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1. Orenove/1. Dietro le quinte
a cura di Laura Cesaretti
 
 
 
Roma - La Casa delle Libertà cerca l’intesa definitiva sulla nuova legge elettorale, cui a quanto pare Silvio Berlusconi tiene molto, ed entro stasera riunisce un vertice dei partiti che ne fanno parte. Non ci saranno i leader, che per il momento non intendono esporsi: il vertice sarà "a livello di segreterie", ha precisato ieri una nota di Forza Italia. Ci sarà però Marco Follini, deciso a seguire il dossier in prima persona, e con lui Ignazio La Russa per An e Mario Valducci e Fabrizio Cicchitto per Forza Italia. C’è dunque un tentativo di accelerazione verso il proporzionale. Lo si è capito ieri nella Commissione affari costituzionali della Camera, dove di legge elettorale si discute e dove la maggioranza ha ritirato tutti gli emendamenti fin qui proposti e in corso di votazione. Un modo per guadagnare tempo, e per levare di mezzo le varie stratificazioni di modelli diversi concepiti dai fertili tecnici Cdl, a partire dal testo iniziale di Donato Bruno (presidente azzurro della Commissione). Sulla quale proposta ieri è uscito uno studio tecnico preparato dagli uffici di Montecitorio, che ne simula gli effetti. Assai difficili da digerire per entrambe le coalizioni, a giudicare dai risultati: meno ventisette seggi in Lombardia per il centrodestra, meno undici in Emilia Romagna per l’Unione. E ancora meno sette in Piemonte, meno otto in Veneto e meno quindici in Sicilia per la Cdl; meno dieci inToscana per il centrosinistra. Le cassaforti di voti delle regioni rosse e delle regioni azzurre verrebbero prosciugate, con effetti destabilizzanti per entrambi gli schieramenti. Proposte ritirate in attesa di accordo, dunque.

Allo stato resta, per la Cdl, solo l'emendamento al testo Bruno sul quale era stata trovata l'intesa nelle scorse settimane. Prevede la distribuzione proporzionale dei seggi, lo sbarramento al quattro per cento, il premio di maggioranza, un sistema modulare per le liste (bloccate o con preferenza). Dopo gli scontri dei giorni scorsi la maggioranza dovrebbe ora modificare questo emendamento con un nuovo testo, che probabilmente calcherà il modello Toscana: sbarramento al due per cento per i partiti coalizzati, al quattro per cento per i non coalizzati, al dieci per le coalizioni. Resta dunque da definire meglio il vincolo di maggioranza, e affrontare la questione preferenze, che l'Udc chiede di reintrodurre mentre gli altri, Forza Italia in testa, puntano sulle liste bloccate decise dai partiti. (segue) (lac)
 
2. Orenove/2. Le prime pagine
 
 
 
Roma - CORRIERE DELLA SERA - Editoriale di Tommaso Padoa-Schioppa: "Un continente senza più freni”. In apertura: "Berlusconi assolto, è scontro". Spalla: “Finanziaria e borsa. Nel mirino i grandi guadagni”. A centro pagina: "Sharon vince il duello con Netanyahu". “L’Afghanistan nelle primaria del centrosinistra”. “In Parlamento scambio delle mogli ( per l’assunzione). A fondo pagina: "Montalbano e il Grande Torino? Fiction comuniste". “Il teologo ribelle a cena dal Papa: “Gioa reciproca”.

LA REPUBBLICA - Editoriale di Pietro Scoppola: "Un dialogo tra la Chiesa e la sinistra”. In apertura: "All Iberian, Berlusconi si salva". A centro pagina: "Finanziaria, stretta sui capital gain". “L’intervista: La mia verità su Fazio”. “Sharon vince il duello nel Likud”. In fondo: "Tornare a vivere dopo Katrina".

LA STAMPA - Editoriale di Carlo Federico Grosso: "Giustizia a due velocità". In apertura: "Manovra, misure antispeculazione". "All Iberian, Berlusconi assolto". A centro pagina: "Dal Papa il dissidente Kung". “Il Likud vota vince Sharon”. “Antonveneta agli olandesi”. In fondo: “La pillola del risparmio”.

IL MESSAGGERO - Editoriale di Roberto Martinelli: "Non esistono norme ad personam". In apertura: "Falso in bilancio, assolto Berlusconi". Spalla: “Che Italia fa, Com’era difficile vivere in quella Roma violenta” “Mettete anche le donne negli inni nazionali”. A centro pagina: "Meno tagli Irap, plusvalenze nel mirino". “Calissano; Ho toccato il fondo”. A fondo pagina: "Tg di al Qaeda, in onda il terrore". “Evasi, delfini Kamikaze”.

IL GIORNALE – Editoriale di Giordano Bruno Guerri: "Perché il capo deve dire no". In apertura: "Ecco il piano di Berlusconi e Fini". Spalla, Finanziaria: “Obbligati al coraggio delle scelte”. A centro pagina: "Scuola, cercare supplenti costa 110 milioni". "All Iberian, il premier di nuovo assolto". A fondo pagina: “Scoperta a Milano cellula algerina. al Qaeda sul web: è il tg di Bin Laden”. “Tatranto, Morto il carabiniere colpito durante una rapina all’area di servizio”.

IL SOLE 24 ORE – Editoriale di Guido Tabellini: "Un vicolo cieco, un copione e tre attori". In apertura: "Manovra verso 24 miliardi". A centro pagina: "AntonVeneta é olandese". "Bush chiede di consumare meno benzina". “Berlusconi assolto al processo All Iberian”.

IL TEMPO - Editoriale di Franco Bechis: "Le virtù private”. In apertura: "Padre Piero, Fassino scopre Dio nelle urne”. A centro pagina: “Ho sfiduciato Fazio perché chiseto da Fini”. “Sanità, nessun taglio, No a nuove tasse”. “Il ribelle Kung ricevuto dal Papa”. A fondo pagina: "Corsi fantasma per recuperare punti sulla patente". "Ma il capolavoro di Ricci sono le nuove Veline".

LIBERO - In apertura: "Prodi piagnone". A centro pagina: "A che servono le primarie se si vuole il proporzionale?". Finanziaria: "E per sanare i conti dello Stato resta sempre l'oro di Fazio". A fondo pagina: “Bush salva il cavallo”.

