1. Orenove/1. Dietro le quinte
a cura di Laura Cesaretti
Roma - Come sempre quando parlano i vertici della Chiesa, anche se non si produce in un “pronunciamento esplicito”, anche se – come scrive oggi Il Riformista – il cardinale Ruini è stato “molto attento a non oltrepassare il guado dei meri fatti”, anche se insomma non si è schierato (“l’entrata a gamba tesa stavolta non c’è stata”, scrive ancora il quotidiano arancione), inevitabilmente la politica subisce il fascino delle sue parole, e interviene, discute, si divide su quel che ha detto. Il presidente della Cei ieri ha parlato un po’ di tutto, dall’Iran al matrimonio, dal debito pubblico all’ora di religione. Niente di particolarmente nuovo, nessuna indicazione di voto, un intervento da apertura di un consiglio espiscopale straordinario che oggi avrà il solito spazio di sempre sull’Osservatore Romano. Ma inevitabilmente le voci di commento dalla politica si levano, e oggi i giornali “laici” dedicheranno al cardinale molte più pagine dei giornali “cattolici”.
Il premier parla per evidenziare un grande apprezzamento (“ho molto apprezzato il richiamo del cardinale Ruini ai grandi principi che debbono sempre ispirare e sostenere la politica”, dice Berlusconi), e per plaudire “all’alto richiamo” del Cardinale “alla centralità della famiglia e ai valori della vita”, che sono “ideali e principi sui quali, fin dalla sua nascita, è schierata coerentemente Forza Italia”. Il suo avversario Prodi, per non essere da meno, condivide pienamente “l'invito formulato oggi dal Cardinal Ruini a parlare della politica concreta ed ad abbassare il livello della polemica strumentale”, e dice che le parole del cardinale “ci consegnano un lucidissimo elenco di priorità politiche e morali assolutamente condivisibile”. Solo che mentre il premier trova solo altre voci intonate al coro, dalle parti dell’Unione cominciano a levarsi distinguo: se Fassino dice che occorre ispirarsi ad una “laicità capace di garantire l’eguaglianza dei cittadini ed il rispetto delle convinzioni e delle scelte di vita e delle persone”, una serie di “altolà” vengono dai suoi alleati, da Rizzo a Pecoraro, da Capezzone a Boselli a Grillini. Che invece vedono l’entrata a gamba tesa e invocano la moviola, ricordano i pacs, definiscono “stupefacente” l’intervento di Ruini. L’Unità scrive che il cardinale “entra nella campagna elettorale”, e aggiunge un pezzo dedicato alla “propaganda azzurra nelle parrocchie”, nemmeno si fosse agli anni cinquanta. I blogger di sinistra invitano il popolo della rete a “difendere lo Stato dal Vaticano”.
Probabilmente tutto questo si tradurrà in altri mal di testa dalle parti dei Ds, già impegnati a contare i voti che potrebbero migrare dalle parti della Rosa nel pugno, specie alla Camera, dove l’elettorato tradizionalmente laico potrebbe decidere di non poter proprio votare per l’Ulivo, e magari per qualche candidato cattolico doc. Ma al di là dei calcoli elettorali, il dibattito sulla laicità, i valori e le radici avrebbe forse bisogno di un po’ di respiro. La fondazione Magna Carta, presieduta dal Presidente del Senato Marcello Pera, parlava ieri dal cardinale Segretario di Stato, Angelo Sodano e della sua intervista a Repubblica. Quella in cui Sodano parlava della necessità per i cristiani di essere “orgogliosi della loro fede”. E’ quello che – sostiene Magna carta – è scritto nel famoso “appello per l’Occidente” di Pera, “quello da alcuni definito razzista e xenofobo”. Ma Sodano – aggiunge Magna Carta - dice che poi tocca allo Stato decidere, perché “una cosa è la missione della Chiesa, altra cosa è la missione degli Stati”. E dunque “è quasi sempre la Chiesa ad evocare e difendere la separazione dallo Stato”, magari chiedendo a Cesare di “prendersi le sue responsabilità”. (lac)
2. Orenove/2. Prime pagine
Roma - REPUBBLICA – In apertura: “Voto, la scelta di Ruini”. A sinistra: “‘Basta con Berlusconi, pensa che il Paese sia suo’”. A centro pagina: “Calciatore ucciso dalla mafia, era un teste nel caso Fortugno”. In un riquadro: “Da Ciampi medaglia d’oro a Quattrocchi”. A fondo pagina: “‘Al Qaeda non ha uomini che operano in Italia’”. “Tokyo, rivolta contro il rosso di Gae Aulenti”.
CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Ruini e le elezioni: no ai Pacs”. A sinistra: “Il diritto della Chiesa”. Di spalla: “America, la tortura che sporca”. A centro pagina: “Confindustria, Della Valle si dimette”. In un riquadro: “Scontri in Francia, un sindacalista in coma”. A fondo pagina: “Sì di Ciampi: medaglia d’oro per Quattrocchi”. “I giudici di Kabul: ‘Si è fatto cristiano, a morte’”.
LA STAMPA – In apertura: “Confindustria, Della Valle lascia”. A sinistra: “La rabbia dei precari”. In un riquadro: “Ruini: vita e famiglia, ma non ci schieriamo”. A centro pagina: “Quattrocchi, medaglia d’oro avvelenata”. In un riquadro: “‘Tommaso è vivo vicino a Parma’”. A fondo pagina: “L’ultimo delirio: nudi alla tele in prima serata”.
LIBERO – In apertura: “Le balle dei ricconi di sinistra”. In un riquadro: “Tra Chiesa e Silvio è unione di fatto”. A centro pagina: “I nuovi dati Istat. Basta lacrime, l’impresa va”. A fondo pagina: “Rushdie: così l’islamico diventa terrorista”.
AVVENIRE – Editoriale di Marco Tarquinio: “Parole scomode, ma solo per far crescere”. In apertura: “‘Persona e famiglia idee irrinunciabili’”. Di spalla: “Bielorussia: Washington: si torni a votare”. A centro pagina: “Scossoni in Confindustria. Della Valle lascia il direttivo”. In un riquadro: “Medaglia d’oro per Quattrocchi”
IL MESSAGGERO – In apertura: “Valori e famiglia, vescovi in campo”. A sinistra: “Ragioni e limiti di un messaggio forte”. In un riquadro: “Il premier: le grandi imprese si aspettano favori dalla sinistra. Della Valle lascia”. A centro pagina: “‘Tommy è vivo, vicino a Parma’”. “Medaglia d’oro a Quattrocchi, sequestrato e ucciso in Iraq”.
IL RIFORMISTA – In apertura: “Non solo nord-est, c’è pure il sud. Il premier cerca il voto di protesta”. “Lo spettro di Fortugno cala sulla Calabria e sulle elezioni”. A sinistra: “Votare Rosa alla camera è tradimento?”. A centro pagina: “Ruini spegne i toni e non si schiera”. A fondo pagina: “Deluso dall’asse del nord, il lumbard pensa all’astensione”.
IL TEMPO – In apertura: “Ruini spezza l’Unione”. Il commento: “Vogliono spegnere la famiglia” di Rocco Buttiglione. A centro pagina: “Rapina in villa sventata dalla polizia”. In un riquadro: “Medaglia d’oro a Quattrocchi” e “‘L’Italia rischia attentati’”. Di spalla: “Tremonti: ‘Con Prodi tutti più poveri’”. “Della Valle lascia Confindustria”.
IL GIORNALE – In apertura: “Scontro con Berlusconi, si dimette Della Valle”. A sinistra: “La disfatta delle prime file” di Paolo Del Debbio. A centro pagina: “I vescovi: votate chi difende la famiglia”. In un riquadro: “‘Sull’eutanasia ha ragione Giovanardi’”. A fondo pagina: “Medaglia al bodyguard diventato eroe”.
IL FOGLIO – In apertura: “Silvio ha rotto la macchinetta di Luca”. “Ruini: La Chiesa non si schiera, indica contenuti irrinunciabili”. “Medaglia d’oro a Fabrizio Quattrocchi”. “Madri single per scelta”.
L’UNITA’ – In apertura: “Berlusconi, tecnica della tensione”.A sinistra: “Anche Ruini parla di crisi. Poi attacca duramente i Pacs”. In un riquadro: “Ma fia e ‘ndrangheta uccidono i ragazzi del sud”. A centro pagina: “Spionaggio elettorale, indagato Accame. È il più stretto collaboratore di Storace”. Di spalla: “Caos ambientale, stop di Ciampi alla destra”. A fondo pagina: “Rushdie, il saltimbanco e l’ambasciatore”.
