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Orenove/5. Papa, in conclave un plebiscito: quasi cento voti

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- 19 marzo 2013 09:09 fonte ilVelino/AGV NEWS Roma

REPUBBLICA racconta quanto è accaduto nel conclave che ha eletto papa Francesco. Partito secondo alle spalle dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola, Jorge Mario Bergoglio è stato eletto con un plebiscito: quasi cento voti. “Come nel 2005, il Conclave che elesse Ratzinger, Jorge Mario Bergoglio riceve al primo scrutinio la metà dei voti del suo principale rivale, in questo caso Angelo Scola. Questi, da subito, raggiunge un pacchetto di circa 35 voti. Non pochi, in confronto ai circa 20 di Bergoglio. Più distaccato, invece, il franco canadese Marc Ouellet, prefetto dei Vescovi, con non più di 15 voti. Ma mentre nel 2005 Bergoglio cedette in favore di Ratzinger, qui avviene l’opposto: i curiali e la maggior parte degli italiani rifiutano l’idea di un uomo forte che politicizzi il pontificato come è stato in Italia il ventennio ruiniano e costringono Scola alla resa. Man mano che passano i giorni, si va delineando con sempre maggiore precisione quanto accaduto nelle cinque votazioni che hanno portato all’elezione di Bergoglio. L’inizio del Conclave, secondo quanto apprende Repubblica, sembra poter portare in pochi scrutini al ritorno di un italiano al soglio di Pietro. Scola parte bene e tutto lascia presagire che ce la possa fare. Dalla sua parte ci sono, e vi rimarranno fino all’ultimo, due nomi di peso del cardinalato italiano: Angelo Bagnasco, capo dei vescovi e arcivescovo di Genova, e Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Ma sono gli altri italiani, da subito, a decidere altrimenti. Vista la debacle di Odilo Scherer, il candidato di partenza di Bertone, fanno fronte comune con tutti i curiali e pur di non appoggiare Scola scelgo della no Bergoglio. La linea dell’arcivescovo di Milano, infatti, sostanzialmente ruiniana, e cioè di una Chiesa combattiva nella società e nella politica - ‘meglio contestati che indifferenti’, è il noto adagio del cardinale Camillo Ruini - spaventa anche diversi ambienti politica italiana vicini alla vecchia segreteria di Stato guidata dal cardinale Tarcisio Bertone. Il tam tam per non votare Scola ha già fatto nei giorni del pre Conclave il giro di mezzo mondo e convince molti a scegliere altre opzioni. Scola, fino alla terza votazione, mantiene i propri voti. Bagnasco, Caffarra e anche il primate di Vienna Christoph Schönborn, allievo di Ratzinger e del giro della rivista Communio fondata da Hans Urs von Balthasar di cui ha fatto parte anche Scola, gli rimangono fedeli. Ma in Santa Marta, nel pranzo del secondo giorno del Conclave, Scola, vistosi scavalcato da Bergoglio, cede. E accetta la resa incondizionata. Sicché alla quarta votazione, quella che nel 2005 elesse Ratzinger con 84 voti, Bergoglio vola, anche se non raggiunge ancora i due terzi. Mentre alla quinta fa il pieno e tracima, si dice addirittura sfiorando i cento voti. Grande Pope-maker di Bergoglio è il cardinale Claudio Hummes. (…) Il cambio di governance, infatti, è nell’aria, così come una riforma di una struttura vetusta e troppo verticistica per permettere al Papa di governare a dovere. La linea della collegialità e dell’orizzontalità è invocata a gran voce. Per questo Bergoglio viene eletto. Per un programma che in fondo è il medesimo di Scola, il più anti italiano degli italiani. Ma Roma ha deciso altrimenti”.

