ven, 10 set 2010 clock 14:50
 
 
 
 
RSS  |  seguici su  
 
v
 
 
 
 
 
 
 
il VELINO ORENOVE edizione completa
 
 
ARCHIVIO EDIZIONI
 
 
 
Per anno e numero
 
Per data
 
« Precedente
Anno XIII - n. 30
Seguente »
Anno XIII - n. 32
» Ultima «
Anno XIII - n. 209
 
 
 
1. Orenove/1. Le prime pagine - 2. Orenove/2. Ciancimino jr: FI nata da trattativa Stato-mafia - 3. Orenove/3. L’obbligo di chiarire quella leggenda nera - 4. Orenove/4. Accuse troppo mediatiche - 5. Orenove/5. L’oltraggio impunito - 6. Orenove/6. Una provocatoria buffonata - 7. Orenove/7. Siamo ostaggio dei processi-farsa - 8. Orenove/8. Quel sospetto sul magistrato antimafia - 9. Orenove/9. Esperti dell’Idv: affermazioni inattendibili - 10. Orenove/10. Mori: “Non è più il mio processo” - 11. Orenove/11. Il groviglio giudiziario - 12. Orenove/12. Cav. apprezza proposta Violante ma rifiuta scambio - 13. Orenove/13. D’Ambrosio: “Sì processi sospesi, ma per un mandato” - 14. Orenove/14. Caos-processi, 160 mila fascicoli senza giudice - 15. Orenove/15. La “svoltina” di Di Pietro. L’ex pm e i dalemiani - 16. Orenove/16. Mossa ambigua che condiziona strategia Bersani - 17. Orenove/17. Borsa e famiglia, Tonino non cambia - 18. Orenove/18. Napolitano: su Giolitti nel ‘56 sbagliai - 19. Orenove/19. Veltroni: Paese ha bisogno dei valori dell’azionismo - 20. Orenove/20. Pronti i criteri per i siti delle centrali nucleari - 21. Orenove/21. Enel: “Nucleare, scelta sostenibile” - 22. Orenove/22. Welfare dei figli, Angeletti apre a riforma - 23. Orenove/23. Il dilemma di Draghi - 24. Orenove/24. Bazoli ristruttura la Gran Banca - 25. Orenove/25. Zapatero cerca di convincere su solidità spagnola - 26. Orenove/26. Il “cazzotto” dell’Iran inizia a far male in Iraq - 27. Orenove/27. Il ritorno di Yanukovich non è una cattiva notizia - 28. Orenove/28. Chiesa, la partita fra Bertone e Bagnasco - 29. Orenove/29. Che cosa c’è di importante nel caso Vian - 30. Orenove/30. Un anno dopo mi batto ancora in nome di Eluana - 31. Agenda politica / gli appuntamenti del giorno - 32. Agenda Camera / gli appuntamenti del giorno - 33. Agenda Senato / gli appuntamenti del giorno - 34. Agenda economia / gli appuntamenti del giorno - 35. Agenda esteri / gli appuntamenti del giorno - 36. Agenda ambiente ed energia / gli appuntamenti del giorno - 37. Agenda Lazio-Roma Capitale / gli appuntamenti del giorno - 38. Agenda spettacoli / gli appuntamenti del giorno
 
1. Orenove/1. Le prime pagine
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Ciancimino accusa Forza Italia Il governo: un piano per colpirci” e “Quel sospetto lanciato sul magistrato antimafia”. Editoriale di Giovanni Bianconi: “Il groviglio giudiziario”. Di spalla: “Difendere le radici anche della cultura”. Al centro foto-notizia: “Il football riscatta New Orleans”, “Linea dura del Papa sui preti pedofili ‘Siano processati’ ” e “Napolitano: su Giolitti nel ‘56 sbagliai”. In taglio basso: “E l’ex manager rinasce centauro”.

LA REPUBBLICA - In apertura: “Ciancimino accusa Forza Italia”. Editoriale di Giuseppe D’Avanzo: “L’obbligo di chiarire quella leggenda nera”. Colonna sinistra: “ ‘Anche la Chiesa ha violato i diritti dei bimbi’ ” e l’inchiesta “Bertone, Bagnasco e la guerra vaticana”. Di spalla la lettera di Beppino Englaro: “Un anno dopo mi batto ancora in nome di Eluana”. A centro pagina: “Veltroni: il Paese ha bisogno dei valori dell’azionismo” e “Auto, ecco il decreto con i mini-incentivi”, con l’analisi: “Debito, l’Asia si scopre più virtuosa” e il commento di Tito Boeri: “Chi si accontenta del meno peggio”. A fondo pagina: “Parigi alla ricerca del bistrot perduto” e “ ‘Stuprata sul bus dall’autista dell’Atac’ ”.

LA STAMPA – In apertura: “Ciancimino accusa Forza Italia. Alfano: è un piano per colpirci” e in taglio alto: “Intesa Sanpaolo Morelli nuovo dg” e “Lévy e il filosofo che non c’è”. Editoriale di Mikhail Gorbaciov: “Afghanistan meglio che Obama si ritiri”. Di spalla: “Sotto il burqa niente”. Al centro foto-notizia: “Dossier valanghe: come vitarle” e “Il Papa: bambini violati nella Chiesa”. In un box: “Euro, la guerra della Spagna”. A fondo pagina: “Normal Activity”.

IL GIORNALE - In apertura: “E Di Pietro disse al giudice: quest’uomo non lo conosco” e a sinistra: “Altro show a Palermo: ‘E’ stata la mafia a volere Forza Italia’ ”. Editoriale di Paolo Granzotto: “L’oltraggio impunito”. Al centro: “La cena dei Berlusconi scatena le fantasie”. A fondo pagina: “Quel film horror che fa svenire i ragazzi” e “Attenti a vendere su eBay: si finisce nel mirino del fisco”.

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Italia poco esposta nel Sud Europa”. In taglio alto: “Marcegalia: un bond per le infrastrutture” e “Pronti i criteri sui siti nucleari”. Editoriale di Wolfgang Munchau: “L’Unione deve battere un colpo”. Di spalla: “Guerra e pace, la parola a Pechino”. Al centro foto-notizia: “Svolte sindacali. Ig Metall chiede posti, non aumenti” e “Intesa Sanpaolo nomina Morelli direttore generale”. A fondo pagina: “Caravaggio vola da Milano a Roma ma il suo archivio muore”.

IL MESSAGGERO – In apertura: “Ciancimino accusa, l’ira del Pdl” e in un box: “Il marketing del Cavaliere e il tormentone dei veleni”. Editoriale di Ennio Di Nolfo: “Il vento dell’Est gela l’Europa”. Al centro foto-notizia: “Roma, parte il piano per agganciare l’Inter. Lazio, in arrivo Reja”, “ ‘Mi ha stuprata l’autista del bus’ ” e “Crisi di panico in sala, bufera su Paranormal Activity”. In taglio basso: “Multinazionali e micro-imprese, ecco le due facce della crisi italiana” e “Piazza di Spagna, due ore per l’ambulanza”.

IL TEMPO - In apertura: “Corsa olimpica, la Lega frena Roma”. In due box il commento di Angelo Mellone: “Ora Emma sembra Veltroni” e l’analisi: “La Bonino è contro i cattolici”. Editoriale di Mario Sechi: “E’ il Tempo di dire due o tre cose”. Al centro foto-notizia: “Dolce vita morta e sepolta”, “Il Pd perde un pezzo storico” e “Berlusconi trattato come Andreotti”. A fondo pagina: “Roma, donna stuprata dall’autista del bus”.

L’UNITÀ – In apertura foto-notizia: “Lo sguardo che manca”. In taglio basso: “ ‘Trattativa Stato-mafia. Da lì nacque Forza Italia’ ”

IL FOGLIO – In apertura a sinistra: “Le manovre di Zapatero per convincere la City della solidità spagnola”. In apertura a destra: “Il ‘cazzotto’ di Teheran all’occidente inizia a fare male già in Iraq”. Al centro: “No verità no carità”. (red)
 
2. Orenove/2. Ciancimino jr: FI nata da trattativa Stato-mafia
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Se finora s’era dipinto come il maggiordomo dei rapporti tra lo Stato e Cosa Nostra, avendo assistito al viavai di uomini ‘d’onore’ e delle istituzioni nel salotto di casa sua - scrive Giovanni Bianconi sul CORRIERE DELLA SERA - adesso Massimo Ciancimino si propone come il testimone scomodo delle radici nascoste della Seconda Repubblica; l’uomo al quale il padre Vito - l’ex sindaco corleonese di Palermo, un po’ democristiano e un po’ mafioso - svelò le origini oscure del partito berlusconiano. Quello che il pentito Spatuzza ha raccontato dalla visuale della famiglia mafiosa dei Graviano, il ‘dichiarante’ Ciancimino jr lo ripropone con ciò che scrisse negli anni Novanta e gli spiegò fino in punto di morte, nel 2002. Così, almeno, dice lui. Il frammento di lettera ritrovato tra le carte sequestrate nel 2005 ma esaminato dagli inquirenti solo quattro anni dopo, in cui si minacciava ‘l’on. Berlusconi’ di un ‘triste evento’, Massimo Ciancimino lo ricevette (intero) da Bernardo Provenzano nel 1994 e lo recapitò a ‘don Vito’ nel carcere romano di Rebibbia, dov’era detenuto. Suo padre lo trascrisse in una lettera indirizzata a Marcello Dell’Utri e ‘per conoscenza al presidente del Consiglio dei ministri on. Silvio Berlusconi’. Diceva di poter dare il suo ‘contributo’ per evitare il ‘triste evento’ (leggi ‘progetto di eliminazione fisica’ di un figlio); che il premier avrebbe potuto ‘mettere a disposizione’ una delle sue televisioni; minacciava rivelazioni uscendo ‘dal riserbo che dura da anni’. Frasi poco comprensibili che oggi, davanti al tribunale che processa il generale dei carabinieri Mario Mori per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, Massimo Ciancimino traduce così: ‘Mio padre mi spiegò che queste lettere sono parte di una serie di eventi frutto di un’unica trattativa, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina. La finalità era di richiamare gli intenti iniziali di Berlusconi. Provenzano, attraverso i consigli di mio padre, richiamava il partito nato anche come conseguenza della trattativa a ritornare sui suoi passi. Era un avviso a rientrare nei ranghi, a non dimenticare che Berlusconi era il frutto di questi accordi’. Altrimenti? Qual era la minaccia nascosta nelle parole del vecchio Ciancimino? ‘Raccontare la nascita della coalizione che diede vita a Forza Italia’, risponde il Ciancimino giovane. Al terzo giorno della sua deposizione-fiume (il 2 marzo sarà contro-esaminato dagli avvocati difensori) il ‘testimone assistito’ condannato per riciclaggio accenna anche al comportamento di alcuni magistrati. Fa il nome del vice-procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano che - dice lui - gli fece sapere che era meglio attenersi alle dichiarazioni di altri indagati; e manda messaggi ai pm di Palermo che l’inquisirono e l’arrestarono nel 2006, ma non gli chiesero nulla della presunta trattativa del ’92. Durante le perquisizioni non furono aperte le casseforti dov’erano custoditi i documenti dell’’archivio Ciancimino’, compreso il ‘papello’ con le richieste di Totò Riina ai tempi delle stragi mafiose. Dopo di allora - prosegue Bianconi sul CORRIERE DELLA SERA - portò quelle carte all’estero e l’uomo misterioso dei servizi segreti che lui dice di conoscere come ‘signor Franco’ lo avvertì dell’imminente arresto. Il figlio dell’ex sindaco spiega che l’ex capitano De Donno - protagonista delle visite a suo padre nell’estate-autunno del ’92 insieme all’allora colonnello Mori - gli garantì che non sarebbe mai stato chiamato a raccontare i segreti della ‘trattativa’, e anzi gli suggerì di disfarsi di quelle carte. Aggiunge che con i due carabinieri suo padre concordò di dire il falso negli interrogatori resi nel ’93 alla Procura di Palermo, e che lui cominciò a parlare dei rapporti tra Stato e mafia di cui sarebbe stato testimone oculare solo dopo un’intervista di fine 2007, per rispondere alle domande di altri pubblici ministeri. ‘Io il nome di Berlusconi non l’avevo fatto e non lo volevo fare’, dice con la voce che d’improvviso si fa tremula; poi è successo, con la conseguenza di provocare nuove attenzioni da parte del ‘signor Franco’, che nel frattempo era intervenuto per fargli avere l’anomalo passaporto intestato al figlio neonato (esibito ieri al tribunale). In seguito sono arrivate le visite di un anonimo ‘capitano’ che gli consigliava farsi gli affari propri, e altre minacce. L’ultima risale a una settimana fa: una lettera trovata sul parabrezza dell’auto blindata, con l’avvertimento che nemmeno i nuovi inquirenti potranno salvarlo”, conclude Bianconi sul CORRIERE DELLA SERA. (red)
 
3. Orenove/3. L’obbligo di chiarire quella leggenda nera
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “I morti non si possono smentire e i vivi hanno difficoltà a difendersi dalle parole di morti. È una condizione che crea inestricabili ambiguità. Si ascoltano con disagio - scrive Giuseppe D’Avanzo su LA REPUBBLICA - le rivelazioni di Massimo Ciancimino. Le ragioni sono due. La prima può avere come titolo: il morto che parla. Perché a parlare con la voce di Massimo, il figlio, è Vito Ciancimino, il padre, il mafioso corleonese, il confidente di uno Stato debole e compromesso, il consigliere politico di Bernardo Provenzano. Anche se Massimo Ciancimino mostra di tanto in tanto una lettera o un pizzino, sono soprattutto i ricordi delle sue conversazioni con il padre la fonte delle accuse contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ricordiamole perché, se fondate, quelle accuse sono catastrofiche per la nostra democrazia (un uomo, che si è fatto imprenditore con il denaro della mafia e politico con la sua protezione, governa il Paese). Se menzognere e maligne, indicano che contro il capo del governo è in atto un’aggressione ricattatoria che fa leva su alcune oscurità della sua avventura umana e professionale. La mafia, dice Ciancimino, finanziò le iniziative imprenditoriali del ‘primo Berlusconi’ (Milano2). Marcello Dell’Utri sostituì Vito Ciancimino nella trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra innescata dopo la morte di Giovanni Falcone (23 maggio 1992) e la nascita di Forza Italia, nel 1993, è stata il frutto di quel pactum sceleris. I ricordi del giovane Ciancimino inverano, con la concretezza di una testimonianza ‘diretta’, la cattiva leggenda che accompagna da decenni il racconto mitologico della parabola imprenditoriale del presidente del Consiglio. Si può dire così: quelle dichiarazioni riordinano in un resoconto esaustivo e ‘chiuso’ l’intera gamma delle incoerenze che Berlusconi e i suoi collaboratori nella fondazione dell’impero hanno lasciato nel tempo incancrenire per non volerle mai affrontare. Come già è accaduto quando in un’aula giudiziaria è apparso Gaspare Spatuzza, si deve ricordare che Cosa Nostra è tra gli anni settanta e ottanta molto vicina alle ‘cose’ di Silvio Berlusconi e ricompare ancora nel 1994 quando il ministro dell’Interno dell’epoca, Nicola Mancino, dice chiaro che ‘Cosa Nostra garantirà il suo appoggio a Forza Italia’. I legami tra Marcello Dell’Utri e i mafiosi di Palermo non sono una novità. Come non sono sconosciuti - prosegue D’Avanzo su LA REPUBBLICA - gli incontri tra Silvio Berlusconi e la crème de la crème di Cosa Nostra (Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Tanino Cinà, Francesco Di Carlo). Né sono inedite le rivelazioni sulla latitanza di Gaetano e Antonino Grado nella tenuta di Villa San Martino ad Arcore, protetta dalla presenza di Vittorio Mangano, capo del mandamento di Porta Nuova. Con quali capitali Berlusconi abbia preso il volo, a metà degli settanta, ancora oggi è mistero inglorioso. Molto si è ragionato sulle fidejussioni concessegli da una boutique del credito come la Banca Rasini; sul flusso di denaro che gli consente di tenere a battesimo Edilnord e i primi ambiziosi progetti immobiliari, quando ancora Berlusconi non si dice proprietario dell’impresa, ma soltanto ‘socio d’opera’ o ‘consulente’. Quei capitali erano ‘neri’ soltanto perché sottratti al fisco, espatriati e rientrati in condizioni più favorevoli o erano ‘sporchi’ perché patrimonio riciclato delle ricchezze mafiose, come ha suggerito qualche mese fa Gaspare Spatuzza quando disse: ‘La Fininvest era un terreno di pertinenza di Filippo Graviano, come se fosse un suo investimento, come se fossero soldi messi di tasca sua’? Le parole di Massimo Ciancimino riportano alla luce anche un’ultima e antica contraddizione di Berlusconi e dei suoi cronisti disciplinati, la più bizzarra: la datazione della nascita di Forza Italia nel 1994 e l’ostinato rifiuto a ricordare che le doglie di quel parto cominciarono nella primavera del 1993 da un’idea covata da Marcello Dell’Utri fin dal 1992. È una rosa di ‘vuoti’ e antinomie che apre spazi al ricatto mafioso. E’ uno stato che dovrebbe preoccupare tutti. Cosa Nostra minaccia in un regolamento di conti il presidente del Consiglio. Ne conosce qualche segreto. Ha con lui delle cointeressenze antiche e inconfessabili. Le agita per condizionarne le scelte, ottenerne utili legislativi, regole carcerarie più favorevoli, minore pressione poliziesca e soprattutto la disponibilità di ricchezze che (lascia intuire) le sono state trafugate. Lo ripetiamo. In questo conflitto - da un lato, una banda di assassini; dall’altro un capo di governo liberamente eletto dal popolo, nonostante le sue opacità - non c’è dubbio con chi bisogna stare. E tuttavia il capo del governo (per sottrarre se stesso a quel ricatto rovinoso) e la magistratura (per evitare che un governo legittimo sia schiacciato da una coercizione criminale che ne condiziona le decisioni) sono chiamati a fare finalmente luce sull’inizio di una storia imprenditoriale e sull’incipit di un romanzo politico. È la seconda ragione di disagio, l’assenza di iniziative politiche e giudiziarie a fronte di denunzie così gravi. Ogni cosa - aggiunge D’Avanzo su LA REPUBBLICA - sembra risolversi in una ‘tempesta mediatica’, in una rumorosa e breve baruffa che scatena per qualche giorno sospetti, furori e controsospetti e controfurori senza che si intraveda non un’evidenza in più che scacci i cattivi pensieri o li renda più fondati, ma addirittura non si scorge alcuna attività in grado di spiegare finalmente come stanno le cose. Il risultato è che ce ne stiamo qui stretti tra la possibilità di avere al governo un paramafioso, un riciclatore di soldi che puzzano di morte e la probabilità che l’uomo che ci governa sia ricattato da Cosa Nostra per qualche passo storto del passato. È un circuito che va interrotto nell’interesse di Berlusconi, del suo governo e del Paese, della sua credibilità internazionale. I modi per chiudere questa storia sono certo laboriosi, forse dolorosi, ma agevoli. La magistratura (per quel che se ne sa, ancora non è stata aperta un’istruttoria) accerti la fondatezza delle testimonianze di Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza - magari evitando di rovesciarle in un’aula di tribunale, prima di una loro verifica. Berlusconi rinunci a scatenare, come d’abitudine, i suoi cani da guardia e faccia finalmente i conti con il suo passato. Non in un’aula di giustizia, ma dinanzi all’opinione pubblica. Prima che sia Cosa Nostra a intrappolarlo e, con lui, il legittimo governo del Paese. È giunto il tempo - conclude D’Avanzo su LA REPUBBLICA - che questo conflitto sia affrontato all’aperto e non risolto nel segreto con un gioco manipolato e incomprensibile che nasconde alla vista il ricatto, i ricattatori, la punizione minacciata, ciò che si può compromettere, un nuovo accordo salvifico”. (red)
 