L'UNITA' - In apertura: "D'Alema: Ruini ha torto". "Premier assolto dalla sua legge". A centro pagina: "Già 50 dal Polo all'Unione". “Fassino: ho fede, sono cattolico”. “Ma se Bondi si offre lo prendiam?”.

IL RIFORMISTA - Editoriale di Emanuele Macaluso: "Non offrite canne ai cardinali". In apertura: "Prodi vuole Santoro e piccona il compromesso storico in Rai". "Con Pannella s'archivia l'Ulivo. Alta tensione nella Margherita". Al centro: “La nostra sinistra fischierebbe il ‘no way back’ di Gordon Brown”. In basso: “Qualsiasi cosa per cacciare Fazio, ma il mobbing no”.

IL FOGLIO - In apertura: "La lege di Darwin non è uguale per tutti". "Quelli che non vogliono i radicali (ma non lo dicono)". "I laburisti tifano Netanyahu per superare la loro profonda crisi".

AVVENIRE - Editoriale di Andrea Riccardi: “L’accusa di politicismo un alibi”. In apertura: “Fondi ai terroristi: blitz in Lombardia”. Articolo di spalla: “Svolta a Belfast. Dall’Ira addio alle armi”. Al centro: “Manovra alla stretta finale. Eurostat, richiamo sui conti”. “All Iberian assolto Berlusconi”. (red)
 
3. Orenove/3. All Iberian, l'assoluzione di Berlusconi
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - "Incardinato, sospeso, separato, ricusato, ricominciato, risospeso, ri-ricominciato... il processo All Iberian finisce alle 14,30 di un pomeriggio soleggiato come doveva finire: in nulla. Con un siparietto pieno di sottintesi - si legge ancora su LA STAMPA - che si svolge nell’aula della seconda sezione penale del tribunale tra il pm Francesco Greco e un legale della difesa, l’avvocato Vittorio Virga - 'Allora che fa, avvocato? Rinuncia alla prescrizione?'. "Sta scherzando? Non ho detto questo: ho detto che non siamo interessati alla prescrizione. Io non rinuncio perché non posso rinunciare...' - e una sentenza che 'assolve l’imputato Berlusconi Silvio perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato'. Riverberandosi così anche sugli altri tre imputati, l’ex amministratore delegato Fininvest Giancarlo Foscale, e gli ex manager Ubaldo Livolsi e Alfredo Zuccotti. Durata complessiva del processo: 15 minuti, 8 anni di udienze e 10 anni d’indagini. Argomento del contendere: falso in bilancio per circa 1.500 miliardi di vecchie lire accantonati, tra il 1989 e il 1996, in 64 società off shore riconducibili al conto All Iberian, il famoso comparto estero 'very discreet' della Fininvest (Isole Britanniche, Bahamas, Guernsey), all’epoca interamente posseduta da Silvio Berlusconi. Argomento decisivo: la riforma della legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e 'certificata' il 3 maggio scorso con una sentenza della Corte di Giustizia europea del Lussemburgo, alla quale si erano rivolti speranzosi i magistrati, che ha in pratica preso atto della sovranità legislativa di uno Stato membro e quindi dell’impossibilità d’interferire con una legge varata dallo stesso. Una legge che limita la punibilità di un reato del genere a precise fattispecie: nel caso la società sia quotata in Borsa o si verifichi un danno reale a terzi o ai soci della stessa. Circostanze che nel caso della Fininvest, all’epoca dei fatti e alla luce della nuova legge, non rilevavano. Non era cioè una società quotata in Borsa e aveva un’unico socio, Berlusconi. 'Siamo soddisfatti - commenta a caldo l’avvocato Gaetano Pecorella, legale del presidente del Consiglio - Era una sentenza attesa perché la Procura non ha ritenuto questi fatti di rilevanza tale da meritare una sanzione penale. In sostanza il fatto formalmente esiste ma non ha provocato danni sensibili e il tribunale ne ha preso atto'. Sorridente anche l’avvocato Virga, difensore di Foscale: 'Giustizia ha trionfato'. E il pm Greco? 'Nessun commento, e poi ci sono state già altre assoluzioni di questo tipo', borbotta mentre se ne va scuro in volto verso i corridoi della procura. Il coordinatore del pool reati finanziari ha sempre riconosciuto che la nuova legge non è tutta da buttare ma far finire al macero dieci anni d’inchieste e dibattimenti e la prova, certificata anche da una corposa relazione della società di revisione contabile Kpmg, dell’esistenza di un falso in bilancio da 1.500 miliardi di lire, non fa piacere a nessuno al quarto piano di palazzo di giustizia. 'Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società off shore', dichiarò il Cavaliere nel marzo del 2000: la Cassazione gli diede torto, confermando sia la proprietà diretta del comparto off shore della sua società che la prescrizione per un’altra costola di questo processo: il finanziamento illecito ai partiti che fruttò a Bettino Craxi una tangente di 10 miliardi e allo stesso Berlusconi, in primo grado, una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Iniziato nel 1996, il processo, dal quale sono scaturite poi tutte le inchieste degli ultimi anni che hanno visto protagonista Berlusconi (dalla Sme alla Mondadori, all’ultima sui diritti cine-televisivi Mediaset) ha subito in tutto una decina di 'stop and go' trascinandosi fino a ieri con sentenza e finale scontati.

La difesa di Silvio Berlusconi incassa l'assoluzione a conclusione del processo All Iberian archiviandola come 'un atto dovuto', ma l'opposizione grida allo scandalo e ricorda come i giudici non abbiano potuto far altro che applicare una legge 'ad personam' imposta dal presidente del Consiglio, si legge invece su LA REPUBBLICA. 'Siamo soddisfatti. È una sentenza attesa perché il fatto formalmente esiste ma non ha provocato danni sensibili e il tribunale ne ha preso atto', ha dichiarato uno dei legali del premier, l'avvocato Gaetano Pecorella. Soddisfatto anche Vittorio Virga, uno dei difensori dell'ex manager di Fininvest Giancarlo Foscale. 'Prendiamo atto - è stata invece la reazione del coordinatore della segreteria dei Ds Vannino Chiti - che il fatto non sussiste più perché le leggi fatte approvare dalla destra in Parlamento hanno depenalizzato il falso in bilancio. Non è nostro uso commentare le sentenze ma questa ricostruzione è doverosa per non provocare confusioni e assistere alle esternazioni di giubilo'. Auspicio infondato, quello di Chiti. Poco dopo il verdetto il ministro Scajola ha commentato infatti con entusiasmo l'assoluzione di Berlusconi. 'Questa sentenza - ha affermato l'esponente di Fora Italia - demolisce un altro importante tassello del castello accusatorio contro Silvio Berlusconi. Provo grande soddisfazione insieme a quanti hanno creduto e continuano a credere in Berlusconi. È l'ennesima conferma - rincara invece il presidente dei senatori Verdi Stefano Boco - che, in questo Parlamento, la Cdl fa le leggi a proprio uso e consumo. 'Invece di risolvere i gravissimi problemi del Paese - continua - si sono preoccupati esclusivamente dei propri guai giudiziari promuovendo e votando leggi 'ad hoc'. Presto, comunque, saranno i cittadini a giudicare l'operato del Presidente del Consiglio e dei suoi amici attraverso il voto". (red)
 
