I risultati elettorali hanno dato un quadro certo su chi ha vinto e chi perso ma un quadro incerto per quanto riguarda la governabilità. Quest’ultima è essenziale per portare l’Italia fuori dalla recessione, ed ancor di più per evitare che la recessione in corso dal 2008 diventi una ‘Grande Depressione’. Occorre partire da chi ha vinto e da chi ha perso per vedere come assicurare la governabilità. Il Movimento Cinque Stelle è stato, senza dubbio, il maggior vincitore: è il partito con più voti, ha presentato un programma snello e comprensibile, ha utilizzato tecniche moderne di comunicazione per divulgarlo. Ha vinto anche la coalizione PDL-Lega (& partiti associati) non solamente perché partiva fortemente svantaggiata ed aveva contro, oltre agli avversari interni, veri o presunti avversari internazionali. Hanno indubbiamente perso il gruppo Monti (entrato in Parlamento per il rotto della cuffia) e le formazioni politiche, spesso improvvisate, che non varcheranno la soglia di Montecitorio e di Palazzo Madama.

Ed il PD? Il dato cruciale non è tanto che con meno del 30% e con distacco minuto dal PDL (che, per di più, potrebbe invertire di segno in caso di riconteggio) ottiene, grazie ad una legge elettorale che la sua dirigenza non voluto cambiare, la maggioranza dei Deputati (una maggioranza legittima ma non legittimata), ma quello secondo cui il gruppo dirigente ha portato la sinistra al risultato elettorale peggiore dal 1961. A questo punto, invece, di tanti trionfalismi il gruppo dirigente dovrebbe lasciare le redini del Partito a chi è in grado di formare una maggioranza stabile in grado di fare non solo le riforme istituzionali (compito di un ‘Governo di scopo ’) ma di fare uscire l’economia dalla palude in cui rischia di affondare. Sin dalla prime dichiarazioni, i leader del PD- SEL hanno teso la mano al Movimento Cinque Stelle e ne hanno avuto la risposta che si sarebbero dovuti aspettare: convergenza possibile (ma non probabile) su alcuni provvedimenti ma nessuna cambiale in bianco (in voto di fiducia) neanche avendo come contropartita un’alta carica istituzionale.

 

D’altronde per quale motivo il Movimento Cinque Stelle dovrebbe rinunciare ad una rendita di posizione destinata a crescere anche in quanto il programma economico del PD è pieno di contraddizioni e anche ove non lo fosse sarebbe di difficile attuazione. Il PD dovrebbe cercare di creare una ‘grande coalizione’ con il PDL . D’altronde hanno già governato insieme per un anno e mezzo e possono (come avvenne in Germania nel 2005-2010) definire ed attuare un programma di riforme economiche ed istituzionali tali da essere apprezzati dalla comunità internazionale. Lo globalizzazione – è stato scritto – una camicia di ferro di tutta d’ora. Ora, volente o nolente, la indossa il PD e non ha altra scelta se non ambisce ad un ‘governicchio ‘ di breve periodo che porterà ad una ulteriore contrazione dei suoi elettori.