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il VELINO ORENOVE edizione completa
 
 
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1. Orenove/1. Dietro le quinte
A cura di Laura Cesaretti
 
 
 
Roma - Per tutta la giornata, i dirigenti del centrosinistra fanno a gara nelle dichiarazioni pubbliche nell’accusare l’opposizione di fare ostruzionismo, impedendo il varo della Finanziaria nei tempi previsti dalla sessione di bilancio. Ma è chiaro a tutti che si tratta di una cortina fumogena, un classico gioco delle parti per coprire il vero braccio di ferro che è tutto interno alla maggioranza e al governo. Una parte del quale, in testa il ministro dei Rapporti col Parlamento Chiti, ha tentato di rallentare la deriva verso un’inevitabile fiducia, senza riuscirci: il Consiglio dei ministri è stato riunito d’urgenza ieri sera, dopo una frenetica corsa contro il tempo dei tecnici dell’Economia per mettere insieme il maxi-emendamento monstre che deve unificare i 200 articoli della Finanziaria, e ha dato via libera. Si voterà sabato. Ma lo scontro interno è tutt’altro che sopito. La pressione dei ministri e dei singoli gruppi parlamentari per inserire modifiche nella manovra (e nel testo che sarà sottoposto a fiducia) è stata frenetica per tutta la giornata, e il fatto che persino un prodiano doc come Arturo Parisi ieri sera abbia fatto diffondere un duro comunicato di protesta per i tagli alla Difesa, esprimendo “dissenso e preoccupazione” fa capire che il malumore è tutt’altro che circoscritto o sopito. “Prodi e Padoa-Schioppa vogliono la fiducia ma non ci hanno ancora fatto vedere le carte, non sappiamo cosa ci sia dentro il maxi-emendamento”, denunciavano da posizioni di primo piano del governo. Di Pietro spediva lettere infuocate ai colleghi. Bersani, Rutelli, Mussi venivano dati sul piede di guerra. E dalla maggioranza parlamentare arrivano giudizi taglienti sulla gestione di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia: la fassiniana Marina Sereni, vicecapogruppo dell’Ulivo, denuncia una carenza di “regia” nella manovra e avverte: se le richieste di modifica del Parlamento non verranno accolte nel maxi-emendamento, “voteremo naturalmente la fiducia, ma la maggioranza ne risentirà”. Un avviso chiaro al governo, che dopo la Camera dovrà affrontare i ben più rischiosi marosi del Senato. L’Udeur Fabris parla di “gestione carente” e denuncia: “Abbiamo spaventato inutilmente il paese”. Il sottosegretario ds all’Economia Grandi arriva a rimpiangere: “Dovevamo fare come Tremonti”, e gli dà ragione il relatore della Finanziaria Ventura: “Giusto: con una Finanziaria di 200 e passa articoli era il minimo che potesse succedere”. La fiducia ovviamente ci sarà, e la Camera licenzierà la manovra senza che nessuno o quasi abbia chiaro cosa contiene. Poi ci saranno le montagne russe di Palazzo Madama, un’altra fiducia e un terzo passaggio (senza modifiche stavolta, perchè l’ordine è di non passare mai due volte per il Senato) a Montecitorio. Ma poi, sussurrano in molti nell’Unione, dentro la maggioranza ci sarà una resa dei conti. Ed è assai probabile che riparta l’assalto innanzitutto al ministro dell’Economia. Prodi ieri ha fatto anticipare il testo di una sua intervista alla Bbc, nella quale ostenta grande sicurezza: il governo andrà avanti, nessuno lo farà cadere perchè “cadrebbero tutti con me”, la manovra è ottima e darà presto i suoi frutti, il paese “era addormentato” ma lui gli ha “dato la sveglia”. Ma è possibile che presto il premier si trovi a dover scegliere se sacrificare il “suo” tecnico, offrendone la testa per calmare una maggioranza in subbuglio ma accettando un commissariamento di fatto della propria linea di governo da parte dei partiti, o fargli scudo ancora una volta, correndo il rischio di scontentarla ancora di più? (lac)
 
2. Orenove/2. Prime pagine
 
 
 
Roma - IL GIORNALE – In apertura: “Tagliate le pensioni degli italiani all’estero”. Editoriale di Paolo Del Debbio: “I maghi della confusione”. Di spalla: “Bellissima 21 anni morta di fame”. A centro pagina: “Lo strappo di Fini: ‘Corano a scuola’”. A fondo pagina: “Video-scandalo in classe: sospesi per un anno”.

AVVENIRE – In apertura: “‘Raddoppiare le dosi non è la soluzione’”. Editoriale di Carlo Cardia: “Testimonianza quale risposta all’invenzione”. Di spalla: “Mezzo mondo al capezzale del Darfur”. A centro pagina: “Domani la fiducia sulla Finanziaria. Decreto fiscale, bagarre al Senato”. “Disabile picchiato nel video-choc: sospesi in quattro”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “Francia, trionfa Segolene: correrà per l’Eliseo”. A centro pagina: “Manovra, domani la fiducia”. “Dall’Unione 51 no alla Turco sulla droga: non raddoppi la dose”. “Botte a scuola, sospesi per un anno 4 studenti di Torino”. A fondo pagina: “Sarà Cannavaro il Pallone d’oro”. “La Lupa non viene dall’antica Roma”.

CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Governo, fiducia sulla Finanziaria”. Editoriale di Giovanni Sartori: “Pronta la legge, c’è già l’inganno”. A centro pagina: “Segolene trionfa, correrà per l’Eliseo”. In un riquadro: “Modella uccisa dall’anoressia”. A fondo pagina: “Video sul disabile, i 4 ragazzi sospesi per un anno”. “Fini: sì all’insegnamento del Corano a scuola”.

LA STAMPA – In apertura: “Manovra, il Polo fallisce il colpo”. Editoriale di Cesare Martinetti: “Il Pacifico pesa più dell’Atlantico”. Di spalla: “Pallone d’oro a Cannavaro”. In un riquadro: “Amato: ‘Italia impazzita? Parole sacrosante’”. A centro pagina: “Botte al disabile, sospesi per un anno”. A fondo pagina: “Mina: bau, un tuffo nel mio ultimo cd”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Bankitalia: alzare l’età pensionabile”. Editoriale di Davide Tabarelli: “Un’Italia a tutto gas (ma anche a caro prezzo)”. In un riquadro: “La vittoria di Segolene Royal alle primarie dei socialisti francesi”. Di spalla: “Medio Oriente, piano di pace di Roma, Parigi e Madrid”. A centro pagina: “Finanziaria, il Governo chiede il voto di fiducia”. “Cassa depositi e prestiti, Alfonso Iozzo indicato per la nuova presidenza”.

IL TEMPO – In apertura: “Solo Prodi non sciopera”. Editoriale di Andrea Pamparana: “Il governo lascia tutti a piedi”. “Contestato Montezemolo sul Tfr”. “Berlusconi all’attacco: ‘Con noi i delusi dell’Unione’”. A centro pagina: “Turismo, Roma ha fatto il pieno”. “Il Papa: ‘Giammai preti sposati’”.

LIBERO – In apertura: “Bossi a Prodi: quasi quasi ci sto”. A centro pagina: “Fini apre ai musulmani: insegnare il Corano a scuola”. “La Finanziaria della fiducia e dei senatori a vita”. A fondo pagina: “È l’anoressia ad uccidere, non la moda”.

L’UNITA’ – In apertura: “La destra battuta insulta i senatori a vita”. Editoriale di Furio Colombo: “La fiera delle volgarità”. In un riquadro: “Bondi lancia la manifestazione contro i soviet e Casini”. “Segolene Royal, è un trionfo. Vince al primo turno col 60 per cento”. A centro pagina: “Niente carcere per lo spinello: mezza Margherita non ci sta”. A fondo pagina: “Lo strano baco del Corriere”.

IL RIFORMISTA – In apertura: “Su Israele si affaccia l’incubo della ‘scomparsa’”. “Ancora no ai preti sposati (intanto però se ne parla)”. A centro pagina: “Il Partito democratico e il modello Segolene”. A fondo pagina: “E se un po’ d’aria pulita la mangiasse anche Giddens?”.