4. Orenove/4. Finanziaria, verso una manovra da 24 miliardi
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - "La manovra 2006 cresce verso quota 24 miliardi - si legge oggi su IL SOLE 24ORE - e sarà composta per gran parte da interventi sul fronte della spesa. Sarà una Finanziaria, ha assicurato negli incontri di ieri con la maggioranza il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, 'improntata al rigore' e al rispetto degli accordi con la Ue. Il giro di vite per le amministrazioni centrali sarà corposo (almeno dieci miliardi) ma selettivo, agirà sul 'tendenziale', vale a dire sull'incremento presunto in mancanza di correttivi, come ha confermato il ministro in serata partecipando ad una trasmissione televisiva, e colpirà anche le indennità di parlamentari e altre cariche pubbliche".

La manovra 2006 colpirà gli speculatori di Borsa senza toccare le rendite dei piccoli risparmiatori, si legge invece su IL CORRIERE DELLA SERA. Le linee generali della Finanziaria, che potrebbe essere da 25 miliardi, saranno presentate giovedì, alle 15, al Consiglio dei ministri. Il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti, tornato da Washington, ha impresso un’accelerazione all’iter della legge, iniziando subito con le consultazioni. 'La portata della Finanziaria è tutta da definire, ma la parte vincolata obbligatoria di correzione è intorno ai 12 miliardi di euro' ha detto ieri il ministro dell’Economia alla trasmissione Matrix, aggiungendo che 'non ci sono tagli alla sanità, ci saranno aggiunte rispetto alle spese dello scorso anno. Poi non ci saranno nuove tasse'. Dopo un primo incontro con il premier Silvio Berlusconi, Tremonti, insieme con il viceministro Giuseppe Vegas, ieri ha ricevuto la delegazione di An, composta dal vicepremier Gianfranco Fini e dal ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno. In serata è stata la volta del sottosegretario Michele Vietti (Udc), mentre oggi dalle 10 toccherà anche alla Lega. Nel pomeriggio saranno ricevuti gli enti locali e in serata le parti sociali. Le conclusioni saranno tratte in un vertice di maggioranza. Quanto alla lotta all’evasione del fiscale, indiscrezioni accreditano il mantenimento dell’impianto messo a punto dall’ex ministro Domenico Siniscalco. Anche se si fanno più insistenti le voci di un concordato di massa, mentre An caldeggerebbe un condono previdenziale, forse circoscritto ai lavoratori dell’agricoltura. Confermato il capitolo di spesa per le famiglie meno abbienti, spunta anche un fondo etico. Sempre An avrebbe presentato tra le misure di copertura un taglio alle spese della politica per un miliardo, da attuare coinvolgendo 'tutti i livelli istituzionali: dai ministri in giù'. 'Abbiamo trovato un approccio molto realistico e attento ai problemi del rigore - ha commentato Alemanno - su cui ci sono segnali chiari'. Oggi sarà la volta della Lega: 'Riproporremo i nostri 32 punti che vanno dal sostegno alle famiglie e la riduzione dell’Irap fino all’abolizione del canone Rai' ha detto il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Proprio quest’ultimo si opporrebbe alla chiusura delle 'finestre' per gli autonomi, cioè allo slittamento della data del loro pensionamento. Una misura di questo tipo, sia pure circoscritta agli artigiani, porterebbe fino a 4 miliardi di risparmi. Sembra invece certo l’aumento delle pensioni minime di circa 50-55 euro, con un costo di un miliardo per lo Stato. Restano in fibrillazione gli enti locali, tutt’altro che rassicurati dall’ipotesi che possa saltare il tetto del 2 per cento alla spesa. Il nodo resta infatti l’entità del taglio ai trasferimenti. Ma le grane non finiscono qui. Si potrebbe riaprire la protesta dei forestali calabresi: ieri le segreterie nazionali e regionali di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil hanno indirizzato al viceministro all'Economia, Mario Baldassarri, 'una urgente richiesta di incontro' sollecitando il mantenimento degli impegni che furono assunti dal governo, anche per il 2006, nel dicembre scorso, a seguito della mobilitazione della categoria.

Stretta sulle plusvalenze di Borsa, conferma del 'no' all'aumento della tassazione delle rendite finanziarie, sottolinea invece LA REPUBBLICA Il ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, annuncia uno dei primi elementi del menù della nuova Finanziaria targata Giulio Tremonti che dai 21,3 miliardi previsti rischia di raggiungere i 25 miliardi (come ha ipotizzato ieri il vice ministro alla Attività produttive Urso). Si profila intanto anche un taglio, per un miliardo di euro, ai 'costi della politica' con la riduzione del 10 per cento delle indennità per parlamentari e amministratori locali. Conferme per l'Irap: si punta alla eliminazione del costo del lavoro dall´imponibile. In vista, se ci saranno le risorse, anche un aumento delle pensioni minime fino a 600 euro (costo 800 milioni). Per la manovra sono ore decisive: ieri il ministro dell'Economia, e il suo vice Vegas, hanno incontrato il premier Berlusconi. Poi la delegazione di An: 'Stiamo lavorando d'intesa con Tremonti per mettere nella legge Finanziaria delle norme che colpiscano la speculazione salvaguardando il risparmio', ha detto Alemanno che tuttavia è ancora impegnato in un braccio di ferro, insieme all´Udc, sulla tassazione delle rendite. Oggi toccherà alla Lega, poi in serata a enti locali e a sindacati e Confindustria, domani non è escluso un vertice di maggioranza, mentre giovedì 29, come ha annunciato Vegas ieri, si attende il varo da parte del consiglio dei ministri. Il calendario sarebbe rispettato, Tremonti avrebbe inoltre intenzione di blindare la Finanziarie e non è escluso che, come è accaduto in passato, alcuni provvedimenti vengano introdotti attraverso la pratica del maxi emendamento in Parlamento". (red)
 
