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il VELINO ORENOVE edizione completa
 
 
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1. Orenove/1. Dietro le quinte
a cura di Laura Cesaretti
 
 
 
Roma - Un professore “sempre più disorientato”, perché il cambiamento della legge elettorale lo lascerebbe “spiazzato, addirittura privo di un partito nelle cui liste farsi eleggere, e con rischio di essere l’unico generale al mondo senza truppe”: il direttore di Libero Vittorio Feltri descriveva così la condizione dell’Unione, e soprattutto del suo leader senza partito, “generale senza truppe”, in imbarazzo a farsi eleggere da qualche “parte”. Per questo si ripresenta – oggi i principali quotidiani se ne occupano – il tema della Fed, dell’Ulivo, del partito unico. Anche perché, tra due settimane il popolo dell’Unione si recherà in diecimila seggi in tutta Italia per sancire con il voto la leadership del generale. Delle primarie un po’ singolari, perché i sei sfidanti di Prodi dicono tutti che è lui il capo. Pecoraro spiega che se vince lui cede la vittoria a Prodi, Scalfarotto che se vince lui si tiene la premiership ma proporrà Prodi Capo dello Stato. Oggi Il Riformista scrive del sospetto che circonda il fair play diffuso nella coalizione, in cui “ognuno copre l’altro e Prodi copre tutti”.

Intanto finisce il feeling del centrosinistra con Confindustria, e si riapre il corteggiamento dell’Udc, con la differenza che oggi Casini – anche come presidente della Camera – non piace più all’opposizione. Con gli imprenditori le strade si sono separate dal varo della Finanziaria, che è una “manovra infame” per Prodi e una manovra corretta per Luca Cordero di Montezemolo. E anche le altre associazioni di categoria confermano di apprezzare il governo perché “ha mantenuto gli impegni”, come ha detto il presidente di Confartigianato che solo poche settimane fa si scontrò duramente con il premier. Persino Il Riformista ha segnalato ai sindaci ulivisti che hanno urlato ai tagli “sociali” decretati da Tremonti che nel contenimento delle spese degli enti locali le spese “sociali” sono esplicitamente escluse, e dunque ha ragione il ministro e torto l’Anci. Ma Prodi deve tenere unito il suo popolo, e così lancia una manifestazione per il fine settimana, in cui saranno contestate entrambe le cose: la legge elettorale “che vuole scardinare le regole della democrazia” e la Finanziaria “infame”, appunto. I due temi sono anche oggetto dello scontro parlamentare, e già da oggi pomeriggio se ne potrebbero sentire le conseguenze in termini di ostruzionismo. Un ostruzionismo che ha preso di mira anche il ruolo del presidente Casini, sancendo l’accantonamento di eventuali progetti centristi con l’Udc.

Per la verità – oggi Franco Marini lo ribadisce in una intervista al Corriere della Sera – il motivo è che l’Unione non deve avere snobismi nei confronti del partito di Follini, e deve apprezzare il “rifiuto del segretario Udc ad approvare la riforma elettorale in uno scontro frontale”. Il segretario dell’Udc, protagonista di un vivace scontro con Il Giornale, alimentato ieri da dichiarazioni dei suoi uomini alla Camera, è per l’ex capo della Cisl “l’unica voce di moderatismo serio”, e insomma si potrebbe parlare anche di quel patto di desistenza avanzato da Vannino Chiti giorni fa. Ovviamente le parole sono diverse: “Se c’è un grosso fatto politico che aiuta a sconfiggere i fautori di una legge truffa bisogna prenderlo sul serio. Non ci possono essere risposte spocchiose a uno che, per non far passare questa legge in un clima da rissa, è disposto ad abbandonare”. “Mettiamolo alla prova” dice in sostanza Marini, sapendo bene che il tutto potrebbe essere un gioco a somma zero, in cui fanno scalpore per qualche giorno le dichiarazioni dei politici e poi tutto passa. I toni dei parlamentari dell’Udc ieri erano simili a quelli dell’opposizione: “Il fatto che i tg questa sera non abbiano tenuto conto della dichiarazione dell’onorevole Cesa in cui si denuncia senza mezzi termini una campagna di stampa promessa e promossa dal presidente del Consiglio in persona preoccupa e impensierisce”, ha dichiarato il capogruppo Udc in Vigilanza De Laurentiis, che addirittura esprimeva “serio timore per la tenuta democratica dell’informazione in Italia”. È prevedibile che gli avversari di Follini nella coalizione dicano che il segretario è in difficoltà, in definitiva non sa come uscire dalla situazione, e “grida al complotto”. Ma alla fine è difficile che il partito di Follini non resti dov’è, e non ribadisca la fedeltà al premier (come peraltro ha già ribadito Buttiglione al Tempo ). (lac)
 
2. Orenove/2. Le prime pagine
 
 
 
Roma - CORRIERE DELLA SERA – Editoriale di Giovanni Sartori: “I nemicucci del quartierone”. In apertura: “Follini assediato sfida il premier” e “Battaglie e retropensieri”. Al centro: “Il voto di Dresda spinge la Cdu”, “La scelta obbligata” e nei box: “La Juventus dei record abbatte l’Inter. Risorge il Milan” e “La strage di Bali in un video”. I morti sono 26”. A fondo pagina: “Lo straordinario potere della gentilezza” e “Il candidato con il conflitto d’interessi sul Ponte”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “La strage di Bali, caccia ai kamikaze” e “Elezioni in Germania, a Desda vince la Merkel: ‘Ora Schroeder si faccia da parte’”. A destra: “Tra pace e guerra santa il piano segreto di Sharon”. A centro pagina: “Finanziaria, l’Unione in piazza”, “Il ritorno del partito che non c’è”, “Il libro nero del Cavaliere” e enl box: “Il monito del Papa ai politici: non bandite Dio dalla vita pubblica”. In basso: “La Juve batte l’Inter e va in fuga” e “Diciotto amici per vivere meglio, ecco la formula per il network degli affetti”.

