Contrariamente a quanto molti prevedevano, le motivazioni depositate ieri con le quali la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'attuale sistema elettorale (il Porcellum) lasciano al Parlamento, e di conseguenza alla politica, la più ampia libertà di agire. Di paletti, infatti, i giudici ne piantano solo due: che sia ripristinata la libertà di scelta degli elettori, limitando a pochissimi nomi le eventuali liste bloccate, che diverrebbero così dei listini; e che il premio di maggioranza non venga più dato al partito o alla coalizioni vittoriosi, ma preveda una soglia minima di consensi. Soglia che, per rispettare lo spirito di questa sentenza, si presume debba essere sufficientemente alta per non creare l'attuale sperequazione tra voti presi e parlamentari ottenuti. In questo modo dovrebbero essere tutelati sia la rappresentatività degli elettori, sia l'obiettivo della governabilità. Altro punto fondamentale, il Parlamento in carica non è affatto illegittimo in quanto queste sentenze non hanno valore retroattivo.

Tuttavia se si andasse a votare senza una nuova legge, automaticamente verrebbero meno i due aspetti incostