1. Orenove/1. Dietro le quinte
a cura di Laura Cesaretti
Roma - L’attività del sito istituzionale che pubblica i sondaggi elettorali è di nuovo ferma, come accade per legge quando mancano meno di quindici giorni alle elezioni. Da ieri niente sondaggi dunque, anche se di sondaggi ne circoleranno parecchi lo stesso e – a parte Luigi Crespi, che ha ripristinato il suo 899 per avere a pagamento i dati rispettando la legge – saranno voci, sussurri, “tendenze”, perché i numeri in pubblico non si potranno dire. Inevitabilmente dunque l’attesa viene ingannata dai temi eterni, quelli che non scadono mai: per esempio l’ipotesi di pareggio, lo spazio per una grande coalizione, cosa fanno i centristi dei due schieramenti, cosa sarà di An se la Cdl perdesse le elezioni. E l’eterna questione della laicità. Ieri Marcello Pera ha usato parole infiammate contro quest’Europa, la sua perdita di valori, le sue legislazioni deboli – come quella olandese sull’eutanasia. Ma anche Piero Fassino in questi giorni ha da affrontare una questione “laicità”, visto che due candidati dell’Ulivo – Paola Binetti e Luigi Bobba – hanno detto che il centrosinistra non farà alcuna norma sui pacs.
L’ansia di tamponare possibili uscite di voti verso la Rosa nel pugno ha fatto ribadire al segretario diessino che “in fatto di laicità non prendiamo lezioni da nessuno”. Ma – rimproverano i laicisti della coalizione – la Binetti e Bobba faranno parte dello stesso gruppo parlamentare di Fassino e Grillini. Quale delle due linee prevarrà? Sulla grande coalizione ieri Fassino ha detto che anche in Germania democristiani e socialdemocratici si sono combattuti fino all’ultimo, e solo dopo hanno deciso – preso atto del pareggio – di prendere la strada del compromesso. Testualmente il segretario diessino ha detto: “Discuteremo dopo se vedremo che non c'è una maggioranza autosufficiente. Del resto, anche in Germania Merkel e Schroeder puntavano alla vittoria e soltanto dopo il risultato elettorale, hanno convenuto sulla grande coalizione”. Toni un po’ diversi da quel “si torna a votare” enunciato da Prodi più volte. Ma significativamente oggi è Il Riformista a suggerire alla politica italiana di “prendere esempio” da Angela Merkel e dal partito Kadima israeliano. In Germania in particolare la Grosse koalition è nata “non solo perché le elezioni non hanno prodotto un chiaro vincitore. Ma per rispondere a due esigenze fondamentali: la governabilità e la riforma del Modell Deutschland più volte tentata e mai riuscita in passato”. Una cosa che servirebbe anche a noi, sembra suggerire il quotidiano arancione.
A simpatizzare per la grande coalizione, come è noto, è anche Marco Follini, ex segretario dell’Udc, che ormai è rimasto l’unico esponente del centrodestra a temere una sconfitta, perché la malattia dello sconfittismo sembra definitivamente scomparsa tra gli altri leader della coalizione. Il fatto è che – scrive il quotidiano della Margherita – il partito di Casini, “per bene che gli vada”, si potrebbe ritrovare il 10 aprile sera “con la meta' dei voti conquistati dalla Margherita al Senato”, e questo – dice Europa – aprirà “un problema strategico” a via Due Macelli. Ovviamente non si porrà neppure l’ipotesi di un “ribaltone” (ipotesi “offensiva”, scrive il quotidiano di Menichini), ma questo non vuol dire che non si cominci a parlare d’altro. Per esempio del centro. L’ipotesi non piace alla Lega, e viene stroncata anche da Pierferdinando Casini: la Margherita inganna gli elettori per nascondere le misure che il governo Prodi si prepara a prendere. E in questo il partito di Rutelli ha la complicità dei grandi giornali, che non dicono che “votare Margherita è come votare per Diliberto o i centri sociali”.
Ma l’ipotesi di una “possibile disarticolazione del centrodestra” è stata di nuovo evocata ieri da Francesco Rutelli, in un rinnovato corteggiamento agli “elettori moderati”. Non tanto per ipotesi e formule che “non ci interessano e non sono mai esistite”, ovviamente. Che l’Udc si prepari allo sganciamento dopo il voto è speranza diffusa dalle parti della Margherita, anche se si tratta di una speranza che neppure i più antichi “antiberlusconiani” del partito confortano: Bruno Tabacci, che pure dice che occorre chiudere la “fase per partito azienda”, dice che se la Casa delle libertà uscirà sconfitta dal voto noi centristi faremo un'opposizione rigorosa, e che casomai sarà Prodi a dover “dare subito un segno di cambiamento: sulle presidenze delle Camere. Soprattutto sull'elezione del presidente della Repubblica”.
Quanto ad An, Gianfranco Fini aspetta la visita del leader francese Nicolas Sarkozy, modello di una destra che il ministro degli esteri persegue da tempo. Insieme a Sarkozy Fini presenterà il libro con cui il francese ambisce a innovare la destra europea. E poi Fini, sempre in una ipotesi di sconfitta, potrebbe pensare ad accreditarsi come promotore di una assemblea costituente che, come in Germania, pensi alla “riforma de modello Italia”. (lac)
2. Orenove/2. Prime pagine
Roma - REPUBBLICA – In apertura: “Berlusconi, attacco ai giudici”. Di spalla: “L’Ucraina alle urne, delusione arancione”. A centro pagina: “Kabul ferma il processo al convertito”. In un riquadro: “Israele, la scommessa del leader di centro”. A fondo pagina: “Il calvario dei pendolari, ritardi record e treni pieni”. “Cade aereo, muore D’Arrigo, addio all’uomo-condor”.
CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Prodi: non vado a Mediaset”. A sinistra: “Bot dei poveri e Bot dei ricchi”. A centro pagina: “‘Israele può fidarsi di Hamas’”. In un riquadro: “Filorussi primi, ma la Timoshenko sarà decisiva”. A fondo pagina: “Le donne di successo killer del femminismo?”.