Sul CORRIERE DELLA SERA un retroscena racconta che sono state date a Papa Francesco le carte su Vatileaks. Oggi, durante la messa di intronizzazione, il Pontefice terrà un discorso sulla “Chiesa aperta”. “Negli Esercizi spirituali sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, raccomanda che ‘nel tempo della desolazione’ non si debbano decidere cambiamenti, ‘come nella consolazione ci guida e ci consiglia soprattutto lo spirito buono, così nella desolazione lo fa lo spirito cattivo, e con i suoi consigli noi non possiamo prendere la strada giusta’. Padre Federico Lombardi diceva ieri che papa Francesco ha già ‘certamente a disposizione’ il rapporto sullo scandalo Vatileaks ma ‘credo che non abbia avuto fretta di leggerlo, con gli impegni di questi giorni’. Il tomo redatto dalla commissione cardinalizia sul furto dei documenti al Papa e le ‘disfunzioni’ nella Curia romana è chiuso nella cassaforte dell'appartamento, Benedetto XVI aveva disposto che fosse trasmesso ‘unicamente’ al suo successore. Quando Francesco lo leggerà arriverà forse il ‘tempo della desolazione’, almeno per un po', e il Papa mediterà con calma il da farsi. Del resto, nel periodo delle riunioni prima del Conclave, l'essenziale lo avevano già spiegato con discrezione i tre cardinali incaricati da Benedetto XVI dell'indagine. Come si usa, il nuovo Pontefice ha riconfermato provvisoriamente tutti i capi dicastero donec aliter provideatur, ‘finché non si provveda altrimenti’, e la Santa Sede ha spiegato che ‘desidera riservarsi un certo tempo per la riflessione, la preghiera e il dialogo, prima di qualunque nomina o conferma definitiva’. Nel frattempo ha ricevuto ieri in udienza il segretario di Stato Tarcisio Bertone, la macchina curiale deve andare avanti. Nei prossimi mesi, comunque dopo Pasqua, ci saranno i primi cambiamenti, di certo si annuncia una rigorosa ‘dieta’ per la pletora di Congregazioni (nove, con altrettanti prefetti) e pontifici Consigli (dodici, con altrettanti presidenti) che appesantiscono il governo centrale della Chiesa. Eppure la riforma di Francesco è già iniziata. Collegialità con i vescovi, segnali di dialogo al mondo ortodosso e alle altre religioni, rispetto del mondo ‘pluralista’ contemporaneo. I segnali dei primi giorni di pontificato non saranno privi di conseguenze concrete e immediate. Oggi Francesco ha preparato un testo scritto ma ‘può darsi che aggiunga altre osservazioni mentre parla’, spiegava ieri padre Lombardi alla stampa internazionale. Il Papa ama improvvisare, nessuno può sapere con precisione che cosa dirà nel giorno dell'inaugurazione solenne del pontificato. Ma l'attesa è che dispieghi e sviluppi quell'immagine di ‘Chiesa aperta’ che ha voluto mostrare fin dalla sera dell'elezione: quando si è definito anzitutto ‘vescovo di Roma’ e, con le parole di un padre della Chiesa come Ignazio di Antiochia, ha parlato della ‘Chiesa di Roma che presiede nella carità tutte le Chiese’. (…)Francesco guarda a una Chiesa nella quale il rapporto tra il successore di Pietro e i successori degli altri apostoli - tra il vescovo di Roma e gli altri vescovi del mondo - sia privilegiato e più stretto. E quindi a una Curia che si metta ‘al servizio’ di questo rapporto e non lo ostacoli: il governo centrale dev'essere efficiente, sì, ma leggero. L'idea del primato nella ‘carità’, d'altra parte, è musica per le orecchie del mondo ortodosso: mai la delegazione della Chiesa d'Oriente, a cominciare dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, era stata così numerosa e autorevole. In gioco c'è la ricomposizione di due Chiese apostoliche dopo lo scisma del 1054. Anche la scelta di cantare il Vangelo soltanto in greco, durante la messa di oggi, è un segnale di attenzione agli ortodossi oltre che di recupero delle origini. La Chiesa aperta di Francesco guarda a quella dei primi secoli. Il recupero dello spirito di semplicità evangelico, oltre che nel nome del santo di Assisi, è nella scelta dell'Anello del Pescatore in argento anziché d'oro massiccio come pure della croce di ferro che Bergoglio usava già da arcivescovo. Anche la ‘Chiesa povera e per i poveri’ e il primato della ‘misericordia’ sono temi destinati a tornare nelle riflessioni che il Pontefice farà oggi. Sono temi che hanno conquistato al Papa l'affetto immediato dei fedeli e l'attenzione del mondo non credente, come la ‘benedizione silenziosa’ nell'udienza a seimila giornalisti per rispetto di chi ha altre fedi o non ne ha. (…)”.

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