LA STAMPA – Editoriale di Barbara Spinelli: “La Turchia specchio d’Europa”. In apertura: “‘Non bandire Dio dalla società”, “La sindrome della Chiesa del silenzio” e “Wojtyla, l’intervista segreta”. A destra: “Anche l’Inter si inchina alla supe Juve” e “Tirannia bianconera”. Al centro: “Immigrazione, l’Italia è sola”, “In piazza contro i tagli” e “Bali, attacco ai turisti: 26 morti”. A fondo pagina: “Il quartiere dive sopravviv la lira”.

IL GIORNALE – In apertura: “Udc in preda a una crisi di Follini”. Al centro il fotocolor: “Il Papa: ‘Bandire Dio dalla vita pubblica non è tolleranza’” e a sinistra, “Benedetto chi parla” di Antonio Socci. e “Bali, video riprende la strage kamikaze”. A destra: “Un taglio ai vizi di grandeur”. In basso: “Il pastorello che divenne miliardario” e “Onorevoli clandestini”.

IL MESSAGGERO – In apertura: “Esercitazione a Roma: tre bombe in centro come a Londra” e “Strage di Al Qaeda a Bali tra i turisti: 26 morti, 100 feriti”. Al centro: “Posti di lavoro: 6 su 10 trovati dai parenti”, e nei box: “Prodi: l’Unione in piazza contro la Finanziaria”, “Pomodori cinesi lavorati a Napoli: mercati in crisi” e “Dai tatuaggi al piercing: cresce il rischio di epatite C”. A sinistra “il caso”: “Il Papa: ‘Dio non può essere bandito dalla vita pubblica’”. A fondo pagina: “La Roma punita da tre ex laziali” e “Il ruggito di Celentano”.

IL TEMPO – Fotocolor di apertura su Fausto Bertinotti: “L’incubo di Prodi”, e il commento-editoriale di Diego Gabutti: “Romano gioca a nascondino”. Al centro: “È Bertinotti il vero pericolo” e “Bali, tre kamikaze per la strage tra i turisti”. In basso, nel box: “Il potere senza Dio non conosce giustizia”.

L’UNITÀ – In apertura: “Prodi: Finanziaria contro i cittadini. ‘Domenica tutti in piazza a Roma’”, “Fassino: è la truffa di un governo in coma” e fotocolor: “Tre kamikaze. A Bali strage del sabato sera: 26 morti”. A sinistra: “Grande Cinema Verità”. A centro pagina: “Rcs, Ricucci esce. Chi entra?” e “Il Papa lega fede e Stato”. A destra: “Turchia chiama Europa” e “Quando eravamo Alì”. In basso: “Un piromane di nome Shakespeare” e “La Juventus senza avversari. Dominata anche l’Inter: 2 a 0”.

IL RIFORMISTA – In apertura: “Ma se voto Prodi, voto anche Bertinotti?”. A centro pagina: “Nella difesa di Fazio manca una ‘circostanza’”. Sarebbe meglio che la chiarisse ai giudici e Bce”. In basso: “Dispersi nel Golfo Persico 36 delfini imbottiti di bombe”.

IL FOGLIO – In apertura: “Delitti”. Al centro: “Purtroppo la cocaina è molto buona”. A destra “Amori”. A fondo pagina: “Insisto, insisto, insisto: manteniamo la legge, abroghiamo l’aborto”.

L’AVANTI – In apertura: “Legge elettorale, la Cdl non arretra”. Al centro fotocolor di Giulio Tremonti: “Finanziaria, ‘nessun taglio al sociale’”. A sinistra: “Ancora dubbi su Ankara in Europa”, “La Bce si svincola dal caso Bankitalia”, “Cow-parade sbarca in Italia” e “L’unità socialista sfida i pregiudizi del centrosinistra”. A destra: “Germania verso la grande coalizione”, e “Istituzioni ‘insieme’ nel rilancio di Roma”. In basso: “L’Oms lancia l’allarme inquinamento”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Famiglie e imprese, le novità 2006” e “L’ombra del condono”. A sinistra: “Una doppia fragilità” e al centro: “Enti locali sulle barricate contro i tagli” e “Liberalismo sociale”. A destra: “La Cdu della Merkel in testa anche a Dresda”. A fondo pagina: “Sì dei creditori, Parmalat subito in Borsa”, “Sui conti Alitalia è ancora bufera. Cimoli sotto tiro”, “Ricucci, il Gip di Milano rinnova l’interdizione” e “In tasca prudenza e obbligazioni inflation-linked”. (red)
 
3. Orenove/3. Finanziaria: l’Unione scende in piazza
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “In piazza contro la Finanziaria e contro la riforma della legge elettorale. L’appuntamento - scrive LA REPUBBLICA - è per domenica prossimo, 9 ottobre, e a fissarlo è stato Romano Prodi, il leader del centro sinistra. A pochi giorni dal varo della manovra a Palazzo Chigi, l’opposizione cala l’asso’ della protesta. ‘Domenica prossima faremo a Roma una grande manifestazione contro la legge elettorale che vuole scardinare le regole della democrazia e contro la Finanziaria, rivolta soprattutto a danno degli enti locali e del sistema sanitario. Sarà una manifestazione seria, forte e compatta, per la protezione dei più deboli e per le regole della democrazia’. Durissimo il giudizio espresso sull’operato del governo. ‘Questa Finanziaria - ha continuato Prodi - è infame, selettiva. La maggioranza non l’ha elaborata in modo casuale: riducendo i fondi a comuni e regioni si vuol far pagare la loro adesione al centro-sinistra. Enti locali e Sanità sono voci gestite da noi. Questa manovra non risana, non affronta il problema del deficit, ma punisce’. L’annuncio di Prodi è stato subito fatto proprio da Enrico Letta della Margherita: ‘Le elezioni politiche si vincono in questo mese con la capacità di smontare gli slogan del centro-destra e di informare i cittadini sulla realtà’ ha detto. Favorevole anche il leader di Rifondazione Bertinotti: ‘Se la proposta di legge elettorale è l’estremo tentativo della maggioranza di Berlusconi di evitare una verifica elettorale che si preannuncia per lei perdente, la legge finanziaria manifesta ancora una volta il carattere antisociale della politica del governo’”.

