1. Dietro le quinte (uno)
- Oggi avverrà davanti ai magistrati torinesi impegnati nella inchiesta sulla vicenda Telekom Serbia il confronto tra Igor Marini e l’avvocato Fabrizio Paoletti, il legale romano che Marini accusa di essere stato colui che gli ha dato l’incarico di pagare le tangenti. Ieri intanto il portavoce di Forza Italia Bondi ha parlato di “rispondenze molto gravi, punti oscuri che devono essere chiariti, elementi che già accusano di per se stessi gli esponenti del centro sinistra che hanno governato, e - ha detto il parlamentare azzurro - mi riferisco a Prodi, Dini e Fassino”. Ha aggiunto, a sostegno della richiesta di una loro audizione in Commissione: “devono sentire il dovere e hanno l'interesse a chiarire ciò che è necessario chiarire: se la sinistra non spiegherà a fondo cosa è avvenuto, non avrà più alcun titolo per parlare di questione morale”. Bondi ha tenuto ad escludere “categoricamente” un qualsiasi coinvolgimento del Presidente Ciampi nella vicenda. Altra notizia di ieri riguarda direttamente Marini e il suo avvocato, che ha voluto denunciare la presenza di “sedicenti politici ed avvocati” che starebbero incontrando il suo assistito. “Chi li ha autorizzati, dal momento che Marini è in isolamento e sotto stretta sorveglianza?”. Marini ha sicuramente incontrato un gruppo di esponenti radicali, che non sono né parlamentari né avvocati, Bruno Mellano e Giulio Manfredi. Hanno trovato Marini “rilassato e in ottima forma, in maglietta e calzoncini corti; si è dichiarato‘molto soddisfatto’ delle misure di sicurezza (rigorosissime) che sono state attuate nei suoi confronti”, impegnato nella lettura dei classici greci e latini e dei “”libri sulle avventure di Fantozzi”, che “seppur tragiche, mi aiutano a rilassarmi”. Niente di preoccupante, dunque. Dunque, Randazzo si riferisce ad altre visite, tanto che ha deciso di presentare un esposto alla Procura di Torino e, per conoscenza, anche alla Commissione Telekom Serbia. E una delle visite sarebbe avvenuta prima del 10 agosto: in una lettera Marini racconta al suo avvocato di aver ricevuto la visita “di un avvocato”, “un collega del presidente della commissione Trantino”, persona “garbata e schietta”, che avrebbe proposto a Marini di “unirsi all’avvocato Randazzo per la sua difesa”. Il timore dell’avvocato è una eventuale “delegittimazione della Commissione”; il che fa pensare che Randazzo abbia in mente il nome e il cognome dell’avvocato, probabilmente parlamentare, garbato e schietto. (segue) ( )
2. Le notizie del giorno (due)
- Iraq, di nuovo in primissimo piano, con l’attentato contro l’Onu a Bagdad. E poi un’altra strage, a Gerusalemme, “sull’autobus dei bambini”, come scrive La Stampa. Tutto questo fa inevitabilmente slittare in altri spazi la politica interna, e in particolare la telenovela sul calcio (“il governo ha salvato tutti”, sintetizza efficacemente Il Tempo). Perché a parte il calcio c’è poco altro: il Messaggero scrive che è stata “incendiata l’auto di Pecorella”, parcheggiata sul lungotevere davanti alla casa romana del legale e parlamentare azzurro. Pecorella però – dalle isole Marchesi – ha detto che non ha nessuna intenzione di tornare in Italia per questo. Sulle polemiche di politica interna si continua a parlare di Telekom Serbia, della vicenda Sofri, delle frequenze Rai e di riforme, con i saggi da oggi sulle Dolomiti. (segue) ( )
3. Le prime pagine (tre)
- Nessun dubbio sul fatto che le aperture siano tutte dedicate alla stessa notizia: l’attentato di Bagdad, a volte messo insieme a quello di Gerusalemme. “Bagdad, Gerusalemme: i terroristi fanno strage”, scrive il Corriere della Sera, che poi dà a centropagina la notizia del decreto sul calcio: “No di Bossi. Verso una B a 24, forse con la Fiorentina”. La Repubblica apre con l’editoriale di Bernardo Valli, dedicato al “fantasma di Saddam”, e titola: “Strage al comando Onu”. Accanto: “In Israele massacro sul bus dei bambini”. A fondo pagina, “Arriva il decreto, resta il calcio caos”. La Stampa: “Attentato contro l'Onu a Bagdad”, e poi il calcio. Ci sono anche le dichiarazioni del ministro Pisanu, che ha detto: “Dietro i roghi c'è l'ecoterrorismo”. E’ su questo che apre Libero: “Gli incendi appiccati dai terroristi”, il titolo del quotidiano diretto da Feltri. Di nuovo l’Iraq, ma insiema ad Israele, sulla prima del Messaggero: “Iraq e Israele, la strategia dell'orrore”. A fondo pagina il quotidiano romano dà conto dell’incendio alla macchina di Pecorella. Per Il giornale l'Onu è “colpita al cuore dal terrorismo”, mentre per il Tempo è un secco: “Baghdad, la strage”. Il Sole 24 Ore apre con la notizia della morte di De Mello (“Ucciso l'inviato Onu”, mentre Il Foglio titola: “Il pacificatore ucciso”. (segue) ( )
