Il Centro Studi di Confindustria (Csc) rivede “nettamente al ribasso la dinamica del Pil dell’Italia nel 2013 e mantiene pressoché invariata la dinamica nel 2014: -1,9% (da -1,1%) e +0,5% (contro +0,6%). L’appuntamento con variazioni congiunturali positive rimane fermo all’ultimo trimestre dell’anno in corso”. Lo afferma il Centro studi di Confindustria negli scenari economici presentati oggi sottolineando che ancora non si vedono “i germogli di ripresa che erano ben visibili nella primavera del 2009 e che sbocciarono in estate”. A metà del 2013, sul finire del sesto anno della crisi, osserva Confindustria, “questo mazzo misto di evidenze sparse lascia solo intravedere l’avvio della risalita. Non costituisce solide fondamenta per prevederla. Tuttavia, quel mazzo è infoltito e ben legato da almeno cinque elementi: il minor costo dell’energia che rimpolpa il potere d’acquisto, la conferma dei progressi nel contesto globale, l’affievolimento delle misure di austerity, il conforto di una maggiore stabilità di azione del governo orientata alla crescita e il cauto rinsaldarsi della fiducia. Il segnale più importante di ‘toccato il fondo’ viene dagli acquisti di auto, bene durevole la cui domanda è molto sensibile a ogni mutamento delle condizioni di reddito e di sentimento. Le immatricolazioni hanno cominciato a puntare verso l’alto e il portafoglio ordini inizia a essere meno vuoto”. Secondo il Csc “la perdita di quest’anno è quasi per intero dietro alle spalle, essendo il risultato già acquisito con la pesante eredità negativa del 2012 e con le flessioni nel primo semestre del 2013. La caduta della domanda totale interna, che contraddistingue questa recessione dalla precedente, prosegue nel 2013: -3,5%, dopo il -5,2% nel 2012, e nessun recupero nel 2014. All’opposto, le esportazioni continuano a espandersi: +1,3% quest’anno e +2,6% il prossimo, quando si collocheranno sopra i livelli pre-crisi”.

FAMIGLIE – “I consumi delle famiglie arretrano di un altro 3,0% quest’anno e di uno 0,3% nel prossimo, totalizzando un -8,1% dal 2007”, osserva Confindustria. INVESTIMENTI – “Gli investimenti, dopo il -8,0% nel 2012, patiscono un taglio anche nel 2013: -5,8% per il totale (che include le costruzioni), cui fa seguito un timido inizio di recupero nel 2014 (+0,4%, grazie al +2,1% di macchinari e mezzi di trasporto), rimanendo a -27,0% rispetto al 2007. Questa dinamica non tiene conto degli effetti dei pagamenti degli arretrati della pubblica amministrazione verso le imprese, perché sono ancora incerti nell’ammontare finale e nella tempistica effettiva”, osserva il Csc spiegando che “una valutazione prudenziale indica maggiori investimenti pari a circa il 3% in tre anni, di cui la parte maggiore nel 2015”. In sostanza, in rapporto al PIL, gli investimenti sono di oltre quattro punti percentuali sotto i valori pre-crisi e “ciò, da un lato, penalizza il potenziale di sviluppo, sia in quantità sia in qualità, e, dall’altro, rappresenta un pavimento da cui ripartire, nella misura in cui la capacità produttiva esistente in precedenza è stata distrutta (come detto sopra) e quindi può iniziare a essere ricostruita. È, però, penalizzante la redditività fortemente erosa”. LAVORO – Il mercato del lavoro “risente della durata e intensità della recessione in atto e l’emorragia di posti di lavoro è accelerata a partire dallo scorso novembre”. Secondo Confindustria “dall’ultimo trimestre 2007 al primo 2013 le persone che hanno perso l’impiego ammontano a 700mila, di cui quasi la metà nell’ultimo anno; la cifra salirà fino a 817mila per la fine del 2014. La diminuzione delle unità di lavoro, che includono il ricorso alla CIG e le altre forme di riduzione dell’orario di lavoro, sfiorava 1,7 milioni nel primo trimestre 2013 e supererà 1,8 milioni nel secondo 2014, quando l’assorbimento di lavoro inizierà nuovamente ad aumentare”. L’aumento delle persone in cerca di lavoro, che nel 2012 si è accentuato anche per la necessità di trovare nuove entrate per i bilanci familiari, porterà il tasso di disoccupazione al 12,4% a fine 2013 (13,9% includendo la CIG) e al 12,7% a fine 2014 (14,0%), secondo il Csc.

