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il VELINO COOPERAZIONE edizione completa
 
 
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1. *Mozambico prioritario per Italia, Frattini: 4 accordi con Baloi - 2. *Afghanistan, imprenditori Herat in Italia per più interscambi - 3. *Pakistan, giunti gli aiuti umanitari dell'Italia - 4. *Microcredito, la Farnesina per la conferenza di DubrovniK - 5. *Egitto, progetto Dgcs su ambiente vince World summit award 2009 - 6. *Maputo, completati programmi su giustizia minori e alluvioni - 7. *Africa, Dgcs-Ifad partner per sviluppo industria cassava - 8. *Algeria, da Dgcs 300 mila euro per i rifugiati del Saharawi - 9. *Bolivia, al via progetto Misicuni finanziato da Dgcs con 25 mln - 10. *Bolivia, Dgcs attiva fondi emergenza per combattere la dengue - 11. *Libano, Dgcs-Arcs: inaugurato "eco-agriturismo" ad Al-Kwakh - 12. *Territori palestinesi, da Ue 39,7 milioni all'Unrwa - 13. *Vietnam, al via borse di studio offerte dal governo italiano - 14. *Albania, bambini non udenti recitano grazie a Magis-Dgcs - 15. *Pakistan, appello Onu: Servono 543 milioni dollari per sfollati - 16. *Pakistan, da Gran Bretagna altri 10 milioni per il Nord Ovest - 17. *Pakistan, dalla Germania un altro milione euro per gli sfollati - 18. *Afghanistan, da Usa 6,5 milioni per lotta alla droga - 19. *Afghanistan, da Londra aiuti per 811 milioni in periodo 2009-2013 - 20. *Iraq, Pam amplia attività per aiutare fasce deboli popolazione - 21. *Africa, allarme Onu: Terre cedute gratis ai paesi ricchi - 22. *Norvegia riattiva aiuti a Zimbabwe, si rischia nuova Somalia - 23. *Latte, da Confagricoltura progetto per bambini africani
 
1. *Mozambico prioritario per Italia, Frattini: 4 accordi con Baloi
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il 28 maggio, il ministro degli Esteri Franco Frattini,ha incontrato a Roma il suo omologo mozambicano, Oldemiro Baloi. Nel corso del colloquio sono stati firmati diversi accordi relativi a progetti di cooperazione allo sviluppo nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’agricoltura e della pubblica amministrazione, confermando così il forte impegno dell’Italia nel sostegno allo sviluppo del Mozambico. Durante il suo soggiorno romano, Baloi ha partecipato anche alla celebrazione della “Giornata dell’Africa” al Quirinale, alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e delle massime autorità. All’evento sono intervenuti anche i rappresentanti delle organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite, come il presidente dell’Ifad (International fund for agricultural developmnet), Kanayo Nwanze. “Si tratta di quattro accordi per altrettanti progetti di cooperazione allo sviluppo che verranno lanciati nel corso dell’anno – ha spiegato al VELINO l’ambasciatore italiano a Maputo, Carlo Lo Cascio -. Il primo è legato all’agricoltura e prevede lo sviluppo rurale nelle province di Sofala e Manica; il secondo è l’adesione dell’Italia al fondo per la Sanità”.

“Gli ultimi due – ha proseguito la feluca – sono legati all’appoggio al sistema della pubblica amministrazione. Il primo è relativo al ‘Govnet’, un network governativo che collega l’amministrazione centrale con tutti i distretti, e il secondo a un fondo per l’Istituto nazionale di statistica del Mozambico. Complessivamente verranno investiti circa 30 milioni di euro in tre anni. La firma degli accordi – ha precisato Lo Cascio -, è la conferma del nostro impegno di cooperazione in Mozambico, un paese prioritario nel continente africano. È un impegno ultraventennale, e quindi consolidato e ampiamente diversificato”. I settori in cui l’Italia, attraverso la direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina, è attiva infatti vanno dallo sviluppo agricolo all’istruzione di base e a quella universitaria. In più ci sono alcune iniziative trasversali come quella appena conclusa per il “Rafforzamento della giustizia minorile in Mozambico”.

“L’impegno della Cooperazione italiana a sostegno del rafforzamento dello stato è ampio e di grande qualità – ha aggiunto l’ambasciatore -. Tanto che nonostante la difficile congiuntura si riesce a lavorare bene. Peraltro – ha concluso Lo Cascio -, intorno alla cooperazione stiamo provando a lanciare altre iniziative di promozione economica commerciale. Dalle aziende italiane, infatti, c’è un interesse crescente nei confronti del Mozambico, in particolare nei settori dell’energia, dell’agricoltura e del turismo”. A questo proposito, nel 2008 si era recata nel paese africano una missione imprenditoriale capeggiata dal sottosegretario all’Economica con delega al commercio estero, Adolfu Urso, che aveva siglato importanti intese sul fronte del bio-combustibile. Inoltre, a ottobre dello stesso anno il ministro dell’Energia di Maputo, Salvador Namburete, era venuto in visita in Italia. A fine giugno, dopo la visita di Baloi dovrebbe arrivare nel nostro paese il ministro per il Commercio del Mozambico, Antonio Fernando, in occasione della conferenza “Italy and Africa”.

Da parte italiana, invece, è probabile che nei prossimi mesi venga organizzata una missione imprenditoriale nel paese africano, anche se a oggi non c’è nulla di definito. Il Mozambico, come annunciato dall’ambasciatore Lo Cascio, è uno stato importante per la Cooperazione italiana nel continente africano. Nelle linee guida e di programmazione per il triennio 2009-2001 viene identificato come a “priorità 1” sia nelle tematiche affrontate sia a livello geografico. Nel documento, infatti, si legge che “continuerà ad avere priorità. Sarà proseguita l’azione negli attuali settori di intervento (sanità, sviluppo locale in ambito rurale e urbano con particolare attenzione al decentramento, formazione di base e superiore, sostegno alle capacità amministrative del paese) da commisurare alle attuali, ridotte disponibilità finanziarie”. (fbu)
 
2. *Afghanistan, imprenditori Herat in Italia per più interscambi
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - “Esprimiamo gratitudine a un paese amico come l’Italia per l’opportunità che ci ha concesso”. Con queste parole il governatore di Herat, Ahmad Yusuf Nouristani, ha commentato il viaggio di un delegazione, da lui guidata, di 30 imprenditori afgani, che il 25 maggio è giunta in Italia per rimanervi fino al 30. Scopo della visita è portare per la prima volta nel nostro paese una nutrita rappresentanza dei settori economici della provincia afgana, che ricade sotto la responsabilità dell’Italia, per stimolare l’incremento dell’interscambio commerciale e per contribuire al rilancio dell’economia di Herat (una delle province più ricche dell’Afghanistan) in funzione del miglioramento del benessere locale e come ulteriore contributo per la stabilizzazione dell’area. “Ci sono forti legami tra l’Afghanistan e l’Italia – ha proseguito il governatore durante la conferenza di apertura del viaggio alla Farnesina – e spero che un giorno potremo ricompensare il vostro paese per la cooperazione e l’amicizia che ci dimostrate”.

“L’Italia è consapevole del fatto che Herat è una delle province più sviluppate e dinamiche dell’Afghanistan, nonché un’area di grande interesse storico e artistico, collocata sull’antica via della Seta e all’incrocio delle rotte commerciali verso il Medio Oriente, l’Asia centrale e l’India – ha spiegato l’ambasciatore Attilio Massimo Iannucci, inviato del ministro degli Esteri per l’Afghanistan e il Pakistan e direttore generale per l’Asia della Farnesina, nonché ideatore del viaggio degli imprenditori -. Anche grazie alla sua natura di ‘provincia di frontiera’, caratterizzata dalla prossimità geografica, etnica, economica e culturale con l’Iran e da una significativa proiezione anche verso l’Asia Centrale, attraverso il Turkmenistan, Herat, sede del Provincial reconstruction team (Prt, ndr) a guida italiana, è riuscita a mantenere ancora oggi un tessuto economico vitale ed una base manifatturiera assenti in altre aree dell’Afghanistan. La provincia, nella quale vivono oltre quattro milioni di afgani su una popolazione complessiva di circa 30 milioni, contribuisce da sola per il 25 per cento alle entrate del bilancio afgano, a testimonianza del suo rilievo nel contesto economico nazionale, delle sue potenzialità e della sua vocazione di polo di sviluppo, che intendiamo contribuire a valorizzare”.

