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il VELINO ORENOVE edizione completa
 
 
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1. Orenove: Dietro le quinte
a cura di Laura Cesaretti
 
 
 
Roma - “Il nuovo governo vuole essere a fianco della grande finanza, o a fianco degli artigiani e della piccola industria? Vuole essere vicino alla rendite finanziarie o a chi produce?”. Domandina di Marco Rizzo ieri. Che forse non si è accorto che uno degli eventi più celebrati dalla stampa vicina al centrosinistra è stato quel viaggio di Bersani e Letta nel profondo nord per dirigersi – per usare la scrittura di Curzio Maltese, inviato da REPUBBLICA – “nel punto più lontano e oggi meno frequentato dal turismo politico: l´unità del centrosinistra”. “Non era una strada facile né breve e non si tratta di una metafora”, aggiungeva Maltese. E spiegava che prima gli inviti erano di qualche “isolato industriale, poi delle associazioni, infine una marea”. Industriali del mobile di Vicenza, “il famoso popolo delle partite Iva” in crisi , con “la questione della Cina che qui è nei discorsi di tutti i giorni, quelli che si fanno al bar davanti a un’ombra di vino”, e “molti piccoli imprenditori” che dicono al cronista di REPUBBLICA che “il problema non è mettere le barriere doganali sulle merci dall’Oriente ma al contrario partire alla conquista di quei mercati”, e dove insomma “è la destra a sentirsi assediata, a dover giocare in difesa”.

Forse Maltese faceva finta di non sapere che su questi temi difficilmente non si potrà mai avere la famosa unità, del “centrosinistra” o della “coalizione democratica”. Per esempio: quale politica economica proporre, per stare “a fianco degli artigiani e della piccola industria”? Magari le ragioni del sindacato Alitalia, le ragioni di quel lavoratore della compagnia aerea che sui giornali di ieri si diceva scandalizzato del fatto che l’azienda stia pensando di penalizzare chi totalizza 24 mesi di assenze in tre anni? O le ragioni di Pietro Ichino, che ancora ieri invitava il sindacato a smetterla con i “diritti acquisiti”?

La domanda di Rizzo, insieme all’inseparabile auspicio di Pecoraro Scanio, è arrivato in risposta alla notizia di un ampio articolo che il segretario dei Ds offre ai lettori dell’ESPRESSO di questa settimana. Un articolo in cui il segretario dei Ds parla della necessità di costruire un “cantiere programmatico”, che discuta di temi come la pace, l'Europa, le tasse, la sicurezza e la giustizia, per ricostruire l’Italia “in crisi dopo tre anni di guida berlusconiana”. Manca l’ambiente, mancano i diritti, ha detto subito Pecoraro, pur apprezzando il tentativo di “partire dai problemi concreti”. Ma sono proprio i “problemi concreti” il terreno più difficile, se è vero che i temi cruciali – anche per un futuro governo di centrosinistra – rimarranno gli stessi che ha dovuto affrontare il centrodestra. Per esempio in economia si tratterà di fare la riforma dei servizi pubblici locali, aumentare il tasso di occupazione facendo crescere il part time e il lavoro delle donne, mettere mano alle pensioni e al welfare, privatizzare il privatizzabile, riformare gli ordini professionali. Su questi temi la linea di Bersani e di Letta, con i loro “artigiani e piccoli industriali”, difficilmente potrà coincidere con quella di Rizzo e di Pecoraro. (segue) (lac)
 
2. Orenove: Le prime pagine (2)
 
 
 
Roma - CORRIERE DELLA SERA – Editoriale di Sergio Romano: ''Generosità e terrore''. ''Massacrato il reporter italiano''. A centropagina: ''"Commando per il Vaticano"''. In basso a sinistra: ''Il Setterosa è d'oro: la vittoria del cuore''. In basso a destra: “Rimproverate e sarete più felici”.

LA REPUBBLICA – Editoriale di Ezio Mauro: ''L'innocente e i carnefici''. ''Assassinato Baldoni”. A centropagina: ''Najaf, l'accordo dopo la strage degli sciiti''. In un riquadro: “Clandestino soffocato nell’auto della fidanzata”. In basso: ''Il Setterosa imbattibile, è oro''.

LA STAMPA – Editoriale di Federico Geremicca: ''La follia di una guerra senza regole''. ''Hanno ucciso Baldoni''. A centropagina: ''Accordo su Najaf, battaglia finita''. In un riquadro: ''Clandestino muore nel bagagliaio per amore''.

