In attesa di conoscere il testo definitivo della Legge di stabilità, che probabilmente conterrà qualche compromesso anche sui contestati tagli al settore sanitario, è bene non dimenticare mai la caratteristica di questo governo: benché politico, a differenza di quello di Mario Monti, l'esecutivo nasce con un obiettivo di servizio - approvare le misure economiche, non derogare dalle regole europee, evitare commissariamenti di sorta, e fare la riforma elettorale - e con una base parlamentare di larghe intese. Questa è la missione affidata da Giorgio Napolitano in cambio della sua permanenza al Quirinale, e questo è il patto voluto e sottoscritto da tutte le forze della maggioranza. Dunque la ragion d'essere del governo non è la ricerca del consenso, in vista magari di una ricandidatura del suo premier (se essa ci sarà, avverrà solo sulla base dell'apprezzamento degli elettori per il lavoro fatto), ma anzi la divisione delle responsabilità per misure anche impopolari. Da questo punto di vista anche i tagli alla sanità sono accettabili, anzi doverosi, a condizione che non colpiscano indiscriminatamente regioni virtuose e spendaccione. Se si comincerà ad adottare il criterio dei costi standard, i cittadini-contribuenti ne avranno guadagnato senza averci rimesso nulla in termini di salute: è a tutti noto che ci si cura meglio al Nord, con costi per singola prestazione spesso dieci volte inferiori, che al Sud, dove in tutti questi anni la situazione è stata lasciata andare fuori controllo con sprechi e clientele di ogni tipo. Dunque le lamentele di chi ha accumulato debiti miliardari in cambio di un'assistenza da terzo mondo non sono giustificabili. E non possono essere usate come un ricatto di fronte all'opinione pubblica.
Più in generale è l'intero sistema delle autonomie che va riportato all'ordine. L'attenzione si è concentrata sulle province, che comunque andrebbero abolite in quanto inutili. Ma i veri centro di spesa irresponsabile sono proprio le regioni, tanto più da quando l'improvvida riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001 dall'Ulivo ha dato loro poteri di spesa senza i relativi doveri. Non è un problema solo italiano: ne sa qualcosa la Spagna, che pure ha una forte identità statale, dove l'autonomia concessa alle 17 comunidad ha fatto saltare i conti pubblici, gratificando i cittadini nel loro spirito nazionalista più che nelle cose pratiche. Ma anche i paesi anglosassoni sono alle prese con questo dilemma. Negli Usa ogni tanto fallisce qualche stato, dalla ricca California al piccolo Arkansas, e anche lì tutto dipende dall'uso improprio delle risorse: cioè dalle mani bucate di chi amministra. La Gran Bretagna è alle prese con i costi dell'autonomia generosamente concessa alla Scozia: ogni paese ha il suo Sud, anche se magari sta al Nord.
Torniamo all'Italia: il governo ha il dovere di tenere duro sulla dieta dimagrante imposta alle regioni, le quali hanno la coscienza sporca. Alla stessa maniera, in tutt'altro campo, ha il dovere di sfidare l'indubbia impopolarità dell'invito rivolto dal capo dello Stato a ridurre la popolazione carceraria, e in generale a smaltire l'insostenibile fardello dei procedimenti giudiziari, anche ricorrendo all'indulto o all'amnistia. Tra l'altro, proprio il sovraffollamento delle carceri - dove il 30 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio - ci potrà presto costare una salatissima multa dell'Unione europea quantificabile in 100 euro per ogni detenuto in eccedenza. I sondaggi sono ovviamente tutti contrari sia all'amnistia sia all'indulto sia a qualsiasi altra forma di condono. Ma attenzione all'ipocrisia: spesso a scandalizzarsi sono quegli stessi cittadini che non disdegnano affatto di vedersi condonare multe e altre sanzioni amministrative. Naturalmente un simile provvedimento da parte del Parlamento dovrebbe prevedere anche l'avvio di una riforma seria sui tempi e sui modi della giustizia: seria, ovvero senza preclusioni, furbizie di parte (il caso Berlusconi non c'entra nulla) e senza barricate dei diretti interessati.
Anche la giustizia è in Italia, un po' come la sanità, un enorme spreco che non corrisponde al suo scopo primario di tutelare la legalità con efficienza ed equità. E questo vale sia per la giustizia penale sia ancora più per quella civile, con tutte le ricadute economiche del caso. Bisogna riportare la situazione sotto controllo, ispirandosi ai modelli stranieri che funzionano - per esempio in nessuna parte del mondo esiste una giustizia omnibus, autonoma e con obbligo di azione penale come da noi; così come non esiste una sanità universale, che tratta alla stessa maniera poveri e ricchi - e non guardando ai sondaggi. Non lo fanno i governi davvero politici come quelli inglese o spagnolo; ancora meno deve farlo un governo trasversale, nato da un'emergenza, come il nostro.