4. Orenove/4. Accuse troppo mediatiche
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “L’escalation delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino non si ferma. Dopo aver presentato Provenzano - scrive Marcello Sorgi su LA STAMPA - finora considerato il capo della mafia e l’arresto più importante avvenuto nella storia del Dopoguerra, come una sorta di collaboratore occulto dello Stato, in grado di accentuare o allentare la tensione criminale in Sicilia secondo le intese o i dissensi con diversi governi, e dopo aver descritto il senatore Dell’Utri come nuovo interlocutore della mafia e nuovo canale di comunicazione con lo Stato, molto più efficiente di Andreotti, ieri ha detto più o meno che la mafia fu cofondatrice di Forza Italia nel ‘94 e sperava, con questo, di risolvere finalmente i suoi problemi. La tesi del giovane Ciancimino è che la mafia, nel passaggio tra Prima e Seconda Repubblica, si sarebbe dedicata alle stragi, per convincere i nuovi arrivati alla guida del Paese che solo in accordo con Cosa Nostra avrebbero potuto governare tranquillamente. Questa ed altre rivelazioni - tali, e fatte con tale candore, da far arricciare il naso anche ad esperti mafiologi e a magistrati che hanno rischiato la vita nella lotta contro la mafia -, da un mesetto circa il giovane Ciancimino le sta centellinando in un’aula di giustizia del tribunale di Palermo che ospita il processo contro il generale Mori, ufficiale dei Carabinieri accusato di aver trattato un armistizio tra i boss e lo Stato. Il tenore delle dichiarazioni di Ciancimino - prosegue Sorgi su LA STAMPA - va in crescendo. Il giovane sostiene che il padre, già sindaco di Palermo, amico di Provenzano e in affari con lui, prima di morire, lo mise al corrente di tutti i suoi segreti. Varie volte al giorno una parte della testimonianza del figlio viene anche trasmessa in tv, e in certi momenti Ciancimino ricorda l’Alì Agca che, nei numerosi processi che subì per l’attentato al Papa, in diretta televisiva annunciava continuamente la fine del mondo. La domanda che sorge spontanea di fronte alla performance del giovane Ciancimino è se prima di farlo parlare in aula, e di conseguenza in televisione, di cose così gravi, non sarebbe stato il caso di ascoltarlo in un ambito più ristretto, anche per poter approfondire le sue accuse prima di portarle in giudizio. Col processo Andreotti in fondo abbiamo già vissuto a lungo nel dubbio di essere stati governati per quarant’anni da un capomafia. Poi, per fortuna, dopo sette anni il dubbio è stato sciolto. Non vorremmo ora ricominciare a temere che negli ultimi quindici, su un totale di sessant’anni di democrazia repubblicana, la mafia con Berlusconi avrebbe ripreso il sopravvento. E magari - conclude Sorgi su LA STAMPA - dover aspettare un altro decennio per sapere che non era vero”. (red)
 
5. Orenove/5. L’oltraggio impunito
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “A essere scandalose - scrive Paolo Granzotto su IL GIORNALE - non sono le parole di Massimo Ciancimino, lo scandalo risiede nel fatto che quelle parole gliele si facciano pronunciare nel corso di un procedimento giudiziario che nulla ha a che vedere con Berlusconi, Dell’Utri o Forza Italia. Scandaloso è che non si sia fatto tacere il ‘dichiarante’, incriminandolo per oltraggio alla giustizia e all’intelligenza dei componenti la Corte. Nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone si stanno giudicando il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento a Cosa Nostra per la mancata cattura, nell’ottobre del ‘95, del boss mafioso Bernardo Provenzano. Cosa c’entra, dunque, la fondazione di Forza Italia? E come fa una Corte a non respingere per evidente assurdità, per palese farneticazione la ‘rivelazione’ che Forza Italia fu il frutto della trattativa tra lo Stato e la mafia? Lo Stato rappresentato da chi, dal primo ministro Ciampi? Dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro? Traendo dal cilindro i suoi conigli - cose dette o fatte dal padre; copie se non addirittura bozze di papelli e pizzini; una lettera scritta da Provenzano ma elaborata dal padre Vito e alla quale manca il destinatario, che però il ‘dichiarante’ assicura fosse destinata a Marcello Dell’Utri e ‘per conoscenza’ - per conoscenza! - a Silvio Berlusconi; memorie relative al disastro di Ustica; figure di ambigui agenti dei servizi segreti - Massimo Ciancimino non fa mistero di voler dar corpo all’immagine di un Silvio Berlusconi mafioso a tutto tondo. Ciò che gli è lecito fare, salvo poi doverne pagare le inevitabili conseguenze penali. Ma non in un’aula dove si dibatte sulle accuse mosse a Mori e a Obinu, non in un’aula dove la ricerca della verità è indirizzata alla presunta collusione dei due imputati con Cosa Nostra, non alle origini di Forza Italia. E’ lecito chiedersi - prosegue Granzotto su IL GIORNALE - perché ciò sia stato consentito a Massimo Ciancimino, non un pentito, un collaboratore di giustizia, non un teste, ma un ‘dichiarante’, figura dai contorni non ben definiti e proprio per questo circoscritti di volta in volta, secondo l’interesse e la disposizione d’animo. E’ poi doveroso chiedersi perché la Corte, una volta ascoltate le sorprendenti rivelazioni di Ciancimino non ne abbia subito fatto notare la palese contraddizione con quelle che il ‘dichiarante’ giusto l’estate scorsa: ‘Io a Silvio Berlusconi mafioso non ci credo. Né papà mi ha mai detto qualcosa al riguardo. Glielo chiesi tre o quattro volte, e rispose sempre allo stesso modo: ‘E’ fuori da tutto’. Per certo so che Berlusconi era piuttosto una vittima della mafia. Forse qualcuno intorno a lui, magari del suo più stretto entourage, può aver avuto contatti con Cosa Nostra millantando amicizie e mandati del Cavaliere, muovendosi in suo nome e per suo conto, senza che Berlusconi lo sapesse. Papà aveva solo delle perplessità su alcuni personaggi...’. È noto che la magistratura - e ciò va a suo onore - non lascia nulla al caso. Ma riempie faldoni su faldoni di atti, documenti, informative, copie conformi, carte bollate, verbali eccetera su ogni soggetto implicato nella causa in corso (e anche non in corso, se è per questo). Possibile che mancasse quell’intervista rilasciata da Massimo Ciancimino? Non lo crediamo ragionevole: non si prende in mano un ‘dichiarante’, non gli si offre la platea di un’aula giudiziaria affollata di cronisti senza prima passarlo ai raggi X. Non resta quindi da pensare o a un governo alla carlona dei pentiti e dei ‘dichiarante’, e allora si fa impellente una legge che ne regoli la gestione. O a una precisa volontà di cogliere l’occasione per coinvolgere in un processo di mafia il presidente del Consiglio. E farlo apparire, ancorché per bocca di un Ciancimino poco credibile perché pronto a cambiare opinione e verità, mafioso anch’esso. Tertium non datur”, conclude Granzotto su IL GIORNALE. (red)
 
6. Orenove/6. Una provocatoria buffonata
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Le incredibili dichiarazioni di Massimo Ciancimino - scrive IL FOGLIO in uno degli editoriali a pagina 3 - rendono sempre più paradossale un’inchiesta che si dovrebbe limitare ad appurare dati di fatto su eventuali comportamenti sleali da parte di un alto ufficiale dei carabinieri. Fanfaronate, ritorni improvvisi di una memoria che funziona a singhiozzo, esibizione di pezzi di carta che possono provare, tutt’al più, la megalomania di qualche capo mafioso si intrecciano in una ricostruzione torbida e provocatoria che ha i tratti prevalenti dell’opera buffonesca. Che cosa si riprometta Ciancimino da questa reiterata recitazione di una sceneggiata a soggetto non è chiaro, e per la verità non è neppure molto interessante. Invece bisognerebbe cominciare a chiedersi per quale ragione la procura palermitana insista nell’usare in un procedimento pubblico le dichiarazioni così palesemente infondate o maliziose di questo ‘dichiarante di giustizia’. Qui l’accento si sposta dalla buffonata alla provocazione. Com’è noto - prosegue IL FOGLIO - la magistratura non ha emesso alcun avviso di garanzia nei confronti di Nicola Mancino e di Virginio Rognoni, registi secondo Ciancimino della trattativa con la mafia, e neppure a quel che sembra nei confronti di Silvio Berlusconi, che sempre secondo l’attendibile dichiarante avrebbe fondato Forza Italia per fare un favore a qualche boss, salvo poi far approvare ed eseguire i provvedimenti più severi contro la criminalità organizzata. Se le procure non agiscono contro gli accusati da Ciancimino significa che non dispongono di indizi che le rendano attendibili. Allora perché continuano a farlo parlare e straparlare di queste cose e in questo modo? Un eurodeputato dell’Italia dei valori, Pino Arlacchi, arriva a sostenere che quelle di Ciancimino ‘sono parole che non giovano altro che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti’. Insomma se Berlusconi non è il mandante delle stragi mafiose, almeno deve essere il mandante di Ciancimino jr e delle sue farneticazioni. Perché screditare il presidente del Consiglio è lecito, mentre screditare i pentiti bugiardi naturalmente non lo è”, conclude IL FOGLIO. (red)
 
7. Orenove/7. Siamo ostaggio dei processi-farsa
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Fosse una commedia, potremmo titolarla: ‘Il figlio del mafioso’. Invece - osserva Davide Giacalone su LIBERO - si tratta di una storia vera, che si potrebbe così riassumere: ‘Processo con il morto’. La prima racconta di un mafioso che non ha mai parlato, non ha mai collaborato, s’è fatto la galera, ma ha taciuto. Non ha fatto in tempo a morire che il di lui figliuolo, nell’assurdo presupposto d’essere il depositario dei segreti patemi, s’è messo a parlare con tutti. La seconda, invece, documenta la follia di un sistema processuale che consente ad un signore, Massimo Ciancimino, al solo scopo di conservare la più parte possibile dei soldi, raggranellati, dal padre, in una vita di disonesto lavoro, di aprir bocca e spararle grandi come montagne, appagando la fantasia narrativa delle procure. Il guaio, in tutti i casi, è un potere legislativo inerte, che s’impalla sul processo breve e lascia intonso il processo farsa. Se non vivessimo nel regno della malagiustizia, governato dalla politicizzazione e dall’approssimazione, ci si chiederebbe: chi è Massimo Ciancimino? Un collaborante, un pentito, un teste spontaneo? Risulta indagato, imputato per reati connessi? Su quanti tavoli giudiziari sta giocando? Sembra che il reato consista nel chiederlo. Eppure le cose che dice sono la versione ben vestita delle minchionerie di Spatuzza, dalle quali risulta che l’Italia d’oggi è governata da uno che s’è accordato con i mafiosi. Solo degli incoscienti possono credere che una tale falla sia otturabile con la non processabilità di chi guida il governo. Da sedici anni gli italiani votano una creazione della mafia. L’aula di giustizia è divenuta un palcoscenico, nel quale s’interroga il morto e s’esibisce l’orfano del mafioso, mentre sul banco degli imputati siedono i servitori dello Stato. Ma vi rendete conto? Per carità, capisco che se s’indaga sui liquami è necessario star ad ascoltare la spazzatura, ma, almeno, si pongano delle condizioni chiare: alla prima fesseria che racconti, alla prima bugia, alla prima volta che mi meni per il naso, la paghi per tutte e la paghi per sempre. Qui, invece - prosegue Giacalone su LIBERO - si riconosce a dei rifiuti dell’umanità il diritto di dire quel che pare loro, senza pagare dazio. I mafiosi mi fanno schifo, sono dei disonorati. Ma, a sentire questo fighetto della deposizione, si sarebbero accordati con Silvio Berlusconi perché fosse garantita loro l’impunità. Sarebbero anche dei deficienti, pertanto. Sono sedici anni che Berlusconi tenta di assicurarla a se stesso, l’impunità, senza riuscirci, e secondo quello l’avrebbe promessa ad una banda d’assassini. Ricoveratelo, lui e quelli che gli vanno appresso. Nell’accordo, dice il Ciancimino mal riuscito, erano compresi l’amnistia e l’indulto. Solo che la prima non s’è fatta e il secondo l’ha fatto la maggioranza di sinistra, governante Prodi. E questo è niente. Dice che un paio di soggetti non identificati gli avevano detto, a nome dello Stato, di starsene tranquillo, tanto non sarebbe mai stato processato e le cose da lui fatte, per conto del padre, sarebbero state coperte dal segreto per almeno trent’anni. E che tifa, l’esibizionista? Rilascia un’intervista a Panorama, dando l’avvio a ricostruzioni fantasiose e deposizioni velenose. Quelli gli garantiscono il segreto e lui parla con un giornalista. Se pensa che ci si possa credere, lo querelo per insulto all’intelligenza. La mafia chiese per mano di Bernardo Provenzano, sostiene, che Berlusconi mettesse a disposizione le reti televisive. Ma certo, è normale: tutti i mafiosi sperano di andare all’isola dei famosi ed essere fermati per strada, con richieste d’autografi. Peccato che in quegli anni le televisioni di Berlusconi, dal punto di vista politico, erano effettivamente al servizio di un’operazione giudiziaria: Mani Pulite. Ne vogliamo parlare? Con quell’operazione si fece crollare il mondo politico che aveva difeso Giovanni Falcone, e si consegnò la procura di Palermo a chi lo aveva avversato. Di che riflettere, ma senza ascoltare Ciancimino, che è solo un depistatore interessato. ‘Forza Italia è il frutto delle trattative fra lo Stato e cosa nostra, dopo le stragi del’92’. Ipse dixit. Già, e perché babbino chiedeva di parlare con Luciano Violante?Perché lo stesso Violante è dovuto correre in procura a raccontarlo, ma con quindici anni di ritardo? E ammesso che i carabinieri di Mario Mori si fossero prestati, facendo da tramite fra Berlusconi e la mafia, quale sarebbe il risultato della bella pensata, a parte l’accusa d’essere mafiosi a loro volta? In un Paese serio non si consentirebbe di trascinare la bugia e la nebbia sulle ragioni che portarono alla morte di Falcone e Paolo Borsellino, salvo processa re i carabinieri che collaboravano con loro. Non si consentirebbe a comprova ti delinquenti di tenere sotto ricatto la politica. Non si consentirebbe l’impunità - conclude Giacalone su LIBERO - a chi usa il proprio sangue criminale per calunniare gli altri e assicurarsi il malloppo. Quel Paese non è l’Italia, per le mille ragioni che qui continuiamo a ricordare, sempre inascoltati, perché la scena pubblica difetta di coraggio, di schiene dritte, di parole schiette, di gente che non possa essere ricattata. E quelli che ci sono, si fa di tutto per metterli a tacere”. (red)
 
8. Orenove/8. Quel sospetto sul magistrato antimafia
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “È un cuneo - scrive Felice Cavallaro sul CORRIERE DELLA SERA - che si insinua spigoloso all’interno degli apparati antimafia facendo esplodere nuovi veleni fra le cordate dei magistrati. Perché Massimo Ciancimino anche in udienza celia e gigioneggia con i due pubblici ministeri. Addirittura ammicca sui silenzi del passato. E rivela di parlare adesso di papelli e di affari sporchi maturati all’ombra della società Gas ‘perché prima nessuno mi aveva fatto domande’. Con un riferimento abbastanza diretto alla Procura della Repubblica di Palermo quando era guidata da Piero Grasso e Giuseppe Pignatone, quando i due pm d’aula, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, stavano su un fronte dialettico opposto. Erano divisi da strategie giudiziarie diverse gli amici di Grasso e gli eredi di un’area vicina a Giancarlo Caselli. Una querelle antica che rinnova l’immagine forse deformante del ‘palazzo dei veleni’, come veniva indicato il tribunale di Palermo ai tempi di Gaetano Costa e Rocco Chinnici, guardinghi nel parlare in ascensore, diffidando di qualche collega, ovvero quando il primo presidente doveva mediare fra Domenico Sica e Giovanni Falcone con finte tregue e brindisi di facciata. Adesso irrompe sulla scena Ciancimino junior puntando il dito contro Giusto Sciacchitano, un ex sostituto di Palermo che dal 1993 sta alla Direzione nazionale antimafia e che lavora accanto a Grasso, frattanto divenuto capo della Dna di via Giulia a Roma. Eccolo il rampollo di ‘don’ Vito Ciancimino pronto a sostenere che sarebbe stato Sciacchitano a spingerlo a tacere sugli imbrogli legati alla ‘Gas’. Una società inventata dal padre con un professore di Economia, Gianni Lapis, uno stuolo di soci occulti e il defunto Ezio Brancato la cui figlia ha sposato il primogenito di Sciacchitano. La querela è pronta e il magistrato s’è affidato al presidente dell’Ordine di Palermo, l’avvocato Enrico Sanseverino, drastico: ‘Questa Procura recepisce ontologicamente tutti i peggiori veleni’. Ma Ciancimino - prosegue Cavallaro sul CORRIERE DELLA SERA - coglie l’occasione per trasformarsi in un ariete quando giura che Sciacchitano gli avrebbe fatto sapere di star tranquillo tacendo sull’accusa di riciclaggio: ‘Perché così ne avremmo tratto beneficio visto che lo stesso Sciacchitano era in buoni rapporti con la Procura di Palermo che conduceva l’inchiesta’. Un modo per sconfessare ai magistrati di oggi i colleghi di ieri. Anche su papelli e lettere a Berlusconi e Dell’Utri, implacabile per spiegare il suo giro di boa: ‘Nessuno mi faceva domande... E un capitano dei Servizi mi disse che non mi avrebbero mai chiesto nemmeno di una carta Sim, di Berlusconi e Dell’Utri...’. Esplode allora l’amarezza di chi quelle domande sostiene di averle fatte in verbali acquisiti al processo d’appello contro lo stesso Ciancimino. A cominciare da Grasso che preferisce ‘non rispondere né a Ciancimino né ai giornali’. Come Pignatone, oggi a Reggio Calabria, nel 2005 alla guida del gruppo che interrogò Ciancimino. Con lui un aggiunto e tre sostituti, fra i quali Roberta Buzzolani, netta nel ricordo: ‘Il 10 ottobre del 2005 davanti alle nostre domande, compresa quella su un assegno di Berlusconi ‘anche con riferimento ai rapporti con il senatore Dell’Utri’, si avvalse della facoltà di non rispondere’. Forse per questo Schiacchitano parla di ‘volgare menzogna’ e chiede di non finire nel tritacarne dei veleni palermitani: ‘Che c’entro io con quella società? Mio figlio, dopo la morte di Brancato, sposò la figlia da cui si è poi separato con una pesante vertenza civile’. Il procuratore Francesco Messineo, oggi affannato mediatore delle cordate interne, tranquillizza: ‘Tutto sarà valutato presto e bene’. Ma c’è già chi sventola il verbale del 2005 che ieri nel bunker dominato da Ciancimino nessuno ha ricordato. Una omissione, per chi lo interrogò. Un imbarazzo - conclude Cavallaro sul CORRIERE DELLA SERA - per chi deve pesare la parola di un Ciancimino e quella di tanti magistrati”. (red)
 
9. Orenove/9. Esperti dell’Idv: affermazioni inattendibili
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Cautela. Ciancimino jr dice cose ‘non dimostrabili’ e ‘in attesa di riscontri’. E non è neanche un pentito. Il figlio di don Vito sta ancora parlando di Forza Italia come frutto di una trattativa tra Stato e Cosa Nostra - scrive Virginia Piccolillo sul CORRIERE DELLA SERA - mentre Antonio Di Pietro dichiara che ‘se fossero vere’ quelle cose il governo sarebbe ‘paramafioso’. Ma nel suo partito c’è chi invita alla prudenza. Il primo a mettere in guardia è Pino Arlacchi. Amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ex sottosegretario generale Onu e direttore dell’ufficio prevenzione crimine delle Nazioni Unite, ora eurodeputato Idv, Arlacchi trova ‘paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia ‘ . Per lui Ciancimino è ‘inattendibile’ e la nascita di Forza Italia ‘è stata una operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo’. ‘La presunta trattativa tra Stato e mafia non c’entra nulla’. Per Arlacchi Ciancimino jr ‘ha una posizione giuridica interessata’. E, rimarca l’eurodeputato, ‘proprio Di Pietro, che ha avuto a che fare con casi molto delicati, sa che queste dichiarazioni vanno prese con grande prudenza’. Per Arlacchi ‘sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale’. ‘I pentiti non c’entrano un tubo perché Ciancimino non lo è, ma la cautela ci vuole (e infatti Di Pietro dice ‘se’ fossero vere)’, chiarisce l’Idv Luigi Li Gotti. ‘Da avvocato di pentiti ne ho sentiti parlare molti. Anche di livello molto alto. Ma queste cose non le ho mai sentite’, aggiunge. Secondo Li Gotti - prosegue Piccolillo sul CORRIERE DELLA SERA - Ciancimino parte da ‘un fatto vero, ma locale’: ‘La nascita di Forza Italia in Sicilia fu viziata da collusioni tanto che il primo circolo del partito venne sciolto per infiltrazioni’. Ma, avverte: ‘Estendere questa visione a tutta l’Italia mi sembra troppo esasperato. Si tratta di riscrivere tutta la storia d’Italia’. Per Li Gotti Ciancimino ‘mischia cose vere a tantissime cose impossibili da dimostrare e difficili da digerire’. Per lui occorre ‘una attentissima frenata. E andare molto, molto cauti’. Anche Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, evita giudizi affrettati: ‘Sono cose che lasciano sbigottiti. Affermazioni di una tale pesantezza che mi sembra più che doveroso sospendere ogni commento e lasciare che sia il magistrato a valutare sia la credibilità di Ciancimino jr, sia i riscontri documentali che lui presenta’. Da avvocato Felice Belisario affronta le dichiarazioni di Ciancimino senza ‘dare nulla per scontato’. ‘Non sono i partiti politici che devono emettere le sentenze’ spiega. ‘Anche se sono cose abbastanza gravi da dover essere approfondite dai magistrati. Non bisogna scandalizzarsi, né prendere tutto per oro colato. La giustizia deve fare il suo corso. Tutto va verificato’. Concorda - conclude Piccolillo sul CORRIERE DELLA SERA - il vicepresidente della Commissione giustizia alla Camera, Federico Palomba: ‘Ho fiducia che la magistratura accerterà con rigore le dichiarazioni di Ciancimino. Credo che sia meglio attendere i riscontri’”. (red)
 
