Fiducia alla Camera e al Senato. Letta comincia la sua avventura con i numeri a posto. Ma subito il suo governo dovrà convincere i partner europei che il treno Italia non è né su un binario morto né sulla via del deragliamento. In Patria si discute di Imu, in Europa continuano a pensare che l'Italia sia il terzo debito pubblico del mondo. A casa si litiga per 4 miliardi di euro di gettito di imposta sulle abitazioni, oltre confine il conto si aggira intorno ai duemila miliardi. La differenza tra noi e loro sta tutta qui. L'Italia guarda il buco della serratura (di casa, prima casa), l'Unione Europea ha una visione larga, osserva il condominio e si chiede: dove andranno a finire quelli del terzo piano che spendono troppo e producono poco? Enrico Letta ha tracciato nel suo programma una rotta equilibrata (per noi) ma tutta da provare quando ci sarà da discutere con loro, le cancellerie del Vecchio Continente. Il presidente del Consiglio farà presto un tour, il classico giro delle sette chiese del neoletto, e tutti raccomandano con voce grave: "Non con il cappello in mano". Cappello o no, Letta partirà: Berlino, Parigi, Bruxelles e Madrid sono le prime tappe.

Facile a dirsi, non con il cappello in mano, mentre si sta seduti a ruminare sui posti da sottosegretari e presidenti di commissione. In giro per il mondo si pensa a ben altro. Ma questo fa parte della dimensione "domestica" del nostro dibattito pubblico. Andiamo avanti. In Europa il confronto tra i governi si sta incattivendo. Francia e Germania sono ai ferri corti. I francesi accusano i tedeschi di troppa austerità, Berlino bolla Parigi come "il vero malato d'Europa". L'asse tra i due Paesi chiave del continente s'è ampiamente rotto, nonostante le dichiarazioni di "ottima collaborazione". La ricetta economica del presidente Hollande finora è un disastro: la disoccupazione in Francia è ai massimi livelli dal 1996 e la demagogia fiscale della sinistra sta producendo una fuga di capitali che è appena all'inizio ma s'annuncia imponente. Destinazione preferita: Londra. Nella City infatti si fregano le mani. Le cose nel Regno Unito non vanno benissimo, ma nonostante la produzione sia ancora timida, la spesa è cresciuta e questo segnala la ripresa della fiducia. "La Repubblique" soffre, "The Monarchy" sorride. Gli inglesi, d'altronde, di un'Europa così malmessa non sanno che farsene. Costa troppo, crea problemi e perfino la City non ha una visione unanime sul da farsi con quelli della moneta unica e il bilancio monstre dell'istituzione. Hanno un problema con gli scozzesi (il referendum) e la sterlina è un'arma preziosa in tempi di guerra economica. God save the Queen (and the Pound). E i tedeschi? Il dibattito sull'austerità è di casa anche in Germania, ma la realtà è che Angela Merkel è saldamente al potere e pensa alle elezioni di settembre.