5. Orenove/5. Caso Fazio, Bossi prende le distanze da Tremonti
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Continuano le polemiche sul governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Il leader della Lega, Umberto Bossi, "gela" il ministro dell'Economia Giulio Tremonti - si legge sul CORRIERE DELLA SERA - "Sulle dimissioni di Fazio io sarei più cauto'. Bossi sceglie una insolita via diplomatica per esprimersi contro l'amico Tremonti che da due anni chiede un ricambio al vertice di Bankitalia. 'Tremonti — ha affermato il Senatùr, cercando di giustificarlo — ha sempre ritenuto che quello che è avvenuto con Parmalat fosse da pagare'. Ma ora, continua Bossi, 'penso che bisogna litigare il meno possibile, perché sarebbe un'azione destinata a influenzare negativamente l'azione del governo anche sulla riforma federale'. Lo stesso ministro, ospite in serata da Matrix, ha affermato: 'Basta con questa storia, quello che poteva essere fatto è stato fatto, ora occupiamoci della Finanziaria'. Tremonti ha chiarito anche i termini giuridici della vicenda. 'Non si può cambiare la legge col governatore in carica — ha detto —: lo escludono anche i trattati internazionali, se ne può occupare solo il consiglio superiore di Bankitalia'. A Washington raccontano che Tremonti e il ministro inglese Gordon Brown, vedendo Fazio molto provato, gli hanno stretto la mano. Un'ultima frecciata al Governatore, tuttavia, il ministro dell'Economia a Matrix non se l'è risparmiata. 'Io da Washington sono tornato con Alitalia...'. Non con un volo privato come Fazio. Ora i riflettori della cronaca si spostano a oggi pomeriggio e a giovedì. In Senato, infatti, riprendono le votazioni sulla riforma del Risparmio e alle 17 è previsto un intervento in aula del premier Silvio Berlusconi per riferire sulla successione di Tremonti a Siniscalco. E, poiché è noto che il nuovo ministro dell'Economia da sempre sostiene la necessità di spostare la vigilanza bancaria all'Antitrust, non è escluso un riferimento in questo senso. Una prospettiva che ha già fatto allarmare i 'fazisti'. Il senatore Udc Maurizio Eufemi ha avvertito il governo che 'ogni modifica al testo approvato' metterà a dura prova la maggioranza. Luigi Grillo, senatore di Forza Italia, si è incontrato con Berlusconi cercando di convincerlo a 'evitare un nuovo accanimento' contro Fazio. Alla fine dei conti, ha spiegato Grillo al premier, il quadro è cambiato con Rcs che non sarebbe più sotto scalata, Stefano Ricucci e Gianpiero Fiorani fuori gioco.
Poi c'è il 29 settembre. Per quella data è in agenda la consueta riunione mensile del consiglio superiore di Bankitalia. È in via ordinaria, per cui non dovrebbe occuparsi di un'eventuale sostituzione del Governatore, ma sorprese non sono da escludersi. Secondo indiscrezioni, infatti, il rappresentante del governo Roberto Ulissi potrebbe consegnare al consiglio un documento di Palazzo Chigi. Il dibattito sul duello istituzionale Fazio-Tremonti continua. Con tutte le incognite del caso. Che succederà, per esempio, in occasione dell'audizione parlamentare del Governatore sulla manovra, vista l'azione di 'boicottaggio' platealmente avviata a Washington dal ministro dell'Economia? Per il senatore a vita Giulio Andreotti, 'lo spettacolo internazionale che l'Italia sta dando in questi giorni non fa altro che squalificarci'. Una preoccupazione non raccolta dallo spericolato 'inviato' di Striscia la notizia, che, per la seconda volta, ha cercato di consegnare il Tapiro a Fazio. Fallita la missione Valerio Staffelli ha usato un escamotage: di fronte alle telecamere, ha proiettato sulla facciata di Palazzo Koch un'immagine ingrandita del Tapiro d'oro. Per il capogruppo diesse alla Camera Luciano Violante, 'ormai siamo ai limiti tra la farsa e la tragedia, perché un Governatore sfiduciato per via giornalistica dal presidente del Consiglio e sollevato dal suo incarico dal ministro dell'Economia continua a restare al suo posto'.

Sullo stesso argomento, LA REPUBBLICA esce invece con un'intervista a Rijkman Groenink, numero uno della banca olandese Abn Amro, che illustra i retroscena della trattativa per Antonveneta. 'Bankitalia ci ha spiazzato - spiega Groenink - Violate tutte le regole'. L´uomo che, suo malgrado, ha creato la più grave crisi istituzionale che l´Italia ricordi negli ultimi anni, con un ministro dell´Economia dimissionario, un ex ministro prima licenziato con ignominia, che torna ristorato dall´eclissi del suo avversario, un governatore della Banca d´Italia roccioso come un 'orso marsicano' ormai surgelato in freezer, e un presidente del Consiglio che annaspa, incapace di decidere che fare, si chiama Rijkman Groenink. È un cinquantaseienne protestante nato nel paesino olandese di Den Helder, che ha fatto tutta la sua carriera nell´Abn Amro, l´ex Banca della Regina, fino a diventarne chairman del board nel maggio del 2000. Rijkman credeva di conoscere l´Italia perché, quando si vuole rilassare, sale sulla sua Mercedes ad Amsterdam e - poveretto - guida fino alle campagne di Siena, dove possiede una cascina. Ma mai avrebbe immaginato che i bizantinismi di questo nostro paese ne avrebbero fatto l´uomo che involontariamente scardina l´asfittico sistema bancario e capitalistico italiano, terrorizzato da una parola che si pronuncia in tutto il mondo, come 'concorrenza' o, peggio, globalizzazione. L´unico momento di sbandamento, durante l´intervista, Rijkman l´ha avuto quando abbiamo cercato di tradurre in inglese l´espressione ricucciana 'furbetti del quartierino'. 'What´s quartierino?', ci ha chiesto, 'I understand furbetti, but quartierino.. « E noi: «Boh, lo chiederemo a Ricucci'. In compenso, quando gli abbiamo domandato se in tutti questi mesi in cui si è dipanata, tra alti e bassi, la vicenda dell´Antonveneta ha mai pensato di abbandonare l´Italia, ci ha risposto in perfetto italiano: 'No, mai!'. Mister Groenink, avrebbe immaginato che il controllo dell´Antonveneta da voi rivendicato e ottenuto dopo una grande battaglia finanziaria, avrebbe provocato una così grave crisi istituzionale in Italia? 'Mai avremmo potuto pensarlo. Non potevamo neanche immaginare che la Banca d´Italia avrebbe assunto l´atteggiamento che ha assunto e che questo avrebbe fatto precipitare quella che lei chiama una crisi istituzionale. Questo non ha avuto alcun ruolo nei nostri ragionamenti. Noi siamo banchieri venuti in Italia già tanto tempo fa, nel 1974, ritenendo che questo paese offra molte opportunità. Nel momento in cui tutto ciò sembrava venire frustrato, l´unico obiettivo è stato proteggere i nostri interessi'. Quando avete capito che vi volevano fregare? 'Quando abbiamo visto che non si rispettavano le regole del gioco. In gennaio si era sparsa la voce che la Banca popolare di Lodi e i suoi alleati avevano acquisito una quota di Antonveneta. I nostri colloqui con Banca d´Italia e con Lodi furono irrimediabilmente senza esito. Nel frattempo, la quota posseduta dalla Lodi in Antonveneta cresceva senza che ne fossero informate la Consob e la Banca di´Italia. Che dovevamo fare se non proteggere le nostre posizioni?" (red)
 