4. Assolutamente da non perdere (uno): due attentati in poche ore (quattro)
- Di concomitanza sospetta, anche se “è molto difficile sapere se c’è un collegamento tra l’attentato di Bagdad e il nuovo attacco terrorista a Gerusalemme”, parla R.A. Segre sul Giornale, una “concomitanza che non farà che rinforzare la convinzione degli americani e degli israeliani che è giunto il momento di rivedere l’intera strategia”, sia in Iraq che in Palestina. Ci sarà insomma una “nuova dura reazione” di Usa ed Israele? È “improbabile” che vi siano collegamenti espliciti, scrive Boris Biancheri sulla prima della Stampa, anche perché “i palestinesi non avversano ma favoriscono il ruolo dell’Onu”. Ma “non c’è dubbio che uno scenario già inquietante si complica ancora, in Israele come in Iraq”. Di “minaccia globale” parla Ezio Pasero sul Messaggero, che scrive della possibilità di “diverse organizzazioni” che collaborano tra loro a Bagdad, ricorda il corpo di Abu Nidal, il terrorista palestinese, trovato in Iraq, che forse ha fatto scuola, dell’estremismo omicida palestinese, come quello iracheno protetto da un’”area di omertà e di consenso”. (segue) ( )
5. Assolutamenta da non perdere (due): L’Iraq, l’Onu, gli Usa (cinque)
- Stefano Silvestri, sul Sole 24 Ore, spiega che non è il caso di leggere l’escalation in Iraq come frutto di una “stessa direzione strategica”, e anzi dice che “potrebbe rivelarsi un errore tentare di forzare i fatti per adattarli ad una sola interpretazione”. Ma di certo ci sono interessi convergenti che mirano a lasciare l’Iraq nell’anarchia, e gli attacchi alla ambasciata di Giordania e alla sede Onu probabilmente hanno lo stesso intento, quello di escludere ogni ipotesi di “pacificazione”, che venga dai moderati arabi o dall’Onu che non aveva voluto schierarsi per il conflitto. Secondo Il Riformista, in prima pagina, è “il tradimento dell’Onu” ad aver scatenato “l’ira dei fedayin”, nel senso che la decisione del Consiglio di sicurezza di riconoscere il governo ad interim, santificando lo status quo, non è stata ben accolta dai seguaci di Saddam. Anche se sulla paternità dell’attentato ancora siamo solo alle ipotesi. E’ la stessa ipotesi avanzata da Mimmo Candito, sulla pagina 3 della Stampa: “Forse si è voluto colpire l’Onu per il pur tiepido avallo al governo di Bagdad”. Tuttavia Sergio Viera de Mello, che era a Bagdad da poche settimane con un incarico temporaneo di quattro mesi, e che definiva la risoluzione 1483 che lo mandò a Bagdad “la fiera delle ambiguità”, come racconta Gianni Riotta sulla prima pagina del Corriere, aveva anche detto davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu che “la presenza delle Nazioni Unite in Iraq è vulnerabile per chiunque voglia colpire l’organizzazione” (Il Foglio). Questo discorso è pubblicato integralmente dal Corriere, pagina 3. E’ il quotidiano di Ferrara, con un editoriale intitolato “che fare per l’Iraq”, che ricorda che il nostro paese ha “potere di iniziativa in Europa”, e che forse è il momento di usare questo potere, perché “tutti stiamo diventando bravi a dire agli americani e agli inglesi cosa devono fare in Iraq”, ma nessuno risponde alla domanda: “noi europei, cosa dobbiamo fare?”. Repubblica, affida a Bernardo Valli il compito di soffermarsi sul “fantasma di Saddam”, perché “fino a quando non comparirà sui teleschermi di tutto il mondo con le manette ai polsi” il regime iracheno “sopravviverà ancora”, a dispetto delle convinzioni di Bush. Inevitabilmente in secondo piano la cattura del “braccio destro di Saddam”, come lo chiama l’Unità (pagina 2), il vicepresidente Ramadan. (segue) ( )
6. Riforme (sei)
