento. Sono gente schifosa, mi pento di non aver pesato troppo la mano. Vedranno cosa saprà fare il pugno d’acciaio di Mussolini. È l’ora che gli italiani sentano che non devono più essere sfruttati da questi rettili”. Difficile dire quanto le parole del Duce, riferite a posteriori a un momento lontano quasi 20 anni, fosse solo un intento per impressionare la propria amante, finita poi fucilata insieme a lui all’indomani del 25 aprile ’45 ed esposta al pubblico ludibrio e piazzale Loreto. Resta il fatto che quelle parole furono effettivamente pronunciate, a dimostrazione che non è vero che Mussolini “divenne” razzista per necessità, visto che più volte mostrò ribrezzo anche per il rischio del meticciato.

Negli anni ’30 gli ebrei avevano raggiunto un livello di integrazione nella società italiana del tempo tale da non porre alcuna questione razziale: molti avevano fatto la I Guerra mondiale e non pochi erano addirittura iscritti al Pnf. Guardando quindi a posteriori all’ondata di antisemitismo che la pubblicazione del “Manifesto della razza” scatenò (vedi i cartelli con la scritta “negozio ariano”), le progressive privazioni cui gli ebrei furono sottoposti - dalla perdita del lavoro fino alla confisca delle radio - e il successivo sviluppo degli eventi (dal rastrellamento del Ghetto di Roma alla Risiera di San Sabba), nonostante la distanza rileggere queste parole confermano come rappresentino in assoluto una delle pagine più buie della recente storia nazionale.
 
(Paolo Fantauzzi) 17 nov 2009 10:54
 
 
 
 
 
 
 
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