6. Orenove/6. Parlamento: è scambio di mogli, ma solo per lavoro
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Curiosa notizia sulla prima pagina del CORRIERE DELLA SERA: "In Parlamento scambio delle mogli (per l'assunzione). Sorpresa: gli scambisti sono sbarcati in politica. Certo, non gli scambisti a luci rosse dei club privé. Almeno che si sappia. Ma due deputati leghisti, forse per marcare una innovazione padana nei confronti del vecchio nepotismo partitocratico, si sono scambiati davvero le mogli, scrive Gian Antonio Stella. Ognuno ha assunto in ufficio, a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell'altro. Una bella pensata che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro il familismo, apre nuovi orizzonti al mantenimento di figli e cugini, generi e cognati, zie e concubine. Senza più il fastidioso ingombro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente collocati a carico delle pubbliche casse. I protagonisti della nostra storia, che pare fosse nota a un mucchio di addetti ai lavori rigorosamente omertosi ma non ai cittadini, sono Maurizio Balocchi ed Edouard Ballaman. Due personaggi piuttosto noti. Il primo è sottosegretario agli Interni, il secondo questore della Camera. Il primo, un genovese di nascita fiorentina, è stato il fondatore dell'Associazione italiana amministratori di condomini, è parlamentare dal 1992 e della Lega è stato il segretario amministrativo. Il secondo, nato in Svizzera ma cresciuto a Pordenone, è un commercialista finito spesso sui giornali. Prima per aver dato fuoco in diretta tivù al concordato fiscale del governo Dini. Poi per aver battuto Vittorio Sgarbi nell'uninominale anche grazie a volantini in cui invitava i cattolici a votare per lui (insegnante in una scuola salesiana) e non per gli avversari giacché uno era 'comunista' e l'altro un 'noto libertino frequentatore di pornostar'. Quindi per aver proposto per due volte l'abolizione del 'made in Italy' da sostituire al Nord con 'made in Padania'. Per non dire delle sparate sul diritto di Pordenone a diventare una provincia autonoma o di un'intervista al 'Sole delle Alpi' dove alla domanda su cosa detestava rispondeva: 'Il tricolore'. Amici da anni, i due hanno vissuto insieme almeno tre avventure finanziarie. La prima fu la tentata speculazione immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria, che vide come progettista il futuro presidente del consiglio regionale veneto Enrico Cavaliere e come investitori nella 'Ceit srl' un sacco di esponenti del Carroccio, a partire dalla moglie di Umberto Bossi: un'operazione disastrosa, finita con la sparizione di due miliardi (delle vecchie lire, ndr), il fallimento e la decisione del pm Paolo Luca di contestare all'intero consiglio di amministrazione la bancarotta fraudolenta e il falso, 'per aver segnato sui libri contabili della società che le quote ammontavano a cento mila lire, quando in realtà le azioni costavano dai quaranta milioni in su". (red)
 
7. Orenove/7. D'Alema e il crak della Coopcostruttori
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Da IL GIORNALE: "Il tribunale ufficializza il dissesto della Coopcostruttori di Ferrara: alle famiglie solo ottomila euro di risarcimento. La fine dell'ex 'patriarca' Giovanni Donigaglia: un tempo sceglieva i sindaci, ora tutti lo evitano. 65 anni, ex presidente e padre padrone di quella che era la perla della cooperazione di sinistra. Donigaglia aveva il compito difficile: oliare le ruote, far girare la lira, garantire l'illusione che il partito pensa a tutto e il presupposto stesso su cui si basa il sistema di potere targato Pci-Pds-Da che qui, ad Argenta, ha sempre funzionato al meglio ma a una condizione:nessun dissenso. In molti sono passati da Argenta. L'ultima volta Massimo D'Alema da quste parti si è visto il 13 febbraio 2003- scrive sempre IL GIORNALE - per fare pace dopo un brusco strappo tra i ds e il gran capo della Coopcostruttori. Ai dipendenti riuniti disse: 'So che avete molti amici, supererete le difficoltà'. Quattro mesi dopo venivano portati i libri contabili in tribunale. Quanti sapevano del disastro, annunciato da dieci anni? Molti. Sicuramente i sindaci di argenta, i segretari del partito, i vertici dei Ds, i vertici locali, provinciale , regionali e nazionali della Lega coop. Dicono che nel '96-97 la Quercia diede l'aut aut a Donigaglia perché si facesse da parte. Lui la prese come un affronto: 'A me che sono statoa anche in galera?!' E si buttò su Cossutta, quando Armando e Faus5to bertinotti erano ancora una coppia di fatto e Rifondazione voleva ritagliare una propria area nella cooperazione rossa". (red)
 