10. Orenove/10. Mori: “Non è più il mio processo”
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Dopo tre ore che si parlava di Dell’Utri e Berlusconi, di magistrati che non farebbero domande e di presunti rapporti con Ciancimino, di trattativa e società Gas, l’imputato eccellente esce dall’aula e il generale Mario Mori - riporta il CORRIERE DELLA SERA - fa due passi nel corridoio del bunker dell’Ucciardone dove vent’anni fa controllava il buon andamento del primo maxi processo. Adesso è disorientato: ‘Non sembra nemmeno il mio processo...’. E come un insegnante pronto a correggere i compiti ha la sensazione che l’accusa vada fuori tema. Già, lui è imputato di favoreggiamento a Provenzano per la mancata cattura del ’95 a Mezzojuso. ‘Qui si parla di tutto, ma non di quella vicenda...’. È solo uno sfogo determinato dalla rabbia di vedere trionfare per una mattina la rivisitazione della storia secondo la visione di Ciancimino junior. Perché se dipendesse da Mori forse al ‘dichiarante’ non lascerebbe tanto spazio. ‘Non si tratta di limitare la libertà di parola. Ma un processo dovrebbe essere fatto con domande precise, non con valutazioni ad ampio raggio...’. Se dipendesse dal generale che per ora si occupa della sicurezza del sindaco di Roma? ‘Farei domande secche. Per esempio: ha assistito a dialoghi fra Mori e suo padre? Ovvero: può dimostrare che Provenzano ha fatto arrestare Riina? Insomma, domande precise alle quali potere rispondere sì o no’. Poi torna in aula, ascolta infastidito e attende la prossima udienza per il contrattacco: ‘Ho scritto 40 pagine. Le leggerò. Il contenuto? Non lo conoscono nemmeno i miei legali. Sì, sono un po’ l’avvocato di me stesso’”. (red)
 
11. Orenove/11. Il groviglio giudiziario
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Il menù l’ha riassunto ieri Giannelli, nella sua vignetta sul Corriere: legittimo impedimento, immunità parlamentare, processo breve, Lodo bis. E per chi non fosse sazio - scrive Giovanni Bianconi sul CORRIERE DELLA SERA - ci sono le riforme ‘congelate’, come la nuova disciplina delle intercettazioni telefoniche e le modifiche al codice di procedura penale. Investita da una sorta di bulimia da provvedimenti legislativi in tema di giustizia, a nemmeno due anni dal suo inizio la legislatura è già satura di proposte di riforma che si sovrappongono una all’altra e alimentano un dibattito che puntualmente si tramuta in scontro, senza che sullo sfondo appaia nemmeno la sagoma di un progetto unitario. Si presenta un disegno di legge mentre se ne approva un altro, ma poi l’iter viene interrotto a metà strada per passare a un terzo, mentre sui giornali si discute di un quarto che ancora non è neanche partorito in bozza. Con simile groviglio non si va lontano. E poiché la bulimia è aumentata dopo la cancellazione da parte della Corte costituzionale del Lodo Alfano che impediva di processare le più alte cariche dello Stato, il sospetto che anziché cercare di rimediare ai guasti strutturali del sistema si rincorra la cronaca giudiziaria (in particolare quella che riguarda il presidente del Consiglio) acquista una certa fondatezza. Per esempio - prosegue Bianconi sul CORRIERE DELLA SERA - suona strano che solo dopo quella bocciatura la maggioranza abbia improvvisamente deciso di rendere più rapidi i tempi della giustizia. In poche settimane è stata ideata e approvata dal Senato una riforma chiamata ‘processo breve’ che ha provocato non solo le proteste di opposizione e magistrati, ma pareva poco digeribile anche dal Quirinale; e siccome nel frattempo la Camera ha dato il via libera al ‘legittimo impedimento’ che torna ugualmente utile alla sospensione dei dibattimenti del premier, il ‘processo breve’ è finito su un ‘binario morto’ per ammissione di Gianfranco Fini, terza carica dello Stato e autorevole esponente della coalizione di governo. Dov’era allora l’esigenza di intervenire con tanta fretta per rimediare alle lentezze della giustizia? La stessa cosa è accaduta con la riforma delle intercettazioni telefoniche, che un anno fa sembrava la prima emergenza nazionale ma di cui, dopo il ‘sì’ della Camera arrivato prima dell’estate scorsa, non s’è più parlato. Per contro, si dibatte con sempre maggiore insistenza di ritorno all’immunità parlamentare e riproposizione del Lodo Alfano per via costituzionale, sebbene sul primo punto ci sia soltanto una proposta presentata autonomamente da parlamentari di entrambi gli schieramenti e sull’altro manchi ancora un testo compiuto. Tutto questo non giova alle innovazioni di cui il sistema-giustizia avrebbe bisogno, ma di cui non si discute. Sarebbe invece il caso - conclude Bianconi sul CORRIERE DELLA SERA - di affrontare in maniera costruttiva almeno quegli argomenti (come ad esempio il ripristino delle autorizzazioni a procedere, se proprio lo si vuole, seppure con le dovute correzioni rispetto al passato) sui quali l’opposizione ha mostrato disponibilità e la magistratura s’è chiamata fuori. Per vedere se davvero è possibile arrivare a riforme condivise come auspicato dal presidente della Repubblica. E per mettere fine al groviglio di provvedimenti legislativi che non affrontano i problemi di fondo, e anzi finiscono per ostacolarne la soluzione”. (red)
 
12. Orenove/12. Cav. apprezza proposta Violante ma rifiuta scambio
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Immunità parlamentare o lodo Alfano costituzionale? Il Guardasigilli Angelino Alfano - scrive Salvatore Merlo su IL FOGLIO - ha spiegato che il governo intende fare marciare parallelamente entrambi i provvedimenti. Eppure il Pdl, o forse per meglio dire, Silvio Berlusconi, è più incline alla prima soluzione. Il Cav. considera l’ipotesi del lodo bis come una cartuccia di riserva nonostante tutti nella sua cerchia siano coscienti della maggiore difficoltà, non solo tecnica, che comporterebbe l’iter costituzionale per la reintroduzione dell’articolo 68 o di una norma simile. Tanto che Maurizio Gasparri, uno che conosce bene il Palazzo e le sue inerzie, dice: ‘E’ presto per dirlo, bisogna aspettare il risultato delle regionali. Ma, se dovessi scommettere adesso, alla fine il risultato non sarà l’immunità parlamentare’. Chissà. D’altra parte il lodo che sospende i processi è una norma più snella la cui approvazione, anche costituzionale, sarebbe più rapida. Una tentazione. Tuttavia chi consiglia il premier gli suggerisce di non far cadere nel vuoto i recenti segnali di apertura provenienti dal Pd ma anche dal Csm, dal Quirinale e dal cofondatore del Pdl Gianfranco Fini. Come dice Gaetano Pecorella: ‘Non c’è norma sulla sospensione dei processi che possa essere paragonata, o per meglio dire che offra efficaci garanzie contro il fumus persecutionis, come l’immunità parlamentare’. L’apertura manifestata ieri sulle colonne del Corriere della Sera da Luciano Violante, incaricato di Massimo D’Alema per il dossier giustizia, accompagnata da un segnale altrettanto favorevole alla reintroduzione dello scudo per gli eletti lanciato dal vicepresidente del Csm Nicola Mancino su Repubblica, sono state ovviamente notate a Palazzo Chigi che le ha accolte con piacere; ancorché con cautela. Violante (come aveva già sostenuto l’avvocato di Fini, Giulia Bongiorno), ha collegato la reintroduzione di uno scudo all’opportunità di rivedere la vigente legge elettorale. Un accostamento - prosegue Merlo su IL FOGLIO - non del tutto peregrino, secondo questa logica: se i parlamentari vengono eletti con liste bloccate, il loro grado di rappresentanza si riduce e ha meno senso proteggerli con l’immunità. La proposta del Pd sembra dunque uno scambio: immunità per legge elettorale. Fini è favorevole a ripristinare le preferenze, ma sarebbe disponibile anche a rinunciare alla propria vecchia idea presidenzialista per acconciarsi a quel sistema tedesco gradito ai Massimo D’Alema e ai Pier Ferdinando Casini? Improbabile, visto che a breve si prepara a rilanciare alla grande, con la propria fondazione Fare- Futuro, il sistema semipresidenzialista alla francese. E i berlusconiani che cosa pensano? Credono che la proposta di Violante non sia accettabile, se sottende la richiesta di un ritorno al proporzionalismo puro. Dice Gasparri: ‘Mi sembra, diciamo così, decisamente singolare’. Anche ambienti vicinissimi al premier spiegano che dal bipolarismo a vocazione presidenziale non si torna indietro. Ma aggiungono pure apprezzamento per le parole di Violante le quali, al di là della proposta sul sistema elettorale, rappresentano ‘un segnale positivo’ da non far cadere nel vuoto. ‘Sistema elettorale e immunità stanno su due piani diversi’, spiega Pecorella, che aggiunge: ‘Posto che la reintroduzione delle preferenze è cosa auspicabile, la proposta di uno scambio tra riforma elettorale e immunità mi sembra impraticabile. Sono materie che non si armonizzano. L’immunità è dovuta alla funzione politica, non al sistema attraverso il quale il singolo parlamentare viene eletto’. Come andrà a finire? Il centrodestra - conclude Merlo su IL FOGLIO - deve prima di tutto approvare in Senato la norma sul legittimo impedimento, poi incardinerà i due progetti di legge costituzionale su immunità e lodo. Restando con l’orecchio teso”. (red)
 
13. Orenove/13. D’Ambrosio: “Sì processi sospesi, ma per un mandato”
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “‘Tornare all’autorizzazione a procedere non si può... Però, se proprio si deve fare una scelta in questa direzione, si dia la possibilità di sospendere i processi, con relativo blocco della prescrizione. Serve comunque un paletto: un parlamentare può chiedere la sospensione del giudizio per l’intero mandato ma poi, se vuole ricandidarsi, deve prima risolvere i suoi problemi con la giustizia’. Il senatore Gerardo D’Ambrosio (Pd), ex procuratore di Milano, queste cose le ha in parte scritte nel 2005 nel libro ‘La Giustizia ingiusta’ in cui sollecitava una normalizzazione dei rapporti tra politica e magistratura: ‘Altrimenti, come continua ad accadere puntualmente, a rimetterci è il Paese, l’amministrazione della giustizia e, quindi, tutti i cittadini’. Giulia Bongiorno (Pdl) ha proposto il ritorno a un’‘immunità rigorosa’, con molti paletti. Potrebbe essere questo il punto di intesa con il Pd? ‘Mi sembra un passo in avanti - risponde D’Ambrosio al CORRIERE DELLA SERA - perché io troppo spesso sento parlare di nuovo di autorizzazione a procedere, come se in Italia non avessimo già fatto un’esperienza estremamente negativa di questo tipo’. A proposito di quell’esperienza, nel ’93, alla Procura di Milano, vi colse di sorpresa l’iniziativa parlamentare che poi portò alla riforma dell’articolo 68 della Costituzione? ‘Devo dire che ci fu molto stupore da parte nostra perché, dopo anni in cui il Parlamento ci diceva sempre no, le autorizzazioni a procedere chieste dalla Procura di Milano furono tutte concesse. Tutte, tranne una che riguardava Craxi’. Ora il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e Luciano Violante del Pd pongono come condizione una maggioranza qualificata per negare l’autorizzazione a procedere. Funzionerà? ‘Io propongo una cosa diversa rispetto alla vecchia autorizzazione a procedere. Le indagini preliminari, che non devono essere usate contro il parlamentare, vanno avanti in ogni caso ma poi chi è incriminato, e rinviato a giudizio, può chiedere all’udienza preliminare la sospensione dell’esercizio dell’azione penale. In questo modo il processo viene differito fino alla fine del mandato parlamentare’. La sua sarebbe un’immunità reiterabile per più mandati? ‘No. Se il parlamentare che chiede la sospensione non risolve i suoi problemi con la giustizia non può ripresentarsi alle elezioni successive’. Questo significa che, prima di potersi ricandidare, il parlamentare-imputato deve attendere l’esito di una sentenza definitiva? ‘Magari, nell’ultimo anno di legislatura, si può ipotizzare una corsia preferenziale per i processi sospesi. Se si fanno le udienze tutti i giorni, il processo si conclude in tempi brevi’. Il ministro Alfano prevede che il Pdl porterà a casa sia il lodo sia l’immunità. E una previsione realistica? ‘Probabilmente il lodo non si farà con la maggioranza dei due terzi e quindi si andrà al referendum’. Se non si trova un’intesa sull’immunità si produrrà un danno per il Paese? ‘Il danno si vede tutti i giorni. Perché ci si preoccupa di questi problemi ma non della disoccupazione, dell’economia e del funzionamento della giustizia’”. (red)
 
14. Orenove/14. Caos-processi, 160 mila fascicoli senza giudice
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Le chiamano, con un eufemismo, ‘sedi scoperte’: sono le procure da cui i magistrati fuggono appena possono. Al Consiglio superiore della magistratura - scrive Francesco Grignetti su LA STAMPA - dove sovrintendono al buon funzionamento della giustizia, sono consapevoli che il problema è esplosivo. Le peggiori situazioni sono in Sicilia: a Enna, assenti 4 sostituti procuratori su 4 in organico, scopertura del 100 per cento; lo stesso accade a Nicosia (distretto di Caltanissetta), a Mistretta (Messina) e a Sciacca (Palermo). Ma siccome i reati non stanno lì ad aspettare i tempi delle nomine e dei concorsi, le denunce dei cittadini fioccano ugualmente, e le forze dell’ordine fanno egregiamente il loro lavoro, accade che a Enna siano maturati nel frattempo 2565 fascicoli. Ognuno di essi nasconde una storia noir. Meriterebbero un’indagine e, forse, un processo. Ma tutti quanti i 2565 fascicoli di Enna, al momento, sono ‘senza titolare’. Così i 1100 di Nicosia, i 652 di Mistretta e i 2400 di Sciacca. Grottesco. Risultati meno catastrofici, ma pur sempre clamorosi, vengono poi dal Nord. A Brescia mancano 6 sostituti su 21 in organico, pari a una scopertura del 28 per cento, ma siccome nel frattempo sono sopravvenuti 24 mila fascicoli, significa che ce ne sono circa 7 mila senza titolare. A Bolzano, con il 60 per cento dei posti vacanti - mancando 6 procuratori su 13 previsti - ci sono 6100 fascicoli scoperti. E a Bergamo, con una scopertura del 31 per cento, i procedimenti in cerca d’autore sono 5619. In tutto, 158 mila procedimenti sono senza titolare. E sono 215 i magistrati assenti dalle procure. ‘Questi dati - spiega il consigliere Dino Petralia, eletto al Csm in rappresentanza della corrente Movimenti Riuniti - sono ovviamente una proiezione virtuale perché, laddove c’è anche un solo magistrato presente, tutti i fascicoli gli vengono intestati’. Ma lo schema - prosegue Grignetti su LA STAMPA - dà l’idea di che razza di carichi di lavoro piombano sul capo dei malcapitati che ancora non sono fuggiti da quelle procure in affanno. Per venire a capo del problema, il governo ha appena emanato un decreto che è all’esame del Senato. Considerando l’emergenza, si prevede la possibilità che il Csm disponga dei trasferimenti d’ufficio e prevede una deroga al divieto di usare ‘giudici ragazzini’, cioè freschi di concorso, per gli uffici di procura. La deroga però è limitata a 300 posti e non è immediatamente spendibile: bisognerà attendere il marzo 2011 perché il concorso finisca e si conoscano i nomi dei vincitori. Di qui molti dubbi. Che cosa accadrà nel frattempo? Secondo Petralia, una soluzione potrebbero essere dei trasferimenti temporanei, detti ‘applicazioni’, che permetterebbero di coprire i vuoti in organico per sei o dodici mesi. Il tempo necessario in attesa dei rinforzi. ‘Il decreto - dice a sua volta Cosimo Maria Ferri, componente del Csm per la corrente Magistratura Indipendente - è un buon punto di partenza. Dimostra come l’allarme lanciato dalla magistratura sia stato recepito e non era scontato vista la conflittualità di quest’ultimo periodo. Il provvedimento, poi, così come emendato alla Camera, è frutto del dialogo nel rispetto dei ruoli reciproci tra magistratura e politica, ma servirebbe uno sforzo in più’. Ferri, come tutti i suoi colleghi, non vede di buon occhio i trasferimenti d’ufficio e sa che in passato ogni trasferimento coatto è stato poi bloccato dai Tar. Concorda perciò con Petralia: l’anno che manca potrebbe essere coperto con qualche soluzione transitoria ‘consentendo pure ai giudici di andare in applicazione come pubblici ministeri, per periodi limitati, e provveda alla copertura degli organici. E forse è il caso che si bandiscono nuovi concorsi per colmare il vuoto di organico del 12 per cento, pari a 1.158 posti’. Nelle prossime settimane - conclude Grignetti su LA STAMPA - Magistratura indipendente si farà promotrice di incontri nelle sedi disagiate. ‘Bisogna dare un segnale di vicinanza sia ai cittadini di quelle aree dove mancano i magistrati, sia agli stessi magistrati che ogni giorno si impegnano nel loro lavoro’, dice Ferri”. (red)
 
15. Orenove/15. La “svoltina” di Di Pietro. L’ex pm e i dalemiani
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Pier Luigi Bersani - scrive Maria Teresa Meli sul CORRIERE DELLA SERA - incassa la ‘svoltina’ di Antonio Di Pietro. Al segretario del Pd interessa, oltre all’alleanza stretta quasi dovunque in vista delle regionali, soprattutto il fatto che il leader dell’Italia dei Valori abbia riconosciuto al Partito Democratico il ruolo di fulcro dell’opposizione. Per il resto, Bersani non si fa troppe illusioni. Sa che le mosse di Di Pietro sono quasi obbligate per una serie di motivi che nulla hanno a che fare con un’improvvisa folgorazione garantista dell’ex magistrato. Primo, il leader dell’Idv sa che in prossimità delle elezioni non può fare la parte del guastatore, di colui che rompe il centrosinistra. La sconterebbe con un’emorragia di voti, che, stando ai sondaggi già scarseggiano perché Idv veleggia intorno al 6,5 per cento. E in questo senso non si può dimenticare che già nel 2008, in vista delle politiche, Di Pietro si era riavvicinato al Pd ed era arrivato a promettere a Veltroni che Idv e Pd avrebbero fatto gruppo insieme in Parlamento. Promessa non mantenuta. Ma c’è un secondo motivo dietro le mosse dell’ex magistrato: nel braccio di ferro contro De Magistris che agita la piazza, inevitabilmente Di Pietro doveva giocare su un altro campo e confermare la sua leadership sul partito in altro modo. Ciò detto, per Bersani, che sta tentando pazientemente di tessere una tela di rapporti per creare, come dice lui stesso, ‘una coalizione ampia in grado di battere il centrodestra nel 2013’ va più che bene il nuovo corso del presidente dell’Idv. Ma il segretario del Pd - prosegue Meli sul CORRIERE DELLA SERA - non muta la rotta iniziale. È convinto che è al centro che si gioca la vera partita, coinvolgendo i moderati: ‘C’è ancora molto da lavorare, ma abbiamo tempo’, è suo il motto. Al congresso dell’Italia dei Valori, sabato, quando il segretario del Pd ha parlato, nella delegazione del partito c’era anche il dalemiano Nicola Latorre, che con Di Pietro ha una vecchia consuetudine. Il vice capogruppo a palazzo Madama ha apprezzato ‘la novità della linea politica dell’Italia dei Valori’ e la sua presenza lì non è sembrata casuale. Era a casa di Latorre, nel quartiere romano di Testaccio, che Massimo D’Alema, davanti a un tè e a un vassoio di pasticcini, offrì la candidatura nel Mugello a Di Pietro, nel ’97. Una mossa che rimise in gioco l’ex pubblico ministero, che si era dimesso dal governo Prodi. D’Alema non sprizzava di entusiasmo per il personaggio ma era realista: ‘Se l’alternativa deve essere tra il cabarettista e il poliziotto preferisco quest’ultimo’, disse all’epoca. Dove, ovviamente, per il cabarettista intendeva Berlusconi, mentre il poliziotto era Di Pietro. Andando ancora a ritroso nel tempo si arriva all’anno prima, il ’96. Di Pietro era al ministero dei Lavori Pubblici e il suo sottosegretario-chiave era Antonio Bargone, dalemiano puro, il cui capo di gabinetto era proprio Latorre. Il quale Latorre nega che ora ci sia lo zampino suo o del presidente del Copasir in questo riavvicinamento del leader dell’Italia dei Valori al Partito Democratico. Un riavvicinamento, comunque - conclude Meli sul CORRIERE DELLA SERA - a cui tutti nel Pd guardano con grande prudenza. Come conferma Marco Follini, che osserva: ‘Si tratta di vedere se Di Pietro sarà in grado di mantenere questa posizione sulla distanza, o se, dopo le regionali, tornerà quello di sempre’”. (red)
 
