Le larghe intese si sono ristrette e il governo diventa un esperimento nell'esperimento che era stato avviato da Giorgio Napolitano il 24 aprile scorso con l'incarico a Enrico Letta. Dal giorno del giuramento (28 aprile) sono trascorsi sette mesi in cui l'agenda politica italiana sembra una storia di shock and awe, colpisci e terrorizza, una teoria di fatti impressionante: il 21 dicembre 2012 finisce l'era del governo tecnico di Mario Monti; il 26 febbraio 2013 si aprono le urne, nessuno vince le elezioni politiche ma emerge un partito che prima non c'era (Grillo); il Partito democratico s'incarta per oltre un mese prima sull'incarico a premier (Bersani rinuncia) poi si spacca sull'elezione del Presidente della Repubblica; Marini viene affondato, Prodi è umiliato dalla carica dei 101 del Pd, Napolitano viene pregato in ginocchio di concedere il bis storico e il 20 aprile torna (anzi, resta) alla presidenza della Repubblica; pochi giorni dopo arriva il governo di larghe intese di un giovane outsider democratico, Enrico Letta; Berlusconi diventa azionista di riferimento dell'esecutivo; infuria la battaglia sull'Imu; Letta scavalla l'estate ma in settembre riprende il ballo della decadenza del Cavaliere; il 2 ottobre sembra il giorno della crisi, ma Berlusconi vota la fiducia dichiarando "prendiamo una decisione comune per non tradire il nostro popolo"; il Cavaliere vota ed evita la scissione dei "governisti" del Pdl, ma è solo un rinvio; la giunta per le immunità del Senato decide per la decadenza del leader del Pdl; Letta scrive una brutta legge di stabilità (il Wall Street Journal impietosamente l'altro ieri ha titolato: è la stabilità del cimitero); il Pdl si spacca, Angelino Alfano si mette in proprio e fonda il Nuovo centrodestra; Matteo Renzi prenota la segreteria del Pd e avverte "o Letta fa come diciamo noi o finish!"; ieri Renato Brunetta e Paolo Romani hanno certificato il no alla legge di stabilità e il passaggio all'opposizione; oggi il Senato fa calare il sipario sulla carriera parlamentare di Berlusconi. Non c'è Paese in Occidente che può reggere uno tsunami politico di queste dimensioni: solo l'Italia. Una nazione che fa del precario l'ordinario e del provvisorio il permanente. I segni del logoramento sono profondi. La legge di stabilità è la cartina di tornasole delle difficoltà crescenti: un patchwork senza una linea politica, dettata dalle larghe pretese, dalla necessità e dalle burocrazie ministeriali. Berlusconi aveva studiato il passaggio all'opposizione da tempo e anche la scissione dei "diversamente berlusconiani" era un fatto ineludibile. E la stessa decadenza da parlamentare non è un imprevisto, un evento con il quale non si sa come misurarsi, ma un elemento di una sceneggiatura che si chiama "campagna elettorale". Il governo andrà avanti, ha i numeri per controllare il Senato (con fatica e lavoro duro per i capigruppo, ma può farlo) e potrebbe perfino allargare la maggioranza se non casca nel gioco del cerino. Ma Berlusconi ha messo nel conto una lunga marcia, non è nuovo a traversate nel deserto, e la sua uscita dal Parlamento, in realtà, è solo l'allineamento del Cavaliere allo scenario politico italiano: Renzi, Grillo e Berlusconi sono tre leader fuori dal Palazzo, testimonianza della crisi del nostro parlamentarismo senza stabilità. L'unico pezzo della scacchiera che è saldo e si muove ancora liberamente è la presidenza della Repubblica, il resto fatica a stare in piedi e dare un obiettivo alla propria missione. Il Parlamento è la rappresentazione plastica del caos di ieri, di oggi ma soprattutto di domani: alla Camera ci sono dodici famiglie politiche, al Senato sono dieci. La frammentazione elevata a sistema di governo. In queste condizioni, l'incidente di Sarajevo, l'imprevisto sparo che finisce per far scoppiare la guerra (leggere la crisi) è sempre in agguato. Letta a questo punto dovrà guardarsi dall'ennesima gauche, cioè da Matteo Renzi che per ora si è esibito nei penultimatum da campagna congressuale, ma potrebbe esser tentato di far suo il banco dei pegni della politica italiana. Il sindaco di Firenze però dovrebbe dare un'occhiata ai sondaggi. Due in particolare, uno di Tecné e l'altro di Swg, il primo da un vantaggio di cinque punti del centrodestra sul centrosinistra, il secondo di quattro punti. Forza Italia e Nuovo Centrodestra insieme sembrano attrarre i voti dei moderati che un Pdl "falchizzato" aveva perso. Non a caso, al di là delle schermaglie ornitologiche e degli insulti da voliera tra azzurri e separatisti, Il Mattinale, il bollettino strategico del Cav. diretto da Renato Brunetta, nel numero di martedì scorso ne dava conto in evidenza, in rosso e con i punti esclamativi. La tentazione elettorale crescerà insieme al cannibalismo di Renzi. E' ancora Il Mattinale a offrire la rotta che seguirà la nave berlusconiana: seguire il cacciatorpediniere di Renzi, affiancarlo, offrire supporto logistico e magari silurare insieme la nave da carico del governo al momento opportuno. Ecco un passaggio illuminante sul sindaco di Firenze e i suoi neologismi da lavastoviglie della politica, il Finish: "In questo consiste l’essenza della politica renziana. Segare il ramo su cui stanno seduti insieme Letta e Alfano". I sondaggi non sono la Bibbia, ma indicano una tendenza e Berlusconi ha anche una scadenza istituzionale che serve da boa in questa regata: le elezioni europee. Non ha bisogno per forza di creare un incidente di percorso, il crash-test è là davanti e arriva in un eccezionale momento storico per l'Europa: dopo cinque anni di crisi economica e una lunghissima recessione. Berlusconi si sta attrezzando per questo appuntamento, insegue una precisa scia euroscettica che sta attraversando il Vecchio Continente, sta cercando di intercettare l'elettorato di Grillo (che in questo scenario polverizzato punta a vincere le elezioni), gli smarriti, i confusi, le vittime inconsapevoli della crisi, quelli che "a noi ci ha rovinato la moneta unica". Non è una strategia estemporanea, non è un quadro della disperazione, non è il "rovescio il tavolo e poi vediamo che succede", ma l'intuizione dell'uomo che fiuta l'aria che tira, mentre gli avversari brindano alla sua espulsione del Senato. E' iniziata un'altra partita, il decaduto è in piedi e si accettano solo puntate in Euro.