8. Orenove/8. Israele: voto al Likud, vince Sharon
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - "È stata la battaglia più aspra che il vecchio leone, Ariel Sharon abbia mai combattuto fuori dai campi di battaglia, ma alla fine ce l'ha fatta anche questa volta - scrive Fiamma Nirenstein su LA STAMPA - Il comitato centrale del Likud, dopo due giorni di urla, sedie lanciate, scontri fisici, e l'odio che si tagliava col coltello ha votato con uno scarto minimo, 1433 membri contro 1329, perché il primo ministro proceda per la sua strada fino alla scadenza naturale del suo mandato come leader del partito. Le elezioni non erano sul nome di Sharon, né su quello dei suoi oppositori, Benjamin Netanyahu e Uzi Landau, ma sull'eventuale decisione di anticipare le primarie. Questo avrebbe significato buttare a mare il leader che ha sgomberato Gaza, che davanti all'Assemblea dell'Onu di qualche giorno fa ha promesso nuove dolorose concessioni in cambio della fine del terrorismo e che tuttavia ha sempre seguitato a dichiararsi un implacabile ed attivo nemico di Hamas, della jihad islamica e di chiunque attenti alla sicurezza degli israeliani. Questa linea era stata furiosamente contestata dai suoi avversari, sull'onda della disperazione dei settler sgomberati da Gaza e di un movimento che ha rabbiosamente insistito sull'idea che Sharon avesse tradito i più profondi principi costitutivi dell'anima del Likud e che ha ritenuto giunto il momento di destituirlo. Sharon fin dal primo momento in cui questo disegno è venuto alla luce ha tenuto le sue carte ben coperte: la domanda che attanagliava il Likud, un partito da lui condotto a una vittoria senza precedenti tre anni fa, era appunto se Sharon pianificasse, nel caso di una sconfitta, un'uscita dal Likud che costituisse un preludio alla formazione di un nuovo partito. E mentre i sondaggi continuavano a suggerire come probabile una vittoria all'interno del partito della destra capeggiata da Netanyahu, d'altra parte mostravano senza pietà che senza Sharon i consensi nel paese, alle prossime elezioni sarebbero crollati da 40 a meno di 15 seggi. Sharon invece con un accordo con i laburisti e con il partito di centro Shinui avrebbe potuto di nuovo ambire a conquistare il potere. Sharon vince di pochi voti, e la misura della crisi estrema del suo partito l'ha fornita la scena poco edificante della turbolenza del Likud, compreso l'episodio per cui il primo ministro che parla ormai ai leader di tutto il mondo e anche, ormai, a tanti raiss dei Paesi arabi non ha potuto spiegarsi, per un boicottaggio ai microfoni, al suo stesso partito. E certamente una dose di buon senso è stata trasfusa a quei cento che hanno determinato la sorte del voto dall'immagine del vecchio capo, confuso e rattristato, costretto a lasciare la sala senza una parola di risposta alle atroci accuse contenute nell'indirizzo di Netayahu. È stato forse il paradosso di quell'immagine a suggerire quanto in generale fosse surreale l'idea di annichilire politicamente proprio oggi un uomo che ha usato tutto il suo coraggio per cercare di trovare una strada nuova con i palestinesi, il primo che ha sgomberato gli insediamenti, che sta oggi a cuore all'amministrazione americana come alla Comunità Europea, che cerca di dare una mano a quella democratizzazione del Medio Oriente che è vista come l'unica via fuori dall'incubo terrorista, e tutto questo senza abbandonare la difesa armata del suo popolo. Netanyahu ha dichiarato che accetta il verdetto democraticamente, ma che il vero test saranno le prossime primarie, e là i suoi sapranno conquistare la vittoria. Ma è ben consapevole del fatto che la sua immagine di leader e anche di personaggio grato agli USA è molto seriamente deteriorata. La strada di Sharon per ora continua, e si vedrà domani come il Primo Ministro saprà dimenticare le offese e porgere una mano agli avversari. La sua figura non è certo unitaria: per il cinquanta per cento del partito egli è un leader di sinistra, che al momento raccoglie solo missili Kassam dalla sua scelta di sgomberare Gaza. Ma l'altro cinquanta per cento è schierato con il grande mondo, che oggi fa il tifo per l'uomo che sa essere un bulldozer di pace come di guerra.