IL SOLE 24 ORE – In apertura. “Industria, export in ripresa”. A centro pagina: “Sfida europea Enel-Suez”. “Dubbi di Ciampi sul testo unico per l’ambiente”. Di spalla: “Ruini: Chiesa neutrale ma siamo contro i Pacs”. (red)
3. Orenove/3. Ruini “non si schiera”, si schiera la politica
Assolutamente da non perdere
Roma - “La Chiesa cattolica – scrive IL CORRIERE DELLA SERA riportando il discorso tenuto ieri dal cardinale Camillo Ruini in apertura dei lavori della Conferenza episcopale permanente - non compie una ‘scelta di schieramento’ elettorale, ma richiama agli elettori i ‘contenuti irrinunciabili’ da tener presente nel decidere il proprio voto: difesa della vita dal ‘concepimento’ al ‘termine naturale’ e sostegno alla ‘famiglia legittima fondata sul matrimonio’”. Il quotidiano di via Solferino passa poi a esaminare i temi toccati da presidente della Cei. “A proposito della famiglia ha fatto un riferimento indiretto ai Pacs e uno esplicito e ‘preoccupato’ al riconoscimento delle ‘unioni di fatto’ come materia di legislazione regionale. Rispetto al ‘richiamo’ proposto dallo stesso cardinale Ruini in occasione delle precedenti elezioni politiche (2001), quello di ieri suona meno pressante e dettagliato: allora i ‘contenuti’ richiamati erano stati una decina, a partire da vita, famiglia, parità scolastica. Forse la maggiore sobrietà – scrive Accattoli - è dovuta allo scrupolo di non voler contribuire a surriscaldare una campagna elettorale che Ruini vede caratterizzata da ‘toni accesi e molteplici terreni di polemica’. Ma sobrietà non vuol dire equidistanza: sommando i riferimenti espliciti a quelli indiretti, troviamo che Ruini ha evocato quattro questioni: aborto, eutanasia, sostegno alla famiglia tradizionale, no al riconoscimento delle unioni di fatto; e per tutte e quattro è riscontrabile una maggiore vicinanza delle sue parole al programma del centrodestra piuttosto che a quello proposto dal centrosinistra.
Le ‘normative’ non necessarie e compromettenti la famiglia sarebbero quelle tendenti a dare riconoscimento giuridico alle coppie di fatto e a quelle omosessuali: già nello scorso gennaio il cardinale Ruini si era espresso su di esse con parole analoghe, parlando sempre al Consiglio permanente della Cei. Ieri ha aggiunto un riferimento a proposte regionali ‘presentate e in qualche caso approvate’ che ‘equiparano in larga misura i diritti delle unioni di fatto a quelli delle famiglie legittime: alcune di queste proposte puntano a essere trasferite al Parlamento nazionale, per diventare legge dell’intero Paese’. Su un ‘eventuale insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche’, il cardinale ha preso una posizione possibilista in linea di principio, ma assai prudente nella pratica: ‘Vale per tutti il diritto alla libertà religiosa, e in linea di principio non appare impossibile l’insegnamento della religione islamica’. Poi tre ‘fondamentali condizioni’: che ‘non vi sia contrasto nei contenuti rispetto alla nostra Costituzione’ (dai diritti civili alla parità tra uomo e donna); che vi sia ‘un soggetto rappresentativo dell’Islam che sia abilitato a stabilire con lo Stato italiano un accordo’; che l’insegnamento islamico ‘non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso’”.
Sono state le parole di Ruini sui Pacs a scatenare le maggiori reazioni. Ecco allora che LA REPUBBLICA riporta una “mappa” delle “avanguardie dei Pacs”. “L’ultimo provvedimento è di appena dieci giorni fa – scrive il quotidiano -, la prima Finanziaria della giunta Marrazzo che ha stanziato un milione e mezzo di euro per garantire benefici anche alle coppie di fatto della regione Lazio. Il testo più avanzato è anch’esso fresco di approvazione, adottato a febbraio dalla Puglia di Nichi Vendola, che ha ‘osato’ spingersi laddove le altre regioni non erano ancora arrivate: fino all’estensione alle unioni di fatto dei servizi sociali previsti per la famiglia tradizionale. Dal Piemonte alla Puglia, dalla Toscana alla Campania, ci sono semplici leggi ma anche statuti che hanno aperto espressamente alle circa 500 mila coppie di fatto che, secondo le stime più recenti, vivono nel nostro paese. Etero e omosessuali”. In realtà, il fenomeno non è recentissimo. La svolta risale al 2004 e ai nuovi statuti approvati da alcune regioni: la Campania che ha inaugurato le ‘unioni familiari’, prima ancora la Toscana che ha riconosciuto ‘altre forme di convivenza’ come pure l’Umbria e l’Emilia. Il governo Berlusconi li ha impugnati contestando ‘profili di illegittimità costituzionale’, ma la Consulta ha respinto il ricorso. Adesso il Piemonte di Mercedes Bresso ha messo in cantiere un ddl in cui si dice che ‘la Regione tutela la piena dignità delle unioni civili e ne promuove il pubblico rispetto’”.
Dei comenti “politici” si occupa ancora il CORRIERE: “Se l’Unione si divide tra favorevoli e contrari, nella Cdl è una gara ad apprezzare. Pier Ferdinando Casini sposa il Ruini pensiero. E Silvio Berlusconi condivide ‘l’alto richiamo alla centralità della famiglia e ai valori della vita, ideali e principi sui quali, fin dalla sua nascita, è schierata coerentemente Forza Italia’. Ronchi, per An, condivide: quei valori per noi sono punti fermi. Più articolata l’Unione. La sinistra radicale è compatta nel respingere la ‘pericolosa offensiva’ contro la laicità. La Rosa nel pugno si erge a ‘presidio’ della laicità, mette in discussione il Concordato, denuncia la linea ‘rinunciataria’ dell’Ulivo e dipinge Ruini come un leader di partito. ‘La Chiesa non si schiera? Più di così!’ risponde Emma Bonino. Ed Enrico Boselli parla di Ruini come di un ‘premier ombra’. L’Ulivo invece (pur con alcuni distinguo) approva. Romano Prodi condivide il ‘lucidissimo elenco di priorità politiche e morali’ e l’invito del cardinale ‘a parlare della politica concreta e ad abbassare il livello della polemica strumentale’, ma appare evidente come il Professore stia ben attento a non sfiorare il tema delle coppie di fatto. Francesco Rutelli sorprende con una difesa appassionata delle unioni civili: ‘Si moltiplicano le forme di convivenza ed è giusto che vi sia un riconoscimento dei diritti di chi convive’. Piero Fassino apprezza l’equidistanza della Chiesa, così come l’appello ‘importante e significativo’ ad abbassare i toni e si dice pronto a un confronto su vita e famiglia ispirato a una ‘laicità capace di garantire l’uguaglianza dei cittadini’. Pungenti le dichiarazioni di alcune donne ds. Da Marina Sereni (‘nessuno può arrogarsi il monopolio di principi e valori cari ai cattolici’) a Barbara Pollastrini: ‘Gli italiani voteranno sulla base della loro esperienza quotidiana di vita’”. (red)
4. Orenove/4. Il diritto della Chiesa di parlare (a tutti)
Assolutamente da non perdere
Roma - “È curioso” scrive Angelo Panebianco nell’editoriale del CORRIERE DELLA SERA a proposito delle polemiche seguite al discorso del cardinale Camillo Ruini: “quasi nessuno osa negare apertamente alla Chiesa il diritto di dire la sua sui temi che le stanno a cuore. E tuttavia, appena la Chiesa si esprime, c’è subito chi contesta la legittimità delle sue prese di posizione. Non sarebbe più semplice, e più civile, lasciare perdere l’armamentario anticlericale, riconoscere alla Chiesa il pieno diritto di formulare i suoi giudizi, così come l’altrettanto pieno diritto di chi la pensa diversamente di contestare il merito, ma non la legittimità, di quei medesimi giudizi? La prolusione di Ruini ha toccato diversi temi, ma è sull’ultima parte del suo discorso che si concentra l’attenzione del mondo politico. Il passaggio che fa discutere è quello in cui il cardinale, a proposito dei Pacs, deplora il fatto che in alcuni Consigli regionali siano state approvate proposte che, a suo giudizio, equiparano le unioni di fatto alle famiglie legittime e che potrebbero diventare in futuro legge per l’intero Paese. Essendo tali Consigli regionali retti da maggioranze di centrosinistra è possibile che gli esponenti di quello schieramento leggano nelle parole del cardinale una critica implicita alla loro parte politica.
La polemica che si è subito scatenata su queste parole rischia però di lasciare in ombra un altro passaggio saliente, quello in cui il cardinale prende posizione — in maniera ineccepibile, secondo chi scrive — sulla questione dell’insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche: non è esagerato pensare che su temi come questo si giocherà il futuro della convivenza in Italia. Ruini osserva che, in omaggio al principio della libertà religiosa, l’insegnamento della religione islamica dovrebbe essere, in linea di principio, ammesso. Ma fa anche due precisazioni. La prima è che non vale il paragone con l’insegnamento della religione cattolica dal momento che i principi del cattolicesimo ‘fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano’. La seconda è che l’insegnamento della religione islamica dovrà sottostare a precise condizioni: non vi dovrà essere contrasto fra i suoi contenuti e i principi della nostra Costituzione, per esempio, in materia di diritti civili, parità uomo-donna, matrimonio. Inoltre, l’insegnamento di quella religione non dovrà dare luogo a un ‘indottrinamento socialmente pericoloso’. Senza il rispetto di queste condizioni (che è tuttavia difficile ottenere dal momento che, come Ruini osserva, manca un soggetto rappresentativo dell’Islam che possa impegnarsi a onorarle) sarebbe assai pericoloso, lascia intendere il cardinale, procedere su quella strada. Esigenze della campagna elettorale a parte, c’è davvero qualcuno in Italia che possa negare la giustezza di queste tesi?”