Il giovane Letta è di fronte a una sfida enorme: i titani si stanno sfidando a colpi di clava e l'Italia sembra un vaso di coccio tra i vasi di ferro. Ma Enrico non è certo un Don Abbondio, non scansa i problemi, non rimanda, non prega in attesa della soluzione divina. A dispetto del "non moriremo democristiani" sbandierato in pubblico in questi giorni da quelli che "no, l'inciucio no" - salvo poi praticarlo in privato - Letta ha il buon senso di un Dc 2.0. "Vedrò", dice a chi gli chiede lumi sulla durata del suo esecutivo. Non fa progetti, ma "sta sul pezzo" come un politico di consumata esperienza. È sul day by day che si misura la durata di un premier. Letta in Europa ha delle carte da giocare. Non deve farsi influenzare troppo dalle sciocchezze interne e dalla miopia di chi sogna elezioni e non vede il bilancio. Il presidente dell'Unione Europea, Martin Schultz, oggi ha scritto una nota per congratularsi "con il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Enrico Letta e con il suo governo. Mi auguro che questo segni la fine dello stallo seguito alle elezioni di febbraio e spero che l'Italia torni a svolgere il ruolo che merita nel contesto europeo". È lo stesso Schultz che sul Financial Times, invitato a cena da Gideon Rachman al tavolo del Le Gavroche (conto da 164 euro, in due), spiega che "la Francia è in una profonda crisi psicologica", la Germania deve stare attenta a non "imporre agli altri la sua volontà" e  "l'Europa è minacciata dal fallimento". Schultz è un uomo intelligente, in Italia viene ricordato per la famigerata lite con Berlusconi ("kapò") ma conviene tenere d'occhio cosa fa e dice perché per Letta (e il Paese) in questo caso può essere un alleato. Hollande purtroppo ha perso il filo della sua narrazione e per il nostro presidente del Consiglio potrebbe addirittura essere una zavorra. La Francia è davvero nei guai. E da quelle parti i guai diventano barricate e ghigliottine, non solo metaforiche. Bersani aveva puntato le sue fiches sul presidente socialista, ma l'immaginario del segretario era fermo alla pompa di benzina di Bettola e non aveva capito niente di cosa stava combinando il "normal" dell'Eliseo. La Financial Transaction Tax (imposta ciecamente anche dall'Italia) sta deprimendo il mercato, la propaganda contro i ricchi ha fatto infuriare qualche vip e ha fatto titolo sui giornali ma il vero effetto killer è l'espatrio di aziende, manager e professionisti. Dopo aver versato il latte (e lo champagne) ora Hollande cerca di correre ai ripari per convincere gli investitori a non andare altrove. Nel budget del 2013 ci sono inasprimenti fiscali per venti miliardi di euro e gli imprenditori sono frustrati da quello che Le Figaro definisce "il doppio linguaggio" del presidente. Lunedì Hollande ne ha incontrato trecento all'Eliseo. È la strategia del "perdono" che il presidente francese sta dispiegando nel tentativo di recuperare una situazione davvero complicata. Ha pranzato con il numero uno di Michelin, Jean-Dominique Senard, il presidente di Legrand (colosso delle infrastrutture elettriche), Gilles Schnepp e con il capo del gruppo Seb (Krups, Moulinex, Rowenta, Tefal) Thierry de La Tour d'Artaise. Letta incontrerà un leader che ha promesso molto, è in difficoltà, è desideroso di trovare una sponda politica (e non più tecnica) con l'Italia. Non è detto che all'Italia convenga farci troppo affidamento. I francesi giocano sempre la loro partita e non perdono mai occasione per confermare la loro fama.

A Madrid Letta troverà una situazione da corrida. Senza fiesta. Il governo di Mariano Rajoy è scosso dagli scandali e la disoccupazione è un profondo rosso dagli esiti finali sconosciuti. Il 25 aprile scorso un reportage del Financial Times da Cebolla, firmato da Tobias Buck, dipingeva in maniera magistrale la situazione di un'intera generazione che rischia di far deflagrare la società spagnola. Alla fine degli anni Novanta i giovani hanno lasciato la scuola per andare a lavorare in fabbrica. Stipendio alto. Consumo sicuro. "Si guadagnavano molti soldi. Le sole persone che non avevano una Bmw erano quelle che non la volevano", racconta David Perez, che lasciò la scuola a sedici anni. Trascorsi poco più di dieci anni dal miracolo iberico cresciuto con gli estrogeni finanziari e il debito privato, ecco il risultato: a Cebolla su una popolazione di 3.860 persone, 900 uomini e donne sono ora senza lavoro". È l'incubo dei giovani spagnoli. Quello a cui stanno andando incontro anche gli italiani. Letta proporrà a Rajoy un tavolo comune in Europa sulla disoccupazione, i giovani e le imprese. Ma il vero hotspot dell'agenda di Letta ha una tappa precisa: Berlino. Il Parlamento tedesco ha votato il salvataggio di Cipro e l'estensione a sette anni dei prestiti per Irlanda e Portogallo. Un buon segnale per l'Eurozona. Il 22 settembre i tedeschi voteranno con il portafoglio in mano e Angela Merkel dispiegherà la sua strategia politica per vincere ancora. Per l'Italia è un'occasione a doppio taglio: Letta rassicurerà Berlino sugli impegni dell'Italia sul fronte della gestione del bilancio e del debito - non offrendo la carne agli artigli dei falchi come Wolfgang Schauble - cercando di spuntare un accordo sugli investimenti e, eventualmente, i tempi di realizzazione degli obiettivi del Fiscal Compact. Merce di scambio? L'unione bancaria dell'eurozona: un unico supervisore e regole comuni per i salvataggi. Nitroglicerina. L'ambiente naturale di lavoro naturale per un lettiano come Letta. Non deve tradurre all'estero la parola inciucio, ma spiegare che la Grosse Koalition all'italiana ha un'idea del Paese e dell'Europa. Basta la sua, di idea. Visti i risultati, l'intendenza seguirà.