“L’idea di portare la protesta in piazza domenica mattina - la manifestazione è prevista per le ore 11 - è invece stata molto contestata dalla maggioranza. Bondi, portavoce di Forza Italia, ha accusato il leader dell’Unione di essere ‘irresponsabile’ ed ‘avventuriero’; il ministro delle Politiche agricole Alemanno di strumentalizzare la manovra. ‘La mescolanza fra riforma elettorale e Finanziaria è sospetta - ha detto - dimostra il tasso di strumentalità politica di questa protesta. Noi non abbiamo fatto una manovra elettorale, l’opposizione non faccia una critica elettorale, ma piuttosto faccia proposte di correzione’. Carlo Giovanardi, ministro dei rapporti con il Parlamento considera le parole del leader dell’Unione ‘incendiarie’. Il ministro leghista Calderoli è convinto che la sinistra ‘schiumi di rabbia’ per la bontà della manovra appena varata. Intanto, la Finanziaria da 20 miliardi di euro - cui il presidente della Repubblica Ciampi ha dato il via libera venerdì - martedì sarà presentata dal ministro Tremonti al Senato. Bocciata dai sindacati, dai sindaci e dall’opposizione, ha invece ricevuto il plauso di Confindustria". (red)
 
4. Orenove/4. Finanziaria, Montezemolo:“Impostazione responsabile"
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Il centrodestra si schiera compatto: era la migliore Finanziaria possibile. Le stesse parole - spiega LA STAMPA - usa Luca Montezemolo, nel suo ruolo di presidente degli industriali, ammorbidendo per la prima volta dopo mesi i toni accesi e riconoscendo al governo una ‘impostazione responsabile che deve essere assolutamente confermata nei passaggi parlamentari’. Questo non vuol dire che tutto vada bene. ‘La strada maestra per correggere i nostri squilibri è quella di tornare a crescere’, ricorda Montezemolo. Ma per tornare a crescere ‘occorre mettere l’impresa e più in generale l’economia al centro dell’attenzione’ e su questo ‘c’è ancora molto da fare’. Le richieste di Montezemolo si riferiscono soprattutto al carico contributivo e alla ‘necessità di una profonda modifica dell’Irap, imposta ingiusta che penalizza le imprese e l’occupazione. È a partire da questi temi che giudicheremo i programmi degli schieramenti politici in vista delle prossime elezioni’. Parole chiare, e il governo lo sa”. (red)
 
5. Orenove/5. Finanziaria, Epifani: “Serve una risposta forte"
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “La parola ‘sciopero’ è nell’aria. Stamani Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ne discuterà con i suoi colleghi di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. ‘Cosa proporrò? Questa - risponde il leader Cgil in un’intervista a LA STAMPA - è una Finanziaria sbagliata e totalmente inaccettabile, a cui il sindacato deve rispondere. Come, lo decideremo insieme. Per i giudizi che abbiamo dato, per le proposte che abbiamo fatto, mi pare che la manovra meriti da parte nostra una iniziativa di risposta forte’. Segretario, sarà sciopero generale? ‘Vedremo. Per me è fondamentale che la risposta sia decisa unitariamente. Come ha detto giustamente Pezzotta, questa Finanziaria è anche peggio di quello che potevano immaginare’. Eppure, sembra costruita con abilità. A partire dal taglio dei compensi ai ‘politici’. ‘Contrariamente a quel che ha detto Berlusconi, mi pare una manovra tipicamente elettorale e furba: tenta di nascondere la gravità dello stato dei conti pubblici, generata dalle scelte del governo, tenta di nascondere i tagli, trasferendoli sulle spalle di Regioni e Comuni. E poi, con l’intervento sul ceto politico, va incontro a un diffuso sentimento popolare. Anche se per quattro anni non si era fatto niente in proposito. Detto questo, è una Finanziaria che esprime contraddizioni che la ‘furbizia’ non riesce a nascondere. E solleva dubbi forti, quando si parla di grandi incassi dalla vendita degli immobili, in un mercato non certo favorevole’. Quali contraddizioni? ‘Si peggiorerà la condizione reale delle persone. Verrà toccata parte della domanda di servizi sociali ‘locali’, che si tratti di asili nido, di assistenza, di investimenti nelle aree urbane, di mense scolastiche o trasporti pubblici. E poi soprattutto non si risponde ai problemi dei tanti italiani che in questi anni hanno visto peggiorare le proprie condizioni. Pensioni, politiche sociali, restituzione del fiscal drag, non c’è nulla. E trovo anche un po’ insultante che l’unico capitolo su cui il governo ha deciso di non decidere sia quel modestissimo miliardo e spiccioli per interventi sociali’”.

“Insultante? ‘Sì - continua Epifani - perché parliamo di un importo che ha le dimensioni di una mancia, poco più di 2.000 miliardi di vecchie lire. E perché non è stato nemmeno definito un criterio per erogarli, dopo aver fatto trapelare indiscrezioni mirabolanti su ‘bonus’ di ogni risma e aumenti delle pensioni’. L’unica misura che ha un impatto oggettivamente significativo è il taglio del costo del lavoro. ‘Lo riconosco: la riduzione degli oneri impropri è una delle pochissime cose condivisibili, in un mare di tagli e di ‘dimenticanze’. Ma erano quattro anni che il sindacato la chiedeva, a un governo che fino a qualche settimana fa ancora insisteva con l’idea di tagliare l’Irap. Va bene, ma sono arrivati molto tardi. Ovviamente, se si metterà il tutto a carico della fiscalità generale, senza tagli alle prestazioni sociali. Spero che questa novità spinga Federmeccanica a rinnovare finalmente il contratto dei metalmeccanici’. Confindustria parla di Finanziaria ‘responsabile’. Condivide? ‘Serve sempre di meno per accontentare Confindustria. Capisco che il taglio del costo del lavoro sia l’unico risultato che gli imprenditori portano a casa in quattro anni. Dico solo che è una goccia nel deserto. E che altri governi, in Francia e Germania, varano ben’altre politiche di sostegno alla crescita’”. (red)
 