16. Orenove/16. Mossa ambigua che condiziona strategia Bersani
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Il punto interrogativo - osserva Massimo Franco sul CORRIERE DELLA SERA - è se pesi di più la cosiddetta svolta di Antonio Di Pietro, o la sua ipoteca sulla strategia del Pd. La decisione congressuale con la quale il presidente dell’Idv ha formalmente archiviato ‘l’opposizione sterile, di pancia’, è stata accolta come una novità ambigua ma positiva: tanto più dopo le critiche dell’ala più radicale del suo movimento. Ma il fatto che l’annuncio sia arrivato a poche settimane dal voto regionale del 28 e 29 marzo prossimi alimenta il sospetto di un’operazione, appunto, elettorale: un abbozzo di metamorfosi per sottrarre l’Idv all’isolamento e farle prendere più voti. Non è chiaro quali contraccolpi provocherà nei rapporti di forza del centrosinistra. L’ex pm Luigi De Magistris, che si considera un possibile erede di Di Pietro, teorizza un partito deciso a diventare più forte del Pd. La sua insistenza su una politica chiara, perché altrimenti l’Idv perderebbe voti, lascia capire che la nuova politica del leader incontra resistenze. Ma le conseguenze più pesanti si intravedono nel centrosinistra. Se l’asse Pd-Idv regge, promette di bloccare preventivamente le possibilità di confronto col centrodestra sul tema della giustizia. La perentorietà - prosegue Franco sul CORRIERE DELLA SERA - con la quale Di Pietro assicura che Pierluigi Bersani non avallerà mai un nuovo ‘lodo Alfano’ è un indizio preoccupante. ‘Il rapporto strutturato fra Idv e Pd’, secondo l’ex pm, ‘non consentirà la formazione di una maggioranza qualificata in Parlamento’ per approvarlo. Altrimenti, sostiene, verrebbero messi in forse sia Bersani che lo stesso Pd. Ancora Di Pietro attacca il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, per avere dato una disponibilità di principio al ritorno all’immunità parlamentare. La sua strategia prevede la disponibilità ad accordi col centrosinistra in alcune realtà dove pure i candidati sono inquisiti; e la continuazione della politica di sempre a livello nazionale. Così, demonizza Silvio Berlusconi ed il suo governo come ‘piduisti e paramafiosi’. Vuole costringere Bersani a dire di no a qualunque legge che protegga le massime cariche dello Stato. Vuole arrivare ad un referendum e ‘dipietrizzare’ il centrosinistra su una linea agli antipodi rispetto a quella meno estremista scelta per le regionali. Come minimo, la nuova parola d’ordine ‘dall’opposizione all’alternativa’ è contraddittoria. Ma il Pd non ha né il tempo né la voglia di fare le pulci al Di Pietro ‘moderato’. Pensa di usarlo per non dovere consegnare al centrodestra alcune regioni. La discussione è nell’Idv. De Magistris mostra di avere un piccolo drappello di puri e duri, dietro i quali si indovina un elettorato tutto ‘di pancia’, che non gradisce l’accenno di realpolitik dipietrista; e che considera una sconfitta qualsiasi compromesso. La sensazione, però - conclude Franco sul CORRIERE DELLA SERA - è che la minoranza ostile sia funzionale a Di Pietro. Serve per accreditare la sua svolta, e trattare con gli alleati da posizioni di forza”. (red)
 
17. Orenove/17. Borsa e famiglia, Tonino non cambia
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Domenica il Riformista e il Fatto - scrive Maurizio Belpietro su LIBERO - due quotidiani che non hanno nulla in comune, avevano in comune lo stesso titolo di prima pagina: ‘La svolta di Salerno’. Tema: il trattamento riservato al sindaco della città campana durante il congresso dell’Italia dei valori che, a giudizio di entrambi i giornali, rappresenterebbe un cambio di direzione del partito di Antonio Di Pietro. Il ragionamento è più o meno il seguente: se una vecchia volpe come Vincenzo De Luca, nonostante abbia pendenti sulle spalle un paio di processi, viene applaudito dai militanti dell’ex pm e addirittura candidato per il posto di Bassolino, qualcosa sta cambiando. A corroborare l’opinione di Antonio Polito, direttore del Riformista, e Marco Travaglio, sub direttore del Fatto, è poi la frase di Tonino sulla protesta di piazza, la quale non basterebbe più a far cambiare le cose. Di qui l’idea che il mezzadro con la toga si sia imborghesito e si appresti a metter le pantofole, rinunciando alla lotta giudiziaria che lo ha reso famoso e gli ha pure fatto conquistare un posto nel Pantheon della politica nazionale, oltre che uno in Parlamento. In realtà non c’è nessuna inversione di marcia e neppure un pentimento: Tonino resta quello di sempre, un gran furbacchione che sa girare ogni situazione a suo favore, facendosi beffe di tutti, in particolare dei suoi elettori. Per rendersene conto basta analizzare ciò che ha detto dal palco del Marriott e confrontarlo con ciò che aveva dichiarato in passato. Cominciamo con la democrazia interna, quella che più gli veniva rinfacciata perché inesistente. L’altro giorno s’è fatto pure battere su una sua mozione pur di far credere di non essere il padre padrone del partito. Al fondo delle cose, invece il capo resta sempre lui e infatti quando si è trattato di votare c’era solo il suo nome, mica quello dei concorrenti. Anzi: nonostante le promesse il nome è rimasto ben impresso nel simbolo del partito, come a dire: l’Idv sono io. Che poi - prosegue Belpietro su LIBERO - se ci fossero dubbi basta dare un’occhiata alla cassa, quella dei famosi 56 milioni di euro che Di Pietro ha incassato o sta per incassare dallo Stato a titolo di rimborso per le campagne elettorali. Per rispondere alle accuse di chi diceva che l’Italia dei valori è un partito a conduzione familiare, in particolare quando si sfiora l’argomento soldi, l’ex pm aveva promesso di cambiare registro, così da rendere trasparente la gestione del denaro. Invece è tutto uguale a prima e alla fine il rendiconto della gestione continua a esser fatto fra amici e parenti, come se il finanziamento pubblico del partito fosse cosa loro e non dell’organizzazione. Neppure sulla promessa di levarsi di mezzo nel giro di tre anni c’è da far tanto affidamento. Nonostante i giornali l’abbiano interpretata come una gran novità, Tonino l’aveva già annunciata nella primavera del 2006, sull’onda della vittoria di Prodi. Anche allora giurava che più prima che poi avrebbe fatto un passo indietro, ma in realtà sta ancora lì, alla guida del partito. Insomma, quelli del leader dell’Idv sono giochi di parole. Non c’è nessuna svolta, nessuna mutazione genetica. Di Pietro resta Di Pietro, quello di sempre, che finge di andare in pensione quando per lui l’aria si è fatta irrespirabile e rispunta in Parlamento con i voti dei compagni toscani. Uno che vuole lasciare fuori dall’aula gli inquisiti, ma poi candida un imputato sotto processo per concorso in truffa e concussione alla guida della Regione Campania. Uno che sentenzia: ‘Se Ciancimino dice il vero, il governo è paramafioso’. Perché Di Pietro è così. Guai dunque a sottovalutarlo o a pensare che sia un fenomeno in estinzione. Ne sa qualcosa D’Alema che lo candidò nel Mugello pensando di disinnescarlo. Adesso - conclude Belpietro su LIBERO - la bomba ce l’ha in casa, pronta ad esplodere, con effetto ritardato, ma micidiale. Auguri”. (red)
 
18. Orenove/18. Napolitano: su Giolitti nel ‘56 sbagliai
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “‘Quello che si potrebbe ancora riproporre, nel nome di Antonio Giolitti, è l’esigenza di un rapporto più aperto e fecondo tra politica e cultura. Ma anche, sugli esempi preziosi di serietà e misura che diede lungo la sua intera vita, di un’esigenza di moralità nella politica’. Oltre alla tristezza per aver perso un vecchio e caro amico - scrive Marzio Breda sul CORRIERE DELLA SERA - Giorgio Napolitano forse oggi prova soprattutto un più forte senso d’isolamento e di nostalgia ‘per una stagione diversa, nella quale ci si ascoltava e ci si rispettava, tutti, in qualsiasi campo ideologico militassimo’. Giolitti è stato - con Giorgio Amendola - tra le ‘figure di riferimento’ che lo hanno maggiormente segnato e ‘fonte d’ispirazione’ dal punto di vista intellettuale e politico, oltre che per un certo stile nel modo di stare sulla scena pubblica. Segnato al punto che, per il suo esordio da capo dello Stato, il 13 maggio 2006, scelse di andarlo a trovare nella casa di piazza Cairoli, prima ancora d’insediarsi al Quirinale. Spiega adesso: ‘Volli fargli visita subito dopo l’elezione per condividere con lui quel momento cruciale del mio percorso dentro le istituzioni, dopo che ne avevamo condivisi insieme tanti altri, dal dopoguerra in avanti’. Parte da lontano, il racconto del presidente. Da un incontro avvenuto ‘ancora prima che diventassi deputato, nel 1953, in quanto mi occupavo a Napoli del movimento dei Consigli di gestione, di cui Giolitti era un esponente nazionale. La collaborazione tra noi cominciò allora, e proseguì poi alla Camera: io deputato di fresca elezione, lui a Montecitorio ormai da sette anni, dov’era entrato da costituente. Seguimmo fianco a fianco tematiche che ci impegnavano entrambi, come quelle della politica economica e industriale del Mezzogiorno e, più tardi, la discussione dell’importante legge che istituiva le Partecipazioni statali’. Passaggi importanti, nell’apprendistato politico e parlamentare di Napolitano, come pure nel loro sodalizio. Fasi alle quali - prosegue Breda sul CORRIERE DELLA SERA - seguì la clamorosa frattura del 1956. Quando Giolitti condannò l’invasione sovietica dell’Ungheria, ciò che aprì una piccola diaspora nel Pci (i firmatari della famosa ‘lettera dei 101’ indirizzata al Comitato centrale del partito, e non solo loro). ‘Fu un episodio che determinò un lungo tormento autocritico, per me, e il discorso per approfondire quei momenti non può essere troppo sintetico. Di fatto mi espressi, alla tribuna dell’ottavo congresso del Pci, in aperta divergenza con lui. Un errore in cui caddi in quanto mosso anche da un certo zelo conformistico e da una concezione sbagliata di una serie di problemi del socialismo e della democrazia, che fece restare, me e molti dirigenti del partito, sordi davanti alla battaglia di Budapest. Cose che riconobbi pubblicamente e più volte. Dandogli ragione, ad esempio, durante una trasmissione televisiva alla quale partecipammo insieme nel 1986, ai tempi in cui quella polemica retrospettiva si era riaperta a proposito dell’intervento militare sovietico in Cecoslovacchia’. In realtà si erano riconciliati da anni, Napolitano e Giolitti. ‘Rammento una bella occasione d’incontro nel 1961, alla Camera, e lui intanto era già passato nelle file socialiste, mentre tutti e due cercavamo un nuovo approccio alla politica per il Mezzogiorno’. Ci si trovava quasi sempre ‘in sintonia’, rievoca il presidente, fino ‘al suo saluto di fiducia all’assemblea del Capranica che segnò la nascita del Pds’, e di cui gli fui grato. E Giolitti, pure nei momenti più difficili, ebbe sempre ‘il rispetto dal suo partito d’origine, anche in quanto erede, come Amendola (uno nipote e l’altro figlio), di grandi personaggi dell’Italia liberale’. Di che stoffa fosse fatto, lo dimostrò alla fine degli anni Settanta. In giorni, alla vigilia dell’elezione di Pertini, che per il capo dello Stato restano ‘esemplari’. ‘Il gruppo dei suoi amici pensò di indicarne la candidatura al Quirinale, e lui subì quell’ipotesi con un senso del limite e una modestia perfino, che apparvero sorprendenti e che diedero la prova del suo disinteresse’. In un libro di memorie dedicato nel 1992 alla nipote, Lettere a Marta, Giolitti riassunse in poche parole la propria esperienza politica: ‘Dall’illusione dell’utopia alle speranze del riformismo’. Un autoritratto - conclude Breda sul CORRIERE DELLA SERA - nel quale Napolitano si riconosce. Al punto di dire nel messaggio alla famiglia: ‘La sua finezza intellettuale, la sua coerenza e la sua dirittura, sempre accompagnate da sobrietà e discrezione, sono state per me fonte d’ispirazione’”. (red)
 
19. Orenove/19. Veltroni: Paese ha bisogno dei valori dell’azionismo
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Caro direttore - scrive Walter Veltroni a LA REPUBBLICA - la bellissima lettera scritta a sua figlia vent’anni fa e pubblicata ieri da Repubblica racconta innanzitutto che persona fosse Beniamino Placido, quale passione civile, quale modo di intendere la vita lo animassero. Ma questa lettera fa anche altro. Prende ‘un fatto antico’, come lo definisce Placido riferendosi alla sua giovanile adesione al Partito d’Azione, e porta a riflettere sulla politica. Su quella di oggi, non solo su quella di ieri. Non starò a ripetere quel che è già noto e che le parole di Placido spiegano bene: cosa fu il Pd’A, quali erano le sue radici culturali, quanto grandi furono gli intellettuali e i dirigenti politici che ne animarono la breve esistenza. Non vorrei nemmeno indugiare sulle cause che ne segnarono la fine. Molto c’entra quel modo di essere ‘terribilmente astratto’ degli azionisti di cui si parla nella lettera, quel non comprendere fino in fondo che le persone sono fatte anche di ‘ambizioni e interessi’ e che è in base a ciò che in molti casi indirizzano il loro consenso. Nel dopoguerra, non c’è dubbio che larghi strati della popolazione avvertissero prima di tutto il bisogno di certezze e di sicurezza, e che in tal senso a dare più garanzie erano i partiti di massa, i partiti ‘chiesa’, grazie alla funzione di ‘riconoscimento’ svolta dall’ideologia. Gli azionisti si presentavano in tutt’altro modo: non davano, ma chiedevano; non assolvevano, ma chiamavano tutti a un impietoso esame di coscienza e a fare i conti con il proprio passato (non era forse il fascismo ‘autobiografia della nazione’ e non parentesi?); non concedevano di continuare a vivere allo stesso modo di sempre, aspettando che tutto venisse calato dall’alto da uno Stato caritatevole e indulgente, ma pretendevano uno sforzo di assunzione di responsabilità da parte di ogni singolo individuo, chiamato a domandarsi non solo quali erano i suoi diritti, ma anche quali erano i suoi doveri. Queste idee, questi obiettivi, non fecero presa, non potevano farcela, nell’Italia di quel tempo. Ecco allora il punto su cui mi interessa soffermarmi: gli azionisti furono sconfitti, è un dato di fatto. Ma cosa ha significato, per questo Paese, la mancata affermazione non tanto del loro partito, quanto delle loro idee? C’è chi è molto netto: si è trattato solo di un piccolo partito, formato da intellettuali lontani dai problemi reali e animati da una sorta di intransigente furore moralistico, che non poteva durare se non lo spazio di un mattino, e anche la cosiddetta ‘cultura azionista’ è stata sempre minoritaria, non ha mai inciso e quando lo ha fatto ha provocato solo danni. Io non sono assolutamente d’accordo. La penso anzi in maniera opposta. Non credo - spiega Veltroni su LA REPUBBLICA - che in quel dato momento storico, con quei vincoli internazionali e quella condizione sociale e ‘psicologica’ del Paese, se il Partito d’Azione fosse rimasto in vita la vicenda nazionale sarebbe andata molto diversamente. Questo no. Sono però convinto che a quella domanda su quanto abbia pesato il mancato affermarsi delle loro idee, la risposta debba essere secca: molto, ha pesato molto. Basta, del resto, elencarne alcune tra quelle di fondo: l’idea di una politica animata da una forte tensione etica, con una forte componente di moralità e di coerenza con i propri ideali; la convinzione che il gioco democratico non possa funzionare senza un chiaro, limpido e netto conflitto di idee e posizioni alternative; il senso vivissimo delle questioni dello Stato e del suo governo; l’assoluta necessità di istituzioni efficienti per dare stabilità al Paese e per far crescere nei cittadini il senso di appartenere a una comunità; il valore della legalità e della responsabilità; una costante attenzione al rapporto tra politica e società, da intendere in modo dinamico e biunivoco, dando spazio alle individualità e ai soggetti sociali, senza le chiusure tipiche di una concezione ‘professionale’ della politica. Ecco, al di là della vicenda ‘terrena’ del Partito d’Azione, credo sia lecito pensare che una democrazia compiuta, una democrazia integrale, per essere veramente tale avrebbe avuto bisogno (ha bisogno) di comprendere al suo interno più di un elemento di quelli sostenuti dagli azionisti. Elementi che oggi si incontrerebbero e si fonderebbero con le culture del personalismo cristiano, della solidarietà, del comunitarismo, della sostenibilità dello sviluppo, di quella tensione alla giustizia sociale e alla correzione delle disuguaglianze che è scritta nel pensiero del riformismo socialista. Un incontro e una fusione - prosegue Veltroni su LA REPUBBLICA - che sarebbe quanto di più vicino alle moderne culture democratiche occidentali. E del resto non riesco a pensare sia un caso l’eterna ‘permanenza’ dell’azionismo nel dibattito pubblico di questo Paese. E’ successo che i suoi nemici si siano fatti sentire, ad esempio, all’inizio degli anni Novanta, quando uscito di scena il Pci la cultura azionista fu attaccata per colpire, come scrisse Vittorio Foa, ‘quella sfera di pensiero che con qualche approssimazione si potrebbe definire progressista’. E succede ancora oggi, quando l’innovazione e il riformismo provano a spingersi più avanti, verso il nuovo, e allora si ritrovano affibbiata l’etichetta negativa di ‘azionismo di massa’. Si tratta, evidentemente, di tendenza alla conservazione, a percorrere strade note e apparentemente più sicure. Ma a questo proposito la cosa più bella la scrive proprio Beniamino Placido, alla fine della sua lettera, quando a sua figlia dice che in fondo la vera essenza degli azionisti, lo spirito che non si è mai perso, e che continua a destare così tanti timori e resistenze, è ‘la voglia di volare’. E cioè cercare, sperimentare, innovare, cambiare. ‘Provarci sempre, non cedere mai. Senza paura di fare. Senza paura di sbagliare’. Rispettando le leggi di gravità, muovendosi consapevolmente nella realtà, con quell’opera di ‘artigianato ortopedico’ che Placido descrive. E comunque con la voglia, con l’ambizione di volare. E’, d’altra parte, il senso di quel che scriveva lo stesso Foa in Questo Novecento: ‘L’idea di una politica che va oltre i suoi schemi, oltre i suoi stessi tentativi di definirsi, per cercare nell’agire di uomini e donne il pensiero che lo sorregge, per dare a esso e alle sue passioni un senso e una visibilità capaci di orientare l’agire comune, di tracciare un orizzonte generale. Questa idea non può essere cancellata da una o più sconfitte. Essa si ripresenta con contenuti diversi. Si ripropone anche adesso, quando la politica sembra astrarsi da ogni realtà, quando bisogna andare a cercarla nei luoghi dove può rinascere’. E’ questa, ora come allora - conclude Veltroni su LA REPUBBLICA - la grande sfida di questo Paese meraviglioso e sfortunato. Rompere la corazza del conservatorismo, ovunque dissimulata, e avere il coraggio di un grande disegno, una visione che possa finalmente portare l’Italia fuori dai suoi eterni mali. Per me questo è stato e resta il grande compito dei democratici di questo Paese e del partito che con tanto colpevole ritardo si sono finalmente dati”. (red)
 