Anche L’AVVENIRE dedica il proprio editoriale al discorso di Ruini. “Non tutto ciò che concorre al bene del Paese è per forza rintracciabile e confinabile nelle rappresentazioni del nostro bizzarro bipolarismo. Soprattutto perché, fuori dall’agone, ci sono ancora e sempre ‘luoghi’ nei quali la riflessione sul bene comune continua e s’approfondisce, senza le reticenze e gli argini spesso imposti dalle logiche di schieramento. E ci sono, per fortuna, voci che da quei ‘luoghi’ prendono forza. Voci che andrebbero rispettate più che manipolate e, semmai, metabolizzate nell’azione piuttosto che contraddette con pronunciamenti di segno opposto. Voci che esprimono speranze e preoccupazioni che sono su un livello del tutto diverso rispetto agli argomenti agitati nella veemente pretesa di delegittimare l’avversario e di accreditare alla propria parte un’incredibile capacità di rappresentanza ‘totale’ delle ragioni dei cittadini. Abbiamo pensato a questo ieri – scrive il quotidiano della Cei -, seguendo il filo del ragionamento con cui il cardinal Camillo Ruini ha aperto i lavori della sessione di primavera del Consiglio permanente della Cei. Un percorso di idee che prende le mosse dall’enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI, per concentrarsi dapprima sul cammino della Chiesa italiana in questo intenso 2006 e, poi, sui preoccupanti segni di contraddizione della pace, della solidarietà e di un autentico spirito religioso.
Un percorso che dal mondo ci riconduce all’oggi dell’Italia, a un confronto politico ‘comprensibilmente’ monopolizzato dall’imminente appuntamento elettorale. È a questo punto che matura un nuovo e limpido riferimento al ‘non coinvolgimento’ della Chiesa rispetto alle due coalizioni. E che s’articola un fermo e puntuale richiamo ai ‘contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana’, che la Chiesa stessa ripropone a ‘elettori e futuri eletti’. Un appello rivolto alla libertà di tutti, e non solo ai cattolici. Così come alla base dell’appello non ci sono ‘norme peculiari della morale cattolica’, ma ‘verità elementari che riguardano la nostra comune umanità’. Verità di tutti, verità per tutti. Punti cardine verso cui è necessario orientarsi, certamente anche grazie alla bussola offerta dalla Nota dottrinale che l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e attuale Pontefice firmò nel 2002. Il cardinal Ruini si ricollega a questa impostazione, che mette in gioco la cultura storico-politica del cattolicesimo italiano e non dà spazio ai tentativi di risucchiarlo in giochi (e in schemi) altrui. E lo fa parlando chiaro. Ricordando che in primissimo piano ci sono i temi del rispetto della vita umana ‘dal concepimento al suo termine naturale’ (con tutte le implicazioni sia etiche sia socio-economiche che comporta) e del concreto sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio (evitando di abbandonarsi a rischiosi diversivi legislativi). In altri termini, ricordando che qui si tratta dei fondamenti. E che preservare la cifra umana della nostra società è compito ineludibile. Di tutti”. (red)
5. Orenove/5. Elezioni, le scelte di campo dei movimenti cattolici
Assolutamente da non perdere
Roma - “‘Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga, non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre... non ci taglia la testa con la spada ma ci uccide l’anima con il denaro’. Si dirà – scrive IL CORRIERE DELLA SERA -: che c’entra il vescovo Ilario di Poitiers? Chiedetelo al coordinatore azzurro Sandro Bondi, la sua ‘lettera ai parroci’ non è piaciuta a Pax Christi e l’associazione presieduta dal vescovo Tommaso Valentinetti l’ha rispedita al mittente con allegata missiva di risposta e citazione del buon Ilario. Durissima, la risposta a Bondi: ‘Ci indigna l’arroganza, la mancanza di pudore, la presunzione di presentarsi come interpreti fedeli del magistero... se vuole fare campagna elettorale non utilizzi a proprio uso e consumo i riferimenti religiosi’, e così via. Del resto, neppure i riformisti dell’Unione facevano salti di gioia per il volantino intitolato ‘Al voto per difendere la libertà’ nel quale la Compagnia delle Opere annunciava secca ‘voteremo per il centrodestra’ perché ‘nel centrosinistra prevalgono le correnti radicali e massimaliste’. Si noti: la Cdo e non Comunione e Liberazione, che pure è la casa madre. Perché la parola d’ordine di movimenti e riviste, ora più che mai, è non schierarsi, ‘il nostro atteggiamento è quello di non coinvolgerci, come Chiesa e quindi come clero e come organismi ecclesiali’, ha avvertito ieri il cardinale Ruini.
Il punto di riferimento è la nota della Congregazione per la dottrina della Fede sull’‘impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica’ che non a caso Avvenire ha ripubblicato cinque giorni fa, ‘è del 2002, pare scritta per oggi’. Unità nei valori contro il ‘rischio della diaspora culturale’ e ‘libertà di coscienza’. Così, dai focolarini ai neocatecumenali, niente indicazioni di voto. Certo, ci sono differenze. Opus Dei e Legionari di Cristo vengono considerati conservatori, il Movimento per la vita ha indicato come ‘decisivi’ nel voto valori come ‘la difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio’. D’altra parte le riviste dei Paolini non sono tenere con Berlusconi, Famiglia cristiana ha criticato il premier ‘che non ha nessuna delle caratteristiche personali dei politici cattolici come da un secolo, dal Ppi di don Sturzo, li conosciamo’. Tra i movimenti cosiddetti ‘progressisti’ ci sono gli Scout dell’Agesci e le Acli, il cui presidente Luigi Bobba si è appena dimesso per presentarsi con la Margherita. In Scienza&Vita la presidente Paola Binetti ha lasciato per presentarsi con Rutelli, mentre Luisa Santolini corre per l’Udc e si è dimessa pure dalla presidenza del Forum delle associazioni familiari. Equanime, come l’Azione cattolica che ha scritto un lungo documento per indicare un pericolo fondamentale: ‘La progressiva lacerazione del tessuto civile’”. (red)
6. Orenove/6. Della Valle si dimette, il Cav. ancora all’attacco
Assolutamente da non perdere
Roma - Diego Della Valle lascia il direttivo di Confindustria. “Dopo una giornata di violentissime polemiche politiche – scrive LA STAMPA - è lo stesso imprenditore marchigiano a dare l’annuncio: ‘Mi spiace, ma lascio’. Lo scopo, spiega una breve nota diffusa in serata da viale dell’Astronomia, è ‘evitare che continuino strumentalizzazioni che possano arrecare danno all’associazione e a tutti gli amici imprenditori’. Della Valle si fa da parte e, di fatto, toglie un po’ dall’imbarazzo il presidente di Confindustria tenuto al corrente della mossa. ‘Con queste dimissioni mi sento tranquillo - dichiara a botta calda -. Per qualunque cosa io dica c’è una strumentalizzazione quotidiana che coinvolge Confindustria e io per Confindustria continuo ad avere un grande rispetto istituzionale. Non voglio dunque che vengano coinvolte per le mie posizioni la Confindustria e il suo presidente’. L’imprenditore marchigiano vuole reagire in maniera molto ferma alle accuse che gli ha lanciato sabato a Vicenza Berlusconi, lo vuole querelare. Con le sue dimissioni non solo Della Valle è libero di tutelare come meglio crede il proprio onore, ma contribuisce anche a rasserenare il clima attorno a Confindustria. Per molti è infatti lui la ‘pietra dello scandalo’, quello che ha fatto perdere le staffe al premier e creato il caso-Vicenza. (…) A parte pochi distinguo, ieri tutti i vertici hanno fatto quadrato attorno al presidente di Confindustria. E dalla periferia sono piovuti molti attestati di solidarietà. ‘Montezemolo ci rappresenta tutti - afferma il presidente dei Giovani imprenditori, Matteo Colaninno - le sue parole equilibrate e la sua posizione sono condivise anche dalla base. Confindustria è unita ed equidistante dalla politica, non ci sono spaccature’. Spiega il vicepresidente con delega al Mezzogiorno, Ettore Artioli: ‘Confindustria non si è spaccata perché non è spaccabile’. Per un motivo semplice, perché ‘per sua natura non da indicazioni di voto’.
Telefoni roventi per tutta la giornata, dal Nord al Sud dichiarazioni fotocopia, o quasi. Tutti confermano: ‘Nessuna spaccatura’. La bagarre di sabato mattina, è chiaro, brucia ancora. Ne sa qualcosa Pininfarina, che ieri qualcuno ha addirittura iscritto al Partito della Rifondazione comunista. La sua ‘colpa’ è stata quella di aver suggerito al premier di ‘tornare all’università e prendere qualche lezione di economia’ dal professor Calderini del Politecnico. Apriti cielo: per tutta la giornata è stato bersagliato da insulti, invettive e richieste di dimissioni. Il martellamento politico, diventato particolarmente pesante, dà forza a qualche scontento. L’ex vicepresidente Nicola Tognana fa sapere che ‘questa Confindustria’ non lo interessa. La situazione ‘è delicata e va gestita con attenzione’ suggerisce Giuseppe Reato, numero uno degli industriali di Rovigo. Si riparla della claque e dai tabulati del convegno spuntano 300 persone accreditate come ‘autorità’, ovvero amministratori locali che sabato mattina sono andati a ingrossare le file dei ‘berluscones’. Domani si riunisce la giunta e giovedì tocca al direttivo: se qualcuno vorrà uscire alla scoperto ed eventualmente contestare la linea-Montezemolo, lo potrà fare in queste sedi. Per ora, attraverso le colonne del ‘Giornale’, è arrivata solamente la ‘prenotazione’ del presidente di Federchimica Giorgio Squinzi. Quanti saranno disposti ad appoggiarlo? Ai piani alti di viale dell’Astronomia si ostenta sicurezza, tanto più ora che Della Valle si è fatto da parte”.
