La politica italiana sembra impazzita intorno alla legge elettorale, fatto che rischia di investire anche le istituzioni come dimostra lo sfogo di lunedì scorso di Giorgio Napolitano. In sintesi, c'è chi vorrebbe velocizzare la soluzione, dopo il passaggio della riforma dal Senato (dove esistono ancora le "strette intese") alla Camera, dove il Pd è autosufficiente. Non solo: in caso di difficoltà Matteo Renzi non avrebbe remore a stabilire accordi con chi è attualmente all'opposizione, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo in testa. Sull'altro fronte si sentono scavalcati i centristi, gli alfaniani del Nuovo centrodestra, e quelle parti del Pd che temono il "nuovismo" di Renzi. Chi accelera è sospettato, fatta la legge, di voler correre alle urne (tentazione esplicita di Forza Italia, grillini e Lega); chi frena di voler mantenere la poltrona il più a lungo possibile. La faccenda si ripercuote sui rapporti tra Renzi ed Enrico Letta, nonostante il recentissimo accordo dei 15 mesi tra i due. Il presidente della Repubblica cerca di mettere ordine ricordando, giustamente, che la riforma elettorale era un impegno disatteso dal Parlamento durante il governo di Mario Monti, disatteso ancora nella prima fase delle larghe intese e infine reso improrogabile dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo il Porcellum. Al punto che Napolitano lascia trapelare l'intenzione di dimettersi se i patti che consentirono la sua rielezione - legge elettorale su tutti - non verranno rispettati. La maionese rischia di impazzire tra richieste di impeachment per il capo dello Stato, accuse di delegittimazione al Parlamento, nonostante che la Corte costituzionale l'abbia esplicitamente esclusa, trucchi e sgambetti di vario tipo. Facciamo per ora punto qui e chiediamo: ma è davvero questo ciò di cui ha bisogno il Paese? O si sta tanto per cambiare guardando al dito anziché alla luna? La legge elettorale va modificata e con l'attuale non si può votare: dunque la si cambi con la maggioranza che sostiene il governo Letta, oppure se non è possibile la si cambi in Parlamento. Si dice che il governo risulterebbe doppiamente legittimato? Dipende dal governo stesso, dalla sua attività e da chi lo sostiene. E comunque il ritorno alle urne non sarebbe né automatico né necessario, almeno per tutto il 2014. In passato la legge elettorale è stata cambiata e ricambiata in pochi balletti. Ora ne stiamo parlando da due anni. Non starà diventando un alibi per tutti? Tra frenatori e innovatori l'Italia è tanto per cambiare incagliata, bloccata dalla sua bassa crescita e da mini-provvedimenti economici, mentre bisognerebbe decisamente cambiare passo e voltare pagina. Come possono i partiti spiegare tutto questo agli elettori, al mondo economico, agli investitori italiani e stranieri? La stabilità politica italiana è un bene, a meno che non diventi, come ha recentemente scritto il Wall Street Journal, "una stabilità che conduce al cimitero". Forse Renzi sembrerà a qualcuno troppo arrembante, ma che dire di quanti (compresi alcuni che ora vorrebbero mettersi a correre) in due anni non hanno fatto nulla, tra promesse, commissioni, e quant'altro? Chi paga il conto di questo strano concetto della stabilità?