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AMB - Rifiuti, Rapporto: Senza termovalorizzatori 21 mld costi al 2024
I risultati dello Studio 2009 dell’Osservatorio relativi al settore dei rifiuti urbani evidenziano che la mancata realizzazione di termovalorizzatori costa al Paese circa 1,3 miliardi di euro all’anno per un totale di 21,4 miliardi di euro nel periodo compreso tra il 2009 e il 2024. “Tale valore – spiega una nota - evidenzia il sostanziale immobilismo che ha caratterizzato il settore dei rifiuti, in generale, e la classe dei termovalorizzatori, in particolare, negli ultimi anni. Le poche infrastrutture realizzate sono state spesso controbilanciate dal fermo di vecchi impianti ormai obsoleti. Il sistema di recupero e smaltimento del nostro Paese risulta ancora fortemente sbilanciato verso le discariche. Secondo i dati Ispra ancora il 47 per cento dei rifiuti solidi urbani viene smaltito in discariche con capacità residua limitata. Questo testimonia l’inerzia dell’evoluzione tecnologica del sistema di trattamento e la necessità di industrializzare il settore attraverso la promozione di sistemi integrati di gestione basati sullo sviluppo della capacità impiantistica di smaltimento e recupero”. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio, “tra il 2009 e il 2024 sarebbe necessario costruire circa 100 termovalorizzatori con una capacità totale di circa 20 milioni di ton/anno. Ciò nell’ipotesi in cui la produzione di rifiuti del Paese raggiunga le 42 milioni di ton/anno e comunque si abbia un livello di raccolta differenziata nell’ordine del 65 per cento (fissato dalla normativa), che appare a dire il vero molto improbabile. Nonostante negli ultimi quattro anni il settore si sia mosso poco, a causa anche delle opposizioni locali alla realizzazione delle infrastrutture di cui esso soffre, più di altri, bisogna, tuttavia, segnalare che nel 2009, grazie all’entrata in funzione dei termovalorizzatori di Acerra, Roma e Padova (con capacità di trattamento complessiva di 1.375 kton di RSU), si è avuta una brusca accelerazione delle nuove realizzazioni. “Al fine di configurare il sistema di gestione ottimale ed evitare i costi sopra evidenziati – conclude l’Osservatorio - la crescita della raccolta differenziata e della termovalorizzazione devono necessariamente procedere di pari passo. Il raggiungimento dell’obiettivo “discarica zero”, largamente desumibile dalle direttive europee, necessita dello sviluppo di elevati livelli di raccolta differenziata e parallelamente di un’ampia capacità di termovalorizzazione. In conclusione, si propone di fissare a livello legislativo un target di termovalorizzazione tra il 35 per cento e il 45 per cento dei rifiuti prodotti, così come già avviene per la raccolta differenziata. La termovalorizzazione, infatti, è necessaria e imprescindibile per i seguenti motivi: per perseguire l’obiettivo “discarica zero”; per evitare le emergenze rifiuti ricorrenti, non solo nel Centro-Sud del Paese; le normative italiane ed europee prevedono esplicitamente il ricorso alla valorizzazione energetica dei rifiuti (ipotizzando anche l’emissione di certificati verdi); è ampliamente condiviso, ormai, che le moderne tecnologie consentono il sostanziale annullamento delle emissioni pericolose; al contrario, altre forme di smaltimento possono, di fatto, essere molto più pericolose; la termovalorizzazione riduce gli spazi a smaltimenti illegali che hanno avuto impatti ambientali spesso devastanti; la termovalorizzazione non è in contraddizione con ampi obiettivi di raccolta differenziata e di riciclo; ciò è ormai comprovato dal modello lombardo di waste management che ha livelli record in Italia (e anche nel mondo) nella termovalorizzazione e nella raccolta differenziata; la termovalorizzazione ha un grado di economicità spesso superiore alle altre forme di smaltimento, considerando anche la produzione di calore e di elettricità”, conclude l’Osservatorio. (com/asp) 12 nov 2009 17:08
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