“La scelta di focalizzare l’iniziativa su Herat – ha proseguito Iannucci -, risponde ad una precisa responsabilità internazionale assunta dall’Italia nei confronti della provincia afgana, in cui hanno sede sia il Prt – che gode della cittadinanza onoraria di Herat – sia il Comando Militare Regionale affidato al nostro Paese e si ispira alla forte convinzione che lo sviluppo del tessuto economico e l’integrazione del Paese e della provincia negli scambi internazionali siano il vero motore della ricostruzione e della sostenibilità del processo stabilizzazione. Proprio lo sviluppo economico-sociale costituisce uno degli obiettivi dell’iniziativa di outreach promossa dalla presidenza italiana del G8. La formula del dialogo, del coordinamento con le autorità provinciali e dell’attenzione concreta verso il contesto locale – ha aggiunto l’ambasciatore -, è alla base di un ‘modello’ di intervento e di cooperazione che ha ricevuto ampie attestazioni di apprezzamento, non solo dalle istituzioni e dalla cittadinanza heratine, ma anche dal Governo centrale afgano e dagli altri principali attori internazionali. Si tratta di un modello ispirato alla filosofia di fondo del nostro approccio, rispettoso dei valori e delle tradizioni locali, attento ai bisogni concreti della gente e volto alla tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione afghana”.

“In quest’ottica – ha affermato Iannucci -, l’Italia ha voluto puntare sul Prt come piattaforma e come catalizzatore del processo di ricostruzione e sviluppo nella provincia, creando un punto di riferimento per le controparti locali e per altri partner ed attori presenti nell’area. Sintomatica in questo senso è la presenza all’interno del Prt di unità civili slovene, la richiesta di inserimento di osservatori serbi e il crescente interesse mostrato da altri paesi verso il nostro Prt. Siamo particolarmente lieti – ha aggiunto la feluca -, di ricevere la visita del governatore Nouristani e della sua delegazione in un momento così importante per la provincia e per il Paese quale quello della preparazione delle elezioni presidenziali e del voto per il rinnovo dei consigli provinciali, che si terranno il 20 agosto. Si tratta di un passaggio fondamentale per la democrazia afgana a tutti i suoi livelli e una tappa verso il rafforzamento della governance locale che viene oggi da tutti riconosciuta come dimensione imprescindibile del percorso di ricostruzione politica, civile e istituzionale di una realtà, come quella afghana, profondamente radicata sul territorio. L’Italia da sempre guarda con grande attenzione al livello provinciale e locale del processo di stabilizzazione e ricostruzione dell’Afghanistan, la cui centralità è oggi riconosciuta dalla nuova strategia americana e internazionale”.

“Parallelamente ai tradizionali canali di intervento della cooperazione istituzionale – ha concluso l’ambasciatore Iannucci -, l’iniziativa che avviamo ufficialmente qui oggi mira a favorire rapporti di partenariato tra l’imprenditoria heratina e quella italiana e rappresenta una testimonianza importante dell’impegno italiano per la stabilizzazione e lo sviluppo della provincia afgana verso la quale ci siamo impegnati a concentrare la maggioranza dei nostri sforzi. In prospettiva, ciò potrà portare alla elaborazione di un modello di partenariato economico da estendere, eventualmente, anche ad altre aree del Paese. Ci auguriamo che questi giorni di incontri politici e imprenditoriali possano costituire un punto di partenza per rinsaldare gli storici rapporti tra l’Afghanistan e l’Italia, e rappresentino l’avvio di un partenariato economico e commerciale esteso a tutti i settori di interesse”.

“L’interscambio tra Afghanistan e Italia al momento non è molto forte – ha affermato l’ambasciatore Umberto Vattani, presidente dell’Istituto per il commercio estero (Ice) -. Ma ci sono enormi potenzialità che possono essere sviluppate. Soprattutto in alcuni settori come la produzione di marmo e granito. A questo proposito, abbiamo organizzato una serie di incontri con aziende italiane”. La delegazione, infatti, avrà alcuni appuntamenti istituzionali a Roma (si recherà al Comando operativo di vertice interforze, Coi, che si è occupato dei trasporti degli imprenditori afgani e del governatore, al Senato e alla commissione Esteri e Difesa della Camera), si trasferirà in Campania per visitare strutture commerciali come l’interporto di Napoli e alcune aziende a Cava de’ Tirreni e a Salerno.

Peraltro, la situazione in Afghanistan sul fronte della sicurezza secondo l’ambasciatore di Kabul in Italia, Musa Maroufi, è migliore di ciò che sembra. “Il quadro che alcuni media internazionali forniscono sulla situazione nel nostro paese – ha affermato il diplomatico -, è sbagliato. In molte parti dell’Afghanistan c’è la pace. Tanto che molte persone fuggite negli anni passati stanno tornando”. Nel frattempo, il ministero dell’Economia, valutato l’esito della missione afgana, è pronto a organizzare un viaggio di imprenditori italiani, come avvenne nel 2005 a Kabul. Anche la direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina è intenzionata ad approfondire alcune tematiche con le autorità di Herat. “Il nostro obiettivo è incrementare i rapporti tra la governance centrale e quelle locali afgane – ha spiegato il consigliere Alessandro Gaudiano della Dgcs -. A questo proposito nei prossimi incontreremo la delegazione per valutare quali passi intraprendere”. Alla conferenza erano presenti, tra gli altri, anche i ministri Elisabetta Belloni e Sergio Mercuri, rispettivamente direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina e inviato speciale per l’Afghanistan. (fbu)
 
3. *Pakistan, giunti gli aiuti umanitari dell'Italia
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il 23 maggio è atterrato a Islamabad alle 9.30 (ora locale) il volo umanitario dell’Italia per gli sfollati del Nord-Ovest del Pakistan, annunciato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini. Ad accompagnare il carico di aiuti, decollato dalla base logistica delle Nazioni Unite di Brindisi il 22 maggio, il ministro Stefano Talliani, responsabile dell’ufficio Emergenza della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina. In tutto sono state consegnate 36 tonnellate di generi di prima necessità: 1.056 lenzuola, 16 teli di plastica, 2.560 saponette, 50 bagni turchi, un magazzino, 168 tende, 1.494 set per la cucina, dieci generatori diesel, un’unità di purificazione dell’acqua, 17 cisterne idriche e tremila taniche. La gestione della distribuzione dei beni, il cui valore complessivo è di circa 387 mila euro, verrà effettuata dall’ambasciata d’Italia in Pakistan, di concerto con le autorità locali e con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

“Abbiamo messo in essere diverse iniziative che hanno a cuore il tema dei rifugiati nello Swat e in altre province. Abbiamo stanziato delle somme e sta partendo il primo volo di aiuti umanitari dall’aeroporto di Brindisi che contiene generi di prima necessità, tende e attrezzature per ovviare alle necessità degli sfollati”, aveva riferito al VELINO il ministro degli Esteri, Franco Frattini, illustrando le iniziative messe in campo dalla Farnesina per soccorrere le migliaia di sfollati in fuga dai combattimenti tra guerriglieri talebani ed esercito. Il ministro aveva ribadito che il nostro paese sta lavorando per risolvere la questione anche sul fronte politico-diplomatico. “Ho detto con chiarezza – aveva affermato Frattini -, che questo tema va affrontato su scala europea e a questo proposito ho chiesto un vertice Ue-Pakistan. Occasione in cui l’Europa affronterà insieme anche il tema dei migliaia sfollati, fuggiti dai talebani”.

