Su Il Velino dell’8 aprile Renzo Rosati, constatato che Usa , Cina e Giappone stanno spingendo sul pedale dell’acceleratore mentre l’Europa su quello del freno, si chiede chi ha ragione. È un interrogativo a cui ha già dato una risposta il segretario al Tesoro Usa, Jacob J. Lew, in Europa per 48 ore (8-9 aprile) per spingere le autorità europee sulla via della crescita. La visita riguarda Bruxelles e Francoforte per incontri con la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea. Lew andrà anche a Parigi e Berlino per discussioni con i rispettivi governi. Una tappa in Italia (su cui la nostra diplomazia economica e finanziaria internazionale ha insistito) non ci sarà perché l’esecutivo in carica, pur non sfiduciato né dal Parlamento eletto un mese e mezzo fa né dal precedente, è dimissionario da mesi ed è tecnicamente in funzione unicamente ‘per l’ordinaria amministrazione’. Un’indicazione ulteriore di come occorra fare presto per avere un governo solido e delle ragioni per cui gli americani (Amministrazione e business community) da un lato fanno delicatamente capire che a loro non dispiacerebbero ‘larghe intese’ in grado di affrontare i nodi strutturali dell’Italia e, dall’altro, mostrano crescente attenzione per il Movimento 5 Stelle (M5S) , dato che considerano logoro e arrivato al capolinea il gruppo dirigente soprattutto del Partito Democratico: perché gli Stati Uniti sono così interessati alla crescita in Europa? E come si concilia tale interesse con l’attenzione al M5S che tra i suoi slogan ha quello della ‘decrescita felice’? La contraddizione è solo apparente e, avendo vissuto oltre tre lustri a Washington, credo di poterla spiegare.

In primo luogo, un’Europa prospera (e non in via di progressivo impoverimento) vuole dire per gli Usa non soltanto export e transazioni finanziarie (come scrive parte della stampa economica italiana) ma rilanciare quel negoziato commerciale attraverso l’Atlantico che è un po’ il fiore all’occhiello della politica economica internazionale della seconda Amministrazione Obama. In secondo luogo, un’Europa nei guai indebolisce dal punto di vista geopolitico in un mondo in cui l’Asia e anche l’Africa crescono a tassi sostenuti. Mai come oggi gli Usa necessitano di una vera ed efficace ‘partnership atlantica‘ per sconfiggere il terrorismo islamico. E tale ‘ partnership ’, a sua volta, richiede un’Europa forte non avviluppata sui suoi debiti, sulla sua disoccupazione, su uno scoraggiante declino. Il punto cruciale è come conciliare il programma economico del M5S con la via verso la prosperità. Per gli americani le contraddizioni , per molti aspetti palesi, si guariscono dando a un gruppo dirigente giovane e istruito (l’80 per cento dei parlamentari M5S sono laureati, rispetto al 60 per cento di quelli del Pdl e al 40 per cento di quelli del Pd) responsabilità di governo. Citano come esempio i ‘ragazzi di Woodstock’ e ‘della redazione del Quicksilver Times’ dell’inizio degli Anni Settanta i quali dieci anni dopo collaboravano con i governi americani degli Anni Ottanta che hanno assicurato una lunga fase di sviluppo economico. Un paragone forse un po’ tirato ma che indica quale aria tira sul Potomac e come da lì si guarda al Tevere.