RETRIBUZIONI – La dinamica delle retribuzioni di fatto nel biennio 2013-2014, osserva Confindustria, “tiene sostanzialmente il passo dei prezzi al consumo, grazie anche al rientro dell’inflazione (1,6% quest’anno dal 3,0% nel 2012). L’ulteriore contrazione delle importazioni nel 2013, assieme alla continua avanzata delle vendite all’estero, produce surplus sempre più ampi nei conti con l’estero”. CONTI PUBBLICI – L’attivo della bilancia commerciale passa al 2,6% del Pil quest’anno e al 3,5% il prossimo; quello delle partite correnti va allo 0,6% e all’1,6% del Pil rispettivamente. Lo rileva il Centro Studi di Confindustria secondo cui, nei conti pubblici, il raggiungimento dell’obiettivo di contenere il deficit entro il 3,0% del PIL nel 2013 e nel 2014, “richiede un attento e rigoroso monitoraggio della spesa e della dinamica delle entrate, dato l’andamento dell’economia peggiore delle previsioni governative”. Il saldo strutturale, sottolinea il Csc, “rimane non lontano dal pareggio (-0,5% del PIL nel 2014), grazie all’ampio avanzo primario (5,1% del PIL al netto del ciclo). Il rapporto debito pubblico/PIL, tolti i contributi ai fondi europei di stabilità e alla Grecia, tende a stabilizzarsi (128,1% nel 2013 e 128,5% nel 2014). Il suo forte aumento dal 2011 (quando era al 120,0%) conferma che la ricetta della austerità senza crescita è controproducente. La pressione fiscale tocca un picco storico nel 2013 (44,6% del PIL) e rimane insostenibilmente elevata nel 2014, specie quella effettiva (53,4% sottratto il sommerso dal denominatore). Di fronte alla debolezza della domanda interna nei paesi avanzati e alla grande espansione nei nuovi mercati, l’internazionalizzazione è una leva fondamentale per elevare il ritmo di sviluppo dell’economia italiana”.

EXPORT – Le esportazioni sono un volano della crescita. Secondo stime Csc, “un aumento di un punto percentuale del tasso di crescita dell’export di merci è associato a un aumento di 0,24 punti percentuali del tasso di crescita del Pil italiano. In particolare, se nei prossimi cinque anni l’export italiano replicasse la perfomance di quello tedesco nel decennio pre-crisi, aumentando la sua quota sul PIL di 1,6 punti percentuali all’anno, si avrebbe un incremento aggiuntivo del PIL dello 0,7% annuo”. Tuttavia, osserva Confindustria, “l’export italiano è ancora poco orientato verso le economie più dinamiche, specialmente in Asia. Ciò penalizza la sua performance. Tuttavia, le aziende sono state più abili delle concorrenti tedesche nell’orientarlo maggiormente in altri mercati extra-UE”. INTERNAZIONALIZZAZIONE IMPRESE – In base all’Indagine Confindustria sull’internazionalizzazione delle imprese, il sistema Italia “manca ancora di rete finanziaria, capitale umano e strutture tali da sostenere le imprese esportatrici, soprattutto medio-piccole, che vogliono costruire un’attività estera più strutturata. I principali ostacoli all’internazionalizzazione sono la burocrazia e la mancanza di coordinamento tra le istituzioni. La minore possibilità delle imprese rispetto ai competitor internazionali di investire all’estero rende difficile il radicamento delle esportazioni di quei prodotti (quali, ad esempio, i macchinari) che necessitano di una rete di assistenza e servizi post-vendita”. Complica il quadro, secondo Confindustria, “il ruolo assunto dalle Regioni in base alla riforma del Titolo V. La Cabina di regia ha finora avuto una guida incerta. I fondi pubblici si disperdono, quindi, in troppe iniziative di importo ridotto”. È urgente, dicono gli industriali, “data la caduta del credito, il rafforzamento dell’intervento pubblico, anche attraverso la creazione di un’unica “banca per l’export” che riunisca i vari soggetti attualmente coinvolti, secondo il modello dei principali paesi avanzati. Occorre, inoltre, puntare su forme di aggregazione di imprese (consorzi, reti). Le fiere devono essere maggiormente pubblicizzate e frequentate. È fondamentale sfruttare appieno le grandi potenzialità di Expo 2015 come vetrina per il manifatturiero per il rilancio dell’intera economia italiana”.