LA STAMPA – In apertura: “‘Il Caimano sono io, li sbrano tutti’”. A sinistra: Un referendum nel segno di Sharon”. A destra: “Navarro: Wojtyla ci illumina ancora”. A centro pagina: “Tommy, indagato un muratore”. In un riquadro: “D’Arrigo, re del deltaplano, muore in un incidente aereo”. A fondo pagina: “Il nerazzurro porta bene solo in Africa”. Di spalla: “E la bimba tornò orfana”.
IL GIORNALE – In apertura: “Fassino svela i segreti della stangata”. A sinistra: “Ipocrisia fiscale” di Mario Cervi. A centro pagina: “Nozze gay, nuovi divorzi nell’Unione”. In un riquadro: “Tommy, indagato un operaio”. Di spalla: “La rivolta silenziosa degli israeliani”.
IL MESSAGGERO - In apertura: “Brerlusconi-Prodi, duello su giudici e tv”. A sinistra: “I giovani, Parigi e l’energia, l’Europa che non c’è”. In un riquadro: “Fassino: così ridurremo le tasse, nessun rischio per Bot e Cct”. “A centro pagina: “Tommy, il giallo del manovale senza un alibi”. In un riquadro: “Grande maratona, in 50mila nel cuore della Capitale”.
IL FOGLIO – In apertura: “I sorci verdi e la malinconia del Caimano”. A fondo pagina: “Prodi, D’Alema e la legge sul conflitto d’interesse”.
IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Irap superstar del gettito”. Di spalla: “Italiani impreparati sulle regole del voto”. A centro pagina: “Unico fa posto agli Ias”. “Piano d’emergenza per le liste d’attesa”. Di spalla: “Il venture capital torna a livelli record”.
IL RIFORMISTA – In apertura: “Siamo tutti un pò caimani, anomali e italiani”. A centro pagina: “Adesso risparmiateci la pochade del buco. Prendete esempio dalla Merkel e da Kadima”. A fondo pagina: “Meno Weber, più profumo del potere: è la legge del professionista”.
IL TEMPO – In apertura: “Uniti per sempre”. Il commento: “Le incognite sono altrove” di Giuseppe Sanzotta. Di spalla: “Il Papa: ‘Troppi cristiani perseguitati per la fede’”. “Eutanasia e pacs, radicali all’attacco dei cattolici”. A centro pagina: “Tommy, quella scritta vicino casa”. “A Napoli Silvio come Maradona”. “Appello ai Ds a votare Rifondazione”.
L’UNITA’ – In apertura: “Così il premier accoglie l’invito di Ciampi: criminali, becchini, poveracci, mangiapreti”. A centro pagina: “Economia, il governo lascia un buco miliardario”. “Peretz: ‘Dico che i palestinesi sono nostri partner’”. “Un altro pentito nel delitto Fortugno”. A fondo pagina: “Messina, la barbarie dell’onore”. (red)
3. Orenove/3. Berlusconi: "La prossima trimestrale sarà ottima"
Assolutamente da non perdere
Roma - “Quasi dodici ore in Campania, tra Napoli e Salerno, due comizi, una riunione, un pranzo, un pisolino e tre cose inedite. La prima - scrive il CORRIERE DELLA SERA -: ‘Signori, io sono il caimano’. La seconda: ‘Sono alto uno e settantuno’. La terza: ‘I comunisti non mangiavano i bambini. Li bollivano’. Il resto sono numeri, numeri e numeri, i soliti, quelli che va ripetendo ormai da tempo per dimostrare le cose fatte dal suo governo: ‘Molto più di quello che avevamo promesso’. Tre cose inedite, i soliti numeri, un accenno alla prossima trimestrale (‘sarà ottima, il periodo di stagnazione economica è alle spalle’) e qualche frase pesante. Lui le chiama battute, in un caso anche battutacce, i suoi avversari le definiscono insulti. L'elenco: ‘Fassino è ricercato dall'associazione delle pompe funebri che lo vuole come testimonial’. ‘Prodi è un poveraccio, si illude di contare qualcosa, ma la verità è che gli hanno fatto l'elemosina di cinque deputati’. Ancora su Prodi: ‘Lo avevano rottamato, adesso lo hanno riciclato’. E poi: ‘Dice voglio..., ma l'erba voglio non cresce nel giardino del re, figuriamoci se cresce nel giardino di una controfigura’. Sempre su Prodi, stavolta senza nominarlo: ‘Noi abbiamo il sole nel cuore e vogliamo regalarlo agli altri, la sinistra al massimo può regalare mortadella’. Arriva Berlusconi, e Forza Italia si mobilita. Quattromila persone alla Mostra d'Oltremare, moltissime soprattutto per un padiglione che ne può contenere meno di tremila. Ci sono i napoletani, ma vengono anche da Avellino, Benevento e Caserta. Quelli di Salerno aspettano il premier la sera, il comizio comincia con oltre un'ora e mezzo di ritardo, con il Teatro Augusteo strapieno e molti rimasti fuori. Fuori c'è anche qualche no global che fischia, e il premier ne parla subito: ‘L'opposizione fa campagna elettorale come si fa una guerra contro il nemico. A parole condanna la violenza, ma nei fatti la accoglie nel suo seno’. Il repertorio più ampio, però, lo riserva alla platea della Mostra. La ringrazia: ‘Siete venuti a santificare questa domenica alla religione laica della libertà’. Fa i complimenti a Mara Carfagna, la nuova bella di Forza Italia che arriva dalla tv: ‘Non è una bella guagliona, come Rutelli. Lei è bella dentro’. Dice che gli piace Napoli, che vorrebbe comprarci casa, ‘ma con la tassazione che verrà dalla sinistra non mi conviene’, e per fortuna al suo popolo sfugge che con quella frase ha appena dichiarato che perderà le elezioni. Poi cambia tono: ‘Beato quello Stato in cui i giudici non devono garantire impunità a chi sta dalla loro parte e non devono essere utilizzati per eliminare gli avversari politici’. E subito dopo paventa una resa dei conti post-elettorale: ‘Sogno un'Italia in cui nessuno debba avere timore se al governo vanno i suoi avversari’, ed è chiaro che sta pensando al conflitto di interessi. Sul finale arrivano la citazione morettiana, secca, senza approfondimenti, l'outing sui centimetri, e la storia dei comunisti e dei bambini. Storia cinese, dice, perché il bollito di bambini ‘serviva per coltivare i campi’, e cita la fonte: ‘Il libro nero del comunismo’. Quindi - conclude il CORRIERE - l'indicazione conclusiva ai suoi. Gli consegnano una spada di plastica, lui la brandisce a mo' di scettro, poi la guarda e subito la posa. Preferisce le parole: ‘Siate missionari di libertà e verità. E convincete i delusi’”. (red)