IL FOGLIO – In apertura: “Bush cerca di fermare la gara atomica e scaccia le tentazioni isolazioniste”. “Il governo chiede la fiducia alla Finanziaria”. “Annan presenta un piano di forza ‘ibrida’ per il Darfur”. A fondo pagina: “Morte di un genio”. (red)
 
3. Orenove/3. Finanziaria, il governo pone la fiducia
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “‘È stato inevitabile’”. Romano Prodi lo dice a tarda sera quando il Consiglio dei ministri ha già deciso di porre la fiducia sulla Finanziaria. Il comunicato di Palazzo Chigi, alla fine della riunione, spiega che la decisione è stata dettata dal ‘rispetto dei tempi previsti per l'esame del provvedimento sia da parte della Camera che del Senato’. Ma il Presidente del Consiglio è più esplicito: ‘Occorreva evitare l'esercizio provvisorio, era diventata una lotta contro il tempo’. E promette: ‘Il maxiemendamento terrà conto delle indicazioni emerse dal dibattito parlamentare, quelle che vengono dalla maggioranza come quelle che vengono dall'opposizione’. Scrive IL CORRIERE DELLA SERA: “In realtà si era capito già in mattinata che il governo era determinato a chiudere il tormentone di questi giorni (‘chiederanno o no la fiducia’) entro la giornata. Con l'Unione che addossava la colpa ‘all'ostruzionismo praticato all'opposizione’ e la Cdl che puntava il dito contro ‘le divisioni interne al centrosinistra’. La fiducia verrà posta oggi alla Camera e votata entro la giornata di sabato. La decisione, pur apparendo scontata, dati i margini ristretti dell'iter parlamentare, è stata comunque sofferta. Basta pensare che poche ore prima il presidente del Senato, Franco Marini avvertiva che ‘sarebbe una vittoria delle Camere evitare la fiducia’ e che se ci fosse stato ‘un piccolo spazio’ per il dialogo, avrebbe lavorato per ‘allargarlo’. Ma nel pomeriggio i suoi colleghi del centrosinistra sembravano ormai rassegnati. Con Francesco Rutelli che ricordava: ‘Berlusconi l'ha messa per ben 19 volte’. E Pier Ferdinando Casini che gridava all'‘esproprio del Parlamento’. Mentre la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, in qualche modo giustificava il ricorso alla fiducia: ‘Non costituirebbe una decisione destinata a salvare l'unità della coalizione, ma soprattutto a rispettare le scadenze previste dall'approvazione della legge’. I rapporti tra maggioranza e opposizione diventano comunque sempre più tesi, a pochi giorni dalla manifestazione di protesta contro il governo della Cdl (senza l'Udc). Un saggio di questa tensione si registra in mattinata al Senato, dove l'Unione può contare su margini di vantaggio molto ridotti. Il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto fiscale e sulla sospensiva passa senza problemi, prima 160 contro 154, poi 161 contro 154. I voti dei senatori a vita non risultano quindi decisivi, ma la Cdl scatena un nuovo attacco contro di loro. Francesco Storace, di An, urla: ‘Vergogna’. E parte un coro dai banchi del centrodestra diretto a Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scalfaro, cioè i 5 senatori a vita che avevano votato con la maggioranza. Questa volta le critiche si rivolgono soprattutto a Ciampi. Il capogruppo della Lega Roberto Castelli parla di ‘contraddizioni’ tra le bocciature ad alcuni provvedimenti legislativi operati dall'ex Governatore di Bankitalia quando era Presidente della Repubblica ed il suo comportamento odierno. Ciò facendo provoca una sollevazione del centrosinistra. A difendere Ciampi scende in campo anche Francesco Cossiga che, pur contrario al voto dei senatori a vita su argomenti così importanti come la Finanziaria e la fiducia (e applaudito da Berlusconi per questo), spiega che ‘fino a quando sarà in vigore l'attuale legge diritti e doveri sono gli stessi di tutti i senatori’. Lo scontro si indurisce. Il leghista Calderoli arriva a urlare: ‘Allora vengano a lavorare in commissione’. E tre dell'Ulivo (Finocchiaro, Zanda e Latorre) scrivono una lettera ‘riparatrice’ esprimendo il loro ‘rammarico’ per ‘il processo’ a cui sono stati sottoposti ex presidenti e premi Nobel. Sergio De Gregorio questa volta ha votato con la Cdl (aveva fatto il contrario due giorni fa) mentre l'indipendente Luigi Pallaro è rimasto fedele al centrosinistra. Nella Cdl non hanno invece partecipato Sandro Biondi (in infermeria per un prelievo), Laura Allegrini (anche se An non conferma) e il leghista Giuseppe Leoni, che è stato visto in barbieria al momento del voto”. (red)
 
4. Orenove/4. Governo, fiducia per Prodi sotto quota 50
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Il governo continua a perdere consensi. Le nuove misure della Finanziaria presentate e poi ritirate, le polemiche interne alla maggioranza, l´incertezza legata ai numeri del Senato hanno finito col pesare sul tasso di fiducia di cui l´esecutivo gode presso l´elettorato. Scrive LA REPUBBLICA: “Prodi, pur gradito più del suo esecutivo, ha perso dodici punti rispetto a luglio. E il 46 per cento dell´ultimo rilevamento costituisce il picco negativo (tre in meno rispetto a un mese fa). Mentre nella sua squadra, i ministri legati più degli altri ai destini della Finanziaria vedono crollare la loro popolarità, dal super ministro dell´Economia, Padoa-Schioppa, al responsabile del Lavoro, Damiano. L´ultimo sondaggio della Ipr marketing per Repubblica, che segue quello già non positivo per il governo di un mese fa, è stato realizzato il 13 novembre attraverso mille interviste. Per la prima volta, coloro che dichiarano di avere ‘poca o nessuna fiducia’ in Prodi superano (50 per cento) coloro che al contrario ne esprimono ‘molta o abbastanza’ (46 per cento). Ma bisogna scendere ancora di qualche gradino per raggiungere il tasso di consenso del governo, ridotto al 43 per cento, due punti in meno rispetto a ottobre e venti rispetto a luglio. Il 55 per cento di fiducia nell´esecutivo ne nutre ‘poca o nessuna’. E se D´Alema può ritenersi soddisfatto del 66 per cento di consensi e Amato del 61 per cento, in fondo alla classifica compaiono Damiano col 43, Santagata col 45 e Padoa-Schioppa col 46. E i partiti? I Ds godono del tasso di fiducia più alto (il 49 per cento), seguiti da An e Forza Italia col 45, la Margherita col 40 e l´Udc col 36. Fin qui i numeri. Che offrono alla Cdl il prevedibile assist per sostenere - come fa la forzista Bertolini - che ‘prosegue la caduta libera di Prodi, sempre più solo: gli italiani lo hanno abbandonato’. Numeri che destano una comprensibile preoccupazione tra i ranghi del governo e della maggioranza. A differenza che un mese fa, da Palazzo Chigi non si ha alcuna voglia di commentare. ‘Non ne so niente, non ho letto, sono stato troppo impegnato’ taglia corto il ministro prodiano per l´attuazione del programma, Giulio Santagata(…)”. (red)
 
