Su Il Velino dell’8 aprile Renzo Rosati, constatato che Usa, Cina e Giappone stanno spingendo sul pedale dell’acceleratore mentre l’Europa su quello del freno, si chiede chi ha ragione. È un interrogativo a cui ha già dato una risposta il segretario al Tesoro Usa Jacob J. Lew in Europa per 48 ore (8-9 aprile) per spingere le autorità europee sulla via della crescita. Nessuna tappa in Italia (su cui la nostra diplomazia economica e finanziaria internazionale ha insistito) perché l’esecutivo in carica, pur non sfiduciato né dal Parlamento eletto un mese e mezzo fa né dal precedente, è dimissionario da mesi ed è tecnicamente in funzione unicamente ‘per l’ordinaria amministrazione’. Un’indicazione ulteriore di come occorra fare presto per avere un governo solido e delle ragioni per cui gli americani (Amministrazione e business community) da un lato, fanno delicatamente capire che a loro non dispiacerebbero ‘larghe intese’in grado di affrontare i nodi strutturali dell’Italia e, dall’altro, mostrano crescente attenzione per il Movimento 5 Stelle , dato che considerano logoro e arrivato al capolinea il gruppo dirigente soprattutto del Partito Democratico). Perché gli Stati Uniti sono così interessati alla crescita in Europa? E come si concilia tale interesse con l’attenzione al M5S che tra i suoi slogan ha quello della ‘ decrescita felice’? La contraddizione è solo apparente e, avendo vissuto oltre tre lustri a Washington, credo di poterla spiegare.

In primo luogo, un’Europa prospera (e non in via di progressivo impoverimento) vuole dire per gli Usa non soltanto export e transazioni finanziarie (come scrive parte della stampa economica italiana) ma rilanciare quel negoziato commerciale attraverso l’Atlantico che è un po’ il fiore all’occhiello della politica economica internazionale della seconda Amministrazione Obama. In secondo luogo, un’Europa nei guai indebolisce dal punto di vista geopolitico in un mondo in cui l’Asia ed anche l’Africa crescono a tassi sostenuti. Mai come oggi gli Usa necessitano di una vera ed efficace ‘ partnership atlantica ‘ per sconfiggere il terrorismo islamico. E tale ‘ partnership ’, a sua volta, richiede un’Europa forte non avviluppata sui suoi debiti, sulla sua disoccupazione, su uno scoraggiante declino. Il punto cruciale è come conciliare il programma economico del M5S con la via verso la prosperità. Per gli americani, le contraddizioni - per molti aspetti palesi - si guariscono dando a un gruppo dirigente giovane e istruito (l’80 per cento dei parlamentari M5S sono laureati, rispetto al 60 per cento di quelli del Pdl e al 40 per cento di quelli del Pd) responsabilità di governo. Citano come esempio i ‘ragazzi di Woodstock’ e ‘della redazione del Quicksilver Times’ dell’inizio degli Anni Settanta i quali dieci anni dopo collaboravano con i governi americani degli Anni Ottanta che hanno assicurato una lunga fase di sviluppo economico. Un paragone forse un po’ tirato ma che indica quale aria tiri sul Potomac e come da lì si guardi al Tevere.