IL GIORNALE – Editoriale di Antonio Socci: ''Attenti a quei due”. “Baldoni è stato giustiziato”. A centropagina: ''Nomadi pagati per fare gli scavi archeologici''. In un riquadro: ''Olimpiadi, il Setterosa nuota nell'oro''. In basso: “La casa in riva al mare del nemico delle case sul mare”.

IL TEMPO - Editoriale di Franco Bechis: “Il morso della bestia”. “Ucciso senza pietà”. In basso”Prandelli deve lasciare la Roma”. In un riquadro: “Setterosa d’oro trionfa in Grecia”.

L'UNITA' - ''I rapitori: abbiamo ucciso Baldoni''.A centropagina: “Iraq, di strage in strage: oltre 100 morti”. In un riquadro: “Montezemolo dice sì a Epifani”. In basso: ''Vogliono cancellare la Resistenza''.

IL RIFORMISTA - ''Najaf città aperta senza Sadr e americani. La missione impossibile di Ali al Sistani''. In alto a destra: ''Tutti i misteri sul rapimento di Baldoni''. A centropagina: ''Sorpresa, Bush torna in vantaggio''. In basso: “Berlinguer e il ritorno di Lionheart”.

IL FOGLIO - ''"Ucciso Enzo Baldoni", al Jazeera ha un video ma non lo trasmette''. ''Il Rummy di Allawi''. ''Epifani non offre nulla a LCdM, rattoppa solo le fratture interne Cgil''.

IL SOLE 24 ORE – Editoriale di Daniele Marini: ''Cambiare senza pregiudizi''. ''Prezzi, un nuovo paniere''. In alto a destra: ''Iraq, Baldoni ucciso dai ribelli''. A centropagina: ''Alitalia, 6 mila esuberi''. In basso: “Versace, parte la rivoluzione allegra”. (red)
 
3. Orenove: Assolutamente da non perdere (3)
Ammazzato Baldoni
 
 
 
Roma - Ieri sera, mentre diversi segnali sembravano andare nella direzione opposta, è arrivata all’improvviso la notizia dell’omicidio di Baldoni, un filmato dei terroristi che conterrebbe “immagini agghiaccianti”, pare che il giornalista abbia anche “tentato di ribellarsi”, scrive REPUBBLICA. Ezio Mauro dedica l’editoriale a “l’innocente e i carnefici”, scrive che “dopo Fabrizio Quattrocchi un altro italiano muore in Iraq”, che questa vicenda è stata consumata dai rapitori “con rapidità tecnica da atto politico, che punta fin dall’inizio soltanto a un esito scontato senza lasciare spazio ad alcuna soluzione diversa”. Baldoni andava lì “in spirito di pace”, “uomo di pace come ha detto sua figlia”. E i rapitori “non hanno saputo che farsene, non hanno voluto servirsene”. Giuseppe D’Avanzo sullo stesso quotidiano parla di “segnali non capiti”, nel senso che “fin dal primo momento il sequestro di Baldoni è sembrato una questione terribilmente seria”, soprattutto considerando il fatto che gli autori erano gli stessi che avevano rapito Angelo de La Cruz, l’autista filippino per il cui rilascio Manila ha annunciato il ritiro del suo piccolo contingente in Iraq. Si poteva immaginare una nuova azione contro un altro degli “anelli deboli”, paesi meno potenti di Washington e Londra. E tuttavia in Italia “nessuno è parso rendersi conto che questo sequestro era – se possibile – più serio, più drammatico, di quello affrontato quattro mesi fa”.

Baldoni “non era negoziabile”, dice Sergio Romano, sulla prima pagina del CORRIERE DELLA SERA, nel senso che “il governo non avrebbe mai potuto cedere”. E Fiorenza Sarzanini, sullo stesso quotidiano, scrive di una “trattativa che non è mai iniziata”, anche perché alla fonte che era stata mobilitata per iniziare le trattative era stata chiesta una prova della “in vita dell’ostaggio”, e questa prova non era arrivata. “Tutti i tentativi fatti in questi giorni per aprire un canale di trattativa con l’esercito islamico sono falliti”, scrive il quotidiano.