5. Orenove/5. Bossi e l'Unione: Solo se c'è anche Berlusconi
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - “‘La Lega può allearsi con il centrosinistra solo a una condizione: che lo faccia anche Berlusconi. Insomma, è un’ipotesi percorribile soltanto se si arriva a un governo di larghe intese’. Umberto Bossi taglia corto. Secondo il GIORNALE l’eventualità di un appoggio ‘esterno’ del Carroccio al governo Prodi in cambio di provvedimenti ad hoc per la Padania o del federalismo fiscale non pare percorribile. “Perché la diffidenza verso l’esecutivo e la maggioranza resta tutta. ‘Con questa Finanziaria – ripete il senatur ai suoi già da qualche giorno - stanno massacrando il Nord. Mi chiedo come si possa pensare che la Lega li sostenga’. Altra cosa, invece, è la partita delle larghe intese. Dalla quale - confida Bossi - ‘non ho alcuna intenzione di essere escluso’. Così, all’apertura dell’eurodeputato Francesco Speroni (che intervistato in mattinata da Affaritaliani.it non esclude l’appoggio esterno), seguono una dopo l’altra le prese di distanza dei colonnelli della Lega. (…) E pure Roberto Maroni, una sorta di ‘ambasciatore istituzionale’ del Carroccio presso il centrosinistra, non ha esitazioni. ‘Non c’è alcuna disponibilità - spiega il capogruppo alla Camera - a un appoggio esterno al governo Prodi e a questa maggioranza. Teniamo distinti i due piani: l’azione di governo da possibili future ipotesi di riforme’. Bossi, invece, non entra nel merito della questione e, per dirlo con una sua metafora, rimane ‘alla finestra’. Perché è vero che qualche giorno fa un allungo verso il centrosinistra l’aveva fatto lui stesso dai microfoni di TelePadania e ancora ieri sulla prima pagina della Padania campeggiava una sua dichiarazione aperturista (‘trattare con l’esecutivo sarà il prossimo passo’). Ma una cosa è ‘rimettere la Lega al centro della scena politica’, altra è ‘lanciarsi in impensabili ipotesi di appoggio a un governo che sta affondando il Nord’. Una scelta che - ripete il Senatùr - ‘neanche i nostri elettori più critici capirebbero’. Insomma, il leader del Carroccio sta seguendo abilmente un doppio binario. Che da una parte prevede di far rientrare la Lega nel dibattito politico e legittimare un suo ruolo attivo nel caso di larghe intese. Di qui l’accelerazione degli ultimi giorni nel dialogo con il centrosinistra, tappa fondamentale per poter proporre un patto sulle riforme o sul federalismo in un eventuale dopo-Prodi. Altrimenti - spiega Bossi - ‘rischiamo di restare tagliati fuori, noi da una parte e la sinistra radicale dall’altra’. Il secondo obiettivo del Senatùr, invece, guarda soprattutto al partito, dove da mesi monta una certa insofferenza verso una linea politica considerata ‘troppo appiattita su Berlusconi’ e ‘poco movimentista’. Mal di pancia di cui è ben conscio anche Berlusconi. ‘La Lega - spiega il Cavaliere davanti ai coordinatori regionali azzurri riuniti a Palazzo Grazioli - attraversa un momento difficile perché è alle prese con qualche fibrillazione interna. Sulla lealtà di Umberto, però, non ho alcun dubbio’. Ed è proprio con le ultime mosse che il Senatùr è riuscito a riaccendere il motore del partito e sedare qualche sbuffo, come dimostra il fiume di dichiarazioni (dal ministro delle Riforme Chiti al leader Udc Casini) che ieri alimentava il dibattito sull’eventuale sostegno del Carroccio al governo. Insomma, come spiega uno dei dirigenti più critici, ‘finalmente siamo tornati al centro della scena’. Sempre sul fronte interno, poi, si lavora sul congresso di gennaio della Lega Lombarda. Giorgetti, infatti, nonostante abbia in mano la maggioranza dei delegati sembra davvero deciso a non ricandidarsi e avrebbe intenzione di indicare un giovane di sua fiducia. Si lavora pure sul congresso federale che potrebbe tenersi a primavera. E se è praticamente certa la rielezione di Bossi è pure molto probabile che venga istituita la figura di vicesegretario federale (magari proprio lo stesso Giorgetti)”. (red)
 
6. Orenove/6. Cannabis, i teodem scrivono alla Turco
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Si sfrangia la Margherita sul decreto che ha raddoppiato la dose di cannabis per uso personale. (…) Ieri – scrive IL CORRIERE DELLA SERA - 51 parlamentari Ulivo di Camera e Senato hanno scritto a Livia Turco chiedendo un confronto ‘vero e approfondito, finalizzato a riesaminare il provvedimento’. Firmato l'ala più cattolica dei dl, inclusi naturalmente i teodem capeggiati da Paola Binetti, un paio di esponenti ds e qualcuno del gruppo misto. Ringraziano invece il ministro della Salute Roberto Giachetti e Enzo Bianco criticando quanti all'interno del partito hanno fatto passare la loro opinione come ‘maggioritaria o prevalente’. L'opposizione ne approfitta per rilevare le divisioni e prendere nuovo slancio per affondare il decreto sulla droga, con Alfredo Mantovano, An, che condivide l'iniziativa: ‘Il miglior rimedio all'improvvido tentativo di aggirare la legge in vigore’. E lei, la titolare di uno dei dicasteri più faticosi di ogni governo, non si tira indietro, accetta lo scambio: ‘Sono disponibile ad un dialogo permanente con voi e con tutti i parlamentari dell'Unione. Illustrerò le iniziative che sto preparando per portare avanti una politica di prevenzione e contrasto alle tossicodipendenze’. E' sostenuta da Paolo Ferrero, Solidarietà sociale, che prospetta ai dissidenti un incontro per una ‘discussione seria e approfondita’. Nella lettera il confronto viene visto come la strada ‘per arrivare ad un compromesso virtuoso che permetta di condividere una linea di condotta e offrire risposte a tutti i soggetti coinvolti’. ‘Non è stato saggio e prudente - concludono, riprendendo il pensiero di Castagnetti - emanare un provvedimento di tale portata che richiede di essere discusso, con ampia consultazione delle parti sociali’. Sottoscrivono tra gli altri Luigi Bobba, Emanuela Baio, Enzo Carra, Dorina Bianchi, Renzo Lusetti, Donato Mosella. (…) Ma sotto il coperchio della pentola diellina c'è altro. Ci sono anche botta e risposta a due voci. Con Roberto Giachetti a difendere l'anima pluralista del partito e la Binetti a rivendicare il diritto di esprimere le proprie opinioni (‘ribadiscono il mio no al carcere, ma anche al raddoppio di cannabis’). Scrive Giachetti nel suo sito: ‘E' arrivato il momento che nel rispetto della natura e la missione della Margherita ci si faccia carico di rispettarne la vocazione avendo cura di non rappresentare le proprie opinioni personali per farle percepire come linea prevalente’”.

Tra gli scontenti per le decisioni sulla cannabis, c'è il Forum delle associazioni familiari: "Lo Stato si lava le mani di un dramma sociale devastante". Scrive l'AVVENIRE: “Il ministro Turco – recita una nota del Forum – lascia le famiglie amaramente sole davanti al dramma della tossicodipendenza”. La sua decisione “lascia profondamente interdetti” innanzi tutto “per la quantificazione” e poi “per le modalità: nessuna consultazione preliminare, nessun dibattito, nessun approfondimento” e “la sollevazione praticamente plebiscitaria delle comunità terapeutiche che la dice lunga sul consenso degli ‘addetti ai lavori’”. Intanto l’ex ministro per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, chiede “a nome del gruppo di Forza Italia, che il ministro Turco venga a riferire urgentemente in aula(…)”. (red)
 
7. Orenove/7. Ricercatori in piazza, ma il governo non si ferma
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Non si ferma la protesta di professori e ricercatori che oggi scioperano e scendono in piazza. Ma a preoccupare IL GIORNALE è il fatto che “con una semplice circolare si potrà chiudere l’Agenzia spaziale, l’Istituto di fisica nucleare o un qualsiasi altro ente di ricerca pubblico. Il grido d’allarme questa volta riguarda il decreto fiscale collegato alla Finanziaria attualmente in votazione al Senato. Proprio ieri l’aula di Palazzo Madama ha bocciato la pregiudiziale di costituzionalità sul decreto dando il via libera alla discussione. Ma nelle pieghe di quel provvedimento, all’articolo 2, si trovano tre commi sulla delegificazione degli enti che rappresentano un vero e proprio attentato all’autonomia di quegli istituti e possono compromettere la loro stessa sopravvivenza. In sostanza con un semplice regolamento si potrà decidere di istituire, accorpare o chiudere gli enti. Senza bisogno di sentire il Parlamento. A denunciare la manifesta violazione dell’articolo 33 della Costituzione è il Cun, il Consiglio universitario nazionale, ovvero l’organo di rappresentanza delle autonomie universitarie dipendente dal ministero. (…) E non c’è soltanto il Cun a giudicare quei commi incostituzionali visto che lo stesso parere è stato dato dalla commissione Affari costituzionali e da quella Cultura del Senato oltre che dall’ufficio tecnico di Palazzo Madama. L’opposizione non resta con le mani in mano e ha già messo a punto due proposte. Una minimalista ma che eviterebbe il ritorno alla Camera: un ordine del giorno firmato dagli azzurri Guido Possa e Gaetano Quagliariello che chiede di esonerare dalla delegificazione gli enti tutelati dalla Costituzione. L’altra avanzata dal Giuseppe Valditara che, con un emendamento, chiede di cancellare i tre commi. Se fosse approvata però il decreto dovrebbe tornare alla Camera”. (red)
 