“Nessun passo indietro, nessuna frenata, nessun tentativo di stemperare o ammorbidire le parole pronunciate nella clamorosa sortita confindustriale vicentina. Silvio Berlusconi – scrive IL GIORNALE - si concede due giorni di riposo. Ma la tensione resta alta e il pensiero torna inevitabilmente all’intervento che ha rappresentato una vera e propria sterzata nella sua campagna elettorale e alle battute al vetriolo dettate nelle ultime ore da alcuni esponenti dello stato maggiore di Viale dell’Astronomia. (…) In serata è lo stesso Berlusconi, in una intervista a Odeon Telereporter, a prendere la parola per ribadire che non è sua intenzione arretrare o correggere la rotta, anche di un solo millimetro. ‘C’è - attacca il premier - un accordo fra le grandi imprese che si aspettano favori dalla sinistra e dai sindacati, usano le istituzioni degli imprenditori non per aiutare le imprese ma per i propri interessi, sono abituati a pubblicizzare le perdite e a privatizzare gli utili. Ci sono degli intrecci, io l’ho fatto notare, tra questi grandi gruppi e le grandi banche che poi controllano anche i giornali’. (…) Il premier ritorna sugli attimi più concitati del suo fuori programma: ‘Mi è stato chiesto dell’energia e poi sono stato richiamato al rispetto dei tempi assegnati ma era un argomento troppo importante, stavo spiegando cose molto importanti e sono stato interrotto due volte’. Berlusconi confida di aver ‘parlato con il cuore in mano. Il declino - sottolinea - è una favola inventata da chi diffonde pessimismo per mestiere’. Il premier accusa: ‘Gli esponenti dell’Unione dicono di voler fare forti interventi nell’economia e vogliono controllare la vita sociale di tutti cittadini. Se vincono, i cittadini vivranno in una gabbia, in una selva di leggi e regolamenti e si vedranno aumentare le imposte, cosa che Prodi ammette quando dice che occorrerà che tutti facciano dei sacrifici. Si sappia che la sinistra fa gli interessi dei grandi gruppi che non vanno bene’, conclude il presidente del Consiglio.
Se mai ce ne fosse stato bisogno il segnale è chiaro – continua il GIORNALE -: il guanto di sfida al salotto buono dell’imprenditoria italiana è ormai lanciato. Il tutto con un impeto che richiama alla memoria il ‘94 e la sua prima discesa in campo, quando la disfida elettorale si trasformò inevitabilmente in una sorta di referendum pro o contro di lui. Ora il premier punta a recuperare quello spirito e a far esplodere le sue cartucce contro quello che considera il grande nemico occulto del Paese: l’accordo corporativo dei vertici di alcune banche e della Confindustria con Cgil, Ds e cooperative rosse. Un accordo di potere che passerebbe attraverso l’aumento della tassazione e l’ampliamento della sfera di influenza delle coop e che beneficerebbe pochi grandi gruppi, colpendo nel vivo i piccoli imprenditori, i lavoratori autonomi e i giovani. In pratica: tutte le realtà dinamiche e non protette della società italiana. Esaurita l’‘operazione verità’, insomma, Berlusconi punterà ora ad accendere i riflettori sulla ‘Santa Alleanza conservatrice’. In una parola: una aperta sfida ai ‘poteri forti’, probabilmente corredata da un affondo contro la burocrazia europea. Un bersaglio che potrebbe essere colpito dialetticamente già giovedì e venerdì nel corso del Consiglio Europeo di Bruxelles”. (red)
7. Orenove/7. Dopo-Vicenza, premier e FI in crescita nei sondaggi
Assolutamente da non perdere
Roma - “Difficilmente il Cavaliere improvvisa” scrive Renato Mannheimer sul CORRIERE DELLA SERA. “Gran parte delle sue iniziative sono accuratamente pensate per raggiungere l’obiettivo prefissato. Così è stato probabilmente anche nel caso dell’intervento a Vicenza: una sorta di estremizzazione delle strategia comunicativa adottata sin da gennaio, caratterizzata dalla crescente presenza personale nei media. Finalizzati ad apportare al centrodestra i consensi degli indecisi, ma volti, al tempo stesso, a rafforzare specificamente FI, sia in vista degli equilibri post-elettorali nella Cdl, sia per godere comunque di un potere rilevante in Parlamento. Nelle ultime settimane, Berlusconi è sembrato privilegiare sempre più l’obiettivo ‘partitico’ della sua strategia. Trovando in ciò, paradossalmente, un aiuto anche da Prodi: nel desistere dalla richiesta di incontrarsi contemporaneamente con le ‘tre punte’ della Cdl e nell’accettare il ‘faccia a faccia’, il Professore ha implicitamente sottolineato come il ‘vero’ punto di riferimento della Cdl sia soprattutto Berlusconi. In parte, il Cavaliere è riuscito nel suo intento. Da gennaio ad oggi, ha reso più forte il suo partito, sia mobilitando una porzione di quanti (grosso modo il 10% dell’elettorato) avevano scelto FI nel 2001 e ancora a dicembre si dichiaravano indecisi se rivotarlo o meno, sia drenando, in misura più contenuta, consensi (più potenziali che ‘certi’) dai suoi alleati. Tutti i sondaggi mostrano come alla persistenza del vantaggio per il centrosinistra si sia accompagnata in questi mesi una crescita delle intenzioni di voto per il centrodestra. E come essa si sia concretizzata perlopiù in un allargamento del 2-3 per cento dei consensi per Forza Italia e in una sostanziale stabilità di Alleanza nazionale e Udc. Certo, l’obiettivo del Cavaliere di riconquistare per intero il segmento di elettorato che gli aveva dato fiducia cinque anni fa appare sin qui lontanissimo da raggiungere. La sua strategia ‘personale’ è risultata per ora insufficiente per una possibile vittoria del centrodestra. Ma sarà senza dubbio preziosissima per il ruolo che Forza Italia e lo stesso Berlusconi potranno giocare nel futuro.
Sul dopo-Vicenza nei sondaggi si sofferma anche IL GIORNALE, cno il contributo di Nicola Piepoli, direttore dell’omonimo istituto di ricerca. “‘Le informazioni per il centrodestra sono positive’. Nicola Piepoli non si sbottona di più ma l’indicazione è chiara. L’intervento del premier Silvio Berlusconi al convegno vicentino di Confindustria ha attirato nuovi consensi verso la Casa delle libertà. Concorde anche Renato Mannheimer, direttore dell’Ispo. Secondo l’esperto, quindi, è possibile che l’invito del premier agli imprenditori a non lasciarsi travolgere dal pessimismo abbia orientato positivamente anche gli elettori indecisi. Una polarizzazione che Alessandro Amadori, direttore di Coesis Research, ha misurato. ‘La legge empirica dei grandi eventi mediatici - spiega - quantifica le polarizzazioni dell’elettorato in uno 0,5 per cento. Amadori sottolinea che i toni forti utilizzati dal premier hanno avuto un effetto sicuro. ‘In primo luogo sugli imprenditoridel Nord Est e della Lombardia - aggiunge - che erano sicuramente in maggioranza a Vicenza e che costituiscono un bacino elettorale non indifferente’. Ma nelle fasi successive, secondo il sondaggista, bisogna puntare sulle proposte rivolte direttamente ai singoli target. ‘I veramente indecisi rappresentano solo il 5% dell’elettorato - conclude - e per conquistarli bisogna utilizzare toni propositivi per le singole nicchie come i giovani e i pensionati’.
Convinta di una ricaduta positiva è pure Alessandra Ghisleri di Euromedia Research. ‘Berlusconi - afferma - ha chiamato la gente al voto e considerato che i più recenti sondaggi attestano come con un’elevata affluenza alle urne la Casa delle libertà sarebbe in leggero vantaggio, l’impatto è rilevante. La necessità è attirare i delusi dal sistema politico, sia pure con un colpo di teatro’. Anche Euromedia pubblicherà oggi i risultati delle sue ricerche, ma per Ghisleri il dato più rilevante è quello qualitativo. ‘Il premier ha riaffermato il proprio carisma e la propria leadership con una comunicazione fatta di parole semplici. Ha dimostrato che le energie ci sono ancora’. Di parere differente Carlo Buttaroni di Unicab. ‘Questo tipo di eventi - precisa - incide poco sugli elettori. La stessa trasferta negli Usa del premier ha attirato consensi alla Cdl soprattutto per le reazioni scomposte di alcune componenti dell’Unione. Al convegno di Confindustria, perciò, non deve essere data eccessiva importanza’. Infine per Bruno Patierno di Simulation Intelligencee, Berlusconi ‘ha provocato una decisa polarizzazione rafforzando le convinzioni di coloro disposti a votare per la Cdl, ma gli incerti hanno bisogno maggiormente di rassicurazione’”. (red)