“Penso, però – aveva proseguito Frattini -, che sia importante anche dare un segnale politico, come quello del negoziato sull’area di libero scambio Ue-Pakistan. A questo proposito stiamo lavorando e abbiamo registrato già una prima risposta favorevole dalla Gran Bretagna, con il primo ministro Gordon Brown il quale, ha affermato che l’iniziativa è pienamente condivisibile”. L’Italia, peraltro, è stato uno dei primi paesi a muoversi per aiutare i pachistani che hanno dovuto lasciare le loro case a seguito dei violenti e intensi scontri tra le forze regolari e i gruppi di talebani che vivono nell’area. A questo proposito, infatti, la Dgcs prima dell’invio degli aiuti umanitari aveva concesso un primo contributo volontario di 400 mila euro in favore del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) che, di concerto con la Mezza Luna Rossa pachistana, è impegnata sul terreno nella distribuzione di beni di prima necessità e nell’assistenza sanitaria. (fbu)
 
4. *Microcredito, la Farnesina per la conferenza di DubrovniK
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Dubrovnik - Il futuro del settore microfinanziario e la lotta alla povertà dipenderanno in modo crescente dalla diffusione della tecnologia, dal ruolo dei grandi donatori internazionali nonché dall’attività dei governi. Questa la conclusione che Elizabeth Littlefield, ceo del Gruppo consultivo per l’assistenza ai poveri (Cgap), ha voluto trarre dai dibattiti tematici approfonditi nel corso della conferenza annuale internazionale sulla microfinanza svoltasi a Dubrovnik, in Croazia, dal 18 al 20 maggio.

L’evento, organizzato dalla stessa Cgap, la struttura della Banca Mondiale riconosciuta come la primaria risorsa mondiale per la promozione della microfinanza, ha ospitato i maggiori esperti internazionali in materia, le agenzie specializzate, le organizzazioni multilaterali, come l’Ifad, nonché i rappresentanti di alcuni governi.

L’Italia era presente con una delegazione guidata dal capo dell’Ufficio VIII della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, consigliere Filippo Scammacca, composta anche da una rappresentanza del Comitato Nazionale per il Microcredito, l’ente pubblico specializzato nell’offerta di prodotti e servizi microfinanziari che il Parlamento italiano ha voluto incardinare presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con la missione di definire una “via italiana al microcredito”.

Quest’anno - spiega il presidente del Comitato Nazionale per il Microcredito Mario Baccini - il dibattito è stato particolarmente delicato in ragione della grave congiuntura economica che, non dimentichiamolo, segue l’impennata del prezzo del greggio nonché la pesante crisi nel settore alimentare che si è sentita meno nei Paesi sviluppati ma ha messo in ginocchio le economie più deboli. Ebbene, il cataclisma finanziario ci ha consentito di apprezzare a pieno l’enorme valore della microfinanza che nonostante tutto resiste poiché saldamente ancorata all’economia reale. Tuttavia - conclude Baccini - in un mondo globalizzato non esistono compartimenti-stagno e nel medio termine l'incremento dei servizi finanziari riservati alle fasce meno abbienti dipenderà in modo crescente da quanto accadrà nel sistema finanziario globale. In tale scenario, s'impone lo sviluppo ed il rafforzamento del ruolo dei Ggverni in qualità di 'guardiani e garanti del sistema al fine di proteggere i beneficiari finali'; ciò è, in estrema sintesi, il ruolo che in Italia ricopre il Comitato Nazionale per il Microcredito”.

Al centro del dibattito promosso a Dubrovnik proprio le ricadute delle grandi crisi globali nei Paesi più poveri del mondo e le conseguenze rispetto alla capacità del settore microfinanziario di contribuire fattivamente al perseguimento degli Obiettivi del millennio attraverso la lotta alla povertà. (Nicola Pes)
 
5. *Egitto, progetto Dgcs su ambiente vince World summit award 2009
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il progetto della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina in Egitto “Inventario e monitoraggio della biodiversità nazionale” (Biomap) ha ricevuto il World summit award (Wsa) 2009 (la quarta edizione) nella categoria “e-Health & Environment”. Il Wsa, iniziativa nata nel 2003 nella cornice del summit mondiale delle Nazioni Unite sulla Infomation society (Wsis) seleziona e premia i migliori contenuti e applicazioni Ict tesi a creare sviluppo economico e culturale attraverso l’uso creativo dell’Information tecnology. Il World summit award, inoltre, si tiene ogni due anni e supporta gli Obiettivo del Millennio delle Nazioni Unite legati alla lotta alla povertà, fame e alle malattie; alla salvaguardia dell’ambiente e alla tutela delle donne. L’edizione del 2009 ha visto 34 esperti da tutti i continenti (Grand jury) incontrarsi a Nuova Delhi per valutare prima 20 mila progetti da 157 paesi, poi i 545 finalisti tra cui l’Italia e l’Egitto. Concluse le votazioni, dal 10 al 12 giugno a Monterey in Messico, ci sarà la Conferenza e "l’exhibition" dei vincitori, nella verranno presentati i progetti premiati. A conclusione dell’evento, il 12 sera ci sarà il “Wsa 09 winners Gala”.

Il progetto Biomap, finanziato dalla Dgcs con un milione e 52 mila euro a dono (attraverso la riconversione del debito egiziano), promuove le attività di studio e monitoraggio del patrimonio naturale e della biodiversità del paese africano, rafforzando i dipartimenti dell’Agenzia dell’ambiente impegnati nella conservazione naturale e nella biodiversità. L’iniziativa promuove anche attività pilota nei protettorati di St. Catherina e Gabal Elba e si propone di definire politiche valide per la biodiversità da estendere successivamente a livello nazionale. Il progetto, peraltro, è importante per l’Italia sia per il settore in cui si svolge sia per il paese in cui viene effettuato. Nelle linee guida e di indirizzo per il triennio 2009-2011 della Cooperazione italiana, infatti, l’ambiente è uno sei settori prioritari d’intervento e l’Egitto è tra i paesi del Nord Africa su cui la Dgcs punta maggiormente. A questo proposito, si legge nel documento che “…dei macrosettori prioritari per la generalità dei paesi, assumono rilevanza strategica per la regione i seguenti: agricoltura e sicurezza alimentare, ambiente e territorio, sanità, politiche di genere, sostegno alle micro, piccole e medie imprese, governance e società civile…”. (fbu)
 
6. *Maputo, completati programmi su giustizia minori e alluvioni
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - In Mozambico dal 18 al 20 maggio hanno avuto luogo gli eventi conclusivi relativi alla chiusura del programma “Rafforzamento della giustizia minorile”, finanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina con 2.004.541 euro e attuato dall’agenzia delle Nazioni Unite Unicri. Presso il centro conferenze Joaquim Chissano, sono stati organizzati l'apertura del forum sulla giustizia minorile alla società civile ed un seminario nell’ambito del quale Unicri, i rappresentanti del ministero della Giustizia di Maputo e le Ong italiane Gvc, Iscose Cies hanno presentato i risultati delle attività svolte durante il programma. La conclusione del seminario si è svolta alla presenza dell’ambasciatore italiano nel paese africano, Carlo Lo Cascio, e del ministro della Giustizia mozambicano, Benvinda Levi, la quale ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti sottolineando l’importante contributo dato dal governo italiano. Il ministro ha inoltre ritenuto importante non leggere la chiusura del programma come un punto d’arrivo, bensì come una tappa di un auspicabile lungo cammino.

Il progetto era destinato a rafforzare le istituzioni mozambicane preposte all’attuazione degli impegni assunti in sede internazionale relativi alla condizione minorile (minori in conflitto con la legge) e all’applicazione di tali principi in ambito nazionale. L’iniziativa prevedeva tra le attività la riabilitazione di due centri per minori in conflitto con la legge; l’individuazione dei profili professionali necessari alla piena attuazione del decreto 417/71 per l’assistenza dei minori e la formazione di personale del Tribunale dei minori di Maputo, degli agenti di polizia, degli assistenti sociali, delle figure di sostegno e supporto al minore. Per la realizzazione delle attività, il programma si è avvalso della collaborazione delle Ong italiane Cies, Gvc e Iscos, radicate sul territorio mozambicano e con esperienza nel settore, così come di entità locali. La chiusura del programma in origine era prevista per dicembre 2008, ma l’Italia ha dimostrato il suo interesse a continuare l’appoggio al settore giustizia nel Paese e, di conseguenza, l’iniziativa è stata estesa.