20. Orenove/20. Pronti i criteri per i siti delle centrali nucleari
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Regole chiare e percorso condiviso con le amministrazioni locali. Il Governo - riporta il SOLE 24 ORE - tenta una nuova accelerazione, e con essa una ‘decongestione’ dei rapporti piuttosto tesi con le regioni, per il piano di ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Domani - conferma il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola - il Consiglio dei ministri varerà definitivamente il decreto, già esaminato in via preliminare a Palazzo Chigi il 22 dicembre, che traccia il percorso per individuare i siti delle nuove centrali e per favorire il consenso delle popolazioni circostanti assicurando robusti incentivi economici diretti in gran parte alle famiglie sotto forma di sgravi sulla spesa energetica ma anche sulle imposte, in nome dei benefici ambientali dell’atomo. La contesa con le regioni dissidenti dinanzi alla Corte costituzionale? Una doverosa richiesta di chiarimento sulle prerogative costituzionali e non un braccio di ferro sul merito delle questioni, ripetono nei palazzi di Governo. Tant’è che ‘la strada, per il ritorno dell’Italia al nucleare prevede che con le Regioni ci siano due passaggi consultivi, uno per la delimitazione delle aree e l’altro per la scelta dei siti’ chiarisce Sergio Garribba, professore di impianti nucleari, ex commissario dell’Authority energia e ex direttore generale del Ministero dello Sviluppo, ora consigliere di Scajola per l’energia. Nessuna ‘mappa’ delle centrali nucleari già confezionata, dunque. E non sono state individuate neanche le aree, ‘perché non ci sono state indicazioni di alcun tipo in proposito’. Se ne comincerà davvero a parlare - prosegue il SOLE 24 ORE - quando arriverà il supporto della costituenda Authority per la sicurezza nucleare. Che avrà il suo statuto ‘a breve’ annuncia sempre Scajola, che promette così di recuperare i ritardi (la legge ‘sviluppo’ varata a Ferragosto dava tre mesi di tempo). I tempi? Per le consultazioni, ovvero per la prima fase preoperativa ‘penso che ci vorrà almeno un anno e mezzo’ ipotizza Garribba. Perché dovranno innanzitutto essere definiti i criteri di massima per la collocazione di siti, con la collaborazione dell’Agenzia ma anche delle altre istituzioni scientifiche (Enea, Ispra, Università), sulla base di parametri relativi - precisa Garribba - ‘ai requisiti sismici, geofisici e geologici, nonché di accessibilità all’area, distanza dai centri abitati ed infrastrutture di trasporto, disponibilità di risorse idriche, valore paesaggistico e architettonico’. Subito dopo il via alle consultazioni locali, costituendo innanzitutto - spiega Garribba comitati ‘di confronto e trasparenza’ con le popolazioni. Intanto ‘nei prossimi tre mesi il Consiglio dei Ministri adotterà un documento contenente la strategia nucleare nazionale, con cui saranno delineati gli obiettivi del Governo’. E poi, alla fine di questo processo ‘saranno gli operatori interessati a formalizzare, secondo una logica di libero mercato, le proposte dei siti per la realizzazione degli impianti nucleari’. E dunque ‘ben evidente che le polemiche di questi giorni sono premature, pretestuose ed elettorali’ rimarca Garribba a proposito del bombardamento politico antinucleare che si snoda tra gli annunci di nuovi referendum antiatomo (Verdi, Di Pietro) e i report che mettono in dubbio l’effettiva convenienza economica dell’operazione. Ma intanto sarà garantito, nero su bianco, il tornaconto economico delle popolazioni che ospiteranno le centrali, con contributi piuttosto sostanziosi (si veda Il Sole 24 Ore del 23 dicembre scorso) a carico degli operatori. Che per decidere se e dove realizzare le nuove centrali - conclude il SOLE 24 ORE - sapranno evidentemente vagliarne la convenienza”. (red)
 
21. Orenove/21. Enel: “Nucleare, scelta sostenibile”
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Nucleare all’insegna della sostenibilità ambientale? ‘Assolutamente sì’ afferma Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel. Che nel suo ‘sustainability day’ - riporta il SOLE 24 ORE - ha ospitato per un’intera giornata, aperta con l’intervento del ministro dell’Ambiente Stefania Presti giacomo, alcuni dei massimi esperti mondiali del connubio tra le migliori pratiche ambientali e la creazione, perché no, di nuovi business (si veda Il Sole 24 Ore del 7 febbraio). Energia più pulita, più sicura, più economica. ‘Il nucleare fa parte della soluzione: nel nucleare non c’è niente che vada contro la responsabilità sociale ed ambientale’ afferma Conti. ‘Il nucleare - incalza - è più pulito e più sicuro. È più responsabile migliorare la tecnologia nucleare che criticarlo a priori, e lo di- mostreremo a chi ha paura, sospetti e pregiudizi senza fondamento. Non c’è nulla più del sospetto infondato che può creare danni a tutto il Paese’. Gli ostacoli sul territorio? Il fresco no del ministro Zaia alle centrali atomiche in Veneto? Il contenzioso tra Governo e le regioni che hanno addirittura legiferato per sbarrare la strada all’atomo a costo di forzare la Costituzione? ‘L’opposizione contro il nucleare non è all’interno del Governo ma tra i politici’ taglia corto Conti. E comunque ‘il problema non è lo scontro ma l’incontro di un Paese con le sue capacità, le sue tecnologia e la sua capacità innovativa’. ‘Credo che ci sia sicuramente bisogno - osserva l’ad dell’Enel - di un forte confronto. I fatti dimostrano come il nucleare sia efficiente, sicuro e sia alla portata di un paese che già lo usa in maniera inconsapevole visto il 15 per cento dell’energia consumata in Italia è nucleare’. ‘Non c’è alcuna ragione per non tornare ad essere un leader anche in questo settore con la logica di utilizzare le nuove tecnologie al servizio di un paese che ha bisogno di esser competitivo’ anche all’insegna dell’ambiente. Sui temi ambientali - prosegue il SOLE 24 ORE - l’Enel è del resto all’avanguardia, insiste l’amministratore delegato. ‘Da un decennio Enel lavora con passione sul tema della sostenibilità. Un impegno che è stato premiato con risultati importanti: siamo presenti per il sesto anno consecutivo nei prestigiosi indici di sostenibilità del Dow Jones; i fondi etici danno fiducia a Enel e rappresentano il 15 per cento dell’azionariato istituzionale; il nostro bilancio di sostenibilità costituisce una referenza significativa con oltre 450 indicatori, attraverso i quali viene misurato il nostro costante impegno nella responsabilità sociale’. Il ministro Prestigiacomo apprezza e incoraggia, sottolineando la necessità di dare un seguito praticabile agli esiti deludenti del vertice mondiale di Copenhagen. ‘Con la costruzione di un nuovo modello di accordo che sia raggiungibile in tempi ragionevoli’. Che potrà essere raggiunto ‘solo se avrà i connotati non solo e non tanto di accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra ma se saprà essere un accordo sullo sviluppo sostenibile capace di innescare opportunità tanto per i paesi in via di sviluppo che per quelli industrializzati, se saprà essere un’intesa o un insieme di intese su meccanismi di crescita globale ambientalmente e socialmente sostenibili’”. (red)
 
22. Orenove/22. Welfare dei figli, Angeletti apre a riforma
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “La proposta del giuslavorista Pietro Ichino - scrive il CORRIERE DELLA SERA - di riscrivere le regole del lavoro per i figli, oggi penalizzati rispetto ai padri, divide il mondo del lavoro. Il segretario della Uil Luigi Angeletti la condivide ritenendola una ‘soluzione intelligente e praticabile’ e una idea ‘moderna che rende più efficiente il mercato e difende sul serio le persone’. Seguita, per il sindacalista Uil, da una ‘attenta riforma dei sistemi di protezione nel momento in cui si perde l’impiego puntando sulla sussidiarietà e sul coinvolgimento delle associazioni territoriali’. Ma né la Cgil, né il consulente del ministero del Welfare e allievo di Marco Biagi, Michele Tiraboschi, seguono Ichino. Naturalmente da due punti di vista diversi. Susanna Camusso, segretario confederale della Cgil, crede che in Italia ci sia ‘un eccesso di legislazione’ e che l’approccio giusto sia quello della semplificazione. Possibile, si chiede la sindacalista, che siamo l’unico Paese al mondo ad avere 45 tipologie contrattuali diverse? Semplificare, per la Camusso, significa ridurre il menù a tre situazioni base: il contratto a tempo indeterminato; l’apprendistato legato alla formazione; i contratti a termine solo per la stagionalità come era una volta. ‘Il fatto che in questi anni - spiega Susanna Camusso - si sia fatta avanti la convinzione che sia vincente la diminuzione dei diritti e dei salari è profondamente sbagliata e la prova è arrivata con la crisi: di certo l’articolo 18 non impedisce alle imprese di licenziare’. Il ragionamento di Michele Tiraboschi - prosegue il CORRIERE DELLA SERA - parte dalla forte asimmetria tra i profili professionali richiesti dalle aziende e quelli offerti dai giovani. ‘Ci sono moltissime imprese che vorrebbero assumere giovani anche a tempo indeterminato - afferma il professore di diritto del Lavoro all’università di Modena - ma non trovandoli li prendono con contratti precari per avere il tempo di prepararli’. Per Tiraboschi la proposta di Ichino ‘lascia il tempo che trova, perché resto convinto che non sono le leggi a creare il lavoro, ma gli investimenti nel sapere e nella conoscenza’. Un’altra ‘falla’ nella costruzione giuridica di Ichino, secondo il consulente, risiede nel contratto unico fino a tre anni entro i quali il giovane può essere mandato a casa. ‘Lascia spazio a troppi abusi - spiega - e poi è uguale per tutti, tende all’appiattimento e non valorizza i bravi’. Quando Tiraboschi parla di sapere e conoscenza, si riferisce soprattutto alla necessità di integrare al massimo la filiera scuola-università-impresa-lavoro per formare giovani secondo le reali necessità del mercato. ‘È assurdo che ci siano migliaia di giovani laureati in scienze umanistiche, magari col massimo di voti, che finiscono a fare i precari nei call center, infelici e sottopagati’. La soluzione, per il docente che ha raccolto l’eredità di Biagi, sta soprattutto nel riscattare la centralità del lavoro manuale. ‘Inspiegabili pregiudizi hanno fermato la scelta verso il mondo dei mestieri, alla base della forza del made in Italy’”. (red)
 
23. Orenove/23. Il dilemma di Draghi
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Mario Draghi al G7 in Canada - scrive IL FOGLIO in uno degli editoriali a pagina 3 - ha replicato al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che aveva affermato che spetta ai politici stabilire le regole per le banche e per i mercati finanziari. Il governatore della Banca d’Italia ha sostenuto che questo compito, per essere fruttuoso, va condiviso fra politici, banche centrali e tecnici. La terza categoria è molto ambigua: sono ‘tecnici’ sia gli specialisti accademici, sia gli ‘esperti’ che fanno parte delle autorità indipendenti, sia i manager delle banche e i loro consulenti e capi degli uffici studi. Spesso i ‘tecnici’, ovvero gli ‘esperti’, passano dall’accademia alla consulenza e dai consigli di amministrazione delle banche alle autorità ‘indipendenti’. Esiste perciò una teoria della ‘cattura’ delle autorità indipendenti, fondata sull’analisi di questo sistema di ‘porte girevoli’. Per i capi delle banche centrali, che con orgoglio rivendicano la natura autonoma del compito di governo della moneta, la questione se debbano partecipare alla formulazione delle regole sugli intermediari finanziari pone un difficile dilemma. Non c’è dubbio - prosegue IL FOGLIO - che ciò riguardi il governo della moneta, dato che le banche generano ‘moneta secondaria’ e gli altri intermediari producono molta moneta terziaria ‘derivata’. E sul mercato monetario operano gli istituti di credito e la banca centrale. Se le banche vanno in crisi, tocca a quelle centrali intervenire per evitare il peggio. Ed è comprensibile che esse desiderino non soltanto un potere discrezionale, ma anche regole per prevenire questi eventi. Inoltre gli istituti centrali dell’Eurozona hanno perso il potere diretto di governo della moneta e hanno bisogno di ruoli alternativi per tenere alto il loro prestigio. Ma se gli istituti centrali chiedono di collaborare con i politici alle regole che essi debbono applicare nei rapporti con le banche e con i mercati finanziari, ciò comporta una perdita di indipendenza, perché non si può simultaneamente collaborare ed essere interamente autonomi. La collaborazione crea una contiguità e il ‘celibato’ dei banchieri centrali sfocia nel connubio, più o meno casto, con la politica”, conclude IL FOGLIO. (red)
 
24. Orenove/24. Bazoli ristruttura la Gran Banca
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Definito un po’ a sorpresa ‘banchiere per caso’ e ‘banchiere suo malgrado’ dal Corriere della Sera di ieri - scrive IL FOGLIO - Giovanni Bazoli – che di via Solferino è attraverso Intesa Sanpaolo uno degli azionisti di riferimento – a fare il banchiere a tempo pieno si dedica sempre e comunque. Il 78enne presidente del consiglio di sorveglianza di Ca’ de Sass è da tempo alle prese con un dossier che costituisce il coronamento di una carriera di vertice nel potere finanziario, e non solo. Si tratta in primo luogo di rafforzare in vista dell’assemblea di primavera l’assetto azionario della banca, tamponando le falle dei soci in possibile uscita (i francesi del Credìt Agricole e la Tassara di Romain Zaleski); poi di farsi garante di una governance più stabile dell’attuale che, con Corrado Passera alla guida operativa nel ruolo di consigliere delegato, ha scontentato soprattutto i soci torinesi del San Paolo, che comunque tra di loro non sono del tutto uniti; infine di non perdere l’influenza sulle Generali, terzo azionista di Intesa. A Trieste Bazoli ha finora contato sull’asse con il presidente Antoine Bernheim, ma lì potrebbe andare a installarsi Cesare Geronzi, rafforzando una cordata non molto gradita che farebbe perno su Mediobanca e sull’Unicredit, la grande rivale; anche se più osservatori notano che tra Geronzi e Bazoli non c’è più da tempo contrapposizione, anzi. Tre obiettivi già parecchio ambiziosi ai quali, secondo chi segue le mosse di Intesa paragonandole – per esempio – proprio a quelle di Unicredit, dovrebbe aggiungersene un quarto. Che missione dare al gruppo? Banca commerciale o banca tuttofare? Anzi, per dirla con Passera, ‘banca di sistema’, più di quanto non lo sia già? Questioni divenute stringenti ora che vanno riscritte le regole bancarie, con gli americani stile Paul Volcker che vorrebbero separare il retail dagli affari, con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che sogna di imporre al credito la volontà dei governi, e con Mario Draghi che indica una via di mezzo. Fatto sta - prosegue IL FOGLIO - che il fascicolo Intesa sarà uno dei primi post-crisi ad essere sottoposto di fatto al nulla osta del governatore, il quale vedrà così messi alla prova ruolo e abilità in prospettiva futura. Il problema più urgente per Bazoli è di ‘accompagnare all’uscita’ (copyright del Corriere) il Crédit Agricole, scelto come cavaliere bianco nel 1989 per bloccare le mire di Mediobanca, e di trovare un rimpiazzo adeguato e fidato. E’ un’ipotesi credibile lo scioglimento del patto Crédit-Generali, ha detto ieri l’amministratore delegato del Leone, Giovanni Perissinotto. Del tema se ne discuterà anche nei consigli di Intesa che si terranno oggi, anche se all’ordine del giorno non figura. I francesi non hanno più un ruolo strategico; per di più il tentato accordo con Generali – via Bernheim – per sommare le due quote dentro Intesa divenendone con l’11 per cento i primi azionisti a danno della Compagnia di San Paolo non solo ha fatto infuriare i torinesi guidati dal presidente Angelo Benessia, ma ha prodotto il divieto dell’Antitrust. L’Agricole deve vendere quasi due terzi del 5,8 che ha in Intesa; e se lo facesse sul mercato ci rimetterebbe una minusvalenza. Bazoli si sta ingegnando a trovare un trovare un partner sostitutivo, che eviti il passaggio dalla borsa scommettendo su futuro un rialzo delle quotazioni. ‘Banche del Nord Europa’, ‘pista austriaca’ suggeriscono i bazoliani. Nomi certi però è arduo farne: pare che il grande sogno di Bazoli sia la Deutsche Bank, tra le poche ad essere uscita quasi indenne dalla crisi, ma non ci sono conferme. Qualcuno indica la Royal Bank of Scotland, peraltro salvata dal governo inglese, che ha appena sciolto l’alleanza con l’Abn-Amro, a sua volta soccorsa dal governo olandese. Quanto ad un socio austriaco, significherebbe uno scontro in campo aperto con l’asse Unicredit-Hvb. Mentre c’è chi fa il nome di istituti scandinavi, come Nordea con sede a Stoccolma. La questione Generali è addirittura più complessa, perché dipende ancora meno da Bazoli. Bernheim dovrebbe lasciare la presidenza a Cesare Geronzi, oggi numero uno di Mediobanca; il quale sarebbe sostenuto da soci interni come Francesco Gaetano Caltagirone, e azionisti eccellenti di piazzetta Cuccia tra i quali Marco Tronchetti Provera, la Fininvest e Unicredit. Uno scenario non proprio favorevolissimo per Bazoli. Anche perché sancirebbe nei fatti e negli equilibri di potere la supremazia del modello Unicredit proprio rispetto a quello di Intesa. La banca di Alessandro Profumo si è in fondo patrimonializzata ricorrendo a un aumento di capitale, Intesa ancora no. Unicredit si è concentrata sul ruolo di banca ‘verticale’, ristrutturando i propri brand operativi; Intesa ha invece continuato a esporsi all’esterno, grazie all’attivismo di un Passera sempre più banchiere di sistema. Le partite, comunque, restano tutte aperte”, conclude IL FOGLIO. (red)
 
25. Orenove/25. Zapatero cerca di convincere su solidità spagnola
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “José Luis Zapatero - scrive IL FOGLIO a pagina 1 - ha inviato emissari ad altissimo livello a Londra per lisciare il pelo alla City, ai fondi di investimento e alla stampa che muove i mercati. L’obiettivo è bloccare “la campagna antispagnola e le oscure manovre dei mercati internazionali”, come le ha chiamate il ministro José Blanco. La sindrome complottista s’è impadronita non solo del governo, ma anche di grandi papaveri della finanza come Emilio Botín, capo supremo del Santander, che rivendica con orgoglio la hispanidad. La sua banca è particolarmente esposta sul mercato britannico, essendo proprietaria della Abbey National della quale pensa di vendere una quota. Elena Salgado, vicepresidente del Consiglio, la donna che ha in mano la politica economica, ieri di prima mattina si è recata nella tana del lupo per incontrarsi con la crème del Financial Times. Poco dopo José Manuale Campa, sottosegretario all’Economia, ha discusso in un albergo londinese con cento analisti per spiegare loro come il governo ridurrà un deficit statale pari all’11 per cento del prodotto lordo e una disoccupazione che tocca uno spagnolo su cinque. Mentre erano in corso i colloqui, da Madrid è giunto l’annuncio che quest’anno il debito pubblico arriverà al 65,9 per cento, meno dell’84 previsto in media nell’Eurolandia. Ma lo spread con il bund tedesco è salito da 99 a 100,8 punti. Il governo è spaccato su come affrontare l’emergenza. El País ha pubblicato ieri in prima pagina la notizia della lite sulle pensioni. Il vicepresidente del Consiglio e segretario del Psoe, Manuel Chaves, si è opposto apertamente, il 29 gennaio, in piena riunione del governo, alla proposta di innalzare da 65 a 67 anni l’età pensionabile e aumentare i contributi versati. Gli errori di politica economica accomunano Spagna e Grecia. Mentre Atene ha cercato di imbellettare il bilancio pubblico e adesso arriva la resa dei conti - prosegue IL FOGLIO - Madrid ha reagito con un keynesismo naïf, sostenendo artificialmente l’edilizia con lavori spesso inutili e scarsamente efficaci. Ma il vero problema è un altro, notano gli osservatori. Le famiglie hanno contratto debiti, soprattutto per acquistare immobili, che superano di 30 punti il loro reddito disponibile. Ciò mette in pericolo i bilanci delle banche che hanno finanziato il boom edilizio, in particolare le casse di risparmio. Anche le imprese non finanziarie sono molto esposte con un indebitamento che arriva al 136 per cento del prodotto interno lordo (pil). L’insieme dei debiti spagnoli tocca quota 342, secondo un recente rapporto della società di consulenza McKinsey. In Italia il debito delle famiglie è il 60 per cento del reddito disponibile. Invece quello delle imprese arriva a 81 punti del pil, l’indebitamento totale raggiunge 298. La situazione italiana è “rassicurante”, spiegano gli analisti di Goldman Sachs. L’economia domestica ha un cuscinetto di risparmio che rende il paese solvibile. In Giappone e in Italia – dicono a Nomura – l’indebitamento pubblico resta una zavorra pesantissima (rispettivamente 188 e 101 per cento del pil); i due paesi crescono poco, eppure si muovono. I mercati apprezzano anche un’altra differenza tra Italia e Spagna. La politica fiscale romana, cauta e ortodossa, viene colta con favore e i fondi dirottano il volume di fuoco su Atene, Lisbona e Madrid. Operando a breve, metabolizzano lo stock di debito dello stato e calcolano il rischio sul flusso, quindi sul disavanzo annuale. Quello italiano chiude il 2009 con un gestibile 5,2 per cento”, conclude IL FOGLIO. (red)
 
