Non c'è niente per cui stare allegri. Perché perdere i ballottaggi e scoprire un'ovvietà è esercizio inutile. Perché vincere i ballottaggi e avvertire la propria inadeguatezza è un'illusione che si spegne. Perché non arrivarci neppure, ai ballottaggi, e urlare e espellere e sfanculare è uscire dal virtuale e scontrarsi con il muro del reale. L'ovvietà è quella di un Pdl che senza la trazione integrale di Berlusconi non va da nessuna parte. L'illusione è quella del Pd che mette i sindaci ma non riesce a togliersi di mezzo il problema della sua linea politica e leadership. L'onnipotenza è quella del Grillo, svanita nel giro di pochi mesi.

Il Pdl. Senza Berlusconi è un partito allo stato gassoso e a livello locale, dopo vent'anni, continua a essere un oggetto misterioso. E' giusto separare i trend nazionali dalle elezioni amministrative, i destini del governo da quelli delle città, ma è chiaro che il Cavaliere è una locomotiva potente che traina un convoglio di classe inferiore. Secondo i sondaggisti Berlusconi vale da solo 7/8 punti in più. Tanto basta per chiudere qualsiasi ipotesi di successione. In queste condizioni, l'idea di anticipare le elezioni è da scartare. Meglio appoggiare Letta e stare sul chi vive sul fronte giudiziario. Tra qualche giorno la Consulta si pronuncerà sul legittimo impedimento, quello sarà il primo vero test sulla tenuta del governo, il resto è letteratura d'appendice, retroscenino palazzograziolesco.

Il Pd. Se Epifani gongola, Letta deve cominciare a guardarsi le spalle dal suo partito. Battuta in Transatlantico: "Telegramma urgente di una sezione locale alla direzione centrale del partito: grande vittoria in tutto il Paese. Urgente convocare gli organismi dirigenti per capire che cosa non ha funzionato". Ecco, questo è il punto. Le elezioni amministrative sono andate troppo bene per essere vere. E infatti la battaglia pre-congressuale già solleva un polverone da rodeo. I bersaniani oggi hanno sfornato (via Repubblica) un documento sociologico che informa le masse sul seguente fenomeno: "In questi anni è enormemente aumentato il sovraccarico di richieste insoddisfatte che gravano sul sistema democratico. Ne è derivata una spinta ancora più forte alla semplificazione del linguaggio e dei tempi della politica. Questa spinta, non trovando alcuno sbocco in una riforma delle istituzioni e dei partiti, si è tradotta in un ulteriore scivolamento verso il modello dell’uomo solo al comando, il primato della comunicazione e la riduzione della partecipazione a delega plebiscitaria al leader". Traduzione: Renzi, datti una calmata, 'che il partito è ancora nelle nostre mani'. E' il preludio di una battaglia che s'annuncia dura. Il segretario-transeunte Epifani ci sta prendendo gusto, Renzi vorrebbe la sua poltrona e il buon Letta non può governare a nome del Pd e poi vedersi scaricato dal partito alla conclusione della sua avventura di governo.

Movimento 5Stelle. Doveva essere uno tsunami, ma il rumore che si sente è quello di uno sciacquone. Il partito fondato da Grillo aveva colto il malumore di una gran parte dell'elettorato, intercettato gli scontenti, gli arrabbiati, i menefrego e i vaffanculo che si levavano dal Paese. Mesi dopo un esordio elettorale che ha ben pochi precedenti, i grillini sono finiti a regolare i conti come un partito qualsiasi, anzi peggio. Si sono azzuffati per gli scontrini, i rimborsi, le poltrone in commissione. Colate di lava fratricida. Risultato: si stanno suicidando. C'è aria di scissione, di gruppo autonomo. Qualcuno dice che sono prove tecniche di cambio dell'attuale maggioranza. Fantasie galoppanti. Mr Chamber non ci scommette una sterlina, i grillini sono politicamente troppo scarsi per ordire una raffinata trama ribaltonesca. Tutto qui? No, of course. Perché le elezioni amministrative nella Capitale hanno segnato una svolta: il blocco della destra romana è uscito distrutto dalle urne. Defenestrata mesi fa Renata Polverini, mandato a casa poco dopo Gianni Alemanno. La Destra sociale giudicata asociale dagli elettori e dunque non degna di continuare a governare. Regione e Comune sono del Pd. Zingaretti e Marino in sella. Il primo un felpato amministratore che viene dalla nomenklatura del partito, il secondo un outsider che promette di sconvolgerla, la nomenklatura.

In ogni caso, i democratici hanno tempo per brindare prima di scoprire che la realtà dell'Urbe è una giungla, mentre la destra capitolina non ha più tempo per sparire, ci hanno pensato gli elettori. Nel frattempo, il governo cerca soldi per coprire le promesse elettorali (Imu) e fermare il tafazzismo tributario (aumento dell'Iva). La brunettizzazione della linea del Pdl prosegue con un penultimatum al giorno. Refrain: "Se succede questo o quello, il governo cade". Si chiama pressing, tiene sulla corda il Pd e i ministri. E se la corda si spezza? Non succederà, l'estate sta arrivando e il problema sorgerà quando i Righeira canteranno che sta finendo. E sarà un autunno caldo. Si vota a Berlino. Quello è il campo di battaglia. Anticipazioni di quel che alberga nella mente dei tedeschi: la Bundesbank sostiene di fronte alla Corte Costituzionale il ricorso di alcuni cittadini tedeschi contro l'Omt (Outright Monetary Transactions) varato dalla Banca Centrale Europea, il piano di acquisto illimitato di titoli di Stato a breve termine. La Buba di Jens Weidmann contro la politica di Mario Draghi. Reazioni tra Montecitorio e Palazzo Madama? Zero. Eppure la Bce tra il 2010 e il 2012 ha comprato 102 miliardi di debito italiano su un totale di 218 miliardi in portafoglio. Mr Spread, do you remember? La metà di quei titoli acquistati dalla Bce batteva bandiera tricolore. Smemorati.