8. Orenove/8. Fini apre al Corano nelle scuole
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - E se un bambino musulmano volesse studiare il Corano a scuola? “‘Penso — dice Gianfranco Fini — che avrebbe tutto il diritto di farlo, come materia facoltativa’”. È la frase chiave di un'intervista del presidente di An a Panorama, in edicola questa mattina. Scrive IL CORRIERE DELLA SERA: “Fini raccoglie consensi nel suo partito e nel centrosinistra. Freddezza fra gli alleati del centrodestra, con l'eccezione, significativa, di Rocco Buttiglione. Fini precisa: ‘Abbiamo bisogno di immigrati, che sono un'opportunità, non un rischio. Integrazione vuol dire innanzitutto garantire agli immigrati dei diritti, il diritto di credere nel loro Dio e di professare il loro culto. Al tempo stesso, si deve pretendere che accettino la nostra cultura e adempiano precisi doveri’. Quali valori devono rispettare gli immigrati in Italia? ‘Quello della separazione tra la sfera religiosa e la sfera pubblica’. Nuovo strappo dopo quelli sul referendum sulla fecondazione, sui Pacs, sul voto agli immigrati? No, stavolta, in An la maggioranza sapeva, anzi: ‘Se ne era discusso qualche giorno fa al "Forum delle idee", convegno di intellettuali di area’, testimonia Ignazio la Russa. Spiega Andrea Ronchi, portavoce di An: ‘Le dichiarazioni a Panorama vanno intese all'interno della nostra linea per l'integrazione degli immigrati regolari. Linea che passa attraverso la battaglia contro le scuole coraniche di Milano e per la reciprocità di diritti e doveri, anche nei Paesi musulmani. Quindi, sì al Corano per i bimbi musulmani che lo richiedano, ma rigorosamente nelle scuole italiane’. Spiega Ronchi che la proposta è anche un messaggio agli islamici moderati: ‘Battete un colpo, dateci una mano. La reciprocità non è un ricatto, andremo avanti lo stesso. Ma vinciamo insieme la battaglia contro il fondamentalismo’”. (red)
 
9. Orenove/9. Lavoro, l'allarme della vedova Biagi
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Quattro anni e mezzo non sono bastati. Il dibattito sul mercato del lavoro sta di nuovo “degenerando”, ancora inquinato da un conflitto “sterile, esacerbato”, e soprattutto “estremamente pericoloso, come purtroppo ben sappiamo”. Chi potrebbe saperlo meglio di Marina Orlandi, vedova di Marco Biagi, assassinato dalle Brigate rosse il 19 marzo del 2002 proprio perché si trovava in uno degli snodi più esposti di quello scontro. Scrive LA REPUBBLICA: “Ogni giorno – afferma Orlandi – ci troviamo, in materia di lavoro, di fronte a una conflittualità esacerbata, che porta ad una degenerazione del dibattito che non è solo sterile ma, come purtroppo ben sappiamo, anche estremamente pericolosa”. Se sono stati alcuni dei toni e delle parole risuonati nel recente corteo contro il precariato a riportare indietro le emozioni di Marina Biagi, lei non dice, anche se è verosimile. Preferisce guardare avanti, e sperare che proprio la Fondazione Biagi sia il luogo della decompressione delle tensioni, “un luogo in cui si privilegiano il dialogo e il confronto costruttivo, lo studio approfondito e senza pregiudizi”. (…)Dal palco del tecnologico auditorium dove ogni poltrona è cablata, l´ex sottosegretario Gianni Letta fa suoi i timori della vedova Biagi: “Troppa asprezza nelle discussioni degli ultimi mesi sulla Legge Biagi, troppe evocazioni improprie del suo nome”. Di fianco a lui c´è il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che del corteo di Roma è stato un bersaglio polemico. Non ama riparlarne, però: “Bisogna smettere di caricare questi temi di troppe simbologie”, perché è di simboli che si nutre “l´afasia intellettuale di cui è figlio il terrorismo”. Nega di voler “abrogare” la legge Biagi, semmai “modificarla” o meglio “completarla” equilibrando “competitività e garanzie, flessibilità buona e nuovi diritti”. Del resto, anche nel santuario accademico dell´eredità di Biagi, l´ipotesi di modificare la legge che porta il suo nome non sembra un tabù: “La legge Biagi”, garantisce il professor Tiraboschi, “non morirà mai, perché è vivo il suo spirito, al di là delle riforme di questa o quella sua norma”. (red)
 
10. Orenove/10. Forza armate, il risiko che ridisegnerà i vertici
Assolutamente da non perdere
 
 
 
Roma - Una vera e propria decapitazione e rinnovamento per l'intera struttura delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e dell'intelligence: questa è la strategia che il governo sta attuando. Scrive il GIORNALE: “Si vuole un cambio della guardia generalizzato ed immediato, legato alla volontà di piazzare uomini fidati o meno indipendenti in ogni casella che conta, e poco importa se ciò può creare o problemi operativi oppure se gli uomini attualmente in servizio sono particolarmente abili e brillanti. Un primo assaggio c'è già stato, con la scelta di designare consigliere militare del presidente della Repubblica il generale Rolando Mosca Moschini, ripescato quando era destinato ad un’onorevole pensione, a 67 anni e mezzo. Per non parlare del fatto che l'ufficiale è un generale a quattro stelle che è andato ad occupare un posto... da tre stelle, creando uno sconquasso. Mosca Moschini è amico e compagno di gite in bicicletta del presidente del Consiglio Romano Prodi ed è legato al ‘clan dei nunziatelli’ che comprende anche il ministro della Difesa Arturo Parisi e il suo consigliere per la politica militare, generale Giuseppe Cucchi. Cucchi è in corsa per un posto di rilievo nell'intelligence, difficilmente il Sismi, più facilmente il Cesis. Ormai il destino di Nicolò Pollari, attuale capo del Sismi, pare infatti segnato e i suoi nemici nel governo vorrebbero anche negargli un’uscita di scena dignitosa. Nella rosa di candidati a sostituire Pollari è entrato improvvisamente anche l'attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola che in realtà non ha alcun motivo di lasciare il suo incarico, visto che ha ancora diversi anni di attività prima di lasciare l'uniforme. Di Paola si è rivelato uno dei migliori capi di Stato maggiore degli ultimi decenni. Ma a quanto pare l'ufficiale non legherebbe con il ministro della Difesa. Un ottimo motivo per rimpiazzarlo. Anche se questa manovra sembra essere rientrata, più che altro perché la maggioranza non riesce a trovare un accordo, è sempre più probabile che un altro alto ufficiale, il generale Gianni Botondi, possa lasciare l'incarico di Segretario generale degli armamenti, la seconda carica militare italiana, per approdare alla Guardia di Finanza, dove il ministro Visco non pare in sintonia con l'attuale comandante, generale Roberto Speciale. In alternativa Botondi, a suo tempo capo dell'ufficio di Mosca Moschini, potrebbe andare al posto di Di Paola allo Stato Maggiore Difesa. E non è finita. Il prossimo anno infatti ci sarà da rinnovare il vertice dell'Esercito, mentre non ci sarebbero novità in vista per Marina, Aeronautica e Carabinieri, dove recentemente ci sono stati importanti avvicendamenti”.