Sharon vince la sfida nel suo partito - titola invece IL CORRIERE DELLA SERA - I delegati del Likud hanno respinto la mozione di Netanyahu sull'anticipo delle primarie. Quando gli uomini di Ariel Sharon hanno capito che stavano venendo a votare quasi tutti, si sono precipitati a chiedere un'ora in più. Molti dei delegati erano rimasti bloccati nel traffico attorno a Tel Aviv, code e ingorghi per un allarme terrorismo. La commissione elettorale alla fine non ha concesso più tempo, ma i consiglieri del premier avevano visto giusto. L'affluenza è stata alta (91 per cento), la proposta di Benjamin Netanyahu e degli altri ribelli nel Likud è stata respinta per 104 voti: il 52 per cento tra i membri del comitato centrale ha bocciato l'idea di anticipare le primarie a novembre. Sharon, 77 anni, ha sconfitto quella che aveva definito una 'fronda per la mia destituzione'. Anche la squadra di Netanyahu aveva trasformato il confronto in una mozione di sfiducia: contro il primo ministro e contro l'evacuazione dalla Striscia di Gaza. 'Ci sta allontanando dalle nostre radici — aveva proclamato Uzi Landau, un altro oppositore — con decisioni che non sono quelle della destra'. Il partito ha scelto di sostenere il leader che nelle ultime elezioni gli ha fatto vincere quaranta seggi piuttosto che imbarcarsi in un'avventura che avrebbe portato al voto anticipato nel febbraio 2006. La sfida tra i due fronti è rinviata alle primarie di aprile. 'Alla prossima occasione vinceremo — ha commentato Netanyahu — attorno a noi abbiamo numerosi sostenitori pronti a resistere alle pressioni pur di difendere la nostra ideologia'. Il premier, che ha atteso i risultati al ranch nel Negev, dovrà decidere che cosa fare con i tre ministri che si sono apertamente schierati contro di lui. Nelle settimane che hanno portato alla convention di due giorni, i consiglieri del primo ministro avevano fatto capire ai 3.050 membri del comitato che una vittoria di Netanyahu, 55 anni, avrebbe spinto Sharon a lasciare il Likud per fondare una formazione moderata: i sondaggi danno al nuovo partito 36 deputati, contro i 14 di un Likud guidato da Bibi e i 16 dei laburisti di Shimon Peres. 'Il Likud ha bisogno di essere massacrato alle prossime elezioni — ha commentato Nehemia Lahav, da 42 anni nel partito, prima di votare ieri —. Stare al governo ci ha rovinato e abbiamo bisogno di purificarci'. Domenica il poco contegno dei delegati — le urla erano talmente alte che era difficile sentire gli interventi dal palco — si era perso in un bicchier d'acqua. Quello che qualcuno aveva rovesciato sulla centralina elettrica, facendo saltare l'impianto e impedendo a Sharon di pronunciare il suo discorso. Ieri i due gruppi avevano passato la giornata ad accusarsi: il popolo di Bibi era convinto che il boicottaggio fosse stato organizzato dagli avversari (con Omri Sharon, figlio del premier, come capo manipolatore) perché le parole non dette avrebbero avuto ancora più peso. 'Gli israeliani non amano vedere — ha commentato Nahum Barnea su Yedioth Ahronoth — il loro primo ministro zittito, qualunque sia la loro opinione. Quando un giudice tagliò l'intervento televisivo di Sharon durante la campagna elettorale del 2003, gli fece solo guadagnare voti. Ma bisogna essere paranoici per arrivare a pensare che Sharon abbia architettato la manovra dei microfoni, umiliandosi in diretta davanti a milioni di israeliani, davanti a tutto il mondo'. Netanyahu — si è dimesso in agosto dal governo per protesta contro il ritiro da Gaza — aveva ripetuto nel discorso di domenica che Sharon aveva portato il Likud sulle posizioni dell'estrema sinistra e lo aveva accusato di essere pronto a lasciare il partito in ogni caso, anche dopo una vittoria nella sfida di ieri. La pioggia di Kassam su Israele nei giorni prima del voto sembrava aver favorito l'ex ministro delle Finanze: aveva sempre sostenuto che l'evacuazione avrebbe lasciato la Striscia nelle mani di Hamas. Ieri l'aviazione ha continuato a colpire i campi da dove vengono lanciati i razzi verso le città attorno al confine con Gaza. In Cisgiordania, Nuriel Sassoon, commerciante israeliano, è stato ucciso da una cellula del movimento fondamentalista. 'Lo hanno ammazzato perché era ebreo e perché è capitato per lavoro a Ramallah', ha detto il ministro per la Sicurezza Interna Gideon Ezra". (red)
 
9. Orenove/9. È online il telegiornale della Jihad
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - "Ampio spazio sui quotidiani per il telegiornale online della Jihad. 'Siamo la prima associazione di informazione islamica jihadista e diffondiamo notizie sul jihad e i suoi combattenti', si legge su LA REPUBBLICA. Così si presenta sul sito Internet http://soutgimf.s5.com/ il primo telegiornale attribuito ad al Qaeda. Per molti aspetti assomiglia a un notiziario normale: c'è un conduttore che legge i suoi lanci in arabo classico per essere compreso in ogni angolo del medio oriente e oltre. Ci sono i servizi video che interrompono la sua voce monotona, e anche una sigla all´inizio e alla fine. Ma non siamo su al-Jazira: lo speaker è vestito di nero e dello stesso colore è il passamontagna con cui nasconde il viso. Accanto a sé ha un fucile da un lato (puntato contro i telespettatori), e una copia del Corano dall´altro. 'Nel nome di Allah clemente e misericordioso - esordisce la sua voce - il Fronte di informazione globale presenta Saut al-Khilafa' cioè 'La voce del califfato'. Tre le notizie presentate: la 'sconfitta dell'entità sionista e la liberazione di Gaza', con le fazioni combattenti che rifiutano il disarmo chiesto dalla 'cosiddetta Autorità Palestinese' per scongiurare i rischi dell´anarchia delle armi. 'Ma la risposta dei mujahiddin al fronte è stata chiara: la lotta continuerà fino a quando l´occupante non sarà cacciato dalla terra dei musulmani'. Si passa poi alla resistenza in Iraq, che procede grazie 'al valoroso eroe Abu Mus´ab az-Zarqawi, che Allah lo preservi'. La chiusura è dedicata all´uragano Katrina, il 'soldato di Allah' che 'ha colmato di gioia il cuore dei musulmani', ha 'umiliato Bush, costretto a chiedere aiuto agli altri paesi del mondo' e ha distrutto 'la città degli omosessuali'. Katrina è l´inizio della giusta punizione divina contro gli americani, si infervora lo speaker. L´insistenza sulle notizie relative alla guerriglia in Iraq, i lunghi interventi audio presi dall´ultimo discorso di al-Zarqawi, una sua foto piuttosto recente, le invettive contro i 'crociati', i 'lupi americani' e i 'cani sciiti' fanno presumere che il video sia stato prodotto proprio nel paese del Golfo, o comunque da gruppi estremisti islamici vicini alla 'Sezione di al Qaeda nel paese dei due fiumi', il gruppo guidato da al-Zarqawi. Per vendicare l´attacco lanciato dall´aviazione statunitense a Tel´afar, al confine tra Iraq e Siria, gli uomini di al-Zarqawi avrebbero lanciato 'dieci bombe chimiche e 45 razzi Katiuscia' contro una base statunitense a Baghdad, 'causando il panico e facendo fuggire i nemici in ogni direzione'. La notizia, già circolata la settimana scorsa, non è mai stata confermata dal comando americano. Un servizio con le immagini dei razzi sganciati contro gli americani è accompagnato da una voce di sottofondo che grida 'Allahu Akbar', Allah è il più grande. Più o meno a metà il notiziario è interrotto da uno spot: presto il Fronte per l´informazione globale metterà in rete il video 'Total jihad'. Il tutto condito da citazioni coraniche e versetti salmodiati che non aiutano a separare l´immagine dell´islam nel mondo da quella del terrorismo. Infine il conduttore saluta: prossimo appuntamento fra una settimana.