4. Orenove/4. Prodi: "Mediaset mi dileggia, non ci vado"
Assolutamente da non perdere
Roma - “Se Berlusconi, Nanni Moretti docet, è il Caimano, Prodi – scrive LA REPUBBLICA - si dipinge come il Gatto. ‘Io ho sempre avuto la passione per i gatti. Vanno in giro, guardano, partecipano’. E graffiano? ‘Graffiano solo se provocati’. Ma non potrebbe essere più aggressivo? ‘La grinta è essere coerenti. Non è fare la voce grossa, la faccia feroce. La gente ti deve sentire vero, riflettere sui tuoi contenuti. Non su come li dici’. A Berlusconi che qualità riconosce? ‘Se non avesse grande capacità di attrazione non sarebbe arrivato dove è arrivato’. Una cosa però sono gli affari, un´altra la politica. E Prodi subito rilancia la legge sul conflitto di interessi. ‘L´hanno tutti i paesi’. La differenza scatta anche sulle vaghe avances del Cavaliere per una scelta concordata del prossimo capo dello Stato. ‘E´ inutile fare tanti discorsi - taglia corto il leader del centrosinistra -. Nel nuovo Parlamento ci sarà una maggioranza che proporrà un nome: se ne troverà uno che andrà bene anche all´opposizione sarebbe una apertura molto bella. Altrimenti ci sarà un voto a maggioranza, così come prevedono le regole’. ‘Parlarne adesso prima delle elezioni mi sembra prematuro’. ‘Votiamo, votiamo tranquillamente, via’ dice Prodi. E dopo le elezioni ci sarà il Partito democratico? ‘Se vinciamo sì. Come prima cosa si farà il gruppo parlamentare unico’. Il Professore punta a non farsi ingabbiare dagli attacchi e dalla linea imposta dagli avversari. ‘Abbiamo già detto a tutti che non aumenteremo le tasse sui bot e i cct e che per le successioni la tassa sarà reintrodotta solo per le grandi fortune. Chi deve lasciare ai figli la casa o il negozio non deve avere paura’ ripete. ‘Ma siccome la campagna elettorale del centrodestra che vendeva sogni è fallita, - contrattacca - adesso vendono paura e non stanno più ai fatti. Per questo non si riesce più a discutere con loro’.
Ancora diversità dal superomismo del Cavaliere: ‘Non bastano nè Prodi nè Berlusconi, per uscire dalla crisi. Non serve un supereroe. Servono proposte che coinvolgano e convincano i cittadini. Bisogna fare una curva a 180 gradi’. E amen se la guerra si fa per tv: ‘Mi dispiace ma a Medisaet non ci vado. Decido io dove andare. Avevo detto che avrei fatto una campagna diversa, dosando la mia campagna in tv. E poi a Mediaset ci sono cose straordinarie: il Tg 4 fa vedere Berlusconi tutto bello che parla. E a me mi riprendono la testa da dietro o mentre dico a qualcuno `Alessandro chiudi la porta´. Come si fa?’ E la Rai? ‘Non sono soddisfatto, anche se uno non può sempre brontolare. Ma guardando i tg, ci si chiede se quello è il modo di presentare gli eventi’. Gianni Riotta, il vicedirettore del Corriere, gli chiede quale è ‘il giornalista preferito’. ‘Biagi. E´ anche un maestro di vita’. Ma se vince lei, lo rivedremo in tv? ‘Non dipende certo dal primo ministro. Ma se mi si chiede se mi farebbe piacere, rispondo di sì’”. (red)
5. Orenove/5. Mentana: “Romano ci ripensi”
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Roma - “L´atto di sfiducia di Romano Prodi – spiega LA REPUBBLICA - non è piaciuto a Mediaset. L´azienda risponderà oggi, forse attraverso il presidente Fedele Confalonieri. Ma già ieri il caso è finito nei titoli del Tg5 delle 20. Enrico Mentana poi, che pure ha incassato la stima del candidato premier dell´Unione, vuole dire la sua: ‘Spero che Prodi ci ripensi e accetti di tornare in Mediaset, in particolare a Matrix. Quei cittadini ed elettori che costituiscono il pubblico di Canale 5 hanno il diritto di conoscere le idee del candidato del centrosinistra direttamente dalla sua voce. Se ho aperto una trattativa con Prodi, magari sulle regole della sua partecipazione? Lui non è Clinton, mi pare. Lo rispetto e mi auguro che cambi idea. Vorrei che venisse a Matrix così come ha accettato di andare da Lucia Annunziata’. Prodi ce l´ha anche con i tg della Rai che, dice, non inquadrano la folla che lo accoglie in giro per l´Italia. Claudio Petruccioli, presidente della tv pubblica, non ha visto i servizi dei tg di sabato, quelli che Prodi contesta: ‘Prima voglio studiarli bene - dice - e solo poi dirò la mia. Sabato sera, in compenso, ho seguito Moretti ospite di Fazio. E´ stata una trasmissione libera, elegante, equilibrata’”. (red)
6. Orenove/6. Colle, il premier pensa al metodo Ciampi
Roma - “Silvio Berlusconi propone il metodo Ciampi – è l’analisi del CORRIERE DELLA SERA - per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica: ‘Per la scelta del capo dello Stato ci confronteremo con gli altri partiti’, annuncia il premier in un'intervista al Mattino. Ma Romano Prodi non sembra propenso a seguire questa soluzione: lui è pronto a votare a maggioranza. ‘Sul Quirinale - dice il Professore intervenendo sul Corriere.it - è inutile fare tanti discorsi. Nel nuovo Parlamento ci sarà una maggioranza che proporrà un nome. Se se ne trovasse uno che va bene all'opposizione sarebbe un'apertura molto bella. Altrimenti ci sarà un voto a maggioranza, così come prevedono le regole’. Massimo D'Alema, però, appare assai più cauto di Prodi e dice: ‘Il presidente va scelto in un quadro di confronto e di consenso e non va strumentalizzato’. Ma Prodi ha deciso che, in caso di vittoria, anche i presidenti delle Camere saranno di maggioranza. Un anno fa aveva proposto di darne uno all'opposizione, ‘poi — spiega adesso — con quello che è successo con la legge elettorale mi sembra impossibile mantenere questa proposta’. Incarichi istituzionali a maggioranza, dunque, se vincerà il