8. Orenove/8. Ciampi, medaglia d'oro a Quattrocchi...ma Nassirya?
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Roma - “Con un gesto che ha ricevuto un unanime apprezzamento, Carlo Azeglio Ciampi ha conferito ieri una medaglia d'oro al valor civile alla memoria di Fabrizio Quattrocchi, la guardia di sicurezza italiana barbaramente trucidata dai terroristi iracheni il 14 aprile di due anni fa. La decisione del Presidente – si legge su LA STAMPA – era certamente maturata un paio di mesi fa, quando venne recuperato il video con le immagini dell'esecuzione di Quattrocchi, che, prima di venir ucciso, pronunciò la frase: ‘Vi faccio vedere come muore un italiano’. Il video e il modo estremamente dignitoso con cui Quattrocchi affrontò la morte suscitarono una vasta ondata di emozione in Italia, anche perché, in precedenza, erano state fatte circolare voci che avevano attribuito alla vittima una frase diversa, con la quale avrebbe proclamato la sua fede ideologica di estrema destra. In precedenza si erano accese altre polemiche, quando, dal parte dell'estrema sinistra, Quattrocchi era stato spregiativamente bollato come un ‘mercenario’. Dopo il recupero del video, numerose richieste di attribuzione di un'onorificenza erano state avanzate soprattutto da esponenti di Alleanza nazionale. Ciampi le aveva prese subito in considerazione e avviò la procedura per il conferimento della medaglia d'oro. C'è un protocollo che prevede un'istruttoria per appurare se la concessione dell'onorificenza sia appropriata. Nel caso di Quattrocchi è stata proposta la medaglia d'oro al valor civile, che premia ‘atti di eccezionale coraggio’, mentre quella al merito civile premia atti di ‘eroismo altruistico’. Non essendo Quattrocchi un regolare militare italiano morto in azione di guerra era esclusa in partenza la medaglia d'oro al valor militare. In ogni caso, l'istruttoria spiega perché solo ieri, a distanza di qualche settimana dalla sua prima decisione, Ciampi abbia potuto conferire l'onorificenza su proposta, come prevede il protocollo, del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu”.
“È commossa e frastornata dalla felicità Graziella Quattrocchi, la sorella della guardia del corpo trucidata in Iraq. ‘Questa è un’altra testimonianza dell’ammirazione che ci ha sempre dimostrato il presidente Ciampi per il comportamento di Fabrizio, per il suo coraggio, la sua coerenza, l’amore per il suo paese’. Dopo tante polemiche, per lei è il giorno della rivincita morale soprattutto nei confronti delle istituzioni cittadine. Quell’etichetta di ‘mercenario’, o di persona mossa da interessi personali nella scelta di partire per l’Iraq, ha fatto bocciare in Comune la proposta di intitolare una strada alla memoria dell’ucciso e in Regione quella di istituire una borsa di studio a suo nome. ‘Ringrazio Ciampi - dice ancora Graziella - e tutti coloro che si sono impegnati per questo e che ci sono stati vicino e hanno promosso tante iniziative per Fabrizio’. In particolare, ‘non dimenticheremo mai le parole di papa Giovanni Paolo II e l’affetto e la disponibilità del cardinale Tarcisio Bertone’”. Non mancano le polemiche in questa storia: “Paola Cohen Gialli – scrive LA STAMPA - è la vedova del maresciallo dell’Arma Enzo Fregosi, ucciso con altri 18, nel 2003 a Nassiriya nell’attentato alla caserma italiana, quando risponde al telefono dalla casa di Livorno, la sua voce ha il tono alto di chi è deciso, di chi vuole che tutti ricordino quel massacro e in un modo solo: con la medaglia d’oro al valor militare. ‘Non voglio discutere se quel ragazzo se la merita o meno - dice ancora la donna -. Ma sono certa che i nostri ragazzi meritano il riconoscimento dello Stato. Devono essere onorati per quello che hanno fatto e per quello che hanno lasciato. La medaglia d’oro dovevano averla prima loro. La nostra battaglia non finisce qui’. I familiari delle vittime di Nassiriya si parlano spesso ‘quasi ogni giorno e andiamo avanti tutti per la stessa strada’ giura Paola Cohen Gialli, adesso sono in attesa di un incontro con il capo dello Stato. ‘Contenti per la medaglia a Quattrocchi ma allo stesso tempo addolorati per il mancato riconoscimento agli eroi di Nassiriya’”. (red)
9. Orenove/9. Rai, se vince l'Unione Minoli nel Cda
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Roma - “Dice Enzo Carra, responsabile della Comunicazione della Margherita: ‘Non siamo ipocriti. Mi sembra da escludere che, nel caso di una vittoria dell’Unione, si possa mantenere un’architettura di governo della Rai come questa. Sia chiaro. Nessuna occupazione della tv pubblica, nessuna ‘prodizzazione’ che si contrapponga all’attuale berlusconizzazione. Ma certamente una Rai più equilibrata e più credibile’. La riflessione di Carra – si legge sul CORRIERE DELLA SERA - sintetizza l’interrogativo che circola nell’Unione in queste ore di sondaggi favorevoli: che fare della Rai se vinciamo? Due cifre per capire. Da agosto la tv pubblica è guidata da nove consiglieri di amministrazione presieduti da Claudio Petruccioli: cinque di centrodestra, quattro di centrosinistra. Questa ‘architettura di governo’, per dirla con Carra, può reggere a una affermazione dell’Unione? Ancora: un Cda Rai a maggioranza di centrodestra potrebbe indirizzare il servizio pubblico per altri due anni e mezzo, metà della legislatura? Carra dice di no e, naturalmente, non è il solo. Come agire? Una scuola di pensiero all’interno dell’Unione ha individuato un rimedio immediato: ricorrere all’articolo 20 della legge Gasparri, in base al quale il ministero dell’Economia ha il diritto di nomina di uno dei nove consiglieri, oltre all’indicazione del presidente, che poi va votato dalla commissione di Vigilanza Rai. Dice Roberto Zaccaria, costituzionalista, ex presidente della Rai, deputato uscente e candidato della Margherita: ‘Lo schema fisiologico della Gasparri prevede un’indicazione del ministero dell’Economia su quel consigliere e quindi un solido rapporto fiduciario. Il nuovo titolare del dicastero può quindi rinominare un diverso consigliere’.
Ora quel posto è occupato da Angelo Maria Petroni, uomo di Forza Italia. La sua sostituzione con un altro uomo di area prodiano-ulivista rovescerebbe il rapporto di forze: cinque consiglieri di centrosinistra, quattro di centrodestra. Niente terremoti, per di più tutto avverrebbe con la legge Gasparri alla mano, quindi Claudio Petruccioli resterebbe al suo posto, l’Unione eviterebbe le accuse di stravolgimento delle regole. Cambierebbe il direttore generale, a maggior ragione se Alfredo Meocci dovesse essere dichiarato (proprio a cavallo delle elezioni) incompatibile dall’Autorità delle Telecomunicazioni. Il candidato più credibile, stando agli attuali tam tam dell’Unione, sarebbe Giovanni Minoli, da sempre uomo di prodotto Rai, che Romano Prodi avrebbe visto volentieri su quella poltrona già ad agosto. Minoli – continua il CORRIERE - da tempo teorizza una ‘Raifondazione’: riduzione dell’acquisto di format esterni, ritorno alla produzione e ideazione dei programmi, rilancio del servizio pubblico, come avviene in molti altri Paesi europei. Un’altra ipotesi è invece svelata da Giuseppe Giulietti, Ds: ‘Volendo, con pochi articoli e in appena tre mesi di tempo, si può cambiare il criterio di nomina del Consiglio, azzerare tutto, sottrarre definitivamente la Rai al governo e quindi alla politica, comportarsi come Blair e Zapatero’. In quel caso, tornerebbe in ballo anche la ridistribuzione di poteri tra presidente e direttore generale: e qualsiasi totonomina immaginato in queste ore diventerebbe un banale azzardo”. (red)
10. Orenove/10. Ambiente, Ciampi frena la nuova legge delega
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Roma - “Non è, sul piano tecnico o giuridico, un vero e proprio rinvio. Ma per certi aspetti può essere anche peggio. La decisione del Capo dello Stato di non firmare il decreto sulla legge delega ambientale, chiedendo in pratica al governo di correggerla, blocca di fatto il provvedimento e lo mette in mora. È uno stop allo scempio del Belpaese – scrive REPUBBLICA - un altolà contro l’assalto del centrodestra a quel patrimonio naturale che tutela la qualità della vita e la salute dei cittadini. E contemporaneamente, conferma le preoccupazioni manifestate a più riprese negli ultimi quattro anni da tutto lo schieramento ambientalista, con i Verdi, il Wwf e Legambiente in testa. Di fronte a un decreto emanato su delega del Parlamento, il presidente della Repubblica ha negato per il momento la sua firma, innanzitutto in base al giudizio fortemente negativo espresso dalla Conferenza Stato-Regioni, rivolgendo un implicito invito ad approfondire la questione e a verificare i punti controversi. In secondo luogo, anche se non si tratta propriamente di un Testo Unico, il Quirinale ritiene comunque che sarebbe opportuno chiedere al Consiglio di Stato un parere sulla legittimità amministrativa dell’intero provvedimento. Se queste sono le eccezioni, non si vede come possano essere superate e risolte in tempi brevi, cioè prima delle elezioni, a meno di non aggirarle con qualche ritocco o espediente d’occasione. Sono soprattutto le Regioni a subire una normativa che in pratica le espropria da qualsiasi prerogativa in materia, com’era stato già espropriato il Parlamento attraverso la richiesta di una ‘delega in bianco’.