"Intanto il governo apre al dialogo con le Forze dell'Ordine, per i tagli alla Finanziaria pari a oltre 160 milioni di euro che andranno a toccare le casse di carabinieri e poliziotti. Un coro di polemiche - scrive IL TEMPO - a cui si è unito anche il ministro della Difesa Arturo Parisi, che ha espresso il proprio 'dissenso e preoccupazione' per il sistema-sicurezza" (red)
 
11. Orenove/11. Cassazione, stop alla nomina del presidente
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Roma - La bufera è scoppiata martedì quando al Csm hanno fatto i conti: il giudice Vincenzo Carbone, il candidato selezionato da tempo per la prestigiosa poltrona di primo presidente della Cassazione, improvvisamente non aveva più i numeri per essere eletto. Scrive IL CORRIERE DELLA SERA: "L'indomani, mercoledì, se si fosse votato in plenum come previsto alla presenza del capo dello Stato, il risultato sarebbe stato quello di una clamorosa bocciatura: un vero e proprio stop alla nomina perché dalla Procura generale era arrivata la sentenza che, pur 'assolvendo' Carbone, metteva nero su bianco il fatto che lui ha insegnato all'Università di Napoli senza la prevista autorizzazione del Csm. Una piccola macchia neanche di natura disciplinare che ora rischia di essere il pretesto legittimo per riaprire il concorso per il vertice della Suprema Corte di Cassazione. E così, con una procedura senza precedenti, il Consiglio superiore della magistratura ha sconvocato la solenne seduta del plenum alla quale avrebbe dovuto partecipare, nella sua qualità di presidente del Csm, anche Giorgio Napolitano. Tutto rinviato perché le componenti togate del Csm (hanno votato contro il rinvio solo i laici della Cdl) avevano chiesto di rinviare la pratica Carbone in V commissione davanti alla quale l'aspirante primo presidente della Cassazione, destinato a subentrare al leggendario Nicola Marvulli, dovrà fornire molte spiegazioni. Quella del giudice Carbone sembrava un'ascesa quasi naturale. Presidente di sezione, presidente aggiunto della Corte nell'era Marvulli (con il quale non ha sempre avuto rapporti distesi) e, infine, con il plauso generale, candidato da record che ha sbaragliato tutti i concorrenti nell'ultima partita. Poi però, il 27 settembre, a Palazzo dei Marescialli arriva una lettera anonima in cui si sostiene che Carbone, nonostante l'assoluzione in sede disciplinare avvenuta nel 2004, che pure rappresentava un avvertimento, aveva continuato a insegnare senza la prescritta autorizzazione all'università di Napoli. A quel punto il Pg della Cassazione, come previsto dal decreto Mastella, apriva e subito archiviava un fascicolo. Ma nella motivazione il Pg riportava per filo e per segno tutta la storia. E ora il giudice Carbone dovrà tornare davanti alla V commissione presieduta da Vincenzo Siniscalchi". (red)
 
12. Orenove/12. Entrate boom, per Bankitalia è merito di Tremonti
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Roma - Il GIORNALE oggi si chiede se sia “l’effetto V. (Visco) ad aver prodotto l’aumento delle entrate fiscali 2007, come dice il governo. Oppure, come sostiene l’opposizione, è stato l’effetto T. (Tremonti)? A chi va il merito dei 29 miliardi e 400 milioni di euro incassati in più dall’Erario nei primi dieci mesi di quest’anno? Il Bollettino economico di Bankitalia ci aiuta a capirlo. Reddito d’impresa. Parte della crescita deriva dalle misure di inasprimento permanente del prelievo sul redditi d’impresa (con effetti su Ires e Irpef) e su giochi e commesse, contenute nella manovra 2006. Maggiore gettito: 3 miliardi. Effetto T. Imposte ‘una tantum’. Un ulteriore aumento è dovuto a misure con effetti transitori della manovra 2006, come la riapertura dei termini per il versamento di imposte una tantum degli anni precedenti. Dall’imposta sulla rivalutazione dei beni aziendali sono arrivati 4,3 miliardi, contro 700 milioni nel 2005. Maggiore gettito: 4 miliardi. Effetto T. Irpef e contratti. Il gettito dell’Irpef è cresciuto del 7,2 per cento, trainato dalle ritenute sul lavoro dipendente (+7,8 per cento per 6,4 miliardi di euro). L’Irpef versata in autotassazione, corrisposta da autonomi e piccole imprese, è cresciuta solo dell’1,6 per cento. Gli aumenti, anche arretrati, dei contratti e il conseguente prelievo sono causa del fenomeno. Maggiore gettito: 7,5 miliardi. Effetto D.F. (drenaggio fiscale). Ires, aumenta la base. L’imposta sui redditi delle società è cresciuta del 19,6 per cento. Un aumento che risente delle misure per ampliare la base imponibile contenute nella manovra 2006, misure che secondo Bankitalia hanno avuto effetto. Maggiore gettito: 3,5 miliardi. Effetto T. Attività finanziarie. Il gettito del complesso delle imposte sostitutive sulle attività finanziarie è cresciuto del 38,6 per cento. Il buon andamento dei corsi azionari 2005 e il ridimensionarsi dei crediti d’imposta hanno contribuito al risultato. Maggiore gettito: 3 miliardi. Effetto M. (mercato). Iva ok col caro greggio. L’Iva è aumentata dell’8,9 per cento, con un picco del 19 per cento sulle importazioni dai Paesi extra Ue, riflettendo l’aumento del prezzo del petrolio. Maggiore gettito: 6,9 miliardi. Effetto P. (petrolio)”. (red)
 
13. Orenove/13. Grandi opere, il governo taglia 150 miliardi
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Roma - Dal ‘progettificio generale’ della legge Obiettivo Berlusconi-Lunardi (220 grandi opere avviate e risorse quasi a zero) ad un ‘master plan’ da 50-60 miliardi di euro. Dopo aver girato in lungo ed in largo tutta l’Italia il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha presentato ieri il suo elenco delle ‘priorità infrastrutturali’. Un documento di 130 pagine, condiviso dalle Regioni, che oggi verrà consegnato alla presidenza del Consiglio, ai ministri ed al Parlamento. Rispetto alla Legge obiettivo, che ‘salvo deroghe finché è vigente sarà applicata’, c’è un taglio di circa 150 miliardi di euro, ma nel lungo periodo ‘tutto il piano va realizzato’. La previsione è di investire in media circa 10 miliardi l’anno nei 5 anni di legislatura. ‘Dieci miliardi, ma come minimo’. (…) Nel piano di azione del ministero c'è per altro la possibilità per le Regioni di lavorare insieme allo Stato nel ruolo di concedenti e l'utilizzo degli extra-profitti delle concessionarie per investimenti nel territorio. ‘Tutti i ricavi che non debbono essere destinati alla spesa corrente - ha precisato Di Pietro - devono essere reinvestiti per le infrastrutture, le stesse del luogo nel quale sono stati realizzati gli extraprofitti’. L’elenco dei lavori è come sempre sterminato, più lungo di quello ereditato dal precedente governo, ‘perché ci sono lavori che non si possono non fare’. La ‘novità’ è il criterio con il quale si procederà: come prima cosa si dovranno completare le opere già iniziate (interventi accessori compresi), quindi toccherà ai lavori già appaltati e poi si penserà ai nuovi progetti. (…) Altra novità riguarda l’Alta velocità Napoli-Bari con la firma prevista per lunedì a Foggia dell’accordo di programma che da il via alla progettazione preliminare. (…) Poco prima di vedere la stampa ieri Di Pietro ha incontrato a palazzo Chigi i rappresentanti delle Regioni del Nord, che hanno presentato al ministro il loro elenco di opere ‘irrinunciabili’: su tutte la Tav, l’organizzazione di un sistema aeroportuale-territoriale del Nord incentrato principalmente sull’hub di Malpensa e lo sviluppo della rete autostradale. ‘Tutti progetti ricompresi nel nostro piano - ha assicurato Di Pietro - perchè è questo il modo in cui intendiamo procedere: condividendo i progetti con le Regioni’. Non ‘promesse di tipo elettorale’ ma ‘cose da fare subito e altre da realizzare nel tempo perché deve essere ben chiaro che l’erba voglio deve sempre fare i conti con la situazione di cassa’". (red)
 
