Si dice spesso che quando esce un nuovo modello di auto o di smartphone, la concorrenza invecchia istantaneamente. E l’unico rimedio è lanciare sul mercato un prodotto che possa a sua volta dare filo da torcere all’ultimo arrivato. È così anche nella politica, e ce ne stiamo accorgendo dalle prime mosse “vere” di Matteo Renzi. In poco più di 48 ore il nuovo segretario del Pd ha proposto a maggioranza e opposizione (con un’evidente strizzata d’occhio a Forza Italia) tre proposte di modifica della legge elettorale tra le quali scegliere, compreso il cosiddetto modello spagnolo che è da sempre il preferito dei berlusconiani. E ha liquidato il viceministro e finora interprete massimo della linea economica del Pd, Stefano Fassina, con una battuta (“Fassina chi?”) che non è piaciuta a molti, ma che ha avuto il pregio della chiarezza. Con ciò, appunto, ha rotto le uova nel piatto alla sinistra ed alla vecchia guardia del suo partito; ai moderati rimasti nella maggioranza, Alfano in testa, che temono di essere emarginati da un giro di valzer Renzi-Berlusconi; ed ovviamente al governo di Enrico Letta, ancora figlio della segreteria Bersani (a proposito, auguri) e delle ex larghe intese. Sta esagerando, Renzi, come appunto alcuni illustri commentatori iniziano a dire con sempre maggiore insistenza? Bisognerebbe innanzi tutto chiedersi qual è l’alternativa: continuare forse nel tran tran che ha segnato gli ultimi due o tre anni? Quelli nei quali non c’è stato alcun cambiamento ma solo una gestione spesso affannosa dell’emergenza economica; e, come ha più volte ricordato Giorgio Napolitano, non si stati in grado di modificare non diciamo lo Stato, ma la legge elettorale? È forse questa la stabilità che serve all’Italia, che piace a certi ambienti e rassicura molti? Non pensiamo proprio. Ma soprattutto il nuovo leader democratico, con la sua offensiva, sta costringendo gli altri a darsi una scossa. Per tornare al paragone con l’industria, a rinnovare di volata i loro modelli e la loro offerta. E devono farlo in fretta, non solo per reggere alla concorrenza renziana, ma perché il Paese, nonostante lo spread in calo, sta perdendo colpi su tutti i fronti, da quello del debito alla competitività delle aziende, dai giovani alla pressione fiscale. Certo, Matteo Renzi può anche apparire un po’ arrembante. E molti punti del suo programma restano da chiarire, specie in economia. Tuttavia, sotto di lui, il Pd e la sinistra che parevano imbalsamati hanno cominciato a muoversi. Stessa cosa dovrà accadere nell’altro campo, il centrodestra, che sia o no post-berlusconiano, e nel quale manca ancora una vera successione al Cavaliere. Oppure vogliamo difendere un esistente in larghissima misura indifendibile?