6. Orenove/6. Follini contro Berlusconi: non mi faccio intimidire
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Folliniani a raccolta. Parola d’ordine: difendere il segretario dopo le voci di dimissioni di Marco Follini e i contrasti sulla legge elettorale con Pier Ferdinando Casini. Così – scrive IL CORRIERE DELLA SERA - per tutta la giornata di ieri si è assistito ad una vera e propria levata di scudi in risposta agli articoli del Giornale che mettevano in dubbio la capacità di tenuta dello stesso Follini indicando Baccini e Buttiglione come possibili suoi successori. Ma non solo: anche contro Panorama e Tg4. Dietro ai quali i centristi leggono la ‘vendetta’ di Silvio Berlusconi. Il primo ad intervenire è il ‘fedelissimo’ Lorenzo Cesa, europarlamentare da sempre vicino al segretario. Ed è una risposta al veleno diretta al presidente del Consiglio: ‘Non c’è dubbio che tra le poche promesse mantenute da Berlusconi, vi sia quella di scatenare gli organi di informazione della famiglia contro il segretario dell’Udc. Ciò è semplicemente vergognoso’. Segue la nota del capo della segreteria uddiccina, Armando Dionisi: ‘Non ci facciamo condizionare dalle proposte di desistenza del centrosinistra, ma neanche intimidire da certi attacchi: il segretario è stato eletto da un congresso e non può essere sfiduciato da una campagna di stampa denigratoria e priva di fondamento’. Poi parla di ‘dialettica’ volta a ‘rafforzare’ il partito e non a consegnarlo ad ‘un ruolo subalterno’. In altre parole: è vero, i contrasti (con Casini) continuano, ma l’Udc non può cambiare linea, altrimenti diventerebbe, di fatto, subalterna a Forza Italia. Come spiega anche Bruno Tabacci: ‘Siamo convinti che senza un cambiamento della leadership si va a perdere. Tornare indietro sarebbe per l’Udc un suicidio politico’. Sostengono Follini anche Luca Volontè (‘è e resta segretario del partito’), insieme a Mario Tassone e Ivo Tarolli. Replica il Giornale: ‘Ci occupiamo solo di cronaca politica: a fare pasticci basta e avanza la segreteria dell’Udc’. Controrisposta dell’Udc: ‘Siete una protesi politica del vostro azionista’. E si tirano in ballo anche il Tg4 e Panorama. Prima di prendersela con tutti i Tg in blocco, ‘colpevoli’ di non avere riportato la denuncia di Cesa contro Berlusconi. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, resta tra i più critici con la linea di Marco Follini: ‘Avevamo chiesto la legge proporzionale e gli alleati ci sono venuti incontro. Che altro vogliamo? Se l’intenzione del segretario è quella di correre da soli, allora dovrebbe convocare un nuovo congresso’”. (red)
 
7. Orenove/7.L'Unione schiera il socio dei traghetti, Cdl in crisi
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Roma - “Dicono che a sceglierlo, più che Prodi, Rutelli o Fassino, sia stata mamma Angelina – racconta Gian Antonio Stella sul CORRIERE DELLA SERA - che passa per esser stata il cervello sia di suo fratello, il potentissimo Nino Gullotti, sia del marito, il potentissimo Luigi Genovese: ‘Figlio mio, tocca a te’. E così, contro una destra così in crisi che la roccaforte di Messina potrebbe cadere, l’Unione schiererà alle comunali di novembre Francantonio Genovese. Segretario della Margherita e azionista del gruppo Franza. Un colpo di genio. D'’ora in avanti chi si batte contro il ponte si sentirà dire: ovvio, la sinistra sta col padrone dei traghetti. Dicono i duri e puri che ‘è un suicidio’, che l’Ulivo e gli alleati dovevano insistere su Antonio Saitta, un docente universitario d’ispirazione gobettiana che all’ultima sfida per la poltrona di sindaco era riuscito a conquistare il 44%. Una percentuale altissima in una città che fece registrare la percentuale più alta di voti monarchici al referendum e ha visto una sola volta (eccentrica eccezione dovuta a risse a destra) un governo di centrosinistra. Tanto più che dall'altra parte i partiti della Cdl avevano avuto al proporzionale il 66% schierando il presidente della provincia Giuseppe Buzzanca. Il quale, dopo essersela giocata promuovendo un concorso preso d’assalto da 25 mila giovani (concorso poi annullato: i 150 posti c'erano solo a fini elettorali) fu azzoppato appena eletto da una condanna per essersi fatto accompagnare in viaggio di nozze dall’autoblu”. (red)
 
8. Orenove/8. Fazio indagato, Bce in allarme
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Roma - “Preoccupazione per il caso Fazio. E’ questa – scrive LA REPUBBLICA - l’aria che si respira nelle stanze della Banca centrale europea dopo l’iscrizione del governatore di Bankitalia nel registro degli indagati per abuso d’ufficio. Fatto nuovo, che si aggiunge a una vicenda già complicata. ‘Stiamo monitorando la situazione per quanto è sotto la nostra responsabilità. A questo punto ci sono altre inchieste che stanno andando avanti’, ha dichiarato Lucas Papademos, vice presidente della Bce. Sulla stessa linea le dichiarazioni di Jose Manuel Gonzalez-Paramo, membro della Bce, che ha voluto però ricordare come la struttura delle banche centrali europee si fondi sul principio dell’indipendenza. La Bce deve infatti difendere l’autonomia dell’Istituto. Ma la domanda che inizia a circolare è questa: può un banchiere centrale indagato anche se non condannato sedere nel board di Francoforte? Si pone una questione di credibilità e di fiducia reciproca. Che a questo punto potrebbe esser venuta meno. Non solo. C’è un codice di condotta cui sono chiamati al rispetto tutti i governatori. Il suo custode è Hans Tietmeyer, ex presidente della Bundesbank. La Bce potrebbe intervenire con una censura pubblica sul comportamento di Fazio. Fino ad oggi non lo ha fatto, ma Lucas Papademos non ha voluto chiarire se il governatore sia o meno sotto investigazione per il suo comportamento etico. Né d’altra parte è risolta la questione che ha innescato il caso e che per la Banca centrale europea è centrale: se Fazio abbia favorito la Popolare di Lodi a danno dell’olandese Abn Amro nella scalata all’Antonveneta. Tutte questioni che potrebbero vedere una svolta giovedì, quando i banchieri torneranno a incontrarsi. L’unica certezza è che in un paio di settimane, ha assicurato Papademos, la Bce si pronuncerà sull’adeguatezza o meno della riforma della Banca d’Italia in discussione al Senato”.