Il 19 maggio, inoltre, alla presenza dell’ambasciatore Lo Cascio si è svolta la cerimonia conclusiva anche di un altro programma: quello di emergenza “Alluvioni e colera nella città di Dondo (Sofala)”, finanziato dalla Dgcs con un milione di euro. Lo Cascio ha partecipato alla consegna di 22 case in autocostruzione per gli sfollati delle alluvioni, realizzate con i fondi del programma stesso. La realizzazione delle strutture è stata a carico dell’Ong italiana Alisei. L’iniziativa è stata la riposta alle inondazioni e all’epidemia di colera che hanno colpito il Mozambico ad inizio 2008, dando un seguito agli interventi effettuati durante la primissima emergenza, in un’ottica di riabilitazione e graduale ritorno alla normalità. Gli interventi si sono sviluppati su varie province (Cabo Delgado, Zambesia e Sofala) e nella Città di Maputo. In particolare le attività sono state suddivise in tre principali macrovoci: interventi nel settore acqua e risanamento ambientale, nel settore della riabilitazione di infrastrutture danneggiate e di costruzione di nuovi servizi presso i centri di accoglienza e interventi volti alla riattivazione di piccole attività produttive e di supporto all’Istituto nazionale di gestione delle calamità (Ingc) di Maputo. Nel progetto sono state coinvolte anche Ong italiane e organizzazioni sociali mozambicane. (fbu)
 
7. *Africa, Dgcs-Ifad partner per sviluppo industria cassava
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Sta ottenendo ottimi risultati il “Progetto regionale per la trasformazione e la commercializzazione della cassava” (Rcpmi) dell’Ifad (International fund for agricultural development) in Africa occidentale e centrale, co-finanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina con un milione e 300 mila dollari (come parte della sua contribuzione volontaria extrabudget all’agenzia Onu). “L’iniziativa è particolarmente importante perché la cassava è un prodotto agricolo (una radice) da cui si traggono molti prodotti derivati che sono alla base della alimentazione delle popolazioni urbane e rurali di parecchi stati africani – ha spiegato al VELINO Andrea Serpagli, coordinatore Ifad dell’Rcpmi -. Inoltre cresce in terreni poveri e anche in condizioni di non fertilizzazione. La cassava può rimanere nel terreno per lunghi periodi (anche due anni), resistendo pure a condizioni climatiche sfavorevoli, quali la siccità. L’iniziativa – ha proseguito il coordinatore regionale -, nata nel marzo del 2007 e che si dovrebbe concludere nel 2010 (in questi giorni è in corso una valutazione del suo impatto per eventualmente proseguirne i lavori in una nuova fase), si svolge in cinque paesi: Nigeria, Cameroun, Ghana, Benin e Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Al momento – ha precisato il funzionario - la maggiore concentrazione delle attività sta avvenendo in Nigeria e Ghana. A scendere, in Cameroun, Benin e Rdc”.

“Obiettivo dell’Rcpmi è aiutare i diretti beneficiari ad avere un migliore accesso ai mercati nazionali e regionali, anche attraverso sistemi informativi basati sull’uso della telefonia mobile – ha aggiunto Serpagli. Questa tecnologia, infatti, in Africa sta avendo uno sviluppo notevole e il suo uso legato alla commercializzazione della cassava genera opportunità di vendita in quanto riesce a collegare domanda e offerta in modo immediato. L’Rcpmi, comunque, non è una iniziativa nata dal nulla in quanto è saldamente radicata nei vari progetti di sviluppo delle filiere radici e tuberi che l’Ifad implementa in Africa fin dagli inizi degli anni’80 e nei quali ha investito finora quasi 150 milioni di dollari per supportare attività di produzione, trasformazione, commercializzazione ed accesso ai mercati. Al fine di diffondere in maniera più efficace i risultati conseguiti da questi progetti nazionali – ha concluso Serpagli -, l’Ifad ha deciso di dar vita ad un’iniziativa regionale in grado di documentare e far circolare le best practices e le tecnologie generate dai singoli progetti oltre che in grado di proporre tecnologia e know-how utili al progresso dell’industrializzazione di questa radice”. Nella Rcpmi lavorano, oltre Serpagli che coordina le attività, tra i dieci e i 15 consulenti internazionali e locali. L’Italia, peraltro, con l’Ifad ha un rapporto molto speciale. L’Rcpmi è una tra le molte iniziative sostenute dal ministero degli Esteri (Dgcs) che dal 1994 ad oggi ha concesso al Fondo contributi volontari straordinari extrabudget superiori a 48 milioni di dollari. Rispetto a questo tipo di risorse, l’Italia si colloca tra i primi donatori del Fondo. (fbu)
 
8. *Algeria, da Dgcs 300 mila euro per i rifugiati del Saharawi
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - La direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina ha concesso un contributo volontario di 300 mila euro al Programma alimentare mondiale (Pam) in risposta all’appello lanciato dall’agenzia Onu sulla necessità immediata di assistenza umanitaria per i rifugiati nella regione del Saharawi in Algeria. A questo proposito, l’ufficio Emergenza della Dgcs si è mosso immediatamente per mettere a disposizione i fondi, che contribuiranno alla gestione del progetto “Assistenza ai rifugiati del Sahara ovest”, in quattro campi a Tindouf. (fbu)
 
9. *Bolivia, al via progetto Misicuni finanziato da Dgcs con 25 mln
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - È stato firmato a Cochabamba, sabato 16 maggio, il contratto per l’avvio dei lavori relativo al “Progetto Misicuni II”, finanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina con un credito d’aiuto pari a 25 milioni di euro. Si tratta, limitatamente a questo strumento di cooperazione, del credito più consistente in vigore in tutta la regione andina, che prevede una durata di 29 anni ed un periodo di grazia di 20. L’accordo, siglato tra il consorzio aggiudicatario – Consorcio Hidroeléctrico Misicuni - e la ditta contrattante – Empresa Misicuni – ha visto la partecipazione del presidente boliviano, Evo Morales Ayma, del vicepresidente Álvaro García Linera, del ministro dell’Acqua e dell’ambiente René Orellana Halkyer, della ministra di Giustizia Celima Torrico Rojas, della ministra dello Sviluppo rurale Julia Ramos, del presidente della Camera Edmundo Novillo, del sindaco di Cochabamba Gonzalo Terceros Rojas e del prefetto della città, Jorge Ledesma Cornejo, tra gli altri.

L’Italia ha partecipato all’evento con l’ambasciatore in Bolivia, Silvio Mignano (al quale sono state consegnate le chiavi della Città di Cochabamba in segno di riconoscimento per l’impulso dato negli ultimi mesi a questo importante progetto), il direttore dell’Unità tecnica locale (Utl) della Dgcs a La Paz, Domenico Bruzzone, e una delegazione di esperti della struttura; l’ambasciatore e il direttore dell’Utl sono stati anche insigniti del titolo di ‘Ospiti illustri’ della Città di Cochabamba per l’impegno assicurato nella definizione del progetto. Alla firma ha assistito il dottor Raul Maggioni, vicepresidente di Grandi Lavori Fincosit Spa, l’azienda italiana che guida il consorzio (51 per cento) di imprese aggiudicatarie dei lavori. Gli altri componenti sono cinque: due colombiani (18.30 per cento), altrettanti venezuelani (16) e, infine, un boliviano la Cci. Srl (14,70).

Il palco delle autorità era completato dal presidente dell’impresa Misicuni, Ramiro Saniz; dal rappresentante Caf (Confederación Andina de Fomento) in Bolivia, Emilio Uquillas; dal rappresentante Bid (Banco Interamericano de Desarrollo) in Bolivia, Baudouin Duquesne, e dal direttore della Cooperazione finanziaria tedesca, Frank Bellon, in qualità di coordinatore del Gras – Grupo Agua y Saneamiento – al quale l’Utl di La Paz ha aderito, in osservanza delle intese di armonizzazione e coordinamento fra donatori in Bolivia. Il progetto è giunto cosí al suo formale avvio, dopo le difficoltà incontrate nel processo di bando di gara internazionale, durato quasi due anni, che hanno generato alcuni ritardi e tensioni con l’esecutivo boliviano. Tensioni che sono svanite sabato, allorché il presidente Morales ha pubblicamente ringraziato l’Italia per il contributo e gli sforzi finalmente prodotti per arrivare alla firma del contratto. Nel suo intervento, l’ambasciatore Mignano ha ricordato le strette relazioni che legano i due paesi dal punto di vista culturale e della cooperazione, sottolineando l’importanza del Progetto Misicuni II per garantire uno dei diritti fondamentali dell’uomo, il diritto all’acqua.