centrosinistra, dice Prodi. Anche se in verità, pure nei conciliaboli più riservati, i leader dell'Unione non sono riusciti ad addivenire a una soluzione né sul Quirinale né sulla presidenza della Camera. I Ds non sarebbero contrari a un Ciampi bis. Tant'è vero che i primi ad accennare a questa possibilità sono stati in passato Fassino e D'Alema. E oggi è Clemente Mastella che rilancia questa proposta. Ma c'è chi, nell'Unione, teme che quest'ipotesi possa essere controproducente. Non certo per la qualità del personaggio, che è fuori discussione, ma perché si teme di dare all'esterno l'impressione che il centrosinistra non sia in grado di scegliere un proprio candidato e che preferisca percorrere questa strada per evitare lacerazioni al suo interno. Resta comunque in pole position Giuliano Amato. Ma anche qui vi è una difficoltà: Quercia e Margherita dovrebbero accettare il fatto che a Palazzo Chigi e al Quirinale vadano due personalità che sono sganciate dai partiti”. (red)
7. Orenove/7. Lettera ai cattolici, imbarazzo nell'Unione
Roma - “Loro volevano tranquillizzare. Paola Binetti e Luigi Bobba - candidati della Margherita con alto gradimento Oltretevere — la lettera l'avevano scritta per garantire agli elettori cattolici – scrive IL CORRIERE DELLA SERA - che le proposte della Rosa nel pugno (dai Pacs per le coppie di fatto all'eutanasia) non passeranno. Ma le vie della politica, e del proporzionale, sono infinite. E quella lettera si è trasformata in un caso che allarga i solchi tra i partiti del centrosinistra. Non solo tra Margherita e Rosa nel pugno, ma anche tra Rosa nel pugno e Ds. La prima reazione è di Sandro Bondi, promotore di quella lettera ai parroci che difendeva il lavoro fatto dal governo Berlusconi: ‘Prima ci criticano poi ci copiano’. Ma se la frecciata allo schieramento opposto è un obbligo da campagna elettorale, a far male di più è il fuoco amico, quello che arriva dal centrosinistra. Dice Daniele Capezzone che ‘così si compie l'involuzione neointegralista, antilaica e ruiniana della Margherita’. Poi lancia il suo appello ai laici ds: ‘Il loro partito e la Margherita fanno una lista insieme, si ritroveranno eletti che voteranno come Giovanardi. Meglio la Rosa nel pugno per garantirsi un presidio di laicità’. Critiche anche da Verdi e Comunisti italiani, pure loro a favore dei Pacs. Ma dalla Margherita Dario Franceschini non raccoglie la provocazione: ‘Un conto sono le battaglie dei partiti, un altro il programma dell'Unione in cui le proposte della Rosa nel pugno non ci sono. Il resto è autolesionismo’. Nel programma dell'Unione non si parla di eutanasia, di fecondazione assistita, di Concordato e di tutte le altre campagne che, secondo la Margherita, potrebbero mettere in fuga il voto cattolico. Si parla sì di coppie di fatto ma non di Pacs, bensì di ‘riconoscimento dei diritti delle persone che ne fanno parte’. Ed è proprio questo che ricorda Piero Fassino: ‘I Pacs sono sostenuti anche dai Ds ma su queste materie non si va avanti a colpi di maggioranza e, non condividendo la Margherita ed altri questo strumento, si è scelta un'altra strada: non i Pacs bensì un riconoscimento giuridico in altre forme’. Poi anche lui parte all'attacco: ‘Non mi considero meno attento a difendere la laicità rispetto ai compagni della Rosa nel pugno’. La risposta è di Enrico Boselli: ‘Capiamo che Fassino non voglia prendere lezioni di laicità da noi ma temiamo che sia proprio lui a subire le lezioni della Binetti e di Bobba’. E i solchi si allargano”. (red)
8. Orenove/8. Maroni: Bossi leader naturale, non ha eredi
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Roma - “‘Si può imparare a fare il sindaco o il ministro, ma non il leader della Lega, Non ho il carisma necessario, perciò a Umberto Bossi ho detto una volta per tuttte: non prendo il tuo posto neppure se me lo chiedi in ginocchio’. Il ruolo di ‘delfino’ – scrive LA STAMPA – non gli si addice, e Roberto Maroni ribadisce: ‘Una forte leadership naturale non si inventa, la guida del carroccio non fa per me’. – Perchè questo ‘gran rifiuto’? – ‘Non è il mio lavoro. A Milano si dice pasticciere fà il tuo mestiere, nell’antica Roma calzolaio non andare oltre la scarpa. Ecco, ognuno deve conoscere le proprie caratteristiche. Essere un discreto ministro non corrisponde a comandare un partito. La Lega è una formula di successo inventata da Bossi e non è surrogabile: Umberto ha depositato un brevetto senza scadenza ed è un bene che continui a disporne lui in prima persona. Ritoccare la formula significa snaturarla e nessuno sa quale sarebbe l’esito. Non ho le caratteristiche per assumere la leadership del movimento, quindi per me la questione non esiste e dormo tra due guanciali. Comunque Bossi dà prova di un enorme coraggio: rimanere nelle sue condizioni non è certo facile per lui. Vuole restare e tutti noi siamo felici perchè è la sua vita ed è anche la vita della Lega’”. (red)
9. Orenove/9. Fassino spiega le nuove tasse dell'Unione
