È di questi giorni la notizia che i Berliner Philharmoniker hanno creato la Digital Concert Hall, una nuova applicazione per assistere su iPhone (dalla versione 4), iPad e iPod touch a tutti i concerti in diretta, a quelli presenti in archivio, per guardare i video didattici e le interviste agli artisti, oltre che accedere a tutte le biografie dei musicisti. La Digital Concert Hall è la piattaforma video online da cui vengono trasmessi circa 40 concerti a stagione in diretta streaming in qualità HD dalla Philharmonie di Berlino. È disponibile, inoltre, un archivio sempre più ricco con registrazioni di concerti, progetti di didattica, documentari. A Pedesina, il più piccolo comune d’Italia, i suoi 30 abitanti potranno, quindi, fruire, grazie ad un semplice smartphone, della stagione sinfonica dei celeberrimi Berliner. Potranno invece collegarsi online con un Comune in Provincia di Ragusa ove fosse utile (ad esempio scambiare informazioni per matrimonio)? Potranno rilasciare documenti ad un residente di un Comune in Provincia di Nuoro? Ne dubito. Dato che vivo e lavoro a Roma, sono certo che ci sarebbe difficoltà enormi nello scambiare documenti con la Capitale e nel rilasciare in via telematica certificati a romani.

Questo è uno dei punti nodali per rimettersi a crescere dopo venti anni di stagnazione. Una diecina di anni fa, ricordo che a un’Assemblea dell’Anci a Genova, circolava tra i delegati una bella pubblicazione in inglese sull’e-government a livello dei comuni, ma – ahimè! – pare se ne siano accorti solo pochi addetti ai lavori. È il libro “E-Government how to make a system”, frutto del lavoro congiunto della Regione Lazio e del Comune di Siena. I Comuni hanno una grande, e forse irrepetibile, opportunità: entrare nel novero dei protagonisti della trasformazione industriale, diventare il tassello cruciale per ammodernare tecnologicamente l’Italia e promuovere il miglioramento di competitività e produttività in linea. L’Umts nella telefonia e la transizione a digitale terrestre nei media hanno non solo rimescolato le carte e messo in atto una vera e propria convergenza tra industria tecnologica, media e telecomunicazioni. Hanno posto, in gran misura, nelle mani dei Comuni il futuro della sfida. In un’Italia a struttura demografica in invecchiamento e in contrazione, la sostenibilità finanziaria del digitale non dipende tanto dall’aumento dell’offerta pubblicitaria (comunque piuttosto contenuto) quanto dallo sviluppo di servizi interattivi a pagamento. Per un piccolo ticket (ad esempio, 10 centesimi a prestazione) i clienti del digitale terrestre saranno lieti di operare online per certificati, licenze, autorizzazioni e simili invece di doversi recare agli sportelli, prendere autobus o avere difficoltà di parcheggio, fare file.

Una recente analisi documenta che la sostenibilità finanziaria del digitale, apparentemente buona è, tutto sommato, fragile: gli indicatori di redditività e convenienza cadono rapidamente al variare (all’ingiù) delle ipotesi sul numero di contatti quotidiani, a ticket, per servizi online. I servizi online ai cittadini e alla grande platea delle imprese – occorre ribadirlo - non sono tanto quelli delle amministrazioni centrali dello Stato oppure delle compagnie di viaggio e dei venditori di libri e di dischi, quanto quelli dei comuni e, nelle grandi città, dei municipi – i servizi essenziali per la convivenza civile. Il percorso sulla via dei comuni digitali non era semplice. Comportava profonde riorganizzazioni delle amministrazioni comunali e vasti programmi di formazione. Tuttavia, l’occasione di agganciare l’introduzione del digitale terrestre con la digitalizzazione dei Comuni è stata persa, perché non se ne è compresa l’importanza. Al nuovo Parlamento e governo viene lasciata in eredità un’Agenda Digitale, frutto, in gran misura di decisioni a livello europeo, e un’Agenzia per attuarla - un ente che si sostituisce ai precedenti, i quali non sono riusciti a combinare molto. L’Agenda punta su sanità, scuola, giustizia e lavoro per la completa digitalizzazione della PA con la volontà di giungere presto allo “switch off” della carta. Ma se i Comuni non saranno protagonisti è difficile vedere come l’operazione possa avere successo.