“Ai terroristi islamici non importa delle nostre opinioni politiche, dei nostri sentimenti sul mondo. (…) Guardie del corpo o pubblicitari in giro a riempire fogli di sogni rivoluzionari”, scrive Renato Farina sulla prima di LIBERO. Il giornalista dice anche che “lo abbiamo marcato con forza”, che Baldoni era “un antiberlusconiano”, perché “speravamo di aiutarlo a salvarsi la vita. Ci siamo augurati persino che ci fosse di mezzo una recita propagandistica. Ma loro non pensano di avere a che fare con uomini, ma con montoni”. (segue) (lac)
 
4. Orenove: Assolutamente da non perdere (4)
I due rivali
 
 
 
Roma - “Il saggio ayatollah nel covo del bullo” scrive Giuseppe Zaccaria, pagina 7 della STAMPA, per raccontare di Al Sistani “costretto a incontrare per la prima volta Al Sadr”, e dunque a “riconoscerne in qualche modo l’autorità”. Ma Al Sadr ha detto “sì a Sistani”, alla “pace di Al Sistani”, promettendo di smilitarizzare la sua milizia e di lasciare il mausoleo. Uno dei massimi capi della fazione sciita, braccio destro di Sistani, critica intanto il premier Allawi, ina una intervista che LA STAMPA riprende da LE MONDE: “Allawi rappresenta solo gli iracheni all’estero”, è il titolo.

Sadr accetterà il disarmo, “non ha alternative”, dice una studiosa di Iran, Sabrina Mervin, intervistata da AVVENIRE. Secondo la Mervin “a meno che non stia cercando il martirio”, Sadr accetterà anche perché “la sua politica maldestra ha già schierato contro di lui tanti sciiti, a cominciare dalla gente di Najaf”.

“Il popolo di Ali non avrà due capi”, scrive Francesco Battistini, pagina 8 del CORRIERE DELLA SERA. La lotta per il potere continuerà, mentre “i fratelli dell’Iran stanno a guardare”.

Anche IL RIFORMISTA scrive ampiamente della “Najaf città aperta”, e delle tensioni anche interne al governo iracheno, dove “Allawi è cauto” ma altri vorrebbero “arrivare allo showdown”.

L’UNITÀ, con Giancesare Flesca, dedica un ritratto a Sistani, “un ayatollah radicalmente moderato”, a pagina 3. (segue) (lac)
 
5. Orenove: Assolutamente da non perdere (5)
Le due tappe di Forza Italia, e le correnti di An
 
 
 
Roma - Prima rafforzare i club, poi prevedere una scuola di partito per i giovani azzurri. Secondo Gigi Padovani, pagina 11 della STAMPA, in Forza Italia si lavora alla “agenda per l’autunno” con una serie di incontri a Porto Rotondo dal premier. “Oggi arriva Scajola”, mentre “presto sarà presa una decisione sui coordinatori regionali”, che saranno “incompatibili con incarichi di governo”.

Secondo IL GIORNALE, pagina 9, articolo di Renato Pera, il premier “detta le regole” al suo partito, chiede di “rimboccarsi le maniche”; e di “riportare armonia nel partito per vincere nel 2005”. Secondo il quotidiano di Belpietro a Berlusconi non piacerebbe molto l’idea della nascita di una corrente cattolica interna al partito, e per questo avrebbe chiamato Formigoni, per fargli presente “l’inopportunità” di dare vita a una corrente di questo tipo. Idea non buona proprio perché occorre privilegiare “l’unità e l’armonia che rappresentano i presupposti del rilancio”.

Il premier “prepara il tagliando a Fi”, scrive IL TEMPO, pagina 9. “Due meeting con i vertici del partito”, e poi “ripartiamo dal basso, ricominciamo dai clun sul territorio”. Due grafici sul quotidiano romano mostrano da una parte i risultati elettorali dal 1994 a oggi e “il peso nelle istituzioni”, cioè il numero di ministri, sottosegretari, deputati, e consiglieri negli enti locali.

Quanto ad An, torna Ignazio La Russa, intervistato dal CORRIERE, e parla del suo partito. Che ha “troppe correnti, Fini le frenerà”. (segue) (lac)
 
6. Orenove: Assolutamente da non perdere (6)
Alitalia, battaglia sui tagli
 
 
 
Roma - Manca davvero poco alla crisi definitiva per Alitalia, Cimoli incontra Siniscalco, gli indicatori degli ultimi mesi sono tutti negativi, scendono in campo gli amministratori del Lazio, da Storace a Gasbarra a Veltroni. Se ne occupa IL MESSAGGERO, scrive dei “mille esuberi tra il personale degli scali”, scrive che il sindacato protesta e dice che “sull’assenteismo sono stati diffusi dati strumentali”. Ma “la compagnia è sull’orlo del fallimento e non ha molte alternative sul versante dei risparmi”, scrive il quotidiano romano. “I sindacati non sono disposti ad accettare diktat”, tuttavia.

“La crisi mette in difficoltà il partito trasversale della compagnia”, aggiunge il CORRIERE DELLA SERA in un articolo a pagina 21. Nel senso che Storace Veltroni e Gasbarra sono sempre più in difficoltà nel difendere le ragioni della compagnia e dei suo lavoratori. (lac)
 
 
 
 
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