mar, 9 feb 2010 clock 16:26
 
 
page
 
 
RSS
 
v
 
v
 
 
Enel per l'ambiente
 
 
 
ARTICOLI edizione completa
 
Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite.
 
EST - Nel mondo sempre più affamati. Ma quanto, e come, spende la Fao?
 
Nel mondo sempre più affamati. Ma quanto, e come, spende la Fao?
Roma, 17 nov (Velino) - Appelli e promesse; il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, che evoca la cifra di 44 miliardi di dollari l'anno per sconfiggere la fame nel mondo; gli aiuti alle banche, le speculazioni, i consumi e gli sprechi nei Paesi ricchi oggetto del biasimo internazionale e "papale". Ma a quanto ammonta il budget della Fao e come viene speso? Si parla abbastanza dell'efficacia dell'attuale modello di aiuti, o delle terribili responsabilità di regimi corrotti e criminali, di capi di Stato che affamano i loro popoli e vengono accolti con tutti gli onori ai vertici Fao? Basti per tutti l'esempio di Mugabe, il dittatore dello Zimbabwe che ha trasformato l'ex Rhodesia del Sud, uno dei "granai d'Africa", in una terra di fame, miseria e malattia. Dal bilancio di previsione per il biennio 2008-2009 risulta che la Fao ha potuto contare su un budget di 929 milioni 800mila dollari (1,8 miliardi complessivi considerando anche le donazioni private). Tuttavia, circa la metà delle sue risorse se ne va in costi di struttura, stimava ottimisticamente nel 2007 una commissione di valutazione esterna incaricata dalla direzione generale, certificando così l'inefficienza dell'organizzazione. Ma si stima che le spese "operative", quelle effettivamente destinate ad aiutare le popolazioni vittime della fame nel mondo, possano ammontare addirittura a molto meno della metà, forse solo ad un terzo del bilancio.

Difficile stabilirlo con certezza. Dei 930 milioni garantiti alla Fao dai 191 stati membri, circa 248 milioni di dollari, il 27 per cento, risultano dedicati ai programmi, alla voce "sistemi sostenibili di alimentazione e agricoltura". Di questi, tuttavia, 21 milioni vengono spesi nella "gestione" dei programmi (quasi quanto l'intera voce "nutrizione e protezione del consumatore", cui sono destinati 25 milioni 453mila dollari), nonostante nel bilancio già compaia una voce a se stante "gestione e supervisione", la parte amministrativa, per un ammontare di 126 milioni di dollari. Un altro 25 per cento di risorse è destinato ai programmi decentralizzati e alla cooperazione con le Nazioni Unite, ma anche sotto questa seconda voce "operativa" del bilancio, accanto ai 70 milioni dedicati al capitolo "sicurezza alimentare, riduzione della povertà e programmi di cooperazione allo sviluppo" troviamo le immancabili spese di "gestione". Per la sola "coordinazione dei servizi decentralizzati" 23 milioni di dollari. Per la sua "governance" la Fao spende 21 milioni di dollari, di cui oltre 9 se li "mangia" l'ufficio del direttore generale, mentre tutto ciò che serve ad elaborare i programmi - l'acquisizione e lo scambio di informazioni, studi, analisi e statistiche, la promozione e la comunicazione, fino all'"information technology" - costa 220 milioni di dollari. Per fare qualche esempio, le statistiche sull'agricoltura quasi 13 milioni, la comunicazione 19. Tra gli uffici decentrati, la sede più costosa è quella di Bangkok per l'Asia, quasi 19 milioni di dollari, ma ci sono anche quelle di Santiago, in America Latina, e di Accra, in Africa (12 e 11 milioni). Per non parlare dei costi per il personale e i meeting: oltre 200 milioni. Dei 4 mila funzionari della Fao, la metà sono a Roma a godersi gli stipendi da 8 mila euro al mese esentasse.

L'impressione, dunque, è che la cosiddetta spesa "operativa", per programmi concreti contro la fame nel mondo, non raggiunga la metà del bilancio della Fao, mentre ben più della metà venga assorbito da una burocrazia dalle dimensioni elefantiache e inefficiente. E' quanto certificava nel 2007 la Commissione Christoffersen: "In molti uffici i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma". Nel rapporto si legge che la burocrazia della Fao è "molto costosa e farraginosa e si caratterizza per un elevato livello di sovrapposizione e di duplicazione degli sforzi", e inoltre ha difficoltà a "identificare le vere priorità". Nonostante quanto si spende per "coordinare", nel rapporto si osserva che "le relazioni tra le attività sul campo e la sede sono gravemente frammentate". Problemi che pongono la Fao in uno stato di "crisi" che "mette in pericolo il suo futuro", concludeva la Commissione Christoffersen invocando una riforma urgente. Nonostante tutti gli sforzi e le somme spese, secondo Robert Paarlberg, autore di "Starved for Science: How Biotechnology Is Being Kept Out of Africa", oggi gli agricoltori africani producono, su base procapite, il 19 per cento in meno rispetto al 1970. E' così in quasi tutta l'Africa sub sahariana e le altre variabili (conflitti etnici, dittature, corruzione, inflazione, Aids, accesso ai mercati, aiuti dall'estero) sono quasi insignificanti. La produzione è stagnante perché non sarebbero arrivati i progressi tecnologici: sementi migliorate, fertilizzanti chimici, corrente elettrica, irrigazione. Chi doveva promuoverli?
 
(Federico Punzi) 17 nov 2009 11:05
 
 
 
 
 
 
 
RICERCA | AVANZATA
 
 
 
 
v
 
v
 
 
 
 
Enel per l'ambiente
 
METEO
 
© 2010 ilMeteo
 
Martedì
9
min 4.18max 8.96
10
 
Mercoledì
10
min 8.88max 11.10
10
 
Giovedì
11
min 5.18max 9.36
5
 
Venerdì
12
min 1.42max 8.04
6
 
Sabato
13
min -1.76max 8.48
5
 
Domenica
14
min 5.71max 9.43
5
 
Lunedì
15
min 2.16max 9.29
3