Paolo Scaroni, numero uno dell'Eni, non nasconde la preoccupazione per la situazione in Libia: "Il terminal di Mellita verso la Sicilia è costantemente sotto attacco, andiamo verso lo stop alle esportazioni verso la Sicilia". Scaroni nelle occasioni e interviste pubbliche usa il linguaggio della diplomazia, com'è suo compito, facendo notare che non prevede al momento una crisi negli approvvigionamenti energetici, data l'abbondanza di scorte in ogni parte del mondo, e fino a qualche giorno fa vista anche la stagione clemente in Italia. Ma a chi gli parla in privato l'amministratore delegato della più strategica, con l'Enel, delle nostre holding pubbliche, manifesta un certo sconcerto. Un conto è infatti approvvigionarsi sui mercati spot mondiali, altro fare affidamento sulle aree sulle quali l'Eni ha costruito l'intera sua strategia di lungo termine, anche come investimenti: e cioè il Nord Africa, la Russia, l'Iran. Due di queste tre regioni - Nord Africa e Iran - sono oggi momento destabilizzate o incerte. Restano i legami, solidi, con la Russia. Tutto nasce dal blitz del 2011 contro le ex dittature nordafricane, con Libia ed Egitto in prima fila, in seconda battuta la Tunisia e l'Algeria, deciso da Francia, Gran Bretagna e Usa in posizione più defilata ma non meno operativa.
La Germania rifiutò di partecipare, l'Italia lo fece in maniera assai riluttante. In realtà avrebbe avuto ottime ragioni per il mantenimento dello statu quo, visti i nostri interessi economici, non solo dell'Eni. Ma la scommessa di parte dell'Occidente si è rivelata ancora più errata oggi che ai Gheddafi, ai Mubarak, ai Ben Alì si è sostituita una generale destabilizzazione sotto la minaccia costante del fondamentalismo quaedista. Una situazione che si riverbera anche sulla Siria - dove il ministro degli Esteri Emma Bonino ha adottato una linea molto più pragmatica e autonoma - e sull'Iran. Di questi due paesi tradizionalmente alleati, all'Italia interessa soprattutto l'Iran, dove ancora l'Eni ha una lunga e consolidata presenza che ha resistito a tutti i mutamenti del regime. Ma in questo momento nel quale si tenta un dialogo con il nuovo presidente "riformatore" Hassan Rohani, l'Italia è di nuovo ai margini della trattativa. L'iniziativa è infatti nelle mani dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) ai quali è stata aggregata la Germania. Attualmente è la Francia ad avere interrotto i negoziati, che stanno molto a cuore a Barack Obama, e secondo molti Parigi, dietro la facciata di intransigenza, nasconde l'obiettivo di condurre le trattative per conto proprio. Sarà difficile che le ambizioni di Francois Hollande abbiano successo; resta il fatto che il nostro paese non è formalmente presente tra i "cinque più uno" che trattano con Teheran. E come al solito deve affidarsi a canali paralleli, e qui l'Eni non si tira certo indietro.
In quell'area i nostri interessi passano anche attraverso i buoni rapporti con la Russia, frutto del grande lavoro fatto con Vladimir Putin da Silvio Berlusconi (lavoro non adeguatamente riconosciuto, e che l'ex premier farebbe bene a rivendicare), rapporti fortunatamente mantenuti sia da Mario Monti sia da Enrico Letta. Naturalmente una politica estera non si realizza dall'oggi al domani e dipende in minima parte dal ministro in carica. Dovrebbero piuttosto essere la struttura della Farnesina e la nostra rete di ambasciate a garantire la continuità. Con le primavere arabe venne commesso un grave errore, che già allora era facile da prevedere. Di quell'errore si vedono oggi le ricadute umanitarie, con gli sbarchi a Lampedusa. Ma quelle economiche non sono meno importanti. Allora non si ascoltarono abbastanza le ragioni del nostro business, cedendo alla demagogia imperante, mentre proprio per motivi di business si mossero Francia e Gran Bretagna. Pare quasi che l'interesse economico nazionale sia qualcosa da tenere nascosto, o peggio di cui vergognarsi: eppure la Germania non nasconde affatto i propri record del surplus dell'export, che attirano i fulmini della Casa Bianca e mettono in imbarazzo la stessa Europa.