Solo che l’articolazione politica delle amministrazioni locali, in gran parte governate dal centrosinistra, minaccia di provocare una serie di conflitti di competenza e di paralizzare quindi l’applicazione del provvedimento. E proprio da parte di una maggioranza che ha tanto predicato il federalismo, un tale accentramento di poteri risulta ancor meno accettabile e legittimo. Dalla possibilità di smaltire i rifiuti in modo illegale, contro la disciplina comunitaria, alla riduzione degli interventi di bonifica sui siti industriali inquinati; dall’abolizione dei controlli sulla qualità delle acque, secondo i parametri stabiliti dall’Unione europea, fino alla trasformazione della valutazione d’impatto ambientale (Via) in un adempimento poco più che burocratico, la legge delega varata dal governo Berlusconi è in realtà un maxi-condono per il passato e un ‘via libera’ per il futuro. Un salvacondotto, insomma, per tutti gli inquinatori e speculatori che hanno abusato e intendono continuare ad abusare dell’ambiente a fini personali, contro l’interesse generale della comunità. Se il provvedimento non verrà corretto nella sostanza, dallo stesso centrodestra - secondo gli auspici del presidente Ciampi - o eventualmente da un governo diverso che verrà dopo, il Paese rischia di perdere un cespite importante del suo patrimonio ambientale, un asset della sua ricchezza naturale che alimenta anche l’industria del turismo e l’occupazione del settore. Sono più che comprensibili, perciò, le reazioni positive con cui i Verdi e le associazioni ambientaliste hanno accolto la decisione del Quirinale, anche a costo di apparire trionfalistiche.
Contro questo ‘disastro annunciato’ – continua REPUBBLICA - il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio arriva a chiedere le dimissioni del ministro Matteoli e annuncia che ‘dovrà essere il nuovo governo di centrosinistra a dare al Paese una seria ed efficace politica ambientale’. Al plauso del Wwf nei confronti del capo dello Stato (‘La mancata firma - dice Fulco Pratesi - dimostra che la nostra battaglia non era affatto ideologica o di parte’), si unisce quello di Legambiente con il presidente Roberto Della Seta: ‘È il funerale della delega ambientale. Forse si può cantare vittoria: la legge sta sprofondando. Grazie Ciampi’. E per i Ds Fabio Mussi, vicepresidente della Camera, avverte: ‘Nella prossima legislatura bisognerà rimettere le mani su quel testo con tutt’altra filosofia’. Con l’indifferenza che ha ispirato l’atteggiamento del ministero dell’Ambiente in tutta questa vicenda, fuori e dentro il Parlamento, i collaboratori di Matteoli tentano invece di accreditare la tesi che il Quirinale s’è limitato a chiedere soltanto alcuni chiarimenti. E sono sicuri quindi che alla fine il presidente della Repubblica non potrà che firmare il decreto. Quali che siano l’interpretazione e l’esito del braccio di ferro istituzionale, è chiaro comunque che il 9 e 10 aprile i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi nelle urne anche sulla difesa del loro territorio”. (red)
11. Orenove/11. Bnl, sì di Bankitalia all’Opa di Paribas
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Roma - Bnl sempre più vicina per i francesi di Bnp Paribas. “Nella serata di ieri – scrive IL CORRIERE DELLA SERA -, a un mese esatto dalla presentazione della documentazione per l’offerta da 9 miliardi sulla totalità del capitale dell’istituto guidato da Luigi Abete, è giunto il doppio via libera delle Autorità italiane, la Banca d’Italia e poi, a stretto giro, l’Antitrust. È questo il primo ‘sì’ che arriva da Via Nazionale dopo la riforma. L’operazione che farà dell’Italia il secondo mercato domestico del gruppo finanziario parigino, valutata con il sistema collegiale previsto dalle nuove regole, è stata approvata con il parere favorevole di tutti i componenti del Direttorio e l’astensione del Governatore, Mario Draghi. Il quale si astenne già in occasione del giudizio negativo espresso dalla Banca d’Italia sull’Opa obbligatoria di Unipol. Una modalità, quella dell’astensione, messa in conto da Draghi sin dal suo insediamento a Palazzo Koch — avvenuto a partita Bnl ancora aperta, con la stessa Unipol in attesa da quasi sei mesi del parere dell’istituto centrale — e adottata per liberare il campo dal possibile conflitto d’interesse con il suo passato di banchiere d’affari ai vertici della Goldman Sachs (a suo tempo advisor degli spagnoli del Bbva, i primi, la scorsa primavera, a farsi avanti per l’ex banca del Tesoro). ‘Il provvedimento — è scritto nel comunicato di Banca d’Italia — è stato assunto sulla base del complesso di informazioni fornite dal gruppo Bnp e previa consultazione della competente Autorità di vigilanza francese’.
L’Antitrust, da parte sua, ha dato il proprio via libera non rilevando posizioni lesive della concorrenza nel mercato italiano. La decisione è stata comunicata nei giorni scorsi al commissario per la concorrenza europea Neelie Kroes, alla quale spetta ora il verdetto sull’operazione per quanto riguarda i profili generali della concorrenza in Europa. Il parere della Commissione è atteso per la fine del mese, quando potrebbero pronunciarsi anche l’Isvap ed alcune Autorità degli Stati Uniti, dove Bnp è presente con il gruppo Bank of the West. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni, i francesi, che puntano a chiudere entro giugno l’Opa annunciata il 3 febbraio scorso, potranno dar corso all’acquisto del 48% di Bnl ancora in mano a Unipol (15%) e alleati della tentata scalata a via Veneto (tra cui Deutsche Bank, Nomura e Csfb) a 2,925 euro per azione e quindi far partire l’Opa sul resto del capitale allo stesso prezzo. Bnp, intanto, ha chiuso ieri sera l’aumento di capitale da 5,5 miliardi a servizio dell’operazione: un aumento che fa lievitare la capitalizzazione di Borsa a 70 miliardi di euro dagli attuali 64”. (red)
12. Orenove/12. Suez, Enel chiede garanzie alla Commissione Ue
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Roma - “La guerra franco-italiana tra Enel e Gas de France per il controllo di Suez entra in quella che potrebbe essere la settimana decisiva. Ieri – si legge su REPUBBLICA - gli amministratori delegati delle due società d’Oltralpe sono arrivati a Bruxelles dove hanno anticipato alla commissaria per la concorrenza, Neelie Kroes, le linee generali della fusione che dovrebbe avvenire sotto l’ala protettiva del parlamento e del governo francese, principale azionista di Gaz de France. I due topo manager, non a caso accompagnati da Etienne Davignon ‘gran patron’ del capitalismo belga, hanno definito il colloquio ‘cordiale e costruttivo’. Anodino il commento della commissaria: ‘Valuteremo gli aspetti dell’operazione in tutti i settori, una volta che questa sarà stata notificata’. Oggi la Kroes riceverà l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, che dovrebbe a sua volta illustrare le intenzioni della società in merito all’Opa che si appresta a lanciare su Suez, prima di presentare l’operazione, domani, alla City di Londra. In particolare Conti dovrebbe esprimere la sua preoccupazione che l’offerta di acquisto italiana possa essere bloccata dalla legislazione che il parlamento francese ha varato con grande urgenza venerdì scorso, legittimando le poison pills che rendono praticamente impossibile un’Opa ostile. Nel frattempo il premier belga, Guy Verhofstadt, si è recato a Parigi per far stato al presidente Chirac e al primo ministro Villepin della sua preoccupazione di mantenere un minimo di concorrenza sul mercato dell’energia belga. La fusione Suez-Gaz de France, infatti, creerebbe una situazione di monopolio in Belgio sia in campo elettrico, dove Suez controlla la Belga Electrabel e Gaz de France la Spe, secondo produttore nazionale con l’8 per cento del mercato, sia nel settore del gas, dove GdF opera direttamente sul mercato di Bruxelles, mentre Suez controlla l’altro principale operatore Distrigaz”.
