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EST - Mr Pesc, il Financial Times smonta la candidatura D'Alema
Roma, 17 nov (Velino) - “Ci sono alcune semplici ragioni per l’ascesa di D’Alema, nessuna delle quali ha buone ripercussioni sull’Unione europea”. Il Financial Times, con un editoriale firmato da Tony Barber, attacca l’ex presidente del Consiglio, le cui credenziali per diventare ministro degli Esteri dell’Unione europea non sarebbero all’altezza. Anzi, secondo Barber, D’Alema “riempie decisamente troppo poche caselle per ottenere il posto”. Così il giornalista snocciola i quattro inconvenienti di D’Alema mr. Pesc. In primo luogo, il suo passato comunista, sebbene Barber ammetta che l’esponente del Pd ha abbandonato la falce e martello da circa 20 anni. Secondo, la sua opinione degli Stati Uniti. Dimostrando una certa conoscenza del personaggio, Barber spiega che D’Alema “non è stupidamente antiamericano” ma è “un austero intellettuale di sinistra che gronda di disdegno culturale per gli Stati Uniti”. Terzo ostacolo alla “promozione” di D’Alema sono le sue capacità linguistiche: “Di questi tempi sarebbe folle per l’Unione europea avere un capo della politica estera che non parla un inglese fluente. Negli anni D’Alema è migliorato, ma non abbastanza”. Più sottile la quarta e ultima ragione: “Occorre chiedersi perché il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia così ansioso di promuovere la candidatura di D’Alema, suo avversario politico”. Così Barber ripercorre la storia della Bicamerale, quando “una lunga fase di negoziati sulle riforme costituzionali italiane finirono nel nulla, a vantaggio di Berlusconi”. “Deve essere passato per la mente del Cavaliere – prosegue Barber - che D’Alema è piuttosto capace di autodistruggersi nel lavoro di mr. Pesc, ciò che danneggerebbe la sua carriera e rafforzerebbe il controllo di Berlusconi sulla scena politica italiana”.
Dunque, “perché la stella di D’Alema è in crescita?”, si chiede retoricamente l’editorialista. La ragione è che Francia e Germania non hanno mostrato interesse per il posto di responsabile della politica estera, privilegiando la possibilità di piazzare loro uomini sulle poltrone economiche più importanti della Commissione, mentre la Gran Bretagna insiste nel suo “testardo sostegno per Tony Blair come primo presidente stabile dell’Ue riducendo quindi le chances di David Miliband di diventare massima autorità per la politica estera”. “Il comportamento di Francia, Germania e Regno Unito – scrive Barber - ha lasciato un vuoto riempito dall’Italia, quarta potenza in Europa”. Il Financial Times ricorda infine il ruolo giocato dal capogruppo socialista all’Europarlamento Martin Schulz, che starebbe sfruttando la candidatura D’Alema “per i suoi più ampi propositi”, che consisterebbero “nell’incrementare i poteri della Camera di Strasburgo ai danni di Consiglio e Commissione, nell’aumentare la forza della sinistra in Europa e nel consolidare la propria personale autorità sul centrosinistra europeo”.