Il Progetto Misicuni II consiste nello sfruttamento dei bacini dei fiumi Misicuni, Visachas e Putucuni, sul versante della Cordillera Tunari, attraverso la costruzione di una diga alta 120 metri, di una linea d’adduzione e di un impianto di potabilizzazione dell’acqua. Una volta ultimato (2012), il progetto permetterà la somministrazione di acqua potabile agli abitanti del perimetro urbano di Cochabamba e dei comuni limitrofi del Valle Central, nonchè di dotare di acqua per l’irrigazione l’intera area d’influenza e di produrre energia idro-elettrica per il sistema nazionale. La portata dell’iniziativa è tale che si andranno a generare, nei primi tre anni, 80 Megawatt/ora di energia idro-elettrica, per arrivare poi ad un valore di 120 Megawatt/ora. Il totale dei beneficiari del progetto sfiora gli 1,2 milioni di persone. Sul piano finanziario, il contributo italiano va a coprire il 38 per cento del costo delle opere (79 milioni di dollari); la Prefettura di Cochabamba, principale finanziatore, si fa carico del 46 per cento del totale, mentre governo centrale e Corporacion Andina de Fomento (Caf) assorbono il restante 16 per cento dei costi.

Dal punto di vista politico, Misicuni rappresenta un’importante vetrina per l’attuale presidente boliviano, nell’ottica del rafforzamento del consenso in vista delle elezioni generali del prossimo dicembre. Il progetto, in agenda da più di quarant’anni, assume inoltre notevole valenza sociale in un’area, Cochabamba, da sempre in attesa di una soluzione al nodo della fornitura di acqua potabile. Fu proprio qui, infatti, che nell’autunno del 2000 esplose la durissima rivolta popolare poi denominata Guerra dell’Acqua, allorchè i settori sociali, contrari alla privatizzazione di un bene fondamentale, impedirono la cessione del servizio di fornitura dell’acqua all’operatore Aguas del Tunari, impresa partecipata per il 90 per cento dalla californiana Bechtel e dalla spagnola Abengoa.

Per ciò che concerne l’Italia, la firma significa l’avvio di uno dei progetti di sviluppo più importanti di tutta la regione andina finanziati sul canale bilaterale diretto e, visto il grande significato che riveste Misicuni nei settori politici e sociali boliviani, un notevole dividendo politico nei confronti delle autorità locali. Si entra ora nella fase di esecuzione delle opere, per la quale la Cooperazione italiana ha fissato un ulteriore contributo che va ad aggiungersi ai 25 milioni di euro del credito. L’importo, pari a 150 mila euro, è destinato a finanziare attività di monitoraggio e assistenza tecnica, fondamentali in un progetto di tale portata. (fbu)
 
10. *Bolivia, Dgcs attiva fondi emergenza per combattere la dengue
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - L’emergenza sanitaria che ha colpito la Bolivia a partire dal gennaio 2009 - più di 36 mila casi di dengue classica, 108 di emorragico e 20 decessi registrati - ha costretto il governo boliviano a emanare il Decreto supremo d’emergenza 29892 (30 Gennaio), per contrastare l’epidemia che si è manifestata nelle principali città dei dipartimenti del Beni, Santa Cruz, Chuquisaca, Cochabamba e La Paz. In seguito all’allarme lanciato dalle autorità boliviane, è cominciata una forte campagna di formazione e prevenzione su tutto il territorio nazionale, per impedire il deposito di acque stagnanti cosí come di altri fenomeni che originano il diffondersi della zanzara che trasmette l’infezione. Parallelamente all’iniziativa introdotta dal governo boliviano, la cooperazione internazionale ha mobilitato ingenti risorse, con l’Italia schierata in prima fila nel tentativo di contenere la diffusione dell’epidemia.

A questo proposito, la direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina ha stanziato un pacchetto di aiuti per controllare l’emergenza dengue, per un importo complessivo pari a 136 mila euro. L’iniziativa è attiva presso l’Organizzazione panamericana della sanità (Ops) di La Paz. I fondi, destinati a realizzare il progetto d’emergenza “Control of dengue epidemic in Bolivia” – andranno a incidere sul processo di controllo dell’infezione e sulla prevenzione dell’insorgere di nuovi focoloai di Dengue. L’Unità tecnica locale (Utl) di La Paz, in questo senso, sta lavorando a stretto contatto con l’Ops (l’organismo esecutore dell’intervento), per definire azioni nel quadro della strategia di gestione integrale di controllo e prevenzione dell’epidemia. Il contributo italiano è diretto al rafforzamento della capacità diagnostica di laboratorio, ad attività di sorveglianza ed informazione sulla diffusione dell’infezione e sulla prevenzione. L’obiettivo è quello di preparare il paese, in termini tecnici e informativi, ad affrontare una possibile recrudescenza dell’epidemia, prevista per la prossima estate australe, stagione caratterizzata in Bolivia da cospicue precipitazioni. (fbu)
 
11. *Libano, Dgcs-Arcs: inaugurato "eco-agriturismo" ad Al-Kwakh
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - In Libano, in associazione con l’Unione delle municipalità di Hermel e in collaborazione con l’associazione Mada, la Ong italiana Arcs ha ufficialmente inaugurato l’agriturismo “Al Kwakh Eco-Lodge” nell’ambito del progetto “La donna e la natura: un approccio intersettoriale”, finanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina nell’ambito del programma di emergenza Ross. La cerimonia di inaugurazione è avvenuta il 22 maggio a Al Kwakh-Hermel, alla presenza del presidente dell’Unione delle municipalità, Hajj Ibrahim Al Jawhary, del sindaco di Al-Kwakh, Hajj Nasre; del presidente dell’Associazione, la signra Salwa Tawkh; del rappresentante della Ong italiana Arcs e di un rappresentante dell’Unità tecnica locale (Utl) della Dgcs a Beirut. L’iniziativa mira a gestire l’organizzazione e la promozione delle attività agrituristiche in collaborazione con l’associazione Mada, con particolare enfasi sulla valorizzazione delle competenze locali.

Al-Kwakh è un piccolo villaggio sito a dieci chilometri a nord di Hermel e a 167 da Beirut. È caratterizzato dalle tipiche case di fango del Libano e per essere la sede della cooperativa femminile Al Syndiane (fondata nel 2007), che produce cibi rurali locali. Le attività dell’agriturismo, in origine una piccola casa tradizionale del paese dei cedri, saranno collegate con la promozione e la creazione di un turismo responsabile e basato sul commercio equo, volto alla conservazione delle tradizioni locali. Il villaggio, infatti, si trova su un passo montano a un’altitudine di 950 metri e offre un'ampia scelta di percorsi di trekking. Inoltre, ad accompagnare i turisti ci sono tre guide locali certificate. Il progetto rientra in Ross, un vasto programma di riabilitazione economica, lanciato dall’Italia dopo il conflitto israelo-libanese del 2006.

Ross, finanziato dalla Dgcs con 24 milioni di euro, si estende da novembre 2006 a giugno 2009; opera attraverso l'Utl di Beirut e viene eseguito in tre fasi (2006-2008, 2007-2009 e 2009-2010), con oltre 80 progetti che coprono più di 100 località in tutto il Libano. In particolare nelle regioni più colpite dal conflitto (Sud del paese dei cedri e Valle della Bekaa). La prima fase del programma si è concentrata nella ricostruzione delle infrastrutture libanesi fondamentali. La seconda, invece, vede le attività tese a garantire lo sviluppo equilibrato tra le diverse regioni e le comunità locali. La terza fase, infine, (sta per essere avviata) si incentra sullo sviluppo locale. (fbu)
 
12. *Territori palestinesi, da Ue 39,7 milioni all'Unrwa
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - L’Unione europea ha concesso un contributo di 39,7 milioni di euro all’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi. L’annuncio è stato fatto il 26 maggio durante una cerimonia al centro di distribuzione alimentare dell’organizzazione a Gaza, a Jabalia Camp, e a farlo è stato Marcus Cornaro, direttore per le politiche dell’Europa, del Mediterraneo del sud e del Medio Oriente dell’ufficio di Cooperazione della Commissione europea. I fondi saranno destinati al programma “Social safety net” (Ssn) dell’Urnwa nei Territori palestinesi, che fornisce aiuti alimentari diretti e assistenza alle fasce più deboli della popolazione. A oggi nell’area si contano circa 4,6 milioni di rifugiati palestinesi, ma solo meno del sei per cento di loro riceve assistenza (la maggior parte a Gaza). Inoltre, la rapida crescita demografica e l’aumento della povertà rischiano di far ridurre ulteriormente la percentuale. Di conseguenza, l’Unione europea ha deciso di agire con questo contributo che coprirà la maggior parte dei costi dell’agenzia per il 2009 e il 2010 e aiuterà più di 151 mila palestinesi.