14. Orenove/14. Bell, si riapre il caso della maxi-evasione
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Roma - “Si riapre il caso Telecom Bell e l´indagine sulla presunta evasione fiscale da 680 milioni di euro da parte di Emilio Gnutti e degli altri soci della società lussemburghese. L´ufficio dei giudici per le indagini preliminari – scrive LA REPUBBLICA – ha restituito alla procura gli atti dell´inchiesta relativa alla ‘maxievasione fiscale’ insieme con la richiesta di archiviazione di cui i pm Maria Letizia Mannella e Carlo Nocerino avevano chiesto la revoca. Il fascicolo adesso è di nuovo sul tavolo dei magistrati. Situazione si è completamente ribaltata rispetto a un anno fa, grazie a «nuovi elementi», dicono gli inquirenti. L´accusa vuole arrivare al processo in tempi brevi, brevissimi. Sembra molto probabile l´ipotesi della citazione diretta a giudizio, saltando il filtro dell´udienza preliminare dal momento che il reato ipotizzato lo consente. I termini delle indagini sono ampiamente scaduti e i pm possono esclusivamente utilizzare le novità emerse da altre inchieste su Emilio Gnutti, presumibilmente quelle riguardanti le scalate bancarie del 2005, per riformulare conclusioni diverse da quelle presentate in passato. Secondo indiscrezioni la chiusura delle indagini potrebbe arrivare entro la fine dell´anno, proprio per recuperare il tempo perso. Così, a sorpresa, un´indagine arrivata al punto morto della richiesta di archiviazione riprende vita: grazie all´insolito strumento della revoca formulata dall´accusa. L´inchiesta era nata in seguito al passaggio di mano della proprietà di Telecom avvenuta nell´estate del 2001. A vendere era stata la finanziaria lussemburghese Bell che a fronte del trasferimento del 23,5 per cento del capitale Olivetti incassò fino a 6,5 miliardi di euro da Pirelli e Edizione Holding le quali per l´occasione costituirono la scatola finanziaria Olimpia. L´ipotesi accusatoria venne però smontata dai periti nominati dalla stessa procura che certificarono come la Bell fosse a tutti gli effetti una società lussemburghese e dunque non obbligata a pagare le tasse al fisco italiano. Un parere – continua LA REPUBBLICA – supportato anche dall´Agenzia delle Entrate e dai tributaristi dell´ex studio Tremonti che aveva portato i pm a formulare la richiesta d´archiviazione. Gli stessi periti, peraltro, non sono mai stati pagati per decisione della procura perché non avrebbero risposto al quesito principale sull´ammontare della somma evasa e un loro ricorso in merito era stato rigettato dal Tribunale. Difficile immaginare quali elementi nuovi siano stati individuati dagli inquirenti per giustificare un tale cambiamento di rotta. È indubbio, d´altronde, che le inchieste che ruotano intorno alla Telecom sono ormai diverse. C´è quella sui dossier illegali condotta dai pm Napoleone, Civardi e Piacente, c´è l´indagine per presunto aggiotaggio aperta contro ignoti da Francesco Greco, Carlo Nocerino e Laura Pedio e quest´ultima riguardante la Bell riesumata da Nocerino e Mannella. È dunque possibile che i magistrati stiano in qualche modo incrociando le informazioni raccolte su più fronti per cercare di fare luce su alcuni passaggi delicati della Telecom privatizzata. A parte la scalata effettuata nell´ormai lontano 1999 da Roberto Colaninno e dai bresciani raggruppati nella Hopa, il passaggio più delicato ha riguardato proprio l´enorme prezzo (4,17 euro per le allora azioni Olivetti) pagato da Marco Tronchetti Provera nell´estate del 2001 per aggiudicarsi il controllo della società telefonica. Un´inchiesta della polizia valutaria fece luce anche sui passaggi tecnici di quel trasferimento di azioni evidenziando i premi che in quell´occasione finirono nelle tasche di Colaninno e Gnutti. Alla luce di quegli elementi Tronchetti Provera passò alle vie legali affidando la pratica a Guido Rossi”. (red)
 
15. Orenove/15. Gas, il piano italiano contro l'emeregenza
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Roma - La Commissione europea ha chiesto informazioni alle autorità italiane sugli effetti dell´accordo Eni-Gazprom, siglato martedì. Scrive LA REPUBBLICA: Il commissario per l´energia Andris Piebalgs “segue con molta attenzione” la vicenda, che riguarda “un´importantissima azienda italiana energetica e Gazprom”. A chi tratta con il colosso russo, a Bruxelles, chiederebbero pure gli scontrini del bar, visti i rapporti con Vladimir Putin e le scintille dell´ultimo Ecofin finlandese. E perfino la Nato ha messo in guardia i sodali dell´alleanza atlantica contro il rischio di subire un cartello dei produttori di gas. Tra i quali non si trova la Svizzera, ma diversi paesi dalla stabilità democratica poco rodata: oltre alla Russia, Algeria, Qatar, Libia, Iran. Eppure per l´Italia ci sono poche alternative, visto che siamo il paese più dipendente al mondo dal metano: ne usiamo 90 miliardi di metri cubi l´anno, in gran parte importati al fine di produrre elettricità, che deriva per il 60 per cento dalle centrali termoelettriche a gas. I consumi – e i prezzi – sono in ascesa e lo saranno per 15 anni almeno, e i fornitori base sono Russia e Algeria, che vendono all´Italia circa metà dello stock. Non si esce, almeno nel breve termine, da questo orizzonte. Per questo – oltre che per scansare eventuali bis dell´inverno scorso, quando l´Italia subì i tagli di fornitura legati alla crisi russo-ucraina – il mondo del gas è tutto un fremito di accordi, intese, progetti. Gli operatori grandi corteggiano i grandi produttori, si attrezzano per costruire nuovi gasdotti e si candidano agli impianti rigassificatori, che in seguito alla penuria dello scorso inverno si sono fatti largo nel dibattito tra istituzioni, imprese e politica. Ma che per ora restano sulla carta, a parte quello di Rovigo. Più che a un mercato, c´è il rischio che i pesci grossi (siano venditori o distributori) diano vita a un oligopolio, con dubbi vantaggi per l´utente finale. Ma tant´è: i tempi sono confusi, il vento protezionista soffia ancora e la paura dei ‘cattivi’ che siedono sopra montagne di gas non é solo un alibi per allungare le rendite. Quello firmato dall´Eni a Mosca – che a ore sarà ‘replicato’ da un patto pluriennale tra Gazprom e Gaz de France – è il tipico accordo tra giganti. Le certezze sono due: l´Eni fino al 2035 – continua LA REPUBBLICA – avrà i suoi 28 miliardi di metri cubi di gas, senza aumenti di prezzo rispetto ai contratti attuali; il braccio economico del Cremlino si terrà 3 miliardi del quantitativo da commerciare direttamente in Italia, per cogliere tutto il valore aggiunto. Al 2010, Gazprom potrebbe estendere oltre i 10 miliardi lo stock di gas venduto alle imprese italiane, sfruttando l´ampliamento del tubo Tag, che porta la merce a Tarvisio ed è proprietà dell´Eni. Per ottemperare alle richieste dell´Antitrust, la portata di quel gasdotto si amplierà di 6,4 miliardi, e tutto lascia presagire che i russi, per ragioni di stazza e per essere il partner numero uno dell´Eni, sbaraglieranno la concorrenza di operatori e intermediari minori”. (red)
 