Uno speaker incappucciato, vestito di nero, si legge invece su LA STAMPA. Alla sua destra, in bella mostra, un kalashnikov puntato verso la telecamera, una copia del Corano sulla sinistra. L’ultima trovata di Al Qaeda si chiama 'Sout Al Khalifa' (la Voce del Califfato) ed è il primo tentativo del terrorismo islamico di produrre in proprio un notiziario. Il tg è del tutto simile a quelli di Al Jazeera, cui è ispirato. Ma è confezionato in uno stile più occidentale, con tanto di spot nel finale. Immagini 'girate' dai mujaheddin, contributi audio e sottotitoli in inglese per 'attrarre' un vasto pubblico. Il tg del terrore, infatti, deve raggiungere anche i musulmani nati e cresciuti in Occidente, che non sanno bene l'arabo. Il notiziario si rintraccia su internet. Un semplice download ed è possibile scaricare il filmato, della durata di 16 minuti e 5 secondi. Finora la rete era stata utilizzata solo per reclutare adepti o indottrinare militanti. Ma lo scorso 21 settembre, quando è stato diffuso il primo tg - riproposto con cadenza settimanale - è stato fatto il salto di qualità. A produrrre il notiziario, insieme all’omonimo giornale radio, il Global Islamic Media Front, un’organizzazione di propaganda qaedista. Obiettivo del gruppo diffondere informazioni senza il filtro della censura e delle grandi reti mediatiche. E per questo ha scelto come canale internet, il media più globale e meno soggetto a controlli. 'La voce del Califfato' parte con una sigla introduttiva, che subito lascia la scena ad un uomo seduto, con il volto minacciosamente coperto da un passamontagna. Il mezzobusto in stile qaedista legge la scaletta dei titoli: 'Gaza è stata liberata, grande vittoria. Dall'Iraq: Abu Musab Al Zarqawi proclama una guerra di vendetta dei sunniti. Infine, l'uragano Katrina, inizio di un attacco divino'. Ed ecco che immagini di repertorio illustrano il ritiro 'delle forze sioniste' dalla Striscia di Gaza', altre (prese da Al Jazeera) mostrano i palestinesi festanti. In sovraimpressione la scritta: 'Gaza liberata'. Segue la diffusione di un comunicato di Al Qaeda in Iraq, con la rivendicazione degli attentati a Baghdad contro gli sciiti. Sul video appare una foto (recente) di Abu Musab Al Zarqawi e viene letto un estratto del suo ultimo discorso sugli scontri di Tel Afar e sulla guerra agli sciiti. Dopo la lettura di un comunicato firmato 'Brigate irachene 1920', l’Occidente consumistico reclama il suo spazio e parte lo spot. Già, anche Al Qaeda si fa pubblicità. Il notiziario si interrompe e viene annunciata la prossima messa in onda di un filmato dal titolo 'Total Jihad', con l’indicazione del regista scritta in inglese. Infine, la terza notizia in scaletta, gli effetti devastanti negli Usa dell’uragano Katrina. Quindi la sigla finale, con tanto di fuochi d’artificio che si sovrappongono ai titoli di coda (questa volta in arabo). Fine delle trasmissioni. Il nuovo tg non giunge inaspettato. L’annuncio del lancio del 'notiziario speciale' era stato diffuso in rete lo scorso 11 settembre, una data evidentemente simbolica. La propaganda qaedista ha scelto internet come canale privilegiato: una tendenza che, dopo le bombe di Londra, è sempre più evidente". (red)
 
10. Orenove/10. La giornata di oggi
 
 
 
Roma - ROMA - Il sindaco Veltroni consegna la cittadinanza onoraria al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

ROMA - Seduta Camera: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riferisce sulla situazione politica. Inoltre tra l'altro all'odg: semplificazione normativa per il 2005.

ROMA - Commissioni Camera: - Affari costituzionali: legge elettorale - Giustizia: Pacs; adozioni; processo civile; dna imputato.

ROMA - Seduta Senato: Ddl sul risparmio; stato giudirico professori universitari; decreto in materia di infrastrutture. Intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sulla situazione politica.

ROMA - Commissioni Senato: - Affari costituzionali: modifiche allo statuto della regione siciliana; nuove norme costituzionali sul referendum abrogativo; ddl sulla sottoscrizione delle candidature elettorali; pari opportunità nelle cariche elettive; ddl su ineleggibilità e incompatibilità per i magistrati - Giustizia: norme in materia di condominio; inappellabilità delle sentenze di proscioglimento; disposizioni in materia di conseguenze derivanti da incidenti stradali; norme in materia di diffamazione a mezzo stampa; competenza territoriale per i procedimenti contro i magistrati - Bilancio: rendiconto dello Stato per il 2004; assestamento bilancio dello Stato per il 2005; decreto legislativo sulle forme pensionistiche complementari; riordino del sistema catastale.

ROMA - Commissione Antimafia: audizione direttore agenzia del demanio.

ROMA - Istat: contratti, retribuzioni e conflitti agosto 2005.

ROMA - Asta Bot, emissione Ctz.

ROMA - Finanziaria: Incontri con Regioni, enti locali e con le parti sociali.

ROMA - Conferenza stampa Safe su ''Giovani, etica, ambiente: il nuovo rinascimento italiano', con i sottosegretari Letta e Valducci.

ROMA - Convegno Cgil, Cisl, Uil su ''Welfare: legge 238/2000: una sfida ancora aperta'', con Epifani, Nisi e Bonfanti.

ROMA - Audizione Epifani, Pezzotta, Angeletti e Polverini su ''Previdenza pubblica e privata'.

ROMA - Presentazione rapporto sul turismo italiano 2005-2006.

ROMA - Conferenza stampa ministro Pisanu su esercitazione antiterrorismo a Milano.

MONOPOLI - Primarie: incontro con Prodi all'arrivo del tir.

BOLOGNA - Inaugurazione 23/a edizione Cersaie, con viceministro Baldassarri, sottosegretario Letta e Montezemolo.

L'AQUILA - Primarie: conferenza stampa di Pecorario Scanio.

TRIESTE - Comincia convegno ''Il sistema intermodale del Friuli-Venezia Giulia: un'opportunita' da cogliere'', con Vattani.

STRASBURGO - Ue, riunione della Commissione.

COPENAGHEN - Ue, referendum per la ratifica della Costituzione europea.

LISBONA - Apertura della campagna elettorale per le elezioni amministrative (fino al 7/10).

LONDRA - Convention del partito conservatore.

IL CAIRO - Giuramento del presidente egiziano Hosni Mubarak per il suo quinto incarico. (red)
 
 
 
 
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