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Roma - “L’aumento della tassazione al 20 per cento sui titoli di Stato (Bot, Cct, Btp) proposta dall’Unione varrà per tutti quelli di nuova emissione, non per lo stock in essere. Nessuna esenzione però sul ‘piccolo risparmio’. Lo conferma Piero Fassino in una lunga intervista all’Unità: ‘La proposta di applicare il 20 per cento ai piccoli risparmi l’abbiamo avanzata in modo responsabile e onesto’. Comunque, ‘quando i cittadini hanno comprato i titoli, sapevano che la tassazione era al 12,50 per cento: e così resterà’, garantisce il segretario dei Ds. ‘Non abbiamo alcuna intenzione di toccare le aliquote dei titoli già in possesso ai risparmiatori’, gli fa eco Pierluigi Bersani. Quanto all’imposta di successione, che il centrosinistra reintrodurrà in caso di vittoria, ‘riguarderà le grandi fortune, ad esempio sopra i 500 mila euro’, dice ancora Bersani. E Massimo D’Alema – si legge su IL GIORNALE - , giura: ‘Non aumenteremo l’imposizione sulla casa, né quella sul lavoro, ma la tassazione dei guadagni di Borsa sì’. Titoli a doppia tassa. Le precisazioni dei leader dell’Unione sono tutt’altro che tranquillizzanti. L’ipotesi di tassare al 20 per cento solo i titoli pubblici di nuova emissione rischia di creare sconquasso nel mercato secondario dei titoli di Stato: avremmo la maggior parte dei titoli tassati al 12,50 per cento e una residua parte al 20 per cento. Un Btp decennale ‘pre voto’ varrebbe di più di uno ‘post voto’, perché tassato di meno. Un investitore che acquistasse sul mercato secondario un titolo ‘pre voto’ dopo la modifica della tassazione, pagherebbe meno imposte di un altro investitore che acquistasse, nello stesso giorno, lo stesso titolo a un’asta del Tesoro: fantastico. In compenso, calerebbe il prelievo (dal 27 al 20 per cento) sui conti correnti bancari. Le ‘grandi fortune’. Anche sulla tassa di successione le ambiguità dell’Unione sono evidenti. Assodato che Prodi e i suoi alleati vogliono reintrodurre l’imposta, quale sarà il limite di esenzione? In tivù, nel dibattito con Berlusconi, Prodi ha detto: ‘Prima l’esenzione era a 250 milioni, ora possiamo pensare a 250mila euro’. Poi a sinistra si sono accorti che 250mila euro è il valore di un appartamentino di periferia in qualsiasi città italiana, ed allora si è deciso di raddoppiare: 500mila euro. ‘Proponiamo di reintrodurre la tassa di successione sulle grandi fortune, oltre i 500mila euro’, puntualizza Bersani. Il discorso non cambia. Anche perché l’Unione pensa di aumentare gli estimi catastali degli immobili. Una misura – continua IL GIORNALE - che renderà più oneroso l’acquisto delle case (l’imposta di registro si paga sul valore catastale). Estimi e Ici. ‘Non aumenteremo l’Ici’, promettono Prodi, Fassino e Bersani. Ma se aumentano gli estimi catastali, l’incremento dell’imposta è obbligato. La sinistra poi prende impegni che non può mantenere: la decisione sull’aliquota dell’Ici spetta infatti ai Comuni, che sono titolari dell’imposta. L’Unione fa dunque un gran parlare di speculazione finanziaria, di rendite milionarie, ma nel mirino ci sono sempre le solite cose: la casa e i titoli pubblici. ‘Dietro il fumo che l’opposizione leva sulle tasse, c’è il fondato sospetto che si prepari un incendio», commenta Giorgio La Malfa. Lavoro e pensioni. Il botta e risposta sul fisco, fra l’altro, sta avendo l’effetto di far passare in secondo piano due punti pericolosissimi nell’agenda del centrosinistra: la riforma della legge Biagi, che da sola è riuscita a far aumentare l’occupazione anche in un periodo di bassa crescita, e la riforma delle pensioni. Quella che io chiamo Legge Maroni sarà oggetto di immediata riforma’, assicura Massimo D’Alema. ‘Se andremo al governo, aboliremo lo scalone del 2008, che prevede l’aumento dell’età pensionabile’, promette Fausto Bertinotti. Lo scalone prevede dal 2008 l’aumento dell’età pensionabile per gli uomini a 60 anni con 35 anni di contributi (per le donne 57 anni) a meno che l’interessato non abbia 40 anni di contributi. Fassino, poi, propone la riduzione del 50 per cento delle tasse sugli investimenti in innovazione e tecnologia, e incentivi a chi trasforma contratti flessibili in lavoro a tempo pieno”.
“‘Una modifica del modo in cui sono tassati i rendimenti di azioni e obbligazioni è senza dubbio opportuna’. A spiegarlo è Francesco Giavazzi con un editoriale sul CORRIERE dal titolo ‘Bot dei poveri e bot dei ricchi. ‘D'altronde lo stesso Berlusconi aveva chiesto al Parlamento – spiega - una delega (legge n. 80 del 2003) per ‘armonizzare l'imposizione su tutti i redditi di natura finanziaria’. L'attuale regime fiscale infatti favorisce i ricchi a scapito dei poveri e chi possiede per lo più titoli di Stato, rispetto alle imprese. Il 10 per cento più ricco delle famiglie possiede il 40 per cento di tutte le attività finanziarie; il 10 per cento più povero l'1,2 per cento. Quando lo Stato tassa i cittadini più poveri per pagare gli interessi sul debito pubblico preleva il 23 per cento (l'aliquota minima sui redditi da lavoro) e lo trasferisce per lo più ai ricchi, i quali, sugli interessi che percepiscono, pagano solo il 12,5 per cento. Quest'aliquota favorisce i titoli di Stato anche rispetto al reddito d'impresa che paga il 36 per cento senza contare l'Irap. L'aliquota del 12,5 per cento si applica anche alle stock options che in molte società costituiscono una quota sempre più rilevante del compenso dei dirigenti. Una banca che ha troppi dipendenti, ad esempio, fa benissimo a retribuire il suo capo del personale con stock options milionarie: se costui riesce a ridurre il numero dei dipendenti, le azioni della banca saliranno, e nulla funziona meglio di questi incentivi. Ciò che è iniquo è che il dipendente prepensionato paghi, sulla sua pensione, il 23 per cento, mentre il dirigente che lo ha mandato a casa solo il 12,5 per cento. La modifica del regime fiscale dovrebbe riguardare tutti i titoli, non solo quelli di nuova emissione. Titoli identici ma con diversa tassazione segmenterebbero il mercato e ne ridurrebbero la liquidità, che è un fattore cruciale per la trasparenza dei prezzi. L'aumento dell'imposta sui titoli di Stato già posseduti ne ridurrebbe i rendimenti, ma non il prezzo: cioè una famiglia che possiede un Btp (direttamente o attraverso un fondo comune di investimento) riceverebbe una cedola un po' più bassa, ma il valore di mercato del titolo non cambierebbe. Infatti la gran parte dei titoli pubblici è detenuta da investitori