“Antonio Fazio prepara intanto la sua difesa. La Procura della Repubblica di Roma gli ha notificato l’avviso di garanzia con l’invito a comparire. Ma il governatore potrebbe non presentarsi. Il consiglio arriva dal suo legale, Franco Coppi. ‘Meglio - ha dichiarato - una memoria scritta da consegnare ai magistrati per ricostruire la vicenda, per poi attendere gli eventi’. Il rischio è ‘che quanto dichiarato possa essere divulgato a pezzettini, in modo distorto e magari strumentalizzato’. Coppi cita ad esempio quanto scritto da Il Tempo. ‘Ho scoperto - ha detto il legale - una nuova versione dell’intercettazione telefonica tra Fazio e Fiorani’. E’ quella dell’11 luglio scorso relativa all’ormai celebre "bacio in fronte" di Fiorani al governatore per il via libera all’Opa. ‘Io - ha spiegato Coppi - conoscevo quella riportata nel provvedimento del gip di Milano. Nella nuova, pubblicata Fazio mette in contatto Fiorani e De Mattia, un funzionario di Bankitalia, che subordina l’ok all’Opa a tutta una serie di prescrizioni che poi Bpi non sarà in grado di rispettare, al punto da obbligare Bankitalia a fare marcia indietro’. Sarà Fazio comunque a decidere come vorrà difendersi, anche se Luigi Grillo, senatore genovese, vicinissimo al governatore, è convinto che quella di Coppi sia la giusta linea difensiva. ‘Meglio presentarsi quando tutto sarà più chiaro’”. (red)
 
9. Orenove/9. Parmalat fuori dal tunnel, debutto in Borsa a giorni
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Missione compiuta. Il commissario straordinario della Parmalat, Enrico Bondi, ha messo praticamente – scrive il CORRIERE - la parola fine su un lavoro di risanamento durato quasi due anni. La sua proposta di concordato è stata approvata a larghissima maggioranza dai creditori, vale a dire le banche, i fornitori ma anche e soprattutto i risparmiatori, ex titolari di obbligazioni della vecchia società. E il Tribunale di Parma (la decisione è di sabato scorso) l’ha omologata. A questo punto gli stessi creditori potranno ottenere le azioni della ‘nuova Parmalat’. In quale misura? Il rapporto preciso è difficile da calcolare. A ciascun creditore, infatti, spetta una percentuale diversa a seconda del soggetto emittente dei bond. E non tutte le 69 società del gruppo Parmalat in amministrazione controllata che hanno emesso obbligazioni sono confluite nella nuova realtà aziendale. Bondi ne ha selezionate soltanto una ventina: quelle cioè del cosiddetto core business, che operano nel settore del latte e dei derivati del latte. Non ci sono quindi, tanto per fare qualche esempio, il Parma Calcio, nè le società che operano nel turismo. Ciascun risparmiatore, insomma, riceverà una quantità diversa di azioni, in funzione del ‘riparto’ stabilito per la società di cui era obbligazionista. Riparto che va da un minimo del 3% a un massimo potenziale del 100%. Un calcolo approssimativo porta in ogni caso a una media dell’11,5-12% del totale. In altre parole, per ogni 100 euro di credito saranno distribuite azioni per un valore nominale di 11,5-12 euro. Titoli che potranno comunque rivalutarsi in un ragionevole lasso di tempo (la società è risanata e normalmente il valore di mercato tende in questi casi a crescere ben oltre il valore nominale che le azioni hanno all’atto dell’emissione)”.

“Per la nuova Parmalat nata sulle ceneri del vecchio gruppo di Collecchio si apre ora l’iter della quotazione in Borsa. Lo sbarco a Piazza Affari potrebbe avvenire, secondo il ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola, addirittura mercoledì prossimo. ‘E’ stato un successo — ha detto in proposito il ministro — per il governo, per le maestranze e per i sindacati, reso possibile grazie alla legge Marzano’. In realtà gli adempimenti da portare a termine sono numerosi e non è detto che la scadenza di mercoledì possa essere rispettata. Occorre infatti prima di tutto assegnare le azioni agli aventi diritto e verificare che dopo questa operazione si sia ricostituito un ‘flottante’ di almeno il 25%. Il passo successivo, dopo la pubblicazione del prospetto informativo approvato dalla Consob (che è già avvenuta), spetta a Borsa Italiana, chiamata a deliberare l’iscrizione sul listino di Piazza Affari. Tutto si gioca sulla possibilità di distribuire le azioni tra oggi e domani, in modo da permettere a Borsa Italiana di dare il via libera alla quotazione”. (red)
 
10. Orenove/10. Immigrazione,Pisanu presenta i dati e difende i Cpt
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “Dal 1° gennaio al 29 settembre di quest’anno sono sbarcate illegalmente 15.327 persone, a fronte delle 9.959 arrivate l’anno scorso nel medesimo scorcio di tempo”. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu – con una lettera alla STAMPA - risponde con alcuni dati all’articolo di venerdì scorso del quotidiano torinese in cui si sottolineavano le dimensioni dei recenti sbarchi di clandestini sulle coste siciliane. Riporta il quotidiano: “‘Mentre il numero dei clandestini approdati a Lampedusa è più o meno lo stesso, circa 10 mila, è quasi triplicato quello dei clandestini che hanno raggiunto direttamente le coste della Sicilia o sono stati raccolti in acque internazionali al largo dell’isola, con 136 operazioni di soccorso, che hanno comportato il sequestro di 120 imbarcazioni e l’arresto di 309 trafficanti, tra i quali cinquanta scafisti. Sono state denunciate circa 2.000 persone e i clandestini respinti alla frontiera o rintracciati sul territorio nazionale e rimpatriati sono complessivamente più di 39.000. Del resto, l’aggravarsi del fenomeno non ci ha colti di sorpresa. Più di un anno fa richiamai l’attenzione del Parlamento e dell’opinione pubblica sul fatto che i flussi migratori verso il nostro Paese sarebbero inesorabilmente aumentati. (…) Parlai di moltitudini pronte a tentare la traversata del Mediterraneo e qualcuno pensò bene di buttarla in politica speculando su quell’affermazione. Sono seriamente preoccupato nel constatare che la crescente pressione migratoria mette a durissima prova l’azione di contenimento svolta dai governi nordafricani’.