“I fondi Ue, supportando misure sociali tese a proteggere i più vulnerabili, avranno un impatto reale e tangibile sulle vite dei rifugiati palestinesi e in particolare di quelli che vivono a Gaza - ha affermato Cornaro -. Alleviare la povertà è una pietra angolare per la politica di sviluppo dell’Unione europea e oggi possiamo adempiere alle nostre promesse alla popolazione locale”. “Attraverso questo contributo, l’Ue ha ancora una volta reso chiaro il suo impegno verso i rifugiati palestinesi più vulnerabili – ha aggiunto Abu Zayd, commissario generale dell’Unrwa -, e il suo continuo supporto allo sviluppo umano”. I contributi provengono da un fondo speciale di un miliardo di euro dal nome Food facility che fu costituito l’anno scorso dall’Uione europea per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare le crisi e l’aumento globale dei prezzi del cibo. (fbu)
 
13. *Vietnam, al via borse di studio offerte dal governo italiano
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Per l’anno accademico 2009-2010, il governo italiano concede borse di studio a favore di cittadini vietnamiti pari a 60 mensilità per corsi di perfezionamento della lingua italiana, per studi e corsi nel settore scientifico o archeologico dall’importo mensile di 700 euro, comprensive di assicurazione gratuita contro malattie ed infortuni e concessione gratuita del biglietto aereo Hanoi-Roma-Hanoi in classe economica. Il vitto e l’alloggio sono a carico del borsista. Il modulo per la richiesta della borsa di studio dovrà essere compilato entro il 10 giugno 2009 ed entro la medesima data bisognerà inviare all’ambasciata italiana ad Hanoi la domanda stampata in formato cartaceo debitamente firmata, datata e corredata di fototessera a cui bisognerà inoltre allegare due lettere di presentazione di due autorità accademiche. Tutte le borse avranno decorrenza da gennaio 2010. Pertanto, qualora il corso prescelto iniziasse nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2009, il borsista dovrà far ricorso alle proprie risorse per tali mesi.

I cittadini coreani intenzionati a chiedere la borsa di studio dovranno dimostrare di conoscere la lingua italiana; di avere una reale motivazione a effettuare gli studi e le ricerche per i quali si richiede la borsa; dovranno avere un’ età inferiore ai 35 anni e un titolo finale di studi che consenta l’iscrizione all’istituzione prescelta. Costituiranno titoli preferenziali la frequenza corsi di italiano promossi dall’ambasciata in collaborazione con il Comitato Dante Alighieri di Hanoi, l’Università di Hanoi, l’Università Thang Long di Hanoi e l’Università di Scienze Umanistiche e Sociali di Ho Chi Minh City. Il possesso dei requisiti sopra indicati, in particolare del livello di padronanza della lingua italiana e delle motivazioni dei candidati, sarà oggetto di un esame che si svolgerà in data che verrà comunicata con successivo annuncio sul sito internet dell’ambasciata italiana ad Hanoi. (fbu)
 
14. *Albania, bambini non udenti recitano grazie a Magis-Dgcs
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il 28 maggio, alle 18.00 presso il Teatro delle Bambole di Tirana (Albania), il Magis (Ong dei gesuiti italiani), la Cooperazione italiana allo sviluppo e l’associazione Magis Albania, organizzano lo spettacolo “Le avventure di Tonino”, liberamente tratto da una favola di Gianni Rodari, e realizzato dai bambini dell’Istituto per i non udenti e i ragazzi della scuola Ylber di Tirana. Interverranno il ministro della Sanità d’Albania, la professoressa Anila Godo, e l’ambasciatore italiano a Tirana, Saba D’Elia. Lo spettacolo è il frutto di un lungo lavoro di preparazione e di integrazione tra bambini disabili e non, realizzato grazie al progetto triennale dell’Ong Magis “Diagnosi precoce ed integrazione sociale dei minori non udenti (2008-2010)”, promosso dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina e sviluppato dal Magis in stretta collaborazione con i reparti di neonatologia di Tirana, Fier e Scutari; il Servizio di audiologia dell’Università di Padova, Modena e Reggio Emilia e i ministeri della Sanità e degli Affari sociali albanesi.

Il progetto è finanziato dalla Dgcs con 750 mila euro e il suo obiettivo è contribuire alla riduzione del sordomutismo e dell’emarginazione sociale dei minori non udenti in Albania attraverso lo screening neonatale presso i punti nascita di Tirana, Fier, Scutari e Durazzo; la protesizzazione di neonati e bambini a cui é stata riscontrata una forma di ipoacusia; la riabilitazione uditiva dei neonati protesizzati; la formazione di personale medico e paramedico; l’attuazione di programmi di prevenzione per famiglie con fattori a rischio; l’integrazione dei bambini protesizzati presso l’Istituto di Tirana e la realizzazione di attività di laboratorio teatrale, come quella che avverrà il 28 maggio. L’iniziativa prevede anche attività che potenzino il recupero della sordità infantile attraverso la diagnosi precoce neonatale e l’integrazione scolastica di alcuni bambini non udenti in scuole normali. (fbu)
 
15. *Pakistan, appello Onu: Servono 543 milioni dollari per sfollati
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Le Nazioni Unite hanno rivolto un appello per raccogliere 543 milioni di dollari da destinare agli oltre 1,6 milioni di civili in fuga dagli scontri tra esercito e guerriglia talebana nel Pakistan nordoccidentale. Un esodo “senza precedenti” che ha causato “sofferenza incredibili”, come è stato definito oggi da Martin Mogwanja, coordinatore degli aiuti umanitari. “L’entità di questo esodo è straordinario di termini di dimensioni e velocità e ha causato grandi sofferenza – ha commentato nel corso di una conferenza stampa-. Rivolgiamo un appello perché vi sia un sostegno generoso da parte della comunità internazionale”. Le Nazioni Unite, ha aggiunto Mogwanja, stanno lavorando insieme alle autorità locali “per garantire che gli aiuti arrivino il prima possibile”. Proprio ieri, il primo ministro pachistano, Yusuf Raza Gilani, ha presieduto la conferenza dei donatori ad Islamabad, sottolineando la necessità di agire con urgenza per “dare una risposta congiunta e globale” alle popolazioni civili colpite. “Dobbiamo fare qualcosa di concreto e visibile”, ha aggiunto.