istituzionali che non pagano la ritenuta: sono costoro a determinare i prezzi. Certo, la famiglia vedrebbe decurtate le sue cedole, una perdita in parte compensata dalla riduzione del prelievo sui conti correnti bancari. Maria Cecilia Guerra ( Il Sole 24 Ore, 24 marzo) ha calcolato l'effetto di un'aliquota unica al 20 per cento per famiglie con diversi redditi netti. Una famiglia con un reddito netto di 20 mila euro l'anno subirebbe una perdita (minori interessi sui titoli, in parte compensati dal minor prelievo sui depositi) di 25 euro l'anno circa; l'effetto per una famiglia con un reddito netto di 79 mila euro è di 456 euro l'anno. I risparmiatori non devono quindi temere una modifica del regime di tassazione: gli effetti sul reddito sono modesti e quelli sul valore dei titoli di Stato pressoché nulli. Se mai dovremmo temere gli effetti — questi sì equivalenti a una patrimoniale — di un governo che non fosse capace di fermare la crescita del debito pubblico. I mercati e le agenzie di rating hanno dichiarato una tregua sino a giugno, quando il nuovo governo presenterà il suo primo Documento di programmazione economica (Dpef). Se non fosse convincente, il premio al rischio sui titoli italiani salirebbe, cioè il loro prezzo di mercato scenderebbe. Chi ci può far pagare una patrimoniale è un governo che non riuscisse a fermare la crescita del debito, non un governo che rendesse meno inique le aliquote”. (red)
10. Orenove/10. Fortugno, si pente uno dei killer
Assolutamente da non perdere
Roma - “Il ‘contesto’ - chi e perché avrebbe organizzato e realizzato l´assassinio del vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, ucciso il 15 ottobre scorso - è stato raccontato – scrive LA REPUBBLICA - da un nuovo pentito, un uomo che partecipò all´esecuzione del politico calabrese. Il suo nome è top secret ma si tratta di un personaggio di rilievo fra quelli arrestati la scorsa settimana. Il nuovo pentito, rinchiuso in un carcere del nord Italia, da giorni sta parlando con i magistrati e gli inquirenti calabresi, fornendo particolari e dettagli non solo sugli esecutori materiali dell´omicidio ma anche sui mandanti. E facendo nomi e cognomi di altri personaggi che a vario titolo avrebbero avuto un ruolo nell´omicidio di Francesco Fortugno. Un grosso contributo all´inchiesta seguita dal sostituto procuratore, Giuseppe Creazzo, che potrebbe ricomporre una parte del mosaico politico - criminale che ruota attorno all´uccisione di Francesco Fortugno. La notizia del ‘nuovo’ pentito circolava da due giorni ed ha raggiunto quasi in tempo reale i giornalisti che seguono il caso calabrese. La notizia ha naturalmente messo in allarme magistrati ed investigatori, preoccupati che questa rivelazione possa provocare danni alla delicatissima indagine. ‘È incredibile come una vicenda terribile - commenta un inquirente - venga raccontata quasi in tempo reale dai giornali che vengono in possesso di notizie che dovrebbero essere molto, ma molto riservate’. Il pentimento del ‘picciotto’ calabrese segue di poche settimane quello di Bruno Piccolo, un altro componente della squadra utilizzata dai mandanti: l´uomo che con le sue dichiarazioni ha consentito ai magistrati ed agli inquirenti della squadra mobile di Reggio di fare un po´ di luce sull´assassinio del politico della Margherita, provocando quattro giorni fa l´arresto del presunto killer dell´omicidio Salvatore Ritorto, indicato dal collaboratore di giustizia come colui che ha materialmente sparato a Francesco Fortugno. La pistola è risultata essere la stessa che fu utilizzata per sparare contro la saracinesca del negozio di abbigliamento del calciatore del Locri Francesco Cotroneo, ucciso pochi giorni fa. Con Ritorto furono anche arrestati Domenico Novella, Domenico Audino e Carm elo Dessì.
Le dichiarazioni di Bruno Piccolo hanno consentito di arrivare al livello operativo, ma anche all´individuazione di un presunto mandante ritenuto dagli inquirenti ‘intermedio’, il caposala dell´ospedale di Locri Salvatore Marcianò, che secondo il pentito era in strettissimi rapporti con il killer di Fortugno e con tutti gli altri che hanno partecipato all´agguato. Gli arrestati ed i due pentiti sono di Locri, città in cui Fortugno viveva, lavorava e dove è stato ammazzato. L´agguato, compiuto davanti ad un seggio delle primarie dell´Unione, fu organizzato all´interno del bar ‘Arcobaleno’ di proprietà di Bruno Piccolo, che ha seguito in diretta tutte le fasi della preparazione del delitto di cui poi ha rivelato ai magistrati i retroscena. Il nuovo pentito, anche lui componente del gruppo che partecipò all´uccisione di Fortugno, avrebbe svelato particolari molto più ‘significativi’ di quelli forniti da Piccolo, che potrebbero condurre a una svolta l´inchiesta sull´assassinio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria". (red)
11. Orenove/11. Kabul ferma il processo al convertito
Assolutamente da non perdere
Roma - "Tutto da rifare - racconta LA REPUBBLICA -. Il giudice che doveva emettere la sentenza su Abdur Rahman, l´afgano accusato d´apostasia per essersi convertito al cristianesimo, ha rinviato gli atti alla procura affermando che l´istruttoria compiuta è viziata da irregolarità. Inoltre Rahman verrà sottoposto anche ad una perizia psichiatrica perché i suoi familiari sostengono che non è in possesso di tutte le facoltà mentali e perché lui stesso ha affermato di udire 'strane voci nella testa'. 'Non sono matto – ha detto domenica il convertito – e sono pronto a morire per la mia fede'. A Bagdad, in Iraq, è battaglia tra le truppe americane e gli sciiti: 18 morti. 'Da oggi il caso non è più di mia competenza. Ho spedito di nuovo il fascicolo in Procura'. È raggiante il giudice Ansarillah Maulavi Zada. Può finalmente sorridere. Per la prima volta in tre giorni di bufera ci riceve quasi fosse una festa. Seduto nella sua poltrona di feltro consunto, affiancato dal suo collega con il quale divide la prima sezione del Tribunale, ci annuncia ciò che desiderava da tempo. 'Il processo è sospeso. Abbiamo riscontrato una serie di anomalie. Li chiamerei errori tecnici. Quattro, in particolare. Nei verbali raccolti dalla Procura e durante l´udienza preliminare, una delle due figlie dell´imputato, Maria, suo fratello e lo stesso Abdul Rahman hanno fatto capire che quell´uomo non è del tutto sano di mente". (red)