‘Preoccupazione che aumenta – scrive ancora Pisanu - quando, da una parte, tocco con mano la lentezza e la malavoglia di molti Paesi europei nell’affrontare il problema; e, dall’altra, quando debbo fare i conti con i pregiudizi ideologici e i comportamenti teppistici a danno dei Centri di permanenza temporanea. Questi, lo ripeto, sono strumenti resi necessari dagli accordi di Schengen e, comunque, indispensabili per distinguere i clandestini, che devono essere respinti, dai rifugiati e da coloro che hanno diritto a forme diverse di protezione umanitaria. Purtroppo, all’ideologia e al teppismo si affianca spesso il rifiuto ostinato dei Cpt da parte di molti amministratori locali: si chiude così il cerchio che rischia di far saltare il sistema dei Centri e, più in generale, l’intero meccanismo di controllo dell’immigrazione clandestina. E se saltano i Cpt, voglio ricordarlo a tutti, aumentano a dismisura i clandestini in circolazione, una delle principali fonti di approvvigionamento del lavoro nero, della prostituzione e della manovalanza criminale. Fermo restando il massimo impegno del ministero dell’Interno – conclude Pisanu -, vi sono almeno due variabili che sfuggono totalmente alle mie competenze: la prima è data dal controllo a mare, che dipende largamente dalle regole internazionali e dalla cooperazione multilaterale euro-africana; la seconda è il governo dell’immigrazione legale in accordo con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori, come mezzo indiretto ma efficacissimo di contrasto dell’immigrazione clandestina. È evidente che entrambi questi aspetti aprono uno spazio di discussione che, prima del ministro dell’Interno, interpella altri soggetti interni e internazionali’”. (red)
 
11. Orenove/11. Scuola, la Moratti difende la sua riforma
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Roma - “Una parte della sinistra non ha capito la cultura riformista e predilige lo scontro ideologico’. Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, parla alla STAMPA da San Patrignano, dove si trova per prendere parte alla kermesse “Squisito!”. “La responsabile del Miur - scrive il quotidiano torinese - è però convinta che oggi gli italiani l’abbiano capita e tende a rassicurare sia i ricercatori sia le famiglie. Quanto ai problemi economici e ai passati attriti con Tremonti per i finanziamenti alla scuola, Letizia Moratti assicura: ‘In Finanziaria non ci sono problemi e con il ministro non c’è mai stato nulla di personale’”. Tornando al tema della formazione professionale di tipo europeo, il ministro spiega: “‘Abbiamo scelto settori-pilota, legati al ‘made in Italy’: turistico-gastronomico, design e moda. Nasceranno nuove figure professionali spendibili a livello europeo, presupposto indispensabile per creare maggiore occupazione anche attraverso la mobilità in settori in cui il nostro Paese è competitivo. Stiamo lavorando a un quadro europeo delle qualifiche. Abbiamo deciso di istituire un tavolo comune con le Regioni, per risolvere i problemi tecnici di applicazione. Ma la novità positiva è che parte finalmente un canale di istruzione e formazione professionale: prima era un’offerta spesso legata soltanto ai bandi europei’”.

Continua LA STAMPA sulla riforma: “È stata attaccata da tutta l’università... ‘Non è vero. Ho avuto il sostegno del principale sindacato dei docenti universitari, l’Uspur. E anche delle organizzazioni degli associati, il Cipur. La Fondazione Magna Carta, che raccoglie 2.500 docenti e ricercatori, si è espressa in modo favorevole sulla riforma varata dal Senato. Credo che protesti una minoranza molto rumorosa. Noi lavoriamo sulla valorizzazione della persona: forse questo è lontano dalla concezione che ha almeno una parte del centrosinistra. Con buona parte del mondo accademico e con la sinistra riformista il dialogo è sempre stato aperto e costruttivo’. Molti rettori sono contro di lei, mentre i ricercatori temono per il loro futuro. ‘Il disegno di legge non tocca i diritti dei ricercatori, anzi dà loro un riconoscimento attraverso il titolo di professore aggregato’. Inoltre dal 2010 al 2017 si aprirà un forte turn-over di docenti, circa 2 mila l’anno potranno accedere a queste cattedre. Chi si è appena laureato o sta frequentando il bienno di specializzazione ‘avrà subito la possibilità di ottenere contratti di ricercatore, tre anni più tre anni. I contratti a tempo determinato sono la regola sia in Unione europea sia negli Stati Uniti. Il problema vero sono le retribuzioni. Molti sceglievano di andare all’estero per i contratti economicamente più vantaggiosi. Inoltre con la nostra riforma ci saranno i concorsi con una procedura nazionale. I primi sono previsti entro il 30 giugno dell’anno prossimo’”.