16. Orenove/16. MO, no di Israele a piano di Italia/Spagna/Francia
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Roma - Francia, Spagna, Italia stanno lavorando per una ‘soluzione congiunta’ del conflitto fra israeliani e palestinesi. Scrive LA REPUBBLICA: “Jacques Chirac lancia la notizia in terra spagnola, a Girona, al vertice bilaterale con Josè Luis Rodriguez Zapatero. Lo fa con un´enfasi che da Roma mostrano subito, con tatto diplomatico, di non condividere. Romano Prodi in un comunicato parla di ‘azione più vasta’, dice che i due leader gli hanno telefonato ieri mattina, lo hanno ‘voluto consultare’ ed ‘esaminare’ con lui la situazione. Palazzo Chigi, la Farnesina condividono la volontà di mettere in piedi un´azione di pace, ma non l´accelerazione del presidente francese e del primo ministro spagnolo. Chiamano - come fa Zapatero - non solo ad un rapporto con Germania, Gran Bretagna, nel quadro dell´Unione europeo. Avvisano che nulla si può davvero ottenere senza coinvolgere Israele, da sempre contrarissima ad ogni intervento esterno, e Stati Uniti. Prodi ricorda di aver insistito ‘sul fatto che qualsiasi iniziativa europea debba partire in un formato e con delle modalità suscettibili di ottenere subito risultati tangibili, efficaci, duraturi e condivisi’. Palazzo Chigi tenta di riproporre lo scenario dell´intervento in Libano. Ricordato da Prodi: i paesi mediterranei a far da battistrada, ma ‘la necessità di coinvolgere tutti’. Sapendo che la situazione è ben diversa. ‘Stiamo lavorando sui dettagli operativi e i contenuti - ha raccontato ieri - Nei prossimi giorni il progetto avrà un aspetto più definito’(…)”.

L´Autorità nazionale palestinese ha accolto favorevolmente l´annuncio del primo ministro spagnolo, Jose Luis Rodriguez Zapatero, del presidente francese, Jacques Chirac, e del presidente del Consiglio Romano Prodi, di una conferenza internazionale di pace per il Medio Oriente e dell´invio di una missione internazionale di osservatori nella Striscia. “Accogliamo con favore l´idea di organizzare una conferenza internazionale di pace sul Medio Oriente, anche perchè la ‘Road Map’ pone le premesse per tale conferenza”, ha detto il portavoce dell´Anp, Nabil Abu Rudeina, “È certamente positivo qualsiasi sforzo internazionale teso a sbloccare il processo di pace e ad attuare la Road Map”. La ‘Road Map’ – scrive LA REPUBBLICA – è l´itinerario del processo di pace israelo-palestinese delineato dai mediatori di Usa, Russia, Ue e Onu, il cosiddetto ‘Quartetto di Madrid’. Era stata del resto la stessa Anp a sollecitare Onu e Ue a inviare propri osservatori nella Striscia. Di avviso diverso le autorità israeliane. In un primo ufficioso commento all´iniziativa congiunta di Spagna, Francia e Italia sul conflitto in Medio Oriente, la radio pubblica israeliana ha detto ieri sera che “è molto dubbio che Israele possa essere interessato a ciò che hanno da proporre Spagna, Francia e Italia, tra Stati i cui governi sono su posizioni abbastanza distanti nei suoi confronti(…)”. (red)
 
17. Orenove/17. Comincia bene la corsa di Ségolène verso l'Eliseo
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Roma - Eletta al primo turno, come voleva, come Ségolène Royal ha chiesto ai militanti, per dare alla Francia un senso di forza e di coesione socialista, ‘come se fosse il primo turno delle presidenziali’. Scrive LA STAMPA: I seggi delle primarie si erano chiusi da poco più di mezzora e già in rue Solferino sede del Partito circolavano le prime stime, che annunciavano largamente infranta la soglia del 50 per cento, ‘tra il 55 e il 60’; l’ipotesi di uno spareggio con Strauss-Khan o Fabius, era annicchilita. Suspence finita con largo anticipo rispetto al cautissimo calendario previsto da Hollande, primo segretario e compagno della designata, che fissava i risultati definitivi all’alba di oggi. Persino i feudi di Strauss Kahn come la Val d’Oise franavano sotto il 57 per cento della rivale. A Montpellier fedelissima a Fabius un 70 per cento suonava come una sentenza senza appello. E il capo gabinetto di Hollande, Stéphane Le Foll, annunciava ufficialmente che ‘non ci sarà un secondo turno e Ségolène sarà candidata’. La scena politica francese riparte da zero; anche la destra, nervosa e litigiosa, e Sarkozy, che sembrava imbattibile, devono affrontare una realtà imprevista. Lei, radiosa, a Melle, il suo feudo elettorale dove ha ottenuto l’81 per cento, si è presentata alle telecamere annunciando che bisogna subito mettersi al lavoro, anche coloro che non l’hanno votata e tutta la sinistra, per l’aspra battaglia presidenziale, per scalare insieme la montagna e costruire ‘qualcosa di straordinario’”. (…) Insomma è stato “un plebiscito. Eccolo il vero miracolo di Ségolène: non aver sfruttato mirabilmente l’onda dei sondaggi, lei che non ‘esisteva’ politicamente nel settembre del 2005, quando su Paris Match, settimanale people (era un segno, pochi se ne accorsero), si dichiarò ‘presidenziabile’. Neppure aver infranto molti tabù, dalle 35 ore all’ordine giusto, urtando i nervi di potenti categorie. Il vero miracolo è aver rivitalizzato il jurassic-partito, il dinosauro più ruminamnte e arcaico del panorama politico francese. Con ‘l’icona’ i socialisti sembrano aver mutato pelle, stile, umore. Bastava osservare l’entusiasmo con cui si affollavano ieri ai seggi ricavati nelle sezioni, nei municipi, addirittura in qualche bar. Fibrillazioni che non si respiravano dai tempi di Mitterrand, commentava estasiato un reduce dell’ultima remota vittoria socialista. Non è solo un fatto emotivo, è un cambio generazionale, che scardina il partito dei vecchi notabili. La chiave del risultato delle primarie sono stati i 70mila nuovi iscritti, giovani in maggioranza, ‘quelli dei 20 euro’, ‘quelli di internet’, come li stroncavano ironicamente alludendo al costo della tessera. A marzo il partito aveva 140 mila aderenti, ben stretti nel pugno dei ‘colletti bianchi’ socialisti. Poi, incolonnati dietro Ségolène, sono arrivati loro e hanno cancellato ‘gli elefanti’, i notabili avvizziti. Una rivoluzione”. (red)
 
18. Orenove/18. Costo ricariche cellulari, l’altolà dell’Authority
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Roma - Basta con le ricariche telefoniche gravate dal balzello del cosiddetto contributo, che finisce per pesare di più sulle tasche di chi ha meno soldi in tasca. “L'Antitrust e Autorità per le comunicazioni - scrive il SOLE 24ORE -, dopo una lunga e approfondita indagine, si preparano infatti a intervenire sui costi delle ricariche dei cellulari che sono ‘un'anomalia tutta italiana’. Un'anomalia - visto che in Europa le compagnie telefoniche non contano su un analogo meccanismo di extra-profitto garantito - che, soprattutto, rende opache le tariffe effettive. ‘In base ai risultati dell'indagine - spiegano le due Authority - ci sono i margini per un intervento dell'Agcom, in relazione agli elevati contributi di ricarica, per garantire tutte le fasce di clientela, specie quelle economicamente più deboli. Gli operatori dovranno inoltre fornire informazioni trasparenti in grado di permettere agli utenti scelte di consumo consapevoli’. Nel 2005 i ricavi al lordo dei costi per Tim, Vodafone, Wind e Tre sono stati circa 1,7 miliardi di euro, ‘corrispondenti ad oltre il 15 per cento degli introiti complessivi delle schede prepagate’. Anche in considerazione del peso che hanno le ricaricabili in Italia: 90 per cento del mercato contro il 50 per cento in Europa. In particolare, è stato stimato che il margine specificamente riferibile ai soli contributi di ricarica è nell'ordine del 50-55 per cento, per un valore di circa 950 milioni di euro nel 2005. Per le Autorità, la revisione o il totale abbattimento del contributo fisso di ricarica ‘renderebbe più trasparente le offerte e ne aumenterebbe la comparabilità.Verrebbe inoltre eliminato quel carattere di regressività del costo di ricarica, che incide in misura maggiore sui tagli inferiori, creando effetti distorsivi per i consumatori più deboli’. L'indagine conoscitiva sarà inviata alla Commissione Europea”. (red)
 