Proseguono intanto le operazioni contro postazioni talebane nelle province nordoccidentali del Paese. Continua l’avanzata delle truppe regolari nella Swat valley, in particolare verso Mingora, la città principale della provincia, ma scontri e violenze si registrano nella provincia North West Frontier, dove ieri almeno quattro persone sono morte ed altre 46 ferite, 25 delle quali appartenenti alle forze di sicurezza, nell’esplosione di un camion carico di esplosivo a Jandola. A preoccupare sono poi le dichiarazioni dell’ammiraglio Michael Muellen, a capo delle operazioni militare statunitensi in Afghanistan, rese davanti alla commissione Affari esteri del Senato. Muellen ha infatti spiegato che l’offensiva contro i Taliban in Afghanistan produce una massiccia fuga di militanti nel confinante Pakistan. “Posso essere certo al 100 per cento che questo non destabilizzerà il Pakistan? Non ho la risposta”, ha osservato l’ammiraglio, nel corso dell’audizione, aggiungendo però che Stati Uniti e Pakistan stanno mettendo a punto misure per impedire la fuga di migliaia di militanti. (bic)
 
16. *Pakistan, da Gran Bretagna altri 10 milioni per il Nord Ovest
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - La Gran Bretagna ha concesso un contributo di altri dieci milioni di sterline al Pakistan per aiutare gli sfollati della regione nord occidentale (Nfwp) del paese asiatico. Si tratta della risposta immediata all’appello urgente lanciato dall’Onu per l’assistenza umanitaria agli abitanti dell’area. I fondi verranno erogati alle agenzie delle Nazioni Unite, che poi si occuperanno di usarli per comprare cibo, acqua, rifugi di emergenza e altri genere di prima necessità per i bisognosi. L’annuncio dei nuovi finanziamenti è stato fatto dal segretario di Stato per lo sviluppo internazionale, Douglas Alexander, e porta il contributo complessivo di Londra al Pakistan per l’assistenza umanitaria a 22 milioni di sterline. “La Gran Bretagna è molto preoccupata della situazione dei quasi due milioni di sfollati – ha affermato Alexander -. Questi fondi extra aiuteranno le Nazioni Unite a gestire e coordinare una risposta internazionale efficace a questa crisi”. (fbu)
 
17. *Pakistan, dalla Germania un altro milione euro per gli sfollati
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il ministero degli Esteri tedesco ha deciso di incrementare di un altro milioni di euro gli aiuti al Pakistan per gli sfollati del Nord Ovest. I fondi saranno donati all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per la costruzione di campi profughi e di rifugi di emergenza e per la fornitura di generi di prima necessità per i bisognosi. Il ministero nelle settimane scorse aveva donato già 1,6 milioni di euro per l’assistenza umanitaria nel paese asiatico e ad aprile un altro milione al Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) per distribuire acqua, cibo e quanto necessario agli sfollati. Infine, Berlino a maggio aveva concesso un ulteriore dono di 600 mila euro alle Ong tedesche per fornire assistenza alla popolazione nei distretti di Mardan, Charsadda e Peshawar. In tutto la Germania – a oggi - nel 2009 ha concesso aiuti al Pakistan per 12,6 milioni di euro.

“Sono molto preoccupato nei riguardi della situazione nell’area Nord Ovest del Pakistan – ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier -, e del destino dei più di un milione di sfollati. E, se la lotta contro i fanatici religiosi è necessaria, questa però non deve essere compiuta a spese dei civili innocenti. Perciò dobbiamo fare tutto ciò che possiamo – ha concluso il ministro -, insieme con il governo pachistano, per aiutare queste persone che stanno soffrendo. A seguito di ciò, abbiamo deciso di aumentare ancora il nostro aiuto”. In base ai dati delle Nazioni Unite, circa un milione e 500 mila persone nel Nord Ovest del Pakistan hanno dovuto lasciare le loro case a seguito degli intensi e prolungati scontri tra le forze regolari e i gruppi talebani. Ogni giorno fuggono dale loro abitazioni più di 100 mila civili, in particolare dalla valle di Swat e dalle aree federali tribali. (fbu)
 
18. *Afghanistan, da Usa 6,5 milioni per lotta alla droga
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il 28 maggio il ministro afghano per la lotta alla droga, il generale Khodaidad Khodaidad, e l’ambasciatore statunitense a Kabul, Karl W. Eikenberry, firmeranno un accordo in base al quale gli Usa doneranno 6,5 milioni di dollari alla Good performers initiative (Gpi), per aiutare le province afgane ad eliminare le coltivazioni di oppio. I fondi verranno erogati come prosecuzione del Counter narcotics trust fund (Cntf), iniziativa nata nel 2005 e conclusasi a dicembre del 2008. Successivamente, il 5 giugno, il ministro Khodaidad volerà a Washington, su invito del dipartimento di Stato americano, per discutere dell’attuale situazione in Afghanistan nella lotta al traffico di stupefacenti e per valutare insieme ai funzionari Usa quali strategie intraprendere. (fbu)
 
19. *Afghanistan, da Londra aiuti per 811 milioni in periodo 2009-2013
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il 28 maggio, con una cerimonia ufficiale a Londra, il dipartimento per lo Sviluppo internazionale (Bfid) britannico presenterà il piano per l’Afghanistan 2009-2013. All’evento interverranno il ministro delle Finanze di Kabul, Mohammad Omar Zakhilwal; l’ambasciatore inglese nel paese asiatico, Mark Sedwill, e il responsabile del Dfid in loco, Marshall Elliott. Il piano è teso ad aiutare il governo afgano a sfamare la popolazione e include per il quadriennio aiuti per 811 milioni di dollari. (fbu)
 
20. *Iraq, Pam amplia attività per aiutare fasce deboli popolazione
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite ha annunciato oggi l’ampliamento dei propri programmi di assistenza alimentare in Iraq a favore delle fasce a maggior rischio di insicurezza alimentare e allo scopo di iniziare a fornire pasti scolastici gratuiti ai bambini. “Ciò segna un passaggio significativo negli sforzi del Pam di assistere i più vulnerabili in Iraq - ha detto il direttore del Pam in Iraq, Edward Kallon -. Sino ad ora, ci siamo concentrati sul gran numero di persone che si spostavano nel paese per sfuggire al conflitto civile e non riuscivano a usufruire delle razioni alimentari normalmente fornite dal governo attraverso il Sistema di distribuzione pubblica (Sdp)”. Attualmente, invece, il Pam intende concentrarsi sulle fasce di popolazioni più vulnerabili che non hanno accesso ad una quantità sufficiente di cibo.

Questo nuovo approccio è conseguente alla strategia del Pam di dare soluzioni durevoli ai problemi della fame nel mondo e, nel più lungo periodo, di attuare programmi - come ad esempio gli acquisti locali e le operazioni basate su distribuzione del contante e buoni pasto - grazie ai quali le persone possono acquistare od ottenere il cibo direttamente dai mercati locali. L’operazione in corso in Iraq - iniziata nel febbraio 2008 e rivolta a 750 mila sfollati a cui sono state date razioni alimentari d’emergenza, oltre che a 362 mila iracheni rifugiati in Siria – sarà estesa fino alla fine del 2009 fornendo assistenza alimentare ad ulteriori 577 mila iracheni. Tra questi vi saranno donne incinte e che allattano, bambini malnutriti, orfani, disabili, donne capofamiglia e piccoli agricoltori in 41 distretti ad insicurezza alimentare dislocati in 14 governatorati.

Con il nuovo programma pilota di alimentazione scolastica, il Pam fornirà pasti gratuiti a 170 mila bambini della scuola primaria, in otto distretti ad altissima insicurezza alimentare, nei governatorati di Diala, Ninewa, Gulaymaniya e Wassit. Contemporaneamente, in linea con la riduzione del numero di chi si è registrato nel Sdp, il Pam sta diminuendo il numero degli sfollati assistiti a 396 mila. Queste operazioni, pianificate in cooperazione con il governo iracheno, fanno seguito alle raccomandazioni dello scorso anno, contenute nella Comprehensive food security and vulnerabilità analysis (Cfsva), condotta dal Pam e dall’Ufficio centrale di statistica iracheno, in cui si evidenziava come 930 mila persone vivessero in una condizione di insicurezza alimentare in Iraq mentre ulteriori 6,4 milioni venivano considerate a rischio di insicurezza alimentare in caso di fallimento del Sdp.