- “Ora parlano di riforme costituzionali”, ma lo fanno per “nascondere il disastro agli italiani”, spiega Luciano Violante in una ampia intervista all’Unità (pagina 11) il cui senso è: ma quali riforme, se non sono nemmeno capaci di governare? Repubblica, a pagina 23, si occupa del lavoro dei saggi sulle Dolomiti. “La lega avverte: guai ai gattopardi”, nel senso che dal vertice di Lorenzago dovrà uscire qualcosa, di concreto su devoluzione e federalismo, che “deve partire”. Lo stesso quotidiano intervista il ministro La Loggia, che in questi giorni ha anche parecchio da fare con le Regioni a Statuto speciale, che non apprezzano la riforma del titolo quinto; La Loggia comunque nega che il governo sia “sotto ricatto della Lega”, e anzi dice che “non è una pretesa di Bossi” quella di accentuare il federalismo. Quanto ai poteri del premier, il ministro immagina “poteri come quelli di Blair”. Il Riformista, nel primo degli editoriali (pagina 2) spiega che ai saggi si aggiungeranno Speroni e Tremonti, e che si capirà presto se la riunione produrrà una sola proposta della Cdl oppure no: “qualche voce autorevole del centrodestra sostiene che il pallino è nelle mani di D’Onofrio, bisognerà capire se lui vuole fare il regista o se è andato lì per far saltare tutto”. (segue) ( )
7. Il calcio parlato (sette)
- Il decreto è stato fatto, “il governo fischia il calcio d’inizio ai campionati” (Il Giornale, prima pagina), ma “questo aiuto è un fatto isolatissimo”, perché “il pallone deve sapersi reggere da solo”, spiega il ministro Giuliano Urbani allo stesso quotidiano (pagina 7). Il problema è che comunque la Lega ed Alleanza Nazionale non ci stanno e, per rimanere al quotidiano di Belpietro, “fanno catenaccio”, manifestano perplessità. Il partito di Bossi in particolare vota contro per il fatto che tutto dovrà passare solo per il Tar del Lazio (“anacronistico centralismo”, ha detto Castelli); e, spiega Repubblica (pagina 9), Berlusconi “perde la pazienza”, dice di essere stanco, e afferma che a questo punto prima si vedono i leader della coalizione e meglio è: “Mi sono stancato di questi continui litigi, c’è sempre qualcuno che non è soddisfatto”, avrebbe confidato. Pur di non essere d’accordo con Berlusconi è quasi d’accordo con il leghista Calderoli (“siamo tornati ai tempi del duce quanto a Roma si decidevano gli scudetti”, ha detto il senatore leghista) Curzio Maltese della Repubblica. Secondo cui il decreto è “salva Carraro” più che salva calcio, un “lodo Carraro”. Il Ministro Urbani è intervistato anche dalla Stampa, pagina 7: “la prossima volta manderò un commissario. Un giro di vite sui controlli serve come il pane”. Umberto Bossi, intervistato dal Corriere della Sera, dice di tifare Atalanta, e di essere federalista. Conseguenza: “il Tar del Lazio non mi va”. E per essere chiari avverte che perché il decreto sia convertito in aula dovranno “cambiare parecchie cose”. Il Presidente dell’Atalanta sembra d’accordo: “Io non ci sto e tanti la pensano come me. Questo decreto non passerà mai”, dice alla Stampa (pagina 9). Franco Bechis, sul Tempo, scrive: “il governo ha salvato tutti”. E avanza la convinzione che il governo avrebbe pronto un “dono a Della Valle”, il padrone della Fiorentina. (segue) ( )
8. La Turchia di Prodi (otto)
- Angelo Panebianco aveva scritto della UE e dell’Europa. Oggi una lettera del Presidente della Commissione, Romano Prodi, risponde alle osservazioni del professore, a pagina 13 del Corriere. Prodi torna sul suo “mamma li turchi”, e spiega come l’UE non sia “una semplice unione doganale”, e si deve fondare “su identici diritti e su comuni basi democratiche”, e fare finta che non esistano divisioni “sarebbe davvero imperdonabile”. Insomma: no ad un allargamento alla Turchia “immediato e senza condizioni”. (segue) ( )
9. Ciampi e Sofri (nove)
- Vorrebbe e potrebbe graziare Sofri, il Presidente. In base al nuovo codice di procedura penale la grazia si concede anche “senza domanda e senza proposta”. Il “nuovo codice è in vigore da oltre dieci anni, ma ci voleva Pannella per “rivelarlo” ai giornalisti e ai costituzionalisti italiani. Ne parla La Stampa, pagina 10, scrivendo dunque che il Presidente Ciampi potrebbe - motu proprio - procedere, se vuole, a concedere la grazia ad Adriano Sofri. Ne parla anche Il Foglio, pagina 2. Ma non tutti i costituzionalisti sono d’accordo e questa tesi resta suggestiva ma molto controversa. (segue) ( )
10. La giornata di oggi (dieci)
- Oggi a Torino ci sarà il confronto tra Fabrizio Paoletti ed Igor Marini, davanti ai magistrati torinesi impegnati nell’inchiesta giudiziaria sulla vicenda Telekom Serbia. In un albergo a una stella di Lorenzago Bellunese (o forse in una baita in quota) si riuniranno i saggi della CDL Calderoli, Nania, Pastore e D’Onofrio, coordinati dal sottosegretario Brancher, per definire il pacchetto delle riforme istituzionali. (fine) ( )