Sulla Bbc scorre un'immagine a cui ci siamo assuefatti da qualche decennio: migranti su un barcone che arrivano in Italia, paese della speranza. E della morte. Mr Chamber osserva quelle foto, i materiali girati dalle troupe internazionali, i commenti degli inviati. Echeggia, sempre, il nome "Italia". Ma quasi nessuno fa notare che quella consumata è una tragedia europea. Oltre novanta morti, duecentocinquanta dispersi, altre 150 vite salvate che si aggiungono alle 16mila che già sono state soccorse dagli italiani. Lo riscrivo: dagli italiani, non da altri. E questo accade perché l'Italia è la frontiera dell'Europa, ma l'Europa ha deciso di ignorare il fatto che il Mediterraneo fa parte dei suoi confini. E' così che l'Italia è rimasta sola nel Mare Nostrum a fronteggiare "il vento", la fuga dalla povertà e dalla guerra, cioè una cosa che in queste condizioni non si può fermare.
Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha spiegato che sul barcone c'erano circa 500 immigrati provenienti in gran parte dalla Libia, cioè da un paese in cui Francia e Regno Unito decisero di scatenare una guerra per rovesciare il colonnello Gheddafi, ma senza avere la soluzione politica per il post-Muammar. Il risultato di quella scelta, nonostante le speranze e gli entusiasmi di molti, è sotto gli occhi di tutti: la Libia è nel caos, le primavere arabe sono diventate inverni, l'emigrazione dalla fame, dalla schiavitù, è aumentata, così come il contrabbando di uomini, donne e bambini. Due grandi Paesi dell'Unione Europea avrebbero dovuto immaginare una grande strategia per il Mediterraneo e consultare sul tema qualcuno che ha maggiore esperienza e più buonsenso: l'Italia. Craxi e Andreotti furono i fautori di una politica attenta al Nord Africa e al Medio Oriente. Guardavano alla stabilità dell'area, pur nelle mille contraddizioni, e agli interessi dell'Europa del Sud, in primis dell'Italia. Poi la retorica di Bruxelles ha preso il sopravvento e la Nato dopo la caduta del Muro ha cominciato ad essere un ircocervo militare, incapace di ripensarsi dopo la caduta del Muro, ma pronta a impegnarsi su terreni non familiari: il rovesciamento delle dittature e il building nation in Africa e Medio Oriente.
Tutti i tentativi sono falliti perché dopo aver guidato inquadrato il target nel mirino e lanciato il missile, l'obiettivo politico era già sparito. Anzi, non c'è mai stato. Guardate il risultato delle rivoluzioni in Nord Africa: l'Egitto è in una guerra civile permanente, la Tunisia e la Libia nel limbo, le oligarchie militari usate come risorsa d'ordine ma senza legge e senza prospettiva di governo per la gente, i poveri, i milioni di diseredati di quelle  terre. La parola chiave doveva essere "pane" e invece è diventata "potere". Washington aveva in mente una stagione nuova per il Medio Oriente, ma voleva il regime change senza impegnarsi troppo, lasciando spazio a francesi e inglesi. La Casa Bianca commise un grosso errore, immemore di una storia che aveva già visto gli errori grossolani di Parigi e Londra in quelle aree geopolitiche. La trappola dell'ingenuità colpì in quei giorni anche i quotidiani più attenti ai problemi posti dalla contemporaneità, perfino il Financial Times si produsse in analisi imbarazzanti che facevano un parallelo tra Mubarak, Ben Ali e Berlusconi. Pagine buone per il teatro dell'assurdo, non per il giornalismo. A tutto questo si è aggiunto il capitolo della guerra in Siria, un dramma nel dramma, con centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in cerca di salvezza dal conflitto spietato tra le forze del presidente Assad e le fazioni di ribelli tra le quali militano anche molti qaedisti.
Ma questo presente è il frutto di un "ieri" su cui è ormai inutile soffermarsi perché quel sangue è già stato versato e bisogna impedire che se ne versi altro. Senza ipocrisie, buonismi per fare audience, isterie e soluzioni pasticciate. Accogliere dove non c'è lavoro ma recessione non è una soluzione, ma un errore. Il piatto di pasta improvvisato è una pietas che svanisce presto e lascia il posto a un secondo capitolo di disperazione, serve ben altro. La storia di Lampedusa è la parabola (im)perfetta di questo problema. La realtà è che la stabilità e il benessere possibile si costruiscono dove c'è il disordine. La tragedia è davanti alle coscienze di noi "occidentali" e dobbiamo chiederci per quanto ancora possiamo considerarci "civili" se permettiamo che queste cose accadano. E l'Italia, pur avendo commesso molti errori e continuando a chiudere la porta a un dibattito ormai maturo sulla cittadinanza, rispetto agli altri Paesi ha conservato tratti di umanità e generosità ineguagliabili rispetto agli altri Paesi europei. Quando il Consiglio d'Europa oggi dice che "la politica italiana è sbagliata", allora si capisce a che livello di cecità è arrivata l'euroburocrazia irresponsabile. Basta una informata e minima rassegna stampa per rendersi conto di quel che scrivo su questa colonna.
E allora c'è una sola domanda: che fare? La risposta è sempre una: svegliare l'Europa. E bene ha fatto Alfano a ricordare che il problema non è solo di Roma ma dell'intero Vecchio Continente, troppo vecchio per capire che parliamo di flussi migratori di persone giovanissime, di uomini e donne che cercano un futuro, semplicemente e inesorabilmente la sopravvivenza.  Quella che oggi non possono trovare in questa Europa dall'architettura politica suicida e crescita economica anemica, ma quella che potrebbero avere in patria se la cooperazione funzionasse e la libertà non fosse una parola da spendere nei convegni ma qualcosa che si può e si deve "esportare" con saggezza e fermezza. I commissari europei, sempre prodighi di interessati e spesso maldestri consigli all'Italia, dovrebbero rileggere attentamente l'articolo 79 del Trattato di Lisbona. Vi troverebbero istruttivi passaggi che mettono sotto accusa il loro comportamento che appare ben al di sotto e al di sopra della legge, quasi mai nel giusto. Bastano le prime righe: "L'Unione sviluppa una politica comune dell'immigrazione intesa ad assicurare, in ogni fase, la gestione efficace dei flussi migratori, l'equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri e la prevenzione e il contrasto rafforzato dell'immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani". Tutto questo è stato realizzato? La domanda resta sospesa come in un dramma shakespeariano. E' la foto dell''Europa.