Kallon ha detto che l’espansione dell’operazione del Pam già esistente in Iraq prepara il terreno per una nuova operazione biennale di assistenza e ricostruzione da avviare il prossimo anno e i cui dettagli sono al vaglio del Pam e del governo iracheno. Per far fronte ai maggiori costi dell’operazione, il Pam si appella ai donatori: servono ulteriori 42,7 milioni di dollari dei quali solo 16 milioni di dollari sono stati finora versati. Da quando è stata avviata l’attuale operazione di emergenza del Pam in Iraq, i principali donatori sono stati: Iraq (40 milioni di dollari), Stati Uniti (29,1 milioni di dollari), Fondo Centrale di Risposta alle Emergenze delle Nazioni Unite (6,2 milioni di dollari), Gran Bretagna (4,1 milioni di dollari), Giappone (tre milioni di dollari) e Australia (1,9 milioni di dollari). (com/fbu)
 
21. *Africa, allarme Onu: Terre cedute gratis ai paesi ricchi
--IL VELINO AGROALIMENTARE--
 
 
 
Roma - “Land Grab or development opportunity?”, ovvero terra rubata o opportunità di sviluppo? È la domanda che si pone un rapporto redatto dalle due agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di Agricoltura, Fao e Ifad, e l’Istituto Internazionale per l’ambiente e lo sviluppo, think thank con sede a Londra. Lo studio riguarda i paesi africani ed è stato anticipato oggi dal giornale inglese Financial Times. “I Paesi africani – si legge sull’Ft - stanno cedendo ampie fette dei loro terreni agricoli quasi gratuitamente ad altri stati o a investitori, avendo in cambio solo vaghe promesse su posti di lavoro e infrastrutture”. La gran parte degli accordi terrieri presi in esame da questo studio non prevede alcuna paga o una provvigione minima. Gli accordi prevedono la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo di infrastrutture, ma gli impegni – viene fatto notare - mancano di forza. Punti decisivi come "il rafforzamento del meccanismo di controllo o il rispetto di quanto promesso dagli investitori" su posti di lavoro e infrastrutture, o "il rispetto delle esigenze di sicurezza alimentare vengono affrontati in maniera vaga se non completamente ignorate". Lo studio dell’Onu rappresenta il primo vero rapporto sul cosiddetto “farmland grab”, ovvero la crescente tendenza di paesi ricchi come Arabia Saudita e Sud Corea a garantirsi i diritti di sfruttamento delle terre agricole del continente africano, perché preoccupati per la loro sicurezza alimentare. Alcuni critici come il direttore generale della Fao Jacques Diouf – si legge ancora sul Finantial Times – hanno messo in guardia sul rischio di un “neo–colonialismo”, altri sostengono che gli investimenti possano favorire lo sviluppo dell’Africa.

Lo studio delle Nazioni unite evidenzia inoltre come “virtualmente tutti i contratti terrieri sono estremamente brevi e semplici se paragonati alla realtà economica della transazione”. I casi studiati sono stati quelli di Etiopia, Ghana, Mali, Madagascar e Sudan. È stato evidenziato come negli ultimi cinque anni “gli investimenti senza copertura sono stati pari a 2,5 m di ettari di terreno, vale a dire metà della superficie coltivabile del Regno Unito. Nel rapporto si parla anche di un crescente rischio che le popolazioni povere possano perdere accesso ai terreni e all’acqua. Con queste premesse viene denunciata la possibile perdita di terra per un alto numero di persone. Uno degli autori del rapporto, Lorenzo Cotula, sostiene che nuove ricerche indicano che gli accordi terrieri potrebbero essere “strutturati molto meglio”, e in particolare si propone di mettere i paesi africani nelle condizioni di negoziare. (rog)
 
22. *Norvegia riattiva aiuti a Zimbabwe, si rischia nuova Somalia
--IL VELINO COOPERAZIONE--
 
 
 
Roma - Il governo norvegese ha deciso di riattivare l'invio di aiuti umanitari allo Zimbabwe, sospesi nel 2000 a seguito delle preoccupazioni di Oslo nei confronti della politica del presidente Robert Mugabe. Il paese scandinavo ha infatti annunciato che donerà 58 milioni di corone (9,17 milioni di dollari) allo stato africano, tramite le Organizzazioni non governative (Ong), la Banca Mondiale e le Nazioni Unite. “In questo modo – hanno precisato i diplomatici di Oslo – si eviterà che i fondi entrino nel sistema finanziario statale dello Zimbabwe, la cui gestione di Mugabe è stata la causa principale della nostra decisione di sospendere l’invio di aiuti”. I finanziamenti saranno usati per far crescere i settori della salute e dell’educazione e per supportare il nuovo governo di unità nazionale di Harare.

“Lo Zimbabwe – ha affermato il ministro norvegese per lo Sviluppo internazionale, Erik Solheim – è caduto in un abisso, ma è determinato a riemergere. Se il nuovo governo proverà le sue capacità di funzionamento, il paese africano potrà diventare un esempio di stato che ha scongiurato la possibilità di divenire un ‘mancato stato’. Perciò – ha proseguito Solheim -, è importante supportare il primo ministro Morgan Tsvangirai e il nuovo governo di unità nazionale. Se falliremo in questo compio, lo Zimbabwe potrebbe diventare una nuova Somalia”. (fbu)
 
23. *Latte, da Confagricoltura progetto per bambini africani
--IL VELINO AGROALIMENTARE--
 
 
 
Roma - “Per garantire un litro di latte al giorno a tutti i bambini al di sotto dei 14 anni, l’Africa dovrebbe quadruplicare la sua produzione.” Lo ha detto il direttore generale della Confagricoltura Vito Bianco, intervenendo a Milano al progetto “1.1.2015 - Un litro di latte per ogni bambino africano, una filiera europea a norma; quale consumatore di latte nel terzo Millennio”. Un’iniziativa voluta da Confagricoltura Milano Lodi e Centrali produttori di latte Lombardia che ha l’obiettivo di intervenire concretamente in varie parti del Pianeta, in particolare in Africa, per dare alle popolazioni le giuste opportunità di crescita attraverso l’alimento base della nostra vita, il latte. “In pratica - ha spiegato il presidente di Confagricoltura Milano Lodi, Mario Vigo - si tratta di offrire conoscenze, formazione e know how per creare piccole stalle familiari, composte da 2-3 animali, dotate di attrezzature per la raccolta del latte”. Sono circa 400 milioni i bambini africani con meno di 14 anni di vita. Anche ipotizzando di fornire 250 cc di latte al giorno, occorrerebbero 100 mila tonnellate al giorno, ovvero 36,5 milioni di tonnellate l’anno. Una cifra vicina all’attuale livello di produzione di latte del continente africano (33,4 milioni di tonnellate di cui tre quarti latte bovino).

“Senza contare - ha aggiunto il direttore generale Bianco - che nel 2050 la popolazione africana dovrebbe raggiungere una cifra compresa tra i due e i 3,2 miliardi di persone. E che il continente è il più giovane del Pianeta, con circa il 41 per cento della popolazione che ha un’età da 0 a 14 anni”. L’Africa rappresenta il 15 per cento circa della popolazione mondiale, ma produce meno del 5 per cento del latte del mondo. Sembra quindi condannata all’import, anche perché il trend di consumo procapite è in crescita (tra il 2 ed il 2,5 per cento in media per anno di aumento da qui al 2030). “Una situazione inaccettabile - ha detto Vito Bianco -; e, per quanto ambizioso possa apparire questo progetto, dobbiamo invertire la tendenza che vede i Paesi in Via di Sviluppo dipendere sempre più dalle importazioni”. “Un conto sono le azioni umanitarie di emergenza - ha continuato -; altro è lavorare per prevedere a medio lungo termine un’offerta allineata alle esigenze dei consumatori, di tutto il mondo. Un’offerta di sicurezza alimentare, in senso quantitativo e qualitativo, cui tutti, settore pubblico e settore privato, dobbiamo mirare con azioni congiunte e coordinate”.

Il progetto presentato oggi a Milano cerca proprio di coniugare le ragioni dell’emergenza con quelle della programmazione, in una visione anche di “solidarietà delle conoscenze” che prevede un trasferimento di know how dal nostro sistema produttivo a quello di altre realtà internazionali. Senza tacere delle necessità di un miglioramento costante della qualità e delle produzioni che si consegue con la scienza. La ricerca applicata per produrre innovazioni tecnologiche di cui anche settori evoluti come il lattiero-caseario italiano hanno bisogno. “Per questo - ha concluso il direttore generale della Confagricoltura - è essenziale, come si prefigge il progetto, incrementare la produzione in loco di latte, con unità di produzione che potranno utilizzare vantaggiosamente il trasferimento di conoscenze da parte dei nostri operatori, in termini di materiale genetico, tecniche di produzione, macchinari etc. Oltre che fungere da utili esempi pilota per riprodurre il modello di una zootecnia razionale e funzionale alle esigenze del territorio”. (com/rog)
 
 
 
 
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