26. Orenove/26. Il “cazzotto” dell’Iran inizia a far male in Iraq
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Nella settimana della celebrazione della Rivoluzione d’Iran – giovedì, il 22 di Bahman secondo il calendario persiano – il regime - scrive IL FOGLIO a pagina 1 - sfodera il suo schema più rodato: escalation nucleare e militare, Guardie e bassiji schierati, retorica antioccidentale. Il presidente, Mahmoud Ahmadinejad, ha detto che l’arricchimento dell’uranio si intensificherà, sbugiardando nel giro di quarantott’ore il suo ministro degli Esteri, Manoucher Mottaki, arrivato venerdì a sorpresa alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza per un colloquio ‘molto buono’ con il capo dell’Agenzia atomica dell’Onu, il giapponese Yukiya Amano. Poche ore dopo anche il presidente dell’Organizzazione atomica dell’Iran, Ali Akbar Salehi, ha annunciato che nel prossimo anno saranno costruiti dieci siti nucleari e che a partire da oggi l’uranio sarà arricchito al 20 per cento (finora era al tre per cento), come è stato comunicato in una lettera arrivata ieri all’Aiea. La collaborazione con l’esterno è interrotta, ha sottolineato Salehi, ‘possiamo fermare i nostri impianti quando vogliamo’, basta che la comunità internazionale faccia quel che vogliamo noi. Altrimenti varrà la parola della Guida Suprema, Ali Khamenei: ‘Sferreremo un cazzotto tale all’arroganza dell’occidente, che lo lascerà stordito’. Per farlo ci saranno i nuovi droni e il sistema di ‘difesa, controllo e attacco’ messo a punto da Teheran. La diplomazia americana, per bocca del segretario di stato Hillary Clinton, difende la politica dell’engagement, perché ha reso evidente il fatto che sia Teheran a non voler collaborare, non certo il contrario; il capo del Pentagono, Robert Gates, ha lasciato ieri l’Italia per andare in Francia a ribadire la linea: stiamo uniti sulle sanzioni. Questa settimana - aggiunge IL FOGLIO - ci sarà il primo incontro al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per definire la bozza delle misure economiche, si sa che la Cina è recalcitrante, ma ieri Russia, America ed Europa hanno condannato il regime per l’oppressione e chiesto misure forti contro i progetti atomici. Però Washington non può attendere oltre, ne va della credibilità della sua strategia – la mano non sarà tesa all’infinito, ha detto più volte Barack Obama –, della vita di migliaia di iraniani che subiscono la repressione del regime, e anche della tenuta della linea americana su altri fronti. Come sanno bene i soldati italiani in Afghanistan, la mancata collaborazione da parte dell’Iran nella lotta contro i talebani è pericolosa: sono sempre di più le infiltrazioni di armi e uomini sul confine tra Herat e la Repubblica islamica. Ma è soprattutto l’Iraq ad agitare gli Stati Uniti. I fuoriusciti e gli addestramenti Questo è l’anno del ritiro americano da Baghdad, Teheran lo sa, e così ha ricominciato con forza a far sentire la sua voce nella complicata rete di rapporti che tiene in piedi l’Iraq. Asaib al Haq (Lega dei giusti), una sigla che raggruppa i fuoriusciti dall’Esercito del Mahdi di Muqtada al Sadr, fiancheggiata da Teheran, ha rapito un contractor statunitense di cui ha mostrato il video (con il civile in tenuta militare) lo scorso fine settimana. Il sequestro arriva a un mese dalla liberazione da parte degli americani del capo di Asaib al Haq, Qais Qazali, all’interno di un processo di riconciliazione deciso insieme, ma evidentemente già violato. Asaib al Haq e le Brigate di Hezbollah, legate al Partito di Dio libanese, sono addestrati in campi in Iran. A fornire istruzioni, campi e armi – secondo i report statunitensi sdegnosamente smentiti da Teheran – sono le Forze di Quds, le forze speciali delle Guardie della Rivoluzione che operano fuori confine, la minaccia più pericolosa nella regione”, conclude IL FOGLIO. (red)
 
27. Orenove/27. Il ritorno di Yanukovich non è una cattiva notizia
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Viktor Yanukovich - riporta IL FOGLIO - ha annunciato di avere vinto le elezioni presidenziali dell’Ucraina. L’Istituto di statistica nazionale dice che ha ragione, ma la rivale, Yulia Timoshenko, lo accusa di brogli e promette di non arrendersi. Con il 95 per cento delle schede scrutinate, la distanza tra i due è minima: oscilla fra il 2 e il 2,5 per cento, ma potrebbe ridursi nelle prossime ore. Secondo fonti del governo, il risultato definitivo si avrà soltanto giovedì, ma pochi pensano che Timoshenko riuscirà a colmare lo scarto. Per Yanukovich si tratta di un successo doppio. L’aveva spuntata anche nel 2004, ma la Commissione elettorale annullò l’esito delle urne per le presunte irregolarità avvenute nella parte est del paese, quella dove è solito raccogliere la maggior parte dei voti. Quella volta, Yanukovich era sostenuto dal Cremlino ed era diventato il bersaglio della rivolta arancione, il movimento filo occidentale costituito dai giovani delle università e guidato da Timoshenko e dall’ex presidente, Viktor Yushenko. La rivincita è arrivata cinque anni più tardi e oggi anche i grandi think tank europei pensano che Yanukovich sia la persona migliore per guidare il paese. Sempre che riesca a superare l’ostilità del Parlamento, che resta in mano al partito di Timoshenko. Nella campagna elettorale, i due candidati hanno messo da parte il tema della politica estera, che aveva polarizzato il voto del 2004. Yanukovich ha sempre sostenuto di essere contrario all’ingresso del paese della Nato. La sua posizione nei confronti dell’Unione europea è decisamente diversa: dal suo punto di vista, l’Ucraina dovrebbe essere una grande terra di scambio al confine fra la Russia e l’Europa, un principio che ha ribadito con forza anche negli ultimi mesi. Yanukovich è stato premier per due volte – una nel 2002, quando il presidente era Leonid Kuchma, poi di nuovo nel 2006, per un breve periodo, sotto Yushenko – e non ha mai opposto resistenza alle procedure di integrazione nell’Ue. Secondo Sergiy Shtukarin, direttore esecutivo del Centro per gli studi politici di Donetsk, ‘non bisogna fare affidamento soltanto sugli slogan recitati in campagna elettorale, perché in quel periodo l’unica cosa che conta è prendere voti, e non puoi prendere voti nell’Ucraina orientale se non dici di essere pro Russia e contro la Nato’. Shtukarin spiega al Foglio che, quando Yanukovich era al governo, ‘l’Ucraina ha mosso passi decisivi nei confronti dell’Ue. Le commissioni parlamentari lavoravano con ordine, il che ha permesso ai nostri inviati a Bruxelles di raggiungere alcuni successi’. Questo processo - spiega IL FOGLIO - si è fermato quando Yushenko e Timoshenko sono arrivati al potere. Sulla carta i filo occidentali dovevano essere loro, ma i problemi sorti nella coalizione hanno impedito le riforme necessarie per completare il processo di adesione all’Ue. Anche il piano per entrare a far parte della Nato, un punto fermo per Yushenko, è quasi svanito negli ultimi mesi. Cinque anni fa, i più liberali fra gli osservatori europei avevano seguito con interesse la nascita di una nuova classe politica, che pareva in grado di accelerare l’ingresso dell’Ucraina nelle istituzioni dell’occidente; oggi, molti rivalutano Yanukovich, persino il Wall Street Journal ritiene che offra garanzie più che sufficienti. Yanukovich ha dedicato le prime parole da presidente in pectore ai suoi elettori. E’ stato premiato soprattutto in oriente, come volevano i sondaggi, mentre la parte occidentale del paese ha scelto in massa Timoshenko. La mappa delle preferenze mostra che il paese è spaccato: a ovest ci sono soltanto successi per Yulia, a est è il regno di Yanukovich. L’Osce non ha registrato irregolarità, ma per il momento, il verdetto che esce dai seggi è differente. Timoshenko non ammetterà in fretta la sconfitta: ha detto più volte che non avrebbe permesso al rivale di prestare giuramento, e alcuni pensano che sia pronta a gesti eclatanti. La prima ipotesi è quella delle manifestazioni, ma l’umore, a Kiev, non è giusto per una rivolta. La seconda è l’ostruzionismo in Parlamento. Ma se il Comitato elettorale confermerà la vittoria di Yanukovich, il neo presidente chiamerà probabilmente nuove elezioni per costruire un esecutivo diverso. ‘Se fossi in Timoshenko, rassegnerei già le dimissioni’, ha detto domenica sera Yanukovich. L’Ucraina ha bisogno soprattutto di stabilità. La crisi ha colpito duramente e gli effetti hanno investito tutti i settori dell’economia, a partire dall’industria pesante, il motore principale della nazione. Spetta alla politica il compito di rimettere in moto l’economia, ma i partiti hanno dimostrato di essere troppo litigiosi per portare a termine il compito. Sia Yanukovich sia Timoshenko - prosegue IL FOGLIO - sono legati al mondo degli oligarchi, ricchi imprenditori che hanno assunto sotto il loro controllo grandi settori dell’economia alla fine degli anni Novanta, quando l’economia del paese è stata liberalizzata. Timoshenko ha rapporti con i magnati dell’energia, Yanukovich ha ottimi rapporti con il re dell’acciaio, Ahmet Rinatov. Anche in questo caso, gli analisti meglio informati dicono che le amicizie di Yanukovich potrebbero rivelarsi un buon biglietto da visita in Europa. Rinatov è considerato un rivale pericoloso dai colleghi russi del settore, e ha compiuto grandi investimenti in Europa e negli Stati Uniti durante gli ultimi anni, il che garantisce contro eventuali strappi nei confronti di Bruxelles e di Washington. L’Ucraina resta un paese fondamentale per gli equilibri della regione. Qui passa l’80 per cento del gas russo che si consuma nel Vecchio continente e in passato gli scontri tra la leadership filo occidentale di Kiev e il Cremlino hanno portato allo stop delle forniture. Forse Yanukovich terrà il paese lontano dalla Nato e favorirà la presenza della flotta russa in Crimea - conclude IL FOGLIO - ma la guerra del gas subirà una lunga tregua”. (red)
 
28. Orenove/28. Chiesa, la partita fra Bertone e Bagnasco
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Santa Maria Goretti, contadina uccisa dodicenne nel 1902 dopo un tentativo respinto di stupro, incolpevolmente, o forse per diretta volontà dello Spirito Santo, ha fatto pullulare i sopiti complotti ecclesiali - scrive Alberto Statera su LA REPUBBLICA - che ormai da mesi scuotono nel profondo la Chiesa romana, monarchia assoluta di tipo elettivo, nella quale ‘ci si morde e ci si divora’, come senza perifrasi ha lamentato il papa Benedetto XVI. Fu il 6 luglio scorso alla Ferriera di Latina che Mariano Crociata, classe ‘53, nato a Castelvetrano, ex arciprete di Marsala e vescovo di Noto, intrattenne i fedeli sul ‘libertinaggio gaio e irresponsabile che non è un affare privato’. Monsignor Crociata parlò di un libertinaggio che ‘invera la parola lussuria e manifesta disprezzo nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà e autocontrollo’. Tanto più grave quando i comportamenti ‘coinvolgono minori’. Parole rilanciate in diretta sul network cattolico Sat 2000. Crociata non è un prete di campagna, dal 20 ottobre 2008 è il segretario della Conferenza episcopale italiana, l’assemblea permanente degli oltre 200 vescovi che, tra l’altro, gestisce il quasi miliardo di euro dell’8 per mille dell’Irpef che gli italiani destinano nella dichiarazione dei redditi alla chiesa cattolica. Tra loro ci sono molti pesi massimi, come Angelo Scola, quarantasettesimo patriarca di Venezia, Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, Agostino Vallini, vicario della diocesi di Roma. E poi Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, Crescenzio Sepe, di Napoli, Paolo Romeo, di Palermo, la pattuglia considerata più ‘di sinistra’. Che per bocca di Tettamanzi ha messo agli atti: ‘In politica la vera questione per i cattolici non riguarda quale schieramento seguire, ma di avere ogni giorno decisioni e comportamenti coerenti con il Vangelo. La moralità, soprattutto per chi è al servizio della polis, non ammette separazione tra pubblico e privato’. Era il primo segno, quel 6 luglio 2009, che la Chiesa, pressata dalla base, come dimostravano le mille lettere di protesta al quotidiano della Cei Avvenire, non poteva più tacere sulle rivelazioni che emergevano di giorno in giorno circa le scorribande sessuali e il libertinaggio esibito dal presidente del Consiglio, nonostante il patto di ferro siglato in altri tempi tra la Curia di Santa Romana Chiesa e l’onorevole Silvio Berlusconi, generoso interprete legislativo delle necessità ecclesiali, vuoi di ordine etico-morale, vuoi di interesse secolare, tramite i preziosi uffici del Gentiluomo di Sua Santità, don Gianni Letta. Nessuno - prosegue Statera su LA REPUBBLICA - poteva allora immaginare che il pur doloroso buffetto etico di monsignor Crociata sulla nuca neochiomata del presidente del Consiglio, che pure certificò la fine della sua presunta illibatezza, potesse aprire una voragine di cui ancora non s’intravede il fondo e che via via rivela le lotte di potere, il carrierismo mondano e i complotti orditi nelle pie ombre dei sacri palazzi, oscurando persino il libertinaggio gaio e irresponsabile perpetrato abitualmente nelle residenze di palazzo Grazioli, di Villa Certosa, sugli aerei di Stato e in ogni luogo in cui dovrebbe invece preservarsi come un bene prezioso la dignità istituzionale. Filtrano ora all’esterno dei sacri palazzi i venefici fumi occultati del post-ruinismo, gli strascichi dell’instancabile interventismo politico del cardinale Camillo Ruini. Per tre lustri presidente dei vescovi e portatore di un grande ‘progetto culturale cristianamente orientato’ per riportare il mondo cattolico al centro della scena sociale e politica del Paese, una ‘sfida educativa’ orientata non solo alla famiglia, alla scuola e alla chiesa, ma all’intera società, dal lavoro all’impresa, dai consumi ai mass-media fino allo spettacolo e allo sport, con un modello sempre sul punto di sconfinare nelle logiche di una lobby di potere, Camillo Ruini, lasciato l’incarico, continua a far politica. Fu lui a ricevere in casa Berlusconi e Letta al culmine della pornoestate di Noemi e poi, dopo, a garantire la ricucitura impetrata da Gianni Letta. Come se al suo successore Angelo Bagnasco spettasse soltanto la ratifica della ‘politica delle crostate’, che egli, come Letta, continua a servire nella ormai sperimentata tradizione vatican-lettiana. Il cardinal Bagnasco, generale di corpo d’armata, ex ordinario militare, insegnante di ‘metafisica e ateismo contemporaneo’, arcivescovo di Genova che alla guida della Cei fu preferito a Scola e Tettamanzi, si è formato alla scuola del cardinale Giuseppe Siri, grande protagonista conservatore della storia ecclesiastica di mezzo secolo. Stesse genovesi umili origini, stessa eleganza e stile oratorio ricercato, Bagnasco non è tuttavia accreditato della principesca autorevolezza della grande eminenza scelta a modello. Quello trattava con i grandi leader della Prima Repubblica, questo, al massimo, s’intratteneva con Claudio Scajola, democristiano ligure di quarta. Si dice, anzi, che fu scelto alla Cei con un patto tra Ruini e Tarcisio Bertone proprio come uomo tranquillo e fidato per delimitare l’interventismo politico dell’episcopato, a favore del ruolo della Segreteria di Stato, aspirante all’esclusiva cabina di regia politica. Ma, pur in una prospettiva ecclesiastica che non considera il locale e il contingente, ma l’orbe terracqueo e l’eternità, non è andata proprio così. I vescovi - osserva Statera su LA REPUBBLICA - hanno molte teste e molte voci, non si rassegnano a far parte di una ‘struttura burocratica’, come la immaginava papa Ratzinger. E Bagnasco, ex ordinario militare, non ha del tutto sopito il suo spirito guerriero. Il malumore per la realpolitik ultraconcordataria della Segreteria di Stato, che sembra ancora scommettere sulla durata di Berlusconi e sui benefici che ne può ricavare nella legislazione sui temi etici e nelle concretezze finanziarie, en attendant Pier Ferdinando Casini e il centrismo cattolico in politica, non è del resto un caso solo italiano. Sandro Magister, autorevole vaticanista e titolare di un blog internazionale molto seguito, non si stanca di raccontarci che le medesime divergenze si manifestano in molti altri episcopati nazionali, come quello americano. Lì almeno ottanta vescovi su 250, guidati dal cardinale di Chicago Francis George, attaccano Barack Obama per le sue posizioni sull’aborto e la bioetica e hanno pesantemente criticato la Segreteria di Stato romana per la celebrazione positiva fatta dall’Osservatore romano in occasione dei primi cento giorni del presidente americano. Situazione simile in Cina, dove alle cineserie diplomatiche vaticane nei confronti del governo si oppone una pattuglia guidata dal cardinale Zen, vescovo emerito di Hong Kong. O in Vietnam dove, di fronte alla repressione di manifestazioni cattoliche di piazza, il cardinal Bertone ha reagito invitando le gerarchie locali semplicemente ‘a stare buone’, come ha riassunto un indignato vescovo locale. Ex segretario della Dottrina della fede guidata da Joseph Ratzinger ed ex arcivescovo anche lui di Genova, il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato dal 2006, forse il primo o uno dei pochi non proveniente dalla Scuola diplomatica del Vaticano, chiarì subito con una lettera nei giorni in cui Bagnasco veniva chiamato a sostituire Ruini, che ogni rapporto con la politica era avocato a sé, trascurando di specificare - ammesso che lo prevedesse - che il ruolo di Ruini e del suo ‘progetto’ avrebbe continuato a essere gestito dalle sacre stanze ruiniane, con incontri politici di ogni natura. Era il tentativo di mettere una pietra sopra all’interventismo politico dei vescovi, con un sostanziale trasferimento di sede del potere ruiniano negli appartamenti privati del cardinale. Una centralizzazione senz’anima? Salesiano, adoratore di don Bosco e del santo Eusebio da Vercelli, dove fu vescovo, Bertone crede, col suo grande santo di riferimento, che ‘sarà sempre una bella giornata quando vi riesce di vincere coi benefici un nemico e farvi un amico’. Ma ‘guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo’, perché, come diceva don Bosco, ‘il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine’. Oggi, dopo il caso Boffo, Bertone di lodi non ne riscuote soverchie. Già prima dello scandalo, in piena bufera lefebvriana, quando il papa revocò la scomunica al vescovo Richard Williamson, presule negazionista della Shoah, i vescovi tedeschi, austriaci, ungheresi e svizzeri chiesero di fatto le dimissioni di Bertone. E in un pranzo col papa a Castelgandolfo i cardinali Bagnasco, Ruini, Scola e Schonborn discussero delle difficoltà di gestione della Segreteria di Stato e, per l’appunto, persino delle possibili dimissioni di Bertone dopo le plurime gaffe. Compiuti in dicembre i 75 anni - prosegue Statera su LA REPUBBLICA - il cardinale Segretario di Stato sarebbe pensionabile, insieme ad altri cinque porporati: il prefetto dei vescovi Giovan Battista Re, il prefetto del Clero Claudio Hummes, il presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani Walter Kasper, il prefetto dei religiosi Franc Rodé e l’archivista bibliotecario di Santa Romana Chiesa, cardinale Raffaele Farina. Il papa aveva deciso, in deroga alla regola stabilita da Paolo VI, di mantenere ‘in servizio’ il cardinal Bertone. Donec aliter provideatur. Ma che accadrà adesso se davvero Benedetto XVI compulserà il dossier che si è fatto consegnare sul caso Boffo, che rivelerà probabilmente il volto di una Chiesa combattuta, come sempre nella storia, tra il bene dell’umanità e il carrierismo, tra i diseredati e i fasti del potere terreno? Cadranno delle teste? Sopire o non sopire? Il segretario papale, il cinquantatreenne bavarese Georg Gaenswein, che sembra una reincarnazione di Suor Pasqualina di Pio XII ma meno ‘politica’, il quale protestò per la sua imitazione fatta da Fiorello e per quella del papa di Crozza, fa scudo come una badante a un papa che si dice lavori ormai poche ore al giorno e soprattutto dedito a gratificare la sua vocazione ‘omeleta’, tutto preso dalle omelie più che agli intrecci periclitanti di potere che percorrono i sacri palazzi e vanno giù giù nelle partite di potere fino a quelle per il rinnovo nella carica di rettore dell’Università Cattolica di Milano del professore ruiniano Lorenzo Ornaghi. I salesiani, da cui studiarono il premier Berlusconi e la sua anima raziocinante Fedele Confalonieri, sono inseguiti da una boutade ecclesistica tra le più feroci: ‘Ci sono due cose che Dio non conosce: cosa pensano i gesuiti e dove prendono i soldi i salesiani’. Di salesiani Bertone ha riempito la Curia. Ai gradini più alti della piramide vaticana ha posto tra gli altri, come ha documentato Il Foglio di Giuliano Ferrara, organo ufficiale degli ‘atei devoti’, Raffaele Farina, ex sottosegretario del Pontificio consiglio della Cultura ed ex prefetto della Biblioteca Apostolica, e Angelo Amato, specialista in Cristologia ed Ecumenismo, tra gli estensori della ‘Dominus Iesus’, la dichiarazione sull’unicità e l’universalità salvifica di Cristo e della Chiesa. Resta sospeso nei veleni di borgiana memoria il grande interrogativo su chi comandi veramente oggi nella chiesa di Benedetto XVI. Il sociologo cattolico Giuseppe De Rita è convinto che il papa abbia deciso di scrivere libri e col suo indecisionismo dia l’idea di aver soltanto deciso di non comandare. Il vaticanista Benny Lai conferma che da un pontificato in cui a governare era il cardinale Angelo Sodano siamo passati a uno in cui il pontefice governa poco e chi ha attorno non lo aiuta. Mentre per l’altro grande vaticanista Giancarlo Zizola i nuovi leader che il papa ha fatto affluire nei ranghi centrali della struttura monarchica si stanno sostanzialmente consumando in ‘spartizioni di potere’. ‘Il demonio ha paura della gente allegra’, avvertiva don Bosco. Il Vaticano - conclude Statera su LA REPUBBLICA - contrariamente a tutti noi, pensa in secoli e guarda all’eterno. Ma dietro il portone di bronzo il diavolo, neanche nella celebrazione del sacrificio virginale di Santa Maria Goretti, incontra oggi molta gente allegra”. (red)
 
