Ablyazov chi? Riavvolgiamo il nastro del caso kazako perché è molto istruttivo rivedere alcune scene di un filmetto poliziesco che in Italia era stato sceneggiato per far cadere il governo (che cadrà, con calma e per altri motivi) e invece s'è trasformato in un rivelatore di cattiva coscienza. Il dissidente (si far per dire) kazako è stato arrestato giorni fa in Costa Azzurra dalle forze dell'ordine francesi. Ian Fleming su una storia del genere avrebbe montato la scena di un racconto di James Bond. C'è tutto il cocktail ad alta gradazione che piaceva allo scrittore inglese. Un blitz paramilitare con forze speciali, l'inganno al fosforo con un furgone da giardiniere che entra nella villa dove risiedeva l'ex oligarca, a Mouans-Sartoux , il cinematografico pedinamento di una bionda avvocatessa ucraina, difensore e amante del ricercato, femme fatale con il pallino degli uomini di denari con villa annessa. E poi c'è un Paese latino, l'Italia, che si copre di ridicolo nel prima e nel dopo. Prima quando pasticcia sulla cattura e l'estradizione della moglie (la signora Shalabayeva) e della sua piccola bimba; dopo quando un bancarottiere ricercato dalla polizia di mezzo mondo, condannato dalla giustizia inglese, con asilo e anche licenza di delinquere, viene dipinto dai dattilografi del partito dello sfascio come un paladino della libertà, un simbolo dei diritti umani, la metafora della lotta politica e del progresso. Una storia penosa per la politica e il giornalismo. E ora? Ablyazov chi? Non riportiamo per non sprecare inchiostro e per carità di Patria i virgolettati e le frasi di quei giorni. Un circo di clown senza copione. Tutti smemorati, oggi, i parrucconi intelligenti. È nella scena della cattura dell'oligarca il The End della cattiva coscienza, della svista volontaria sui fatti, dell'uso politico dei misfatti. Le truppe che spiano il kazako avvistano un furgone all'uscita della villa. Lo fermano. Ablyazov si sta dando per l'ennesima volta alla macchia? No, i giardinieri sono veri. Il furgone è vuoto. La polizia francese aguzza l'ingegno. Convincono i giardinieri a dare le tute ai poliziotti e, oplà, entrano nella villa. È la mossa del Cavallo di Troia, così The Independent racconta la cattura di Mukhtar Ablyazov.

L'angioletto della democrazia viene trovato seduto al computer. Programmava chissà cosa, il loro eroe. In fondo è accusato solo di aver distolto dalla BTA Bank sei miliardi di dollari, sulla sua testa c'era un mandato di cattura dell'Interpol. I suoi compagni d'avventura in mezzo mondo sono finiti ai ceppi, chi a Cipro e chi a Madrid. Ma in Italia no, non si può, perché devono trionfare i diritti umani contro l'aguzzino Alfano, già noto per le sue intrepide azioni. Dettagli, per chi mostrava Mukhtar al popolo come il paladino dei deboli del Kazakistan, il coraggioso oppositore dell'altro mostro della storia, il presidente Nazarbayev, l'uomo degli oleodotti. Ah, il petrolio. E Berlusconi, naturale, dietro c'è sempre lui, il Caimano. La narrazione a quel punto era facile perfino per i badilanti della politica e della penna. Immagine toccante, da occhi umidi, fazzoletto in mano, pugno battuto sul tavolo e vai con la difesa degli Alti e Inderogabili Principi del Diritto. Ecco dunque un nobile e premuroso padre in fuga. Ecco una moglie e una bimba disperate e in mano alla giustizia cieca di un satrapo per colpa del governo italiano, della deeesstraaaa, il male assoluto. Questo era il quadretto presentato all'opinione pubblica da chi soffiava sul fuoco di una vicenda che ha ben altre tinte. Ablyazov era davvero in pena per i suoi cari quando è stato avvistato dalle forze dell'ordine francesi mentre posava amorevolmente i fiori su un vaso, rifaceva il letto, chiudeva le tende e trascorreva il tempo "socialised" con lady Olena Tyshchenko, ex moglie di un banchiere russo, villa nel lussuoso golf e tennis club di St George's Hill nel Surrey. Il fattore "V" all'opera: vamp e avvocato. Alexandre Dumas scriveva ne I Mohicani di Parigi: "Il y a une femme dans toute les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis: Cherchez la femme". Ora si sta decidendo l'estradizione di Ablyazov dalla Francia. Senza la gazzarra all'italiana. Senza cronache surreali. Senza crisi di governo minacciate, funzionari ministeriali presi nel fai da te, ministri impacciati per assenza in loco, partiti impiastricciati di cattiva coscienza e con zero ragion di Stato. Rispetto a queste tristi figure e controfigure, il bancarottiere e bon-viveur Ablyazov è un personaggio che almeno ha dignità letteraria, è una simpatica canaglia.