“A questo punto - scrive ancora REPUBBLICA - i termini della questione sono relativamente chiari. I francesi, con l’appoggio dell’establishment economico belga, sperano di avere il via libera della Commissione limitandosi a cedere Spe e Distrigaz. Enel, che è interessata soprattutto a Electrabel e alle sue centrali nucleari, conta invece che le autorità europee alla concorrenza non considerino adeguate le proposte di dismissione francesi e pretendano una maggiore apertura del mercato belga. Secondo indiscrezioni pubblicate ieri da fonte francese – continua REPUBBLICA – nel corso del weekend Enel e i suoi avversari d’Oltralpe avrebbero avuto abboccamenti per sondare la possibilità di un accordo: ma gli italiani non sembrano pronti ad accontentarsi delle dismissioni offerte dai francesi, e viceversa Parigi non è disposta a rinunciare a Electrabel, sostenuta in questo anche dalla finanza belga che è ampiamente rappresentata in Suez. In caso di mancato accordo, non resterebbe all’Enel che l’opzione dell’Opa. Secondo l’agenzia di stampa France Presse, che cita fonti concordanti, la società italiana sarebbe in stretto contatto con gruppi finanziari francesi per valutare la loro disponibilità ad acquisire le attività di Suez nel settore ambientale, che l’Ente nazionale per l’energia elettrica sarebbe pronto a scorporare riservandosi solo le imprese energetiche. Sul tema è intervenuto ieri anche Enrico Letta, ex ministro dell’Industria del governo Prodi e responsabile economico della Margherita. Commentando negativamente ‘l’ulteriore arrocco da parte dei francesi’, con riferimento alla legge anti-Opa varata venerdì dal Parlamento di Parigi, Letta ha invitato Enel a valutare con attenzione l’opportunità di lanciarsi nella scalata ostile di Suez esortando i vertici della società italiana a capire bene ‘quali siano le reali possibilità di successo dell’operazione’”. (red)
13. Orenove/13. Fiat, Marchionne ottimista su nuovi dati di mercato
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Roma - “Lo aveva anticipato e sembra intenzionato ad andare avanti mantenendo la promessa. Sergio Marchionne – si legge su REPUBBLICA – torna sul tema delle alleanze e dice che i contatti sono abbastanza avanti. Lo ha fatto ieri a Ginevra dove gli azionisti della Sgs, la società leader mondiale di ispezione e certificazione di cui era Ceo prima di approdare al Lingotto, lo hanno eletto presidente. ‘Proprio oggi abbiamo una riunione dove stiamo discutendo di questo argomento’ ha dichiarato. Per poi aggiungere che ‘per coincidenza la riunione è in Europa ma la sede non ha niente a che fare con l’impatto finale’. Una cosa dunque è certa: i vertici Fiat hanno ripreso a tessere la tela degli accordi industriali e commerciali, mentre si occupano anche del piazzamento della quota Ferrari che Mediobanca intende cedere entro fine giugno. Mistero sull’interlocutore di Fiat ma per il momento i riflettori sono puntati sull’Asia anche se non è da escludere che la futura alleanza, quella che secondo l’ad del Lingotto dovrebbe maturare entro il secondo trimestre 2006, possa essere stretta con qualcuno che opera già in Europa. ‘Tutte le piattaforme che abbiamo nella Fiat sono disponibili a interventi da parte di altri’ ha spiegato Marchionne. ‘Quella del segmento A riguarda la 500 e la Ford; la B è uscita dalla cooperazione con Gm. Ci rimane la C su cui continuiamo a lavorare’. Se Fiat trovasse una soluzione, questo segmento potrebbe coinvolgere oltre al modello Stilo della casa madre anche alcuni modelli Alfa e Lancia. Marchionne ci crede e si sta dando da fare per accelerare i tempi, avendo come alleati il mercato auto (‘Ho visto ieri i dati di marzo e l’andamento per noi è buono, in Italia siamo in linea con i risultati di gennaio e febbraio’) e la Borsa che continua a sostenere il titolo (ieri ha chiuso a 9,395 euro con un aumento dell’1,05 per cento)”.
“Quanto alla partita Mediobanca-Ferrari ha detto: ‘Mediobanca ha il diritto fino alla fine di giugno di monetizzare la sua posizione. Dobbiamo trovare un modo di accontentarla che però nello stesso tempo conservi alla Fiat il diritto di continuare a sviluppare la Ferrari’. Oggi Mediobanca – continua REPUBBLICA - ha l’11,7 per cento della società di Maranello dopo aver venduto il 5 per cento ad Abu Dhabi. I contatti sono stati avviati ed è certo che ogni mossa sarà finalizzata a fare in modo che si trovi ‘una soluzione creativa che ci dia la possibilità di conservare il massimo di valore per Fiat’. Con riferimento al capitolo convertendo Marchionne ha ribadito la sua convinzione che le banche non resteranno a lungo in Fiat. ‘Difficile che tra un anno ci siano ancora o almeno non tutte’ ha osservato. ‘Del resto, se volessero piazzare le azioni sono sicuro che la Fiat con il suo management è capace di farlo senza problemi. È sempre disposta a farlo’. Intanto la GdF di Milano ha acquisito nei giorni scorsi documentazione del titolo Fiat in Borsa presso la sede milanese di Bnp Paribas: lo ha fatto nell’ambito dell’inchiesta sulla vicenda Ifil-Exor”. (red)
14. Orenove/14. Gheddafi non esclude altri raid contro l’Italia
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Roma - “‘È da aspettarselo. Purtroppo c’è da aspettarselo’. Muammar Gheddafi torna a definire possibili nuovi assalti anti-italiani come quello che il 17 febbraio scorso è toccato al consolato italiano di Bengasi. Azioni del genere – scive il CORRIERE DELLA SERA – sono un fenomeno ‘fuori dal controllo’, secondo il Leader della Rivoluzione libica, il quale questa volta ha spiegato la sua tesi con toni in apparenza quasi rassegnati. Un dettaglio che non è parso sufficiente a Gianfranco Fini. ‘Le intimidazioni e le minacce neanche tanto velate di Gheddafi non ci spaventano’, ha commentato il ministro degli Esteri italiano. ‘Prefigurare ulteriori momenti di tensione e scenari inquietanti contrasta in modo evidente con la volontà ribadita dal Colonnello di contribuire a migliorare ulteriormente i tradizionali rapporti di amicizia’, ha aggiunto Fini. In un’intervista rilasciata a Sky, Gheddafi si è presentato alle telecamere con un abito tradizionale marrone e lo sguardo sornione dietro occhiali fumé. Allegro, non necessariamente nel pieno delle forze, eppure pronto alla battuta. Il nesso indicato in precedenza tra le aggressioni a obiettivi italiani e un risentimento dei libici per l’era coloniale lo ha lasciato sullo sfondo. A Bengasi, secondo il Colonnello, quanti davano fuoco uffici dopo un corteo contro le vignette danesi su Maometto, a pochi giorni dall’esibizione di Roberto Calderoli con la maglia e i disegni, non erano fondamentalisti. ‘No, no. Quelli che hanno preso parte a quelle manifestazioni non sono dei barbuti, dei fondamentalisti, degli islamici estremisti, no. Normali cittadini’, è stata la definizione di Gheddafi.
Oggi ‘il libico’ non desidera ‘violare una casa italiana’, tuttavia ‘quando lo fece l’esercito italiano’ in Libia crebbe l’’inimicizia verso l’italiano anche se l’italiano ordinario è innocente’. Un lampo di foschi presagi e segni di distensione. Sottilmente eloquente, il Colonnello – continua il CORRIERE - ha giudicato amici sia Berlusconi sia Prodi, poi ha riservato più giudizi positivi al secondo. ‘Tutti e due amici, ma malgrado il rispetto e l’amicizia che ci collega con Berlusconi, gli incontri amichevoli che ci sono stati tra di noi, non c’è stato, rispetto a questo, un’azione materiale che potesse risolvere i problemi tra di noi’, ha affermato alludendo alla strada dalla Tunisia all’Egitto che vorrebbe far costruire dall’Italia. ‘Se questo lo farà il nostro amico Berlusconi, farà una cosa bella’, ha detto il Colonnello. Su Prodi si è espresso così: ‘Un uomo chiaro, serio, interessato al Mediterraneo e ai rapporti tra la Libia e l’Italia’. Per poi ripetere, diplomatico nonostante lo sguardo, di voler collaborare con ‘qualsiasi governo’”. (red)
15. Orenove/15. Afghanistan, passa a cristianesimo: rischia la vita
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Roma - “Un afghano convertito al cristianesimo rischia la morte per apostasia”. La notizia è riportata dal CORRIERE DELLA SERA, che racconta: “Abdul Rahman, 40 anni, un passato come collaboratore di un’organizzazione umanitaria cristiana, è comparso giovedì scorso davanti al giudice Ansarullah Mawlavezada. È accusato di aver abbandonato l’Islam, per convertirsi ad un’altra religione, il Cristianesimo. L’udienza pare sia durata l’intera giornata. Non c’erano giornalisti presenti e il resoconto deve basarsi sulla successiva testimonianza degli stessi magistrati. Il giudice inquirente, Abdul Wasi, ha messo l’imputato sotto torchio. È vero che hai rinnegato il Profeta? E Abdul Rahman ha confermato. Sei disposto a correggere il tuo errore? ‘No’, avrebbe replicato l’imputato. Secondo il giudice Ansarullah, l’apostata rischia la condanna a morte. ‘Noi non siamo contro alcuna specifica religione nel mondo — ha precisato il magistrato —. Semplicemente in Afghanistan questo genere di cose non sono ammesse. Sono contro la legge. Non si può andare contro l’Islam’. Il verdetto è stato annunciato entro un paio di mesi. (…) Il vice presidente della commissione (statale) dei Diritti Umani, Ahmad Fahim Hakim, non è affatto rassicurante. ‘La Costituzione è basata sulla Sharia — ha dichiarato riferendosi alla legge coranica —. E chi rinnega l’Islam merita la morte’.
Il ‘caso Abdul Rahman’ capita in una fase di difficoltà del governo centrale. Il presidente Hamid Karzai è l’incarnazione vivente del leader, leale e progressista, che Washington non trova in Iraq. Ma, nonostante ciò, l’Afghanistan non sa scrollarsi di dosso le zavorre della sua storia recente. La guerra ai talebani non è mai finita, così come la caccia al mullah Omar, l’Emiro amico di Osama Bin Laden. È facile pensare che, sul ‘caso Abdul Rahman’, il governo Karzai si troverà tra due opposte pressioni. Da una parte l’Occidente, desideroso di una soluzione incruenta che confermi la nuova immagine tollerante e amichevole dell’Afghanistan. Dall’altra, qualcuno nel Paese ha già detto che un’assoluzione sarebbe un regalo al mullah Omar. ‘Questo processo — si legge sull’editoriale di Cheragh, un quotidiano della capitale — risveglia il sospetto che, oltre alla loro democrazia, gli stranieri abbiano voluto portare in Afghanistan l’Aids e il Cristianesimo’”.