19. Orenove/19. Vaticano, nuovo no ai preti sposati
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Roma - Sala Bologna, terzo piano del palazzo apostolico, lo stesso piano dell’appartamento di Benedetto XVI. Ieri mattina, i tavoli erano disposti a ferro di cavallo. Sui due lati i capi dicastero della curia romana e cioè i primi collaboratori del pontefice: i nove prefetti delle Congregazioni (in sostanza i “ministri” della Santa Sede) meno uno (e cioè il cardinale Claudio Hummes, da poco responsabile del clero e ancora in Brasile per sbrigare le ultime faccende prima della partenza per Roma) e gli undici presidenti dei Pontifici Consigli (come fossero dei distaccamenti degli stessi ministeri o, se si vuole, degli uffici adibiti a compiti di minor rilievo rispetto alle congregazioni). Scrive IL RIFORMISTA: In fondo, il papa, con al suo fianco il suo segretario personale, don Georg Gänswein e il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. All’ordine del giorno c’era il caso Milingo e la situazione dei preti sposati - ad oggi pare siano circa più di 100 mila - e cioè quei sacerdoti cattolici che ad un certo punto hanno deciso di mettere su famiglia rinunciando all’esercizio delle proprie funzioni. Tra questi, alcuni hanno esplicitamente chiesto al Vaticano la riduzione allo stato laicale, altri, invece, hanno preferito non comunicare la propria decisione a Roma rinunciando - in autonomia - all’esercizio del proprio ministero. Oltre alla loro situazione, l’incontro di ieri voleva anche valutare l’azione da muovere nei confronti di quei sacerdoti sposati - e non sono pochi - che ad un certo punto della propria avventura coniugale hanno avuto un ripensamento e hanno deciso di tornare sui propri passi e di chiedere alla Chiesa il reintegro nelle proprie funzioni. (red)
 
20. Orenove/20. Isreale scopre l'incubo della "scomparsa"
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Roma - Il tempo sta scadendo. E proprio gli israeliani sono stati i primi ad accorgersene: ‘Molti palestinesi stanno perdendo interesse nella soluzione dei due Stati, e questo rischia di diventare la fine di Israele come Stato ebraico’. Scrive IL RIFORMISTA: “Le preoccupazioni espresse da Ehud Olmert, allora vice premier, a pochi mesi dal ritiro da Gaza rappresentano ancora, e sempre di più, una spada di Damocle sul destino di Israele. Per la prima volta dalla sua creazione, i cittadini stanno cominciando a temere per la stessa sopravvivenza dello Stato ebraico. Non solamente per le minacce, che certo non vanno sottovalutate, da parte di Siria e Iran, ma anche a causa dello stallo dei negoziati con l’Autorità nazionale palestinese. Oggi la soluzione ‘due stati per due popoli’ acquista perciò una urgenza davvero drammatica. Gerusalemme sa di non avere scelta: uno stato palestinese si deve fare e nel tempo più rapido possibile. L’occupazione dei Territori non potrà continuare per sempre e l’unica alternativa sarebbe un unico stato per israeliani e palestinesi. Il che, considerati i dati della differente crescita demografica dei due popoli, significherebbe la fine di Israele come stato a maggioranza ebraica”. (red)
 
21. Orenove/21. Castro si avvicina a Dio, Cuba alla Cina
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Roma - Alina Fernández Revuelta non ci sarà. La 50enne figlia di Fidel Castro non si unirà ai cubani che per quattro giorni, dal 28 novembre al 2 dicembre, festeggeranno gli 80 anni del loro líder maximo. Che li ha compiuti lo scorso 13 agosto, ma per problemi di salute ha rinviato le celebrazioni, facendole coincidere con il 50esimo anniversario della rivoluzione cubana. ‘Non credo che si farà vedere alla kermesse’, racconta al CORRIERE DELLLA SERA Alina, secondogenita dei sette figli di Castro (sua madre è l'ereditiera cubana Naty Revuelta) che oggi lavora come commentatrice politica per la Cnn. ‘Papà non si mostra in pubblico dallo scorso luglio, quando è stato operato all'intestino ed è impossibile sapere se è vero, come afferma l'intelligence americana, che il suo cancro è entrato nello stadio terminale e gli è rimasto poco da vivere’. (…) Ha parlato con lui negli ultimi tempi? ‘No. La mia tragedia è che papà mi considera un nemico ideologico e politico da quando fuggii dall'isola, nel '93. Da allora lui mi ha ostracizzato, io l'ho cancellato. Nessuno di noi due ha mai fatto nulla, in questi anni, per tentare di riavvicinarsi’. Dicono che la malattia e l'età l'abbiano ammorbidito? ‘Negli ultimi tempi Fidel Castro si è riavvicinato alla religione: ha riscoperto Gesù, alle soglie della morte. Ciò non mi sorprende perché papà è stato allevato dai gesuiti’. Pensa che abbia paura di morire? ‘Non so se chiamarla proprio paura. Ma sono convinta che, oggi, lui sia più interessato alla sorte della propria anima che non al futuro di Cuba’. (…) Che ricordi ha della sua infanzia a Cuba? ‘Ricordo che all'età di tre anni i cartoni animati di Topolino furono rimpiazzati in televisione dalle esecuzioni ordinate da mio padre. Fu per me un trauma e ne parlo nella mia autobiografia Alina, la figlia ribelle di Fidel Castro‘. Cosa succederà a Cuba dopo Castro? ‘Zio Raul, che ha già preso le redini, intende introdurre gradualmente il modello cinese: aperture ma solo economiche. Non aspettatevi una democratizzazione politica: sarebbe un'inversione a 180 gradi, impensabile per uno come lui, da decenni braccio destro e fedele alleato di Fidel’. (…) Anche negli Stati Uniti Castro è per molti un idolo. ‘Eppure uno dei Paesi che l'hanno idealizzato di più resta l'Italia. Ogni volta che la visito vedo più t-shirt di mio padre e di Che Guevara che non nel resto del mondo. Nell'immaginario collettivo degli italiani lui sarà legato per sempre a Guevara: insieme sono gli eterni rivoluzionari. L'ultimo pretesto dei marxisti per difendere la loro ortodossia. Questa gente non conosce la realtà cubana e farebbe meglio a vivere nel Paese per un po', prima di parlare’”. (red)
 
22. Orenove/22. La giornata di oggi
 
 
 
Roma - ROMA - Consiglio dei ministri.

ROMA - Conferenza stampa di presentazione dei primi sei mesi di attività del Governo.

ROMA - Seduta Camera: Legge Finanziaria.

ROMA - Direzione Pri.

ROMA - Onu-Unione Internazionale Parlamenti, il sottosegretario generale per gli affari economici e sociali dell'Onu Ocampo, il viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli, il presidente dell'Unione interparlamentare (Uip) Pier Ferdinando Casini inaugurano l'ufficio del “Global Center for Ict”. Presenti i presidenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini.

ROMA - Visita dell'Alto Commissario per i rifugiati dell'Onu, Antonio Gutierrez.

ROMA - Rapporto nazionale dell'Eurispes sull'infanzia e adolescenza.

ROMA - Summit mondiale dei Premi Nobel per la Pace.

ROMA - Visita dell'inviato speciale dell'Onu per il Kosovo, Martti Ahtisaari, che incontra il ministro del Esteri Massimo D'Alema.

FIRENZE - Convegno internazionale “La parola Europa”. Intervengono Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Giscard D'Estain, Fischer, Sampaio, Simitis, Schimidt.

BRUXELLES - Ue, visita del presidenti di Rwanda, Maurutani, e del primo ministro Metiope che incontreranno il commissario Michel.

BERLINO - Ue, convegno “Un anima per l'Europa”. Partecipano il presidente della Commissione Barroso e i commissari Ferrero Waldner e Figel.

TIRANA - Ue, forum ministeriale sui Balcani Occidentali, con Commissario Frattini.

HANOI - Visita del presidente americano George W. Bush.

RIO DE JANEIRO - Conferenza sulle energie rinnovabili “World Climate e Energy Event”. (red)
 
 
 
 
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