29. Orenove/29. Che cosa c’è di importante nel caso Vian
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “I conflitti, come i libri, hanno il loro destino. Ed è inutile - scrive IL FOGLIO in uno degli editoriali a pagina 3 - seguirli sulla scia di maldicenza e pettegolezzo, ingredienti sgradevoli ma non decisivi del caso Vian. Alcuni lettori ci hanno domandato: che cosa distingue o divide il segretario di stato vaticano, Tarcisio Bertone, dal presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e dal suo immediato predecessore, Camillo Ruini? Solo la letteratura demenziale di massa à la Dan Brown, che ha antenati nobili in una tradizione di basso esoterismo vaticanologico, immagina che dietro i conflitti ci siano una infinita sete di potere e una dimensione simbolica indecifrabile e del tutto preclusa alla comprensione del pubblico. In realtà qui tutto è chiarissimo. Per quasi un quarto di secolo, prima come segretario poi come presidente della Cei e come vicario del Papa a Roma, Ruini ha dato voce con molti successi a una linea concordata con Giovanni Paolo II e con il suo prefetto alla congregazione per la Dottrina della fede, Joseph Ratzinger poi Benedetto XVI. Santuario di Loreto, aprile 1985: la chiesa italiana è invitata a battersi in campo aperto dal Papa, per insediarsi nella società con forza prudente e radicale insieme, e per tradurre nelle diocesi e tra i movimenti carismatici, che vengono riconosciuti e amati da Wojtyla, la linea di riscossa euro-cristiana incarnata dal Papa polacco e dal suo braccio destro bavarese. L’Evangelium vitae, i principi non negoziabili, l’offensiva antropologica che gioca la carta di una fede che sappia dire la sua “ragione” e allearsi con la ragione in nome di un nuovo illuminismo cristiano, tutto questo e molto altro diventa realtà in un’Italia laboratorio di difesa attiva dello spazio pubblico del cristianesimo in Europa e nel mondo. E’ la stagione - prosegue IL FOGLIO - di un cattolicesimo autonomo e influente, contestato ma non irrilevante, che supplisce in modo significativo alla scomparsa dell’unità politica dei cattolici nella vecchia Democrazia cristiana, dopo la caduta del muro di Berlino. Quando Ruini per limiti di età lascia a Bagnasco, personalità acuta, responsabile, disciplinata e molto seria, il segretario di stato, un salesiano piemontese di grande lealtà al Papa e di provata esperienza, mette nero su bianco un brusco richiamo, nel metodo abbastanza inaudito: caro capo dei vescovi, fate della buona catechesi in parrocchia, ché alla politica ci penso io con i canali e i metodi concordatari e come portavoce della Santa Sede nella diletta Italia, primo ministro del Papa regnante. Da quel momento in poi il magistero di Benedetto diventa buono per le allocuzioni e i documenti papali, ma la battaglia sociale e politica dei cattolici passa in secondo piano, mentre questione antropologica e principi non negoziabili diventano solo ostacoli a quel negoziato continuo che è la politica concordataria. Molti si adeguano, perché dopo il morbido e fattivo Angelo Sodano, predecessore di Bertone, ora sembra venuta l’ora di un segretario di stato che intende supercomandare, e che lascia campo libero a un direttore di giornale anche troppo militante nel ruolo di battistrada. In realtà non è scontro tra filiere di potere, o non soltanto, ma divaricazione tra linee di intervento strategico nella grande diocesi del vescovo di Roma, che è l’Italia. Poi un incidente di cui i lettori del Foglio sanno tutto, come il caso Boffo, dettato anche da vanità e tracotanza, interrompe la corsa in soccorso del vincitore e induce l’unico Vaticano che davvero conta, quello su cui esercita il suo magistero il Papa, a sospendere il conflitto donec aliter provideatur, finché non si provveda diversamente”, conclude IL FOGLIO. (red)
 
30. Orenove/30. Un anno dopo mi batto ancora in nome di Eluana
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Caro direttore - scrive Beppino Englaro a LA REPUBBLICA - un anno è passato dalla ‘fine di un incubo’. Era un incubo nostro, degli Englaro, perché avevamo un componente della famiglia in balìa di mani altrui, contro la sua volontà. Ma credo che questo incubo familiare sia entrato in molte case. Incontro sempre più persone che vogliono stringermi la mano, salutarmi e dirmi grazie. Penso che questa gente abbia capito il senso dei diritti individuali di libertà delle persone. Sono convinto che molti si siano resi conto del prezzo che abbiamo pagato. C’è una questione che viene sempre capovolta. Mi sento dire: ‘Mai più Eluane’. E cioè, mai più contro la sacralità della vita e la sua indisponibilità. Ma, secondo me, è l’esatto contrario. E cioè, nessuno deve avere il potere di disporre di un’altra vita com’è avvenuto per Eluana. Il miglior modo di tutelare la vita in tutte le situazioni è affidarne le decisioni a chi la vive. Sia a chi è in condizioni di intendere e volere, sia a chi non è più capace, ma ha spiegato che cosa avrebbe voluto per sé. Che cosa mi diceva Eluana? ‘La morte l’accetto, fa parte della vita, ma che altri mi possano ridurre a una condizione di non-morte e di non-vita, no, questo non l’accetto’. C’è chi la pensa in maniera diversa, e lo so bene. Ma so bene anche che mentre Eluana moriva, il Parlamento aveva organizzato una corsa per approvare una norma che annullasse quello che aveva stabilito la corte di Cassazione. C’era un giudicato e c’erano dei politici che volevano sovvertirlo. C’era una nostra lunga e dolorosa battaglia, e c’era chi voleva farne carta straccia. Sembrava - prosegue Englaro su LA REPUBBLICA - che quella legge fosse indispensabile per gli italiani. Che fosse fondamentale per la salvaguardia ideologica di alcuni partiti. Adesso io vorrei dire: è passato un anno, e la legge non c’è. Come mai? A che punto è? Tutta quella forza d’urto lanciata mentre una ragazza moriva dov’è finita? Vedo che non hanno capito niente: i politici ne fanno una questione di conflitto di poteri, di chi decide che cosa. Dimenticano che la corte costituzionale s’è già espressa, avallando l’operato della magistratura di fronte a un cittadino che s’era rivolto a loro per il riconoscimento di un suo diritto. E se questi politici leggono bene la sentenza del 16 ottobre 2007, capiscono che è perfettamente allineata ai principi della nostra Costituzione. Se i politici vogliono riappropriarsi, come del resto a loro spetta, del diritto ‘dell’ultima parola’ su temi eticamente controversi, devono tenere conto di quello che è accaduto sinora. E come diceva Pulitzer, ‘un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema’. I sondaggi ci sono, dicono che il mio è il sentire comune. E invece questa legge, così come viene formulata, non tiene e non terrà. E poi come non considerare che anche la terza carica dello Stato si è espressa sul tema, mettendo in guardia il legislatore da autoritarismi da stato etico? I cittadini, come era esasperatamente cittadina Eluana, vogliono essere messi in condizione di assumersi le loro responsabilità. E non essere trattati come se non fossero responsabili delle loro scelte di coscienza. Un anno dopo la morte di Eluana, io voglio semplicemente separare la tragedia privata di aver perso una figlia dalla violenza terapeutica. Non credo che la medicina giusta sia quella che offre una ‘vita senza limiti’. Eluana un anno dopo è come un anno fa, o diciotto anni fa: un simbolo pulito della libertà individuale. Ed è nel mio cuore costantemente”, conclude Englaro su LA REPUBBLICA. (red)
 
31. Agenda politica / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - ROMA (ore 15:30) – Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, incontra il ministro degli Esteri della Georgia. Presso la Camera dei deputati.

ROMA (ore 17) – Tavola rotonda sul tema “Il ruolo dell’Unione europea e dell’Italia per la protezione dei diritti dei bambini”. Intervengono il ministro degli Esteri Franco Frattini, l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, Alessandra Mussolini. Presso Palazzo Marini, Via del Pozzetto 158.

ROMA (ore 9) – Convegno sul tema “Sviluppo della rete oncologica nazionale per il progresso della ricerca sanitaria”. Partecipa il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Presso l’Istituto Superiore della Sanità, in Viale Regina Elena, 299.

ROMA (ore 11) – Presentazione del libro “Il sacco del Nord. Saggio sulla giustizia territoriale”, di Luca Ricolfi. Intervengono Luciano Violante, Francesco Pizzetti e Antonio Polito. Presso Sala della Mercede, Via della Mercede 55.

ROMA (ore 9) – Seminario sul tema “Il giudizio amministrativo tra codificazione, class action e recepimento della più recente direttiva ricorsi in materia di appalti pubblici”, promosso dall’Associazione nazionale magistrati amministrativi. Presso Palazzo Marini, in Via Poli, 19.

ROMA (ore 10) – Convegno sul tema “Comunicazione, sanità e salute”, promosso dall’Osservatorio presieduto dal senatore Cesare Cursi. Partecipano rappresentanti del mondo del giornalismo, il presidente di Farmindustria, Sergio Dompè, il presidente di Assogenerici, Giorgio Foresti, il presidente Assobiomedica, Angelo Fracassi. Presso Piazza della Minerva, 38.

ROMA (ore 12:30) – Conferenza stampa sul tema “Diabete: donne e domani. Quale prevenzione?”. Presso Sala Nassiriya del Senato.

ROMA (ore 17:30) – Presentazione del libro “Per il socialismo”, di Alessandro Valentini. Intervengono Fausto Bertinotti, Paolo Ferrero e Achille Occhetto. Presso Centro Congressi Cavour.

ROMA (ore 19) - "Veglia laica per Eluana" in occasione dell'anniversario della morte di Eluana Englaro. Interverrà il senatore Ignazio Marino. Presso il circolo Pd Trastevere di Roma. (red)
 
32. Agenda Camera / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - ROMA (ore 11) – In Aula alla Camera svolgimento di interrogazioni. Alle 15 seguito della discussione del disegno di legge n. 3097/A di conversione del dl 1/10, recante “Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l’attivazione del Servizio europeo per l’azione esterna e per l’Amministrazione della Difesa”. Al termine seguito della discussione del disegno di legge n. 2260-A, recante "Disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare" (Approvato dal Senato). Al termine seguito della discussione dei disegni di legge n.n. 2934-A, 2935-A, 3071, 3072 e 3073, recanti ratifica ed esecuzione di trattati internazionali. Al termine seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge di Brandolini (Pd, n. 975) e abbinate, recanti “Disciplina per la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma”.

ROMA (ore 12) - Seduta delle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera in sede referente. Esame del disegno di legge n. 3146 di conversione del dl 2/10, recante “Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni”.

ROMA – In commissione Affari costituzionali alla Camera, al termine della seduta congiunta con la commissione Bilancio convocata per le 12, riunione in sede referente. Seguito dell’esame delle proposte di legge di Binetti (Pd, n. 627) e abbinate, recanti “Modifica all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernente il divieto di indossare gli indumenti denominati burqa e niqab”. Al termine della seduta congiunta con la commissione Affari sociali convocata per le 13,30 riunione del Comitato permanente per i pareri. Per esprimere osservazioni all’Assemblea. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 3097/A di conversione del dl 1/10, recante “Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l’attivazione del Servizio europeo per l’azione esterna e per l’Amministrazione della Difesa”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 2260, recante “Disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 2934, recante “Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese concernente la mutua assistenza in materia penale, fatto a Roma il 28 ottobre 1998”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 2935, recante “Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero relativo alla non imponibilità dell'imposta sul valore aggiunto dei pedaggi riscossi al Traforo del Gran San Bernardo, fatto a Roma il 31 ottobre 2006”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 3071, recante “Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno di Norvegia, per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Oslo il 16 giugno 2004”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 3072, recante “Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dominicana, fatto a Santo Domingo il 14 agosto 2002”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 3073, recante “Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Moldova sulla collaborazione nel settore del turismo, fatto a Roma il 7 dicembre 2006”. Esame degli emendamenti alle proposte di legge di Brandolini (Pd, n. 975) e abbinate, recante “Disposizioni per la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma”. Per esprimere osservazioni alla commissione Giustizia. Seguito dell’esame del testo unifico delle proposte di legge di Angela Napoli (Pdl, n. 825) e abbianate, recanti “Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione”. Per esprimere osservazioni alla commissione Esteri. Esame del disegno di legge n. 3082, recante “Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'Intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica indonesiana concernente l'apertura dell'Ufficio 'Indonesian Trade Promotion Center' (Itpc), fatto a Jakarta il 10 marzo 2008”.

ROMA (ore 13,30) - Seduta delle commissioni riunite Affari costituzionali e Affari sociali della Camera in sede referente. Esame del disegno di legge n. 2505 e della abbinata proposta di legge, recanti “Norme in materia di riconoscimento e sostegno alle comunità giovanili”.

ROMA (ore 11,30) - Seduta delle commissioni riunite Giustizia e Attività produttive della Camera. Audizione di rappresentanti dell’Organismo unitario dell’avvocatura, dell’Associazione italiana giovani avvocati, dell’Unione Camere penali italiane e del Consiglio nazionale forense, in relazione all’esame del disegno di legge n. 1471, recante “Disposizioni in materia di gestione delle crisi aziendali”.

ROMA – In commissione Giustizia alla Camera, al termine della seduta congiunta con la commissione Attività produttive convocata per le 11,30 riunione in sede referente. Seguito dell’esame della proposta di legge di Mussolini (Pdl, n. 2519), recante “Riconoscimento figli naturali”. Seguito dell’esame del disegno di legge n. 3137, recante “Misure contro la durata indeterminata dei processi”. Seguito dell’esame delle proposte di legge di Paniz (Pdl, n. 749) e abbinate, recanti “Disposizioni in materia di separazione giudiziale tra i coniugi”. Alle 13,30 svolgimento di un’indagine conoscitiva “Sulla attuazione del principio della ragionevole durata del processo”. Audizione del Presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro.

ROMA (ore 12) – In commissione Esteri alla Camera riunione del Comitato permanente sui diritti umani. Svolgimento di un’indagine conoscitiva “Sulle violazioni dei diritti umani nel mondo”. Audizione di rappresentanti di Amnesty International.

ROMA (ore 14) - Seduta delle commissioni riunite Esteri di Camera e Senato per l’audizione del ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, “Sull’Iran”.

ROMA (ore 15) - Seduta del Comitato dei Nove delle commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera. Esame del disegno di legge n. 3097/A di conversione del dl 1/10, recante “Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l’attivazione del Servizio europeo per l’azione esterna e per l’Amministrazione della Difesa”.

ROMA – In commissione Difesa, al termine dell’Ufficio di Presidenza convocato per le 14,15, riunione del Comitato ristretto. Seguito dell’esame delle proposte di legge di Menia (Pdl, n. 684) e abbinate, recanti “Concessione della medaglia d’oro al valore alle Associazioni Libero Comune di Fiume in esilio, Libero Comune di Zara in esilio e Libero Comune di Pola in esilio”.

ROMA – In commissione Bilancio alla Camera, al termine della seduta congiunta con la commissione Affari costituzionali convocata per le 12, riunione in sede consultiva per esprimere pareri all’Assemblea. Esame del disegno di legge n. 3097/A di conversione del dl 1/10, recante “Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l’attivazione del Servizio europeo per l’azione esterna e per l’Amministrazione della Difesa”. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 2260/A, recante “Disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare”. Al termine atti del Governo. Seguito dell’esame dell’atto n. 178, “Schema di decreto ministeriale diretto a consentire il ricorso al Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, conseguenti all’utilizzo, mediante operazioni di attualizzazione, dei contributi da parte di Arcus Spa per la realizzazione di interventi di restauro e recupero del patrimonio culturale e di altri interventi a favore delle attività culturali e dello spettacolo”. Seguito dell’esame dell’atto n. 183, “Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante misure di semplificazione e riordino della disciplina di erogazione dei contributi all’editoria”. Seguito dell'esame dell'atto n. 174, “Schema di decreto legislativo recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative” . Al termine riunione in sede referente. Esame del testo unificato delle proposte di legge di Brugger (Svp, n. 41) e abbinate, recanti “Disposizioni in favore dei territori di montagna”.

ROMA (ore 11,30) – In commissione Finanze alla Camera audizione del Presidente dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) “Sulle problematiche del settore assicurativo, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno”. Al termine riunione in sede referente. Seguito dell’esame delle proposte di legge di De Micheli (Pd, n. 1807) e abbinate, recanti “Regime tributario dei redditi da locazione di immobili”.

ROMA (ore 12,30) – In commissione Cultura alla Camera riunione del Comitato ristretto. Seguito dell’esame delle proposte di legge di Carlucci (Pdl, n. 136) e abbinate, recanti “Legge quadro per lo spettacolo dal vivo”. Alle 13,30 audizione informale, in merito all’esame dell’atto n. 183, “Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante misure di semplificazione e riordino della disciplina di erogazione dei contributi all’editoria”, di rappresentanti di Federazione italiana liberi Editori (File), Associazione italiana editori (Aie), Federazione italiana editori giornali (Fieg) e Mediacoop. Al termine deliberazione dello svolgimento di un’indagine conoscitiva in merito all’esame degli atti comunitari Libro verde “Promuovere la modalità dei giovani per l’apprendimento” e Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Consiglio delle Regioni “Relazione sui progressi in tema di certificazione della qualità nell’istruzione superiore”.

ROMA (ore 11,30) – In commissione Ambiente alla Camera riunione in sede referente. Seguito dell’esame della proposta di legge di Velo (Pd, n. 1074), recante “Modifiche all'articolo 1 della legge 24 dicembre 1993, n. 560, in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”. Seguito dell’esame della proposta di legge di Tommaso Foti (Pdl, n. 2233), recante “Norme concernenti la realizzazione di opere pubbliche infrastrutturali di costo inferiore a 5 milioni di euro”. Alle 12 svolgimento di un’indagine conoscitiva “Sul mercato immobiliare”. Audizione di rappresentanti dell’Abi (Associazione bancaria italiana).

ROMA (ore 13) - Seduta delle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera per atti del Governo. Seguito dell’esame dell’atto n. 174, “Schema di decreto legislativo recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative”.

ROMA (ore 12,30) – In commissione Trasporti alla Camera svolgimento di audizioni informali in merito all’esame dell’atto n. 176, “Schema di decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 118 recante attuazione della direttiva 2006/23/CE relativa alla licenza comunitaria dei controllori del traffico aereo”. Audizione di rappresentanti di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-T, Ugl-T, Usae-Av, Atm-Pp e Cobas Enav e di rappresentanti dell’Associazione nazionale assistenti e controllori navigazione aerea (Anacna). Alle 14,15 seguito dell’esame del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva “Sul sistema aeroportuale italiano”.

ROMA (ore 14,15) – In commissione Attività produttive alla Camera atti del Governo. Seguito dell’esame dell’atto n. 177, “Schema di decreto legislativo di attuazione della delega di cui all’articolo 53 della legge 23 luglio 2009, n. 99 per la riforma della disciplina in materia di camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”.

ROMA (ore 10,30) – In commissione Lavoro alla Camera svolgimento di audizioni “Sulle problematiche relative alla gestione e all’andamento dei fondi pensione e della previdenza complementare”. Audizione di rappresentanti di Mefop (Società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione), di rappresentanti di Assoprevidenza (Associazione per l’attuazione della previdenza complementare) e di rappresentanti del Fondo Banca di Roma. Alle 13 riunione in sede referente. Seguito dell’esame della proposta di legge di Stucchi (Ln, n. 2587), recante “Modifiche alla composizione dei comitati consultivi provinciali presso l’Inail”. Esame delle proposte di legge di Damiano (Pd, n. 2100) e abbinate, recanti “Interventi in materia di ammortizzatori sociali e tutela di determinate categorie di lavoratori”. Seguito dell’esame della proposta di legge di Antonino Foti (Pdl, n. 2424), recante “Interventi per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito”. Alle 14 riunione del Comitato ristretto. Seguito dell’esame del testo unificato delle proposte di legge di Stucchi (Ln, n. 82) e abbinate, recanti “Norme in favore di lavoratori con familiari gravemente disabili”.

ROMA (ore 13) – In commissione Affari sociali alla Camera riunione in sede consultiva per esprimere un parere alla commissione Cultura. Esame del nuovo testo della proposta di legge di Grimoldi (Ln, n. 2064), recante “Aumento di un contributo dello Stato in favore della Biblioteca italiana per i ciechi ‘Regina Margherita’ di Monza e modifiche all’articolo 3 della legge 20 gennaio 1994, n. 52, concernenti le attività svolte dalla medesima Biblioteca”.

ROMA (ore 10,30) – In commissione Agricoltura alla Camera riunione del Comitato dei Nove. Seguito dell’esame del disegno di legge n. 2260, recante “Disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare”. Al termine riunione del Comitato dei Nove. Esame delle proposte di legge di Brandolini (Pd, n. 975) e abbinate, recanti “Disciplina per la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma”.