12. Orenove/12. Elezioni, l'Ucraina ha scelto Yanukovich
Assolutamente da non perdere
Roma - “Buona la prima. L'Ucraina ha votato e, questa volta, non ci saranno rivolte, non ci saranno accuse di brogli (non troppe) e la piazza non pretenderà nuove elezioni. Anzi, molto probabilmente gli osservatori internazionali certificheranno già oggi la piena regolarità delle consultazioni, terminate alle 22 di ieri. Il responso delle urne – si legge sul CORRIERE DELLA SERA - ha gelato la primavera ucraina: il vincitore acclamato dagli exit poll è Viktor Yanukovich, per la gioia di Mosca, dell'ex presidente Leonid Kuchma e, in generale, di chi pensa che il futuro del Paese stia a Est e non a Ovest. Ma quale governo guiderà il Paese è un mistero che potrebbe sciogliersi soltanto tra un paio di mesi, quando scadrà il termine massimo per la formazione della maggioranza. I ‘Pomarancevi’, i vittoriosi ‘arancioni’ dell'inverno 2004, caldeggiano la più attesa riconciliazione della nuova era democratica ucraina, quella tra il presidente Viktor Yushchenko e l'irresistibile Yulia Timoshenko: l'angelo biondo dall' aureola intrecciata pare ben decisa a riprendersi il posto di primo ministro, dopo l'idillio e la successiva, burrascosa separazione dalla sua metà politica, il butterato Yushchenko. ‘Se il presidente rifiuterà di conferirmi l'incarico — ha detto la Timoshenko — allora dovrà accettare come primo ministro Yanukovich’. A riunirli dunque non sarebbe tanto un ritorno di fiamma rivoluzionaria, quanto la spaventosa scoperta di aver ceduto il passo, con le loro baruffe, proprio al comune avversario: il filorusso Yanukovich, che ha ben speso questi 15 mesi dalla sua bruciante sconfitta alle scorse presidenziali, approfittando della zizzania germogliata in casa ‘arancione’ e addebitando interamente ai rivali la pericolosa deriva economica dell'Ucraina. Ieri, nella celebre e celebrata piazza dell'Indipendenza, nel centro di Kiev, il colore della protesta mancava completamente: tra venditori di birra, maxischermi con spot pubblicitari e ragazzi in skateboard, nemmeno una sciarpa o un berretto si richiamavano alla tinta che aveva acceso animi e speranze alla fine del 2004. Ma che queste siano state elezioni speciali, lo si è capito fin dalle code ai seggi di buon mattino: ‘È la terza volta che torno — Kristina esce finalmente soddisfatta dalla sezione 72, collegio 218, della via Pushkin —, questa volta ho aspettato soltanto 20 minuti. Prima avevo dovuto rinunciare. Troppi partiti, troppe liste, la gente non capisce più nulla. Però nessuno si arrende, si resta in fila’. Fino alla morte, in almeno quattro casi: un elettore di 47 anni e uno di 88 nella regione di Lugansk, un pensionato nella regione mineraria di Donetsk, un altro 71enne in Crimea. Morti prima di riuscire a imbucare nell'urna l'‘asciugamano’, come è stata ribattezzata la scheda elettorale viola, lunga 78 centimetri. Quanto necessario, insomma, per ospitare ben 45 liste, con 7.599 candidati ai 450 posti in parlamento. Dei 37 milioni di elettori, oltre la metà, il 58,81 per cento, si è presentata ai seggi, sotto gli occhi di 2.077 osservatori stranieri. Già dalla vigilia si capiva che per i leader della rivoluzione arancione si stava mettendo male. La rivincita di Yanukovich, presidente nel 2004 per il breve spazio della Camera di consiglio della Corte Suprema, che aveva condannato i brogli e i risultati, era nell'aria. Ma i risultati, non ancora definitivi, della notte lasciano intendere che soltanto un rinnovato sodalizio arancione, tra il partito del presidente Yushchenko, l'ex alleata Yulia e i socialisti, può scongiurare un governo guidato da Yanukovich, il cui Partito delle Regioni, secondo gli exit poll, avrebbe ottenuto oltre il 33 per cento delle preferenze popolari. A tallonarlo non c'è la lista di riferimento di Yushchenko, Nostra Ucraina, ma il 22,7 per cento del Blocco di Yulia Timoshenko che, comunque, aveva fatto sapere di essere disposta a tutto, fuorché a un compromesso con il nemico storico. Comprensibile – continua il CORRIERE - la delusione di Yushchenko, il cui schieramento invece non aveva affatto escluso a priori un patto con l'ex avversario e ora dispone di un magro 13,5 per cento, insufficienti a garantire alla nuova, ipotetica coppia la maggioranza assoluta. Il presidente manda segnali concilianti alla corrucciata Yulia, facendole sapere di avere nostalgia dei bei tempi arancioni e di essere disposto a riprovare una convivenza, con l'aiuto dei socialisti e del loro 5,4 per cento. Le consultazioni, ha annunciato Yushchenko, inizieranno subito, fin da questa mattina. Quel che non dice, ma sa, è che le trattative vedranno i suoi uomini in posizione di debolezza rispetto alla squadra dell'agguerrita Yulia e, forse per questo, il suo portavoce esorta la controparte a non eccedere con le pretese e ‘a mettere da parte gli egoismi’. D'altra parte il fronte filooccidentale ed europeista, costretto a scegliere tra il presidente e l'oppositrice, ha largamente preferito la seconda, se i risultati finali confermeranno le tendenze dei primi scrutini. E Yulia Timoshenko, a questo punto, può alzare il prezzo”. (red)