“Soddisfatta da questa esperienza in un ministero tanto difficile? ‘Nell’ultimo sondaggio di Porta a Porta gli italiani hanno sottolineato tre punti critici della scuola: i costi, che non dipendono dal ministro per l’Istruzione; le strutture, che sono competenza di Province e Comuni; le risorse per le scuole paritarie. C’è stata molta disinformazione. I fondi destinati all’istruzione sono passati da 35 a 40 miliardi in quattro anni, mentre quelli per le paritarie, le private, sono rimasti 500 milioni. Avevo ereditato un buco al ministero di 5 miliardi di euro, per leggi non finanziate. Era logico che non il ministro, ma il ministero dell’Economia guardasse al ministero dell’Istruzione con timore per i conti che erano sempre stati fuori controllo. C’è voluto tempo, ma ora abbiamo rimesso a posto i conti’”. (red)
 
12. Orenove/12. Turchia-Ue, si tratta a oltranza
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Roma - “E’ ottimista Javier Solana, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, ed è piuttosto conciliante – spiega LA REPUBBLICA - la signora Ursula Plassnik, capo della diplomazia austriaca. Se tutto andrà come dice Solana (‘l’accordo ci sarà’) e come lascia intendere la signora Plassnik (‘ascolteremo tutti con spirito europeista’), oggi Abdullah Gul, il ministro degli Esteri turco, sarà a Lussemburgo per avviare formalmente, con i 25 colleghi dell’Unione europea, le trattative per l’adesione del suo paese. Ancora ieri sera i turchi minacciavano di disertare il vertice lussemburghese di oggi se i Venticinque non fossero stati in grado di mettere a tacere il dissenso austriaco e di presentare una posizione unitaria. Ma ‘passi avanti concreti’ sono stati fatti nel tardo pomeriggio di ieri - secondo l’espressione di un diplomatico - nell’incontro bilaterale fra il presidente di turno, il britannico Jack Straw, e ‘madame’ Plassnik. Tanto che la cena che ha preceduto la riunione notturna dei capi della diplomazia europea - l’una e l’altra dedicate solo a far rientrare il ‘caso austriaco’ - poteva iniziare in un’atmosfera piuttosto distesa. Ma a tarda sera la discussione non era ancora sfociata in un accordo, mentre aumentavano le pressioni sugli austriaci, ormai isolati nella loro opposizione allo sblocco dell’avvio del negoziato. Si è arrivati alla riunione straordinaria di ieri sera perché il governo di Vienna si è impuntato per far inserire nel ‘mandato negoziale’ con Ankara ipotesi diverse dall’adesione. Il governo turco si è inalberato e ha fatto sapere che non intende trattare altro che l’adesione a pieno titolo all’Ue, anche se è consapevole che ci vorranno tempi lunghi e altre riforme fondamentali per rendere possibile l’integrazione nell’Europa comunitaria. Poi è risultato chiaro che l’Austria faceva leva sulla Turchia per sbloccare l’avvio dei negoziati con la Croazia, rinviati nel marzo scorso perché Zagabria sembra ‘coprire’ i generali ricercati dal Tribunale internazionale dell’Aia per i crimini nella ex Jugoslavia. Oggi è attesa a Lussemburgo anche Carla Del Ponte, procuratore generale della Corte dell’Aja, la cui relazione sullo stato delle ricerche dei generali latitanti potrebbe facilitare lo sblocco dei negoziati con la Croazia”. (red)
 
13. Orenove/13. Germania: Dresda non sblocca l’impasse sul governo
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Roma - “E’ andato alla Cdu di Angela Merkel – spiega LA TAMPA - il seggio del collegio 160 di Dresda, dove solo ieri i 219 mila elettori della circoscizione hanno potuto esprimersi sul nuovo governo federale: la morte improvvisa della candidata Npd al mandato diretto poche settimane prima del voto aveva richiesto una nuova procedura. Grazie ad Andreas Laemmel, che ha vinto il mandato diretto con il 37 per cento dei voti contro il 31,1 della candidata Spd, l’Unione avrà nel nuovo parlamento federale 226 seggi, mentre alla Spd restano i 222 che aveva già prima. A chi andranno i due seggi del secondo voto del complicato sistema elettorale tedesco ieri sera non era ancora chiaro. La Cdu rischiava di perderne uno, se avesse vinto troppo, ma un’alleanza tattica con la Fdp ha evitato il pericolo: molti elettori cristiano democratici hanno dato ai liberali il loro secondo voto, portandoli al 16,6 per cento, un salto di più di dieci punti rispetto alle elezioni del 2002. La Spd si è però confermata il partito più forte: nel secondo voto - il più importante, quello che conta per stabilire quanti seggi spettino ai diversi partiti - ha preso il 27,9 per cento dei voti, contro il 24,4 della Cdu. Al terzo posto si confermano gli ex comunisti della Pds (19,7 per cento). Al quinto, dopo i liberali, ci sono i Verdi (7,1 per cento). Quasi scomparsi i neonazisti della Npd - 2,6 per cento -, che solo l’anno scorso erano entrati con il 9,2 per cento dei voti nel parlamento sassone. E ancora nel 2004 erano stati sopra al 4 per cento. Lo spoglio delle schede non era ancora finito che già Cdu e Spd cantavano vittoria, forti dei risultati nei due diversi voti. Il successo di Andras Laemmel nel collegio uninominale faceva dichiarare al segretario generale della Cdu, Volker Kauder: ‘Gli elettori hanno rafforzato Angela Merkel. Contiamo sulle forze ragionevoli della Spd perché il partito tragga le conseguenze. Noi siamo pronti alle trattative. Si può arrivare a un buon risultato, se la Spd viene incontro all’Unione’. E Roland Koch, potente ministro-presidente dell’Assia, con un sicuro ruolo importante nel futuro governo: ‘Adesso qualcuno nella Spd trovi il coraggio di dire a Schroeder che è uomo finito’. Dal fronte Spd non è arrivato nessun cedimento. Il presidente, Franz Muentefering, ha dichiarato: ‘Siamo chiaramente la prima forza. Non ci sarà nessun cambiamento nelle trattative con l’Unione. La Cdu ha vinto il mandato nel collegio uninominale, portando a quattro il suo vantaggio in termini di seggi, ma la Spd ha avuto più voti nel proporzionale’. L’elezione di Dresda - com’era nelle previsioni - non è dunque servita per sbloccare lo stallo”. (red)
 