ROMA (ore 14,30) –In commissione Politiche dell’Ue alla Camera atti del Governo. Seguito dell’esame dell’atto n. 182, “Schema di decreto legislativo recante la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini”. Seguito dell’esame dell’atto n. 171, “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno”. (red)
 
33. Agenda Senato / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - ROMA (ore 10,30 e 16) – In Aula al Senato seduta. Seguito della discussione del disegno di legge n. 1956 di conversione del dl 195/09, recante “Disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed alla protezione civile”. Discussione del disegno di legge n. 1955 di conversione del dl 194/09, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”.

ROMA (ore 15) – In commissione Affari costituzionali al Senato atti del Governo. Esame dell’atto n. 183, in materia di contributi all’editoria.

ROMA (ore 9) – In commissione Giustizia al Senato riunione in sede referente. ame dei disegni di legge n. 1440 e congiunti, recanti norme in materia di processo penale e delle connesse petizioni n.n. 482 e 607. Alle 14,30 e alle 21,15 riunione in sede referente. Esame del disegno di legge n. 1999 di conversione del dl 193/09, recante norme in materia di funzionalità del sistema giudiziario. Esame del disegno di legge n. 1996, recante norme in materia di legittimo impedimento. Esame dei disegni di legge n. 1440 e congiunti, recanti norme in materia di processo penale e delle connesse petizioni n.n. 482 e 607. Al termine della seduta p.m. riunione della Sottocommissione per i pareri.

ROMA (ore 15) – In commissione Difesa al Senato riunione del Comitato ristretto. Esame dei disegni di legge n.n. ddl 161, 1157 e 1510, recanti norme in materia di rappresentanza militare, e della connessa e petizione n. 15. Alle 15,30 riunione del Comitato ristretto. Esame dei disegni di legge n. 159 e 715, recanti norme in materia di militari infortunati o caduti in servizio.

ROMA (ore 15) – In commissione Bilancio al Senato riunione in sede consultiva. Esame del disegno di legge n. 1955 di conversione del dl 194/09, recante norme in materia di proroga di termini. Esame del disegno di legge n. 1974 di conversione del dl 3/2010, recante norme in materia di energia elettrica nelle isole maggiori. Esame degli emendamenti al disegno di legge n. 1720, recante “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”. Al termine riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame dell’atto n. 174, “Schema di decreto recante disciplina di realizzazione di impianti nucleari nel territorio nazionale”. Esame dell’atto n. 183, “Schema di decreto recante misure di riordino dei contributi all’editoria”.

ROMA (ore 15) – In commissione Finanze al Senato riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame dell’atto n. 175, “Schema di decreto ministeriale recante la misura e le modalità di corresponsione di un ulteriore indennizzo per il triennio 2009-2011 ai soggetti titolari di beni, diritti e interessi sottoposti in Libia a misure limitative”. Al termine riunione in sede referente. Esame del disegno di legge n. 1717, recante “Misure in favore delle attività professionali”.

ROMA (ore 14,30) – In commissione Istruzione al Senato riunione in sede consultiva. Per esprimere pareri alla commissione Affari costituzionali. Esame del disegno di legge n. 1955 di conversione del dl 194/09, recante norme in materia di proroga di termini. Esame del disegno di legge n. 1798, recante “Modifica al decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, in materia di titoli di accesso agli stadi e tessere del tifoso”. Per esprimere un parere alle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro. Esame del disegno di legge n. 1167-B, recante norme in materia di lavoro pubblico e privato. Al termine riunione in sede referente. Esame dei disegni di legge n.n. 1813 e 645, recanti norme in materia di impiantistica sportiva. Esame dei disegni di legge n.n. 1905, 591, 874, 970, 1837 e 1579, recanti norme in materia di docenti universitari. Al termine riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame dell’atto n. 178, “Schema di decreto ministeriale per il ricorso al Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, conseguenti all'utilizzo, mediante operazioni di attualizzazione, dei contributi di Arcus S.p.A. per la realizzazione di interventi di restauro e recupero del patrimonio culturale ed altri interventi a favore delle attività culturali e dello spettacolo”.

ROMA (ore 15) – In commissione Lavori pubblici al Senato riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame dell'atto n.176, “Schema di decreto legislativo licenza comunitaria dei controllori del traffico aereo”. Esame degli atti n.n. 180 e 181, Delibere Cipe sulle infrastrutture. Al termine riunione in sede consultiva. Per esprimere osservazioni alla commissione Affari costituzionali. Esame dell'atto n. 183, “Erogazione di contributi all'editoria”. Per esprimere osservazioni alla commissione Industria. Esame dell'atto n. 174, “Realizzazione impianti energia elettrica nucleare”.

ROMA (ore 14,45) – In commissione Agricoltura al Senato riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame dell’atto n. 184, “Schema di decreto legislativo recante Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti”. Esame dell’atto n. 182, “Schema di decreto legislativo recante Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini”. Al termine riunione in sede referente. Esame del disegno di legge n. 1839, recante “Disposizioni concernenti la produzione artigianale e senza fini di lucro di grappe e di acquaviti di frutta”. Esame del disegno di legge n. 1909, recante “Nuova disciplina del commercio interno del riso”. Esame congiunto dei disegni di legge n.n. 1035 e 1115, recanti norme in materia di produzione biologica. Esame congiunto dei disegni di legge n.n. 1050 e 1239, recanti norme riguardanti la laguna di Venezia. Al termine esame dell’affare n. 213, “Problematiche inerenti al comparto zootecnico, con particolare riguardo al settore dei suini e a quello dei bovini”.

ROMA (ore 9.14) – In commissione Industria al Senato riunione in sede referente. Esame del disegno di legge n. 1974 di conversione del dl 3/10, recante “Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori”. Al termine riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame dell’atto n. 174, “Schema di decreto legislativo concernente la disciplina della localizzazione degli impianti per la produzione di energia nucleare”. Esame dell’atto n. 172, “Schema decreto legislativo concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici”. Alle 15,30 riunione del Comitato ristretto per l’esame dei disegni di legge sul made in Italy. Audizione in sede informale del Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini Natalino.

ROMA (ore 15,15) – In commissione Lavoro al Senato svolgimento di un’indagine conoscitiva “Sulle forme pensionistiche complementari. Audizione di rappresentanti dell'Associazione promotori finanziari (Anasf).

ROMA (ore 14,30) – In commissione Sanità al Senato riunione in sede consultiva per esprimere un parere alle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro in sede referente. Esame del disegno di legge n. 1167-B, recante norme in materia di lavoro pubblico e privato. Alle 15 esame dell’affare “Ammodernamento del servizio sanitario nazionale in ordine ai rapporti tra Stato e Regioni, alla riconsiderazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e dei Diagnosis-related group (Drg) e alla riorganizzazione degli organi di consulenza del Ministero della salute”. Audizione del ministro Fazio.

ROMA (ore 14,30) – In commissione Ambiente al Senato riunione in sede referente. Esame dei disegni di legge n.n. 276, 330, 397, 398, 480, 510, 1029, 1104, 1122 e 1124, recanti norme in materia di attività venatoria, e delle connesse petizioni n.n. 20, 273 e 808. Esame del disegno di legge n. 1820, recante “Nuove disposizioni in materia di aree protette”. Al termine riunione in sede consultiva. Per esprimere un parere alla commissione Agricoltura. Esame dell’atto n. 184, “Schema di decreto legislativo recante riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti”. Per esprimere un parere alla commissione Industria. Esame dell’atto n. 174, “Schema di decreto legislativo recante disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché delle misure compensative e delle campagne informative al pubblico”. Al termine riunione in sede consultiva su atti del Governo. Esame della nomina n. 59, “Proposta di nomina del Presidente dell'Ente parco nazionale delle Cinque Terre”. Esame dell’atto n. 157, “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni”. Al termine esame dell’affare “Sulle problematiche relative alla pesca del tonno rosso”. (red)
 
34. Agenda economia / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - VERONA (ore 8.30) – Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi incontra i sindacati per la vertenza Glaxo. Presso la Prefettura, via Santa Maria Antica 1.

SAN SEBASTIAN, SPAGNA (ore 9) – Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, partecipa al Consiglio informale Competitività dei ministri dell’Industria Ue. Presso il Centro congressi El Kursaal.

ROMA (ore 11.30) – Presentazione della manifestazione “Italy & South Eastern Europe investment forum” che si svolgerà a Verona l’11 e 12 febbraio presso Verona Fiere. Partecipa, tra gli altri, Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico. Presso l’Associazione Stampa Estera, via dell’Umiltà 83.

ROMA (ore 14.30) – Iniziano i lavori del quarto Congresso nazionale della Uilca-Uil Credito Esattorie e Assicurazioni. Ai lavori intervengono Massimo Masi, segretario generale Uilca; Fabio Cerchiai, presidente Ania; Pierluigi Stefanini, presidente Ugf; Pierre Lefevre, amministratore delegato e direttore generale Groupama Italia; Michele Zefferino, consigliere Banca Popolare di Milano; Graziano Caldiani, condirettore generale Gruppo Ubi; Luigi Angeletti, segretario generale Uil. Presso il Centro congressi Roma Eventi, via Alibert 5.

ROMA (ore 14.30) – Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, partecipa all’iniziativa “Verso il XVI Congresso Cgil” assemblea congressuale Bnl. Presso la Banca nazionale del lavoro, piazza Albania 35.

BERGAMO (ore 15) – Assemblea annuale gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria “Diamoci una mossa! L’impresa della cittadinanza responsabile”. Partecipano, tra gli altri, Carlo Mazzoleni, presidente Confindustria Bergamo; Luigi Castro, sottosegretario al ministero dell'Economia; Francesco Rutelli, presidente Alleanza per l’Italia; Matteo Colaninno, rappresentante direzione nazionale Pd; Andrea Moltrasio, vice presidente Confindustria; Federica Guidi, presidente G.I. Confindustria. Presso Confindustria Bergamo, via Camozzi 70.

MILANO (ore 17.30) – Cerimonia di conferimento del Premio “La Lombardia per il Lavoro”, organizzato dalla Regione Lombardia. Interviene Alberto Bombassei, vice presidente per le Relazioni industriali di Confindustria. Presso Palazzo della Regione. (red)
 
35. Agenda esteri / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - ROMA – Audizione sull’Iran del ministro degli Esteri Franco Frattini davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato in seduta congiunta.

ROMA – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, incontra il presidente dell’Ifad, Kanayo F. Nwanze.

ROMA – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, partecipa alla tavola rotonda sul tema: “Il ruolo dell’Unione europea e dell’Italia per la protezione dei diritti dei bambini”. Prevista la presentazione del libro dello stesso ministro e di Ersiliagrazia Spatafora, “L’Europa e i diritti dei bambini. Profili politico-giuridici”.

GINEVRA – Il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, partecipa alla revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani.

STRASBURGO – Seduta dell’Europarlamento per approvare la squadra di governo del presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso.

PYONGYANG – Visita dell’inviato speciale di Ban ki-moon in Corea del Nord, il sottosegretario Onu per gli affari politici, Lynn Pascoe, per una serie di colloqui con le autorità del regime, incentrati sul dossier nucleare e sugli aiuti umanitari.

LONDRA – Audizione del ministro della Difesa britannico, Bob Ainsworth, davanti alla commissione Difesa dei Comuni sulla guerra in Afghanistan.

SANTIAGO – Il neopresidente cileno, Sebastian Pinera, presenta il suo governo. (red)
 
36. Agenda ambiente ed energia / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - MILANO (ore 9.30) – Termina Mobility conference 2010 “Reti europee, intermodalità, trasporto pubblico” organizzata da Assolombarda. In mattinata convegno “Trasporto pubblico locale: efficienza e qualità in Lombardia”, partecipano Elio Catania, presidente e ad Atm; Alberto Barcella, presidente Confindustria Lombardia; Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia. Segue alle 14,30 il convegno “Le nuove autostrade lombarde. Progetti e territorio, risorse e fattibilità”. Partecipano Guido Podestà, presidente Provincia di Milano; Giampio Bracchi, presidente Milano Serravalle-Milano Tangenziali; Mario Ciaccia, ad Banca Infrastrutture, Innovazione e Sviluppo; Massimo Varazzani, ad Cassa Depositi e Prestiti; Raffaele Cattaneo, assessore Infrastrutture e mobilità Regione Lombardia. Presso Assolombarda, via Pantano 9.

ROMA (ore 10) – Convegno sul tema “Le reti tecnologiche locali: qualità, affidabilità, sicurezza, efficienza”, promosso da EnergyLab in collaborazione con il Gruppo Italia Energia. Intervengono, tra gli altri, Alessandro Ortis, presidente Autorità energia elettrica e gas; Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico. Presso Palazzo Marini, via del Pozzetto 158.

ROMA (ore 10) – Cerimonia per la firma dei contratti, tra l’Agenzia Spaziale Europea e Thales Alenia Space, per i satelliti Sentinel 1B e Sentinel 3B. Partecipano Enrico Saggese, presidente Asi; Volker Liebig, direttore dei programmi di Osservazione della Terra dell’Esa; Luigi Pasquali, deputy ceo Thales Alenia Space e presidente e amministratore delegato Thales Alenia Space Italia. Presso l’Asi, viale di Villa Grazioli 23.

ROMA (ore 15.30) – Workshop su “Energia ed ambiente: una strategia post crisi” e consegna premi “Uomo dell’anno 2009” e “Energia Sostenibile”, organizzati da Fondazione Energia, Staffetta Quotidiana, Aiee. Intervengono, tra gli altri, Gian Battista Merlo, presidente ExxonMobil Italia; Francesco Starace, presidente Enel Green Power. Presso Centro Studi Americani, via Michelangelo Caetani 32. (red)
 
37. Agenda Lazio-Roma Capitale / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - ROMA (ore 8.30) - Il sindaco, Gianni Alemanno, depone una corona di alloro sulla targa posta nel viale intitolato a Paolo Di Nella. Villa Chigi, (ingresso via Piccinni).

ROMA (ore 9.30) - Alemanno partecipa alle celebrazioni per il 161esimo anniversario della Repubblica Romana. Museo Ossario Garibaldino, via Garibaldi 27/E (Gianicolo). A seguire il sindaco depone una corona di alloro, insieme al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e all'assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio, Luigina Di Liegro. Alle 10 depone una corona d’alloro al monumento di Giuseppe Mazzini, piazzale Ugo La Malfa (Aventino).

ROMA (ore 10.30) - Il sindaco, Gianni Alemanno, interviene al convegno promosso dalla Uir e da Assolombarda "Governance, clean economy, una società più giusta". Ospite l'economista Joseph A. Stanislaw. Auditorium via Veneto, via Vittorio Veneto 89.

ROMA (ore 14.30) – Il sindaco, Gianni Alemanno, riceve il sindaco di Dakar, Khalifa Sall, accompagnato dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf. Campidoglio, incontro privato.

ROMA (ore 16.30) - Il sindaco, Gianni Alemanno, accoglie le reliquie di Santa Bernadette Soubirou. La cerimonia apre la 18esima Giornata mondiale del malato che quest'anno ha come titolo "La Chiesa al servizio dell'amore per i sofferenti". La manifestazione è promossa dall'Unitalsi, in collaborazione con il Comune di Roma. Basilica di Santa Maria Maggiore.

ROMA (ore 17.30) - Il vicesindaco, Mauro Cutrufo, interviene al concerto per pianoforte di Marco Arcieri, in occasione del Capodanno Cinese 2010. La Sapienza, facoltà di Studi Orientali, via Principe Amedeo 182/B.

ROMA (ore 10) - L'assessore alle Politiche educative scolastiche, della famiglia e della gioventù, Laura Marsilio, partecipa al convegno "Foibe - Storie di vita di esuli istriano - giuliano - dalmati", organizzato nell'ambito dell'evento "Profumo d'Italia: per condividere la memoria della tragedia delle Foibe", con il sostegno del ministero della Gioventù e il patrocinio del ministero dell'Istruzione, della Regione Lazio, del Comune di Roma, Biblioteche di Roma, e del Comune di Pomezia.

ROMA (ore 17) - L'assessore alle Politiche culturali e della comunicazione, Umberto Croppi, partecipa alla conferenza di presentazione del libro "arch.it.arch - dialoghi di Archeologia e Architettura, seminari 2005/2006", a cura dell'Università degli studi "Roma Tre", Facoltà di Architettura. Intervengono i professori Andrea Carandini, Giovanni Carbonara, Francesco Cellini e Clementina Panella. Roma Tre, facoltà di Architettura, via Madonna dei Monti 40.

ROMA (ore 10) - Il presidente Nicola Zingaretti, partecipa alla tavola rotonda promossa dalla Uir 'Il futuro clean'. Auditorium 'Via Veneto' in via Vittorio Veneto 89.

ROMA (ore 9.30) - La presidente del Consiglio Provinciale, Giuseppina Maturani, partecipa alla celebrazione in occasione del 150esimo anniversario della Repubblica Romana. Ossario dei Garibaldini – Granicolo.

ROMA (ore 9.45) - La presidente del Consiglio provinciale, Giuseppina Maturani, partecipa alla celebrazione in occasione del 150esimo anniversario della Repubblica Romana. Piazzale La Malfa.

CIVITAVECCHIA (ore 10) - L'assessore alle Politiche culturali Cecilia D'Elia interviene alla conferenza dal titolo "Un così forte desiderio di ali - Percorsi di letteratura al femminile: l'Estremo Oriente". Civitavecchia. Biblioteca comunale "Alessandro Cialdi", Piazza Calamatta, 18.

ROMA (ore 15) - L'assessore alle Politiche dello Sport, Patrizia Prestipino, partecipa alla "Giornata Regionale della Sicurezza nello Sport". Spazio Espositivo dell'ex Gil, Largo Ascianghi (Roma).

ROMA (ore 17) - L'assessore alle Politiche del personale, Tutela dei consumatori e Lotta all'usura, Serena Visintin, inaugura il ciclo di conferenze dal titolo "Che cos'è l'usura e perché il tuo amico usurato non ti ha detto niente", organizzato dall'accademia degli Incolti fondazione Onlus in collaborazione con la Provincia di Roma. Palazzo Valentini, sala della Pace.

ROMA (ore 11) - Firma del protocollo d'intesa per la gestione degli orti sociali all'interno del Monumento naturale di Quarto degli Ebrei, tenuta di Mazzalupetto, tra l'assessorato regionale all'agricoltura, Arsial, Roma Natura, Legambiente e Associazione Acqua, Sole, Terra. Interviene Daniela Valentini, assessore all'Agricoltura del Lazio. Regione, via Rosa Raimondi Garibaldi 7 (Pal. B, XII Piano, Sala Riunioni).

ROMA (ore 15) - Promosso dall'assessorato alla Cultura, spettacolo e sport della Regione Lazio con il supporto di Bic Lazio, Prima giornata regionale della sicurezza nello sport. Introduce l'assessore Giulia Rodano Spazio Ex Gil, largo Ascianghi 5. (red)
 
38. Agenda spettacoli / gli appuntamenti del giorno
 
 
 
Roma - ROMA (ore 19.30) – Alla Casa del cinema presentazione di “A tutto reality: l’isola”, la risposta animata a “L’Isola dei famosi”. Dopo la proiezione, incontro con Antonella Elia.

ROMA (ore 20.45) - Al Teatro Cometa off (via Luca Della Robbia 47) debutta lo spettacolo “Ma dio è su facebook?”, scritto, diretto e interpretato da Rosanna Sferrazza.

TORINO (ore 20.45) - Il Museo Nazionale del Cinema presenta nella sala 3 del Cinema Massimo il secondo appuntamento di “Magnifiche visioni. Festival Permanente del Film Restaurato”. La serata è dedicata al restauro del film “Io sono un campione” (“This Sporting Life”) di Lindsay Anderson, fondatore del free cinema britannico, che sarà proiettato in digitale 2K nella copia restaurata da Park Circus. Presentato in concorso a Cannes dove l’attore protagonista Richard Harris ottenne il premio per la migliore interpretazione maschile, il film racconta la storia di un minatore che diventa un famoso giocatore di rugby. La proiezione sarà introdotta dallo scrittore Alessandro Baricco, autore – tra il 1995 e il 2000 - di numerosi reportage dedicati a questo sport apparsi sia su “La Stampa” che su “La Repubblica”.

ROMA (ore 21) - L’Auditorium Parco della Musica ospita il concerto di presentazione dell’album “NOI”, colonna sonora jazz dell’omonimo romanzo di Walter Veltroni. Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Danilo Rea e Dario Rosciglione eseguiranno dal vivo i brani contenuti nel disco: tra questi, alcune cover di grandi successi del passato citati nel romanzo e riletti in chiave jazz (“Parlami d’amore Mariù”, “Città vuota”, “Video Killed the Radio Star” e “Father and Son”), oltre a un inedito intitolato “2025” ispirato all’ultimo capitolo del libro. Il disco, nato da un’idea dello stesso Veltroni insieme a Raffaele Ranucci e prodotto da Alice Records, ricalca l’impronta del romanzo ripercorrendo diversi momenti storici che hanno segnato la storia del nostro paese. (red)
 
 
 
 
RICERCA | AVANZATA
 
 
 
 
 
 
v
 
v
 
 
v
 
 
v