13. Orenove/13. Benedetto XVI legge l'ultima omelia di Wojtyla
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Roma - “Papa Benedetto ha iniziato ieri a ‘fare memoria’ dell'anniversario della morte di Wojtyla (2 aprile) e l'ha fatto leggendo — durante la visita a una parrocchia romana — un brano dell'omelia che il predecessore aveva scritto per la ‘prima domenica dopo Pasqua’, alla quale non arrivò. Come sempre quando ricorda Giovanni Paolo II – scrive il CORRIERE DELLA SERA – le parole di Ratzinger sono state accolte con un grande applauso dai fedeli della parrocchia di ‘Dio Padre misericordioso’. ‘Meditando sulla misericordia del Signore e sulla Croce — ha detto Benedetto XVI — mi torna alla mente il testo che Giovanni Paolo II aveva preparato per domenica 3 aprile dell'anno scorso: nei disegni divini era scritto che egli ci lasciasse proprio alla vigilia e perciò non potè più pronunciare queste parole che mi piace ora riproporre a voi’. ‘Aveva scritto così’, ha continuato Benedetto, che poi ha letto il brano ‘preparato’ da Wojtyla: ‘All'umanità che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e apre l'animo alla speranza’. ‘In questo manoscritto che è come un testamento — ha aggiunto il papa improvvisando — siamo invitati a comprendere e accogliere la divina misericordia’. Quel testo di papa Wojtyla non era inedito: era stato letto alla folla di piazza San Pietro dall'arcivescovo Leonardo Sandri il 3 aprile, dopo la messa celebrata dal cardinale Sodano in ‘suffragio’ del papa che era morto una dozzina di ore prima. Ma da ieri sappiamo che quel testo — che si immaginava preparato dagli uffici, per un Wojtyla ormai non più in grado né di parlare né di scrivere — è stato preso da un ‘manoscritto’ papale, che dunque era stato preparato per tempo. Da ieri – continua il CORRIERE – sappiamo anche che il successore attribuisce importanza a quelle parole, tanto da vedervi una specie di ‘testamento’. In esse è lampante il movimento tipico dello spirito di Wojtyla, che amava proiettare la ‘speranza’ cristiana sullo scenario dell'umanità contemporanea descritto a tinte drammatiche, con le parole più tipiche della sua predicazione: male, paura, pace. Da segnalare che quella di ieri era la seconda visita del nuovo papa a una parrocchia romana, motivata dall'inaugurazione di una chiesa di straordinaria bellezza, opera dell'architetto americano Richard Meier, di origine ebraica. Un'opera che fa del quartiere di Tor Tre Teste una meta d'obbligo per chi ama l'architettura contemporanea. Il papa ha lodato l'‘originale struttura’ e la ‘bellezza’ dell'edificio e ha invitato i parrocchiani a mostrare ai visitatori ‘la ricchezza di una comunità viva’”. (red)
14. Orenove/14. La giornata di oggi
Roma - MILANO – Pier Ferdinado Casini, presidente della Camera, sarà oggi nel capoluogo lombardo. (Nephenta, piazza Diaz 1, alle 22) per partecipare al convegno ‘Più Mondo in Italia per competere nel mondo’, al quale prenderanno parte anche il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta e il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Matteo Colaninno (Assolombarda, via Pantano 9. Alle 17,30)
CAGLIARI – Francesco Rutelli sarà oggi in Sardegna per la sua campagna elettorale.
NAPOLI – Massimo D’Alema sarà oggi in Campania.
PERUGIA – Prodi prosegue la campagna elettorale in Umbria: alle 11,30 a San Martino in Campo (Pg), Posta dei Donini, via Deruta 43; alle 17,30 al Teatro Verdi di Terni.
ROMA – Si tiene oggi il convegno Cgil, Cisl, Uil al Cnel su ‘La riforma delle professioni. Per la qualità dei servizi e per l'occupazione’. Apertura dei lavori con Cesare Regenzi, Giuseppe Casadio, Romeo Scarpati. Partecipano il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, Pierluigi Mantini (Dl), Giovanni Battafarano (Ds), Stefano Zappalà (Fi). Conclusioni di Marigia Maulucci (Villa Lubin, alle 9,30-13,30).
ROMA - Baccini e Ciocchetti parteciperanno oggi al convegno ‘Cultura e Spettacolo’ (Teatro Euclide di Roma, p.zza Euclide, Alle 16).
ROMA – Umberto Bossi, leader della Lega Nord sarò ospite oggi di Bruno Vespa a Porta a porta, in onda alle 23 su Raiuno.
VARESE – Verrà conferita oggi la Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione a Joaquin Navarro-Valls, direttore della sala stampa Vaticana.
ROMA – Il ministro Scajola firma oggi tre contratti di programma a sostegno del sistema imprenditoriale del Mezzogiorno (Salone degli Arazzi, via Veneto 33, dalle 17).
ROMA – Missione in Brasile per rilanciare i rapporti economici fra Italie e Brasile organizzata da Confindustria, Abi e Ice. La missione risponde all'invito del presidente Lula rivolto al mondo imprenditoriale italiano in occasione dell'incontro che si è svolto in ottobre a Roma.
MILANO – Si svolge oggi un incontro con l’Ad di Parmalt Enrico Bondi (Hotel Principe di Savoia, piazza della Repubblica 17. Alle 10,45).
BELGRADO - Oggi il procuratore del Tribunale internazionale per i diritti umani Carla del Ponte è in visita ufficiale in Serbia e Montenegro.
MOSCA - Il capo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Mohamed ElBaradei sarà oggi in Russia
BRUXELLES – Si svolge oggi il Consiglio dei Trasporti, energia e telecomunicazioni. L’agenda: In agenda: ricerca di un accordo politico finale sulla patente europea, un unico formato di patente rimpiazzerà 110 modelli attuali; la sicurezza stradale e aerea, i negoziati con gli Usa per un accordo sul trasporto aereo, il sistema mondiale di navigazione satellitare Gnss e l'accordo con la Russia per la regolamentazione di pagamenti per il sorvolo della Siberia (tra le condizioni in campo per l'ingresso della Russia nell'Omc).
ISLAMABAD – Si aprono oggi nella capitale pakistana i colloqui per una cooperazione bilaterale tra India e Pakistan. (red)