Sempre il CORRIERE riporta una lettera aperta del presidente Francesco Cossiga. “Secondo quanto reso ieri sera – scrive Cossiga -, un cittadino afghano è stato arrestato per essersi convertito al cristianesimo, e il giudice della Corte Suprema, Ansarullah Mawlavizade, ha dichiarato che se l’uomo non abiurerà la nuova fede, sarà condannato a morte in applicazione della ‘sharia’, la legge islamica. A denunciare l’’apostata’ sarebbero stati i familiari. In quel Paese è impegnata con forti contingenti una missione militare operativa italiana nell’ambito della Operazione Nato, denominata Isaf, missione al cui comando è attualmente preposto un generale dell’Esercito Italiano. Ritengo che non solo l’esercizio di questo comando, ma la stessa partecipazione alla missione Isaf è incompatibile con i valori civili propri della Nazione italiana e con i principi della nostra Costituzione. Non è ammissibile che i nostri militari espongano o anche sacrifichino la loro vita per un regime integralista e illiberale”. Cossiga chiede a Berlusconi che “se non ottenga assicurazioni formali dal governo di Kabul che nulla sarà fatto al cittadino afghano, disponga il ritiro immediato delle forze italiane e ordini che più nessuna operazione militare venga compiuta se non per motivi e finalità di autodifesa”. (red)
16. Orenove/16. Tokyo, rivolta contro il “rosso italiano”
Assolutamente da non perdere
Roma - “Il rosso non è il colore giusto per il Giappone. Sta provocando una mini-rivolta il colore dominante scelto dall’architetto Gae Aulenti per il nuovo edificio dell’Istituto di cultura italiano a Tokyo. La ditta costruttrice – srive REPUBBLICA – aveva avuto tutte le approvazioni necessarie, e la Aulenti aveva scelto una tonalità di rosso che si ispira a quella delle lacche rosse giapponesi. Ma adesso una campagna partita con una raccolta di firme mette in crisi l’ambasciata italiana in Giappone. Prima la protesta del dirimpettaio, un costruttore di 72 anni; poi una raccolta di firme, duemila in tutto il quartiere; ora il diktat del governatore Shintaro Ishihara, che non ha avuto mezze misure: ‘Il colore di quell’edificio è incompatibile con la sensibilità del popolo giapponese’. Accade a Tokyo, metropoli da 13 milioni di abitanti; accade che un moderno gioiello dell’architettura, l’edificio del nuovo istituto italiano di cultura, progettato da Gae Aulenti e edificato dalla società di costruzioni Kajima, si trasformi in un affare di Stato per colpa del colore dei suoi serramenti, il rosso. E che le autorità italiane, dopo aver sperato che i toni della polemica si abbassassero, siano adesso invece costrette a mettersi intorno a un tavolo per cercare una soluzione. La protesta era cominciata in ottobre, appena le impalcatura erano state smontate e a Chiyoda, uno dei quartieri più suggestivi di Tokio ricco di verde e ciliegi, vicino al palazzo imperiale, è apparso il modernissimo edificio di 12 piani, tutto acciaio e vetro con gli infissi rosso lacca. ‘Un colore - spiega Gae Aulenti - scelto in onore alla tradizione nipponica, il lacca è il colore dei palazzi imperiali e dei templi’. Ma Kensuke Hashimoto, proprietario di una società immobiliare, la cui casa è proprio di fronte, non ha gradito.
Il rosso si specchia sul marmorino dei suoi esterni, e secondo lui ‘turba psicologicamente la vita quotidiana’ del quartiere, fa a pugni con l’ambiente urbanistico-naturale e va sostituito senza alcun dubbio: ‘Esigiamo - scrivono nella petizione gli abitanti della zona guidati da Hashimoto - che le facciate siano ridipinte color crema’. Tre mesi di trattative non sono servite a nulla. Dopo aver ottenuto l’appoggio del giornale conservatore Yomiuri, 14 milioni di copie, gli abitanti – continua REPUBBLICA - ottengono adesso quella del governatore di Tokyo, nazionalista dichiarato. E la battaglia si sposta su un piano che ha poco a che fare con l’urbanistica. La municipalità di Chiyoda, infatti, aveva approvato forma e colore dell’edificio; il direttore del Museo di Arte Occidentale di Tokyo, Masanori Aoyagi, aveva promosso l’Istituto (‘Questo edificio è bello’) e soprattutto il colore: ‘Il rosso gli dona’. Gae Aulenti, che dal Giappone ha ricevuto il Praemium Imperiale, una sorta di Nobel dell’arte, è tra lo sconcertato e l’irritato: ‘La beffa è che abbiamo scelto quel punto di rosso, quello delle lacche giapponesi, proprio per rispetto e in onore alla tradizione’. L’architetto italiano che ha lasciato la sua impronta dalla Gare d’Orsay di Parigi al Palazzo Grassi di Venezia, dal Museo dell’arte catalana di Barcellona fino al Palavela di Torino, non può accettare tanto facilmente lo stravolgimento di un suo progetto: ‘Voglio - dice - delle ragioni scritte che spieghino davvero, non con motivazioni così pretestuose, qual è la ragione della protesta. E che lo spieghino non solo a me ma anche alla Kajima e alla città di Tokyo che quel progetto ha approvato in tutti i dettagli’. L’ambasciata italiana, dopo aver chiesto alla società costruttrice di cercare una mediazione parlando con i residenti, ha diffuso un comunicato nel quale scrive di sperare ‘in una soluzione soddisfacente per tutte le parti coinvolte’”. (red)
17. Orenove/17. La giornata di oggi
Roma - ROMA - Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, riceve al Quirinale il presidente della Repubblica del Sudafrica Thabo Mbeki (ore 10).
GENOVA - Berlusconi a Genova.
BARI - Ulivo: Prodi, Rutelli, D'Alema, Sbarbati a Bari (P.zza della Prefettura, 18,30).
ROMA - Doppio appuntamento per Fassino. In mattinata sarà al Teatro Valle per una iniziativa Ds a favore della Consulta degli anziani ‘Siamo solo partiti prima’ (ore 9,30); in serata sarà ospite di Ballarò (ore 20,50).
ROMA - Brunetta e Feltri alla presentazione del libro ‘Tutte le balle su Berlusconi’ (Sala del Cenacolo della Camera, vicolo Valdina ore 11).
ROMA - Comincia una serie di incontri, per la durata di due giorni, tra la trojka Ue (Francia, Inghilterra, Germania) e la Russia. Le conclusioni del G8 verranno affrontate dal punto di vista delle relazioni con la Ue. Argomento chiave dell'incontro sarà il tema della Giustizia, Libertà e Sicurezza per il quale interverrà anche il Commissario Frattini.
TORINO - A Torino si tiene la ‘Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie’, promossa dall'associazione Libera, guidata da don Luigi Ciotti.
ROMA – Confimprese: Convegno ‘Liberalizzare per rilanciare il commercio moderno’. Tavola rotonda (ore 12,15) con la prevista partecipazione di Montezemolo, Scajola, Fassino, Tabacci, Marzano. Conclusioni del presidente Mario Resca (Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, ore 9,30).
ROMA – Energia: Incontro Aspenia ‘Un patto energetico per l'Italia’, con la prevista partecipazione di Giulio Tremonti, Pier Luigi Bersani, Fulvio Conti, Umberto Quadrino, Bruno Tabacci (Enel, viale Regina Margherita 125, ore 10,30).
ROMA – Energia: seminario Aiee/Grtn ‘Fonti rinnovabili e meccanismi di incentivazione’, con Carlo Andrea Bollino, Luciano Barra, Edgardo Curcio (Bnl, P.zza Albania 33, ore 9,30).
PECHINO - Il presidente russo Vladimir Putin sarà in visita ufficiale in Cina domani e mercoledì, dove incontrerà l'omologo Hu Jintao. Gli incontri con i rappresentanti della Repubblica popolare verteranno soprattutto sulla discussione della cooperazione bilaterale e di futuri patti energetici. Il presidente russo vuole consolidare la cooperazione bilaterale e diventare il maggior fornitore della Cina di gas e petrolio. Di contro, la Cina ha fame di energia, indispensabile per mantenere l'attuale sviluppo economico. Hu e Putin parleranno inoltre della questione iraniana dell'Iran.
BRUXELLES - Domani e mercoledì, a Bruxelles, si terrà ‘Safeguards in a World of Ambient Intelligence’. Organizzato dal consorzio Swami (Safeguards in a world of ambient intelligence) la conferenza si propone come un'occasione di riflessione sulle tematiche relative alla sicurezza che uno sviluppo dell'ambient intelligence può far emergere.
BRUXELLES - Commissario Kroes incontra l'A.d. Enel Fulvio Conti (intorno alle 18).
BRUXELLES - Conferenza stampa su banda larga in Ue con Reding, Hubner, Kroes e Fischer Boel (ore 11.30).
BRUXELLES - Conferenza stampa di Barroso alla vigilia Summit Ue (ore 12.15).
BRUXELLES - Commissario Almunia davanti a Commissione Affari monetari Parlamento Ue.
BRUXELLES - Commissario McCreevy davanti Commissione Mercato Interno Parlamento Ue.
BRUXELLES - Audizione commissario Mandelson a Parlamento Ue (ore 15.30 sala ASP1E2).
BRUXELLES - Commissione temporanea Cia al Parlamento Ue discute con giornalisti ‘Corriere della Sera’ Guido Olimpo e Paolo Biondani (ore 15 sala ASP5G3)
VIENNA - Consiglio informale ministri Turismo.
PARIGI - Visita commissario europeo McCreevy.
MOSCA - Franco Frattini a Consiglio partenariato permanente Ue-Russia (due giorni).
ISTAT - Forze di lavoro nel IV trimestre 2005 (ore 10). (red)