14. Orenove/14. Bali, tre kamikaze per una strage
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Roma - “La perla delle 13700 isole dell’arcipelago indonesiano – scrive LA REPUBBLICA - era appena tornata a vivere, quasi a dimenticare. Ma dopo tre anni dalle prime devastanti bombe che uccisero 200 persone in gran parte australiani, di nuovo affollata di turisti da tutto il mondo, Bali è ripiombata nell’incubo del 12 ottobre 2002. Poco dopo le 7,30 di sabato sera, in una notte calda e senza luna, terroristi imbottiti di esplosivo si sono fatti saltare tra i tavoli di due ristoranti sulla spiaggia di Jimbaran, dove centinaia di clienti d’ogni razza e religione vanno ogni sera a mangiare pesce alla griglia di fronte all’Oceano. Una dozzina i morti, orribilmente mutilati, trenta e forse più i feriti. Pochi minuti dopo, a mezz’ora d’auto di distanza, un altro suicida è entrato al Raja’s bar, nel cuore del distretto turistico e dei bazar notturni di Kuta, tra famigliole in attesa di un piatto di spaghetti e una bistecca. Altri morti, tra i 10 e i 15, altri feriti, più di 40. Ufficialmente negli ospedali a 24 ore dalla carneficina sono stati identificati 16 corpi, dodici indonesiani tra i quali un bambino di sei anni, tre australiani e un giapponese, mentre altri dieci, secondo i sanitari, sono ancora senza un nome, compresi i cadaveri decapitati dei sospetti kamikaze, tutti appartenenti secondo gli investigatori a Jemaah Islamiya, lo stesso gruppo affiliato ad Al Qaeda che tre anni fa ha compiuto le stragi del Sari e Paddy’s club, sempre a Kuta”. (red)
 
15. Orenove/15. Tra pace e guerra santa il piano segreto di Sharon
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Roma - “Non so quanti israeliani mi hanno raccontato la storia della mamma di Ariel Sharon – racconta Mario Vargas Llosa in un reportage su LA REPUBBLICA - che quand’era piccolo lo cullava cantandogli all’orecchio un ritornello: ‘Non ti fidare mai degli arabi…’. Da allora quest’insegnamento materno è stato sempre la spina dorsale della sua politica. Ma a quanto pare, ora il primo ministro israeliano ha rinunciato a un’altra delle idee di fondo che fino a poco tempo fa presiedevano a ogni sua azione pubblica: la costruzione del Grande Israele, uno stato ebraico nei confini biblici, comprensivo della Striscia di Gaza e dei territori occupati, da lui sempre designati con i nomi di Giudea e Samaria. Ariel Sharon è stato il grande promotore degli insediamenti dei coloni, che si sono moltiplicati come funghi in Cisgiordania, e il più accanito avversario degli accordi di Oslo (1993- 1995) tra il governo di Yitzhak Rabin e l’Olp di Arafat, che ha contribuito più di chiunque altro a far fallire. Cos’è accaduto ad Ariel Sharon, l’uomo che nel 1982 ha guidato l’invasione del Libano, e più tardi, con la sua celebre passeggiata sulla Spianata delle Moschee, ha provocato la seconda intifada, la sollevazione armata dei palestinesi? Cosa lo ha indotto ad annunciare all’improvviso la decisione israeliana di ritirarsi da Gaza e smantellare i 21 insediamenti di coloni, più altri quattro in Cisgiordania? Come ha potuto diventare da un giorno all’altro un ‘traditore’ per importanti settori della destra israeliana che vedevano in lui il loro idolo, e in un insperato alleato di moderati e pacifisti dei quali fino a ieri era la bestia nera? Ho fatto queste domande a decine di israeliani e palestinesi, ottenendo risposte quasi sempre molto diverse. C’è chi vorrebbe spiegare tutto con il tentativo di Sharon di bloccare un’indagine giudiziaria a suo carico per abuso d’ufficio e corruzione: ‘Con quale coraggio un procuratore generale metterà ora sotto accusa uno statista applaudito dal mondo intero, che ha l’appoggio di due terzi degli israeliani?’. E c’è invece chi pensa che abbia voluto scongiurare le aspettative destate nell’opinione pubblica internazionale dagli accordi firmati due anni fa a Ginevra da un prestigioso gruppo di palestinesi e israeliani, capeggiati dagli ex ministri Yossi Beilin e Yasser Abed Rabbo, che hanno avuto entrambi un ruolo importante nei negoziati del 2000 a Camp David e in quelli del 2001 al centro balneare egiziano di Taba.’Sharon è un uomo pratico, un realista’, mi dice il suo ex avversario e leader del partito laburista Shimon Peres, divenuto oggi suo alleato. ‘Le ragioni non hanno importanza. L’importante è che lo abbia fatto. E’ un passo verso la pace, e per questo lo appoggio. Tra qualche tempo passeremo ai negoziati con i palestinesi per una soluzione globale e definitiva’”. (red)
 
16. Orenove/16 Papa: "Vita pubblica senza Dio: ipocrisia"
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Roma - “Parole taglienti, veduta drammatica: ieri in San Pietro – scrive IL CORRIERE DELLA SERA - abbiamo riascoltato il Ratzinger dell’omelia sulla ‘dittatura del relativismo’, che fu l’ultima che tenne da cardinale. Ieri da Papa ha puntato il dito sull’’ipocrisia’ della ‘tolleranza’ oggi di moda che ammette Dio ‘come opinione privata’ ma lo vuole ‘bandito dalla vita pubblica’. Benedetto XVI apriva il Sinodo dei vescovi - che ha per tema l’Eucarestia e che andrà avanti fino al 23 ottobre - e ha tracciato un profilo aspro dell’umanità contemporanea che vuole ‘possedere il mondo in modo illimitato’. ‘Dio - ha detto il Papa teologo - ci è d’intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato’. A questo punto è venuta la frase forse più forte che gli abbiamo udito da quando è Papa: ‘La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia’. Altrettanto vibrata è stata la descrizione delle conseguenze di quella cacciata di Dio dalle relazioni umane: ‘Laddove l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l’arbitrio del potere e degli interessi’. Né Papa Ratzinger guarda solo fuori del campo cattolico, accusando il mondo. Accusa anche la sua parte, come del resto aveva fatto da cardinale segnalando la ‘sporcizia’ che abbonda nella Chiesa. ‘La minaccia del giudizio di Dio — ha detto ieri — riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l’Europa e l’Occidente in generale. Anche a noi può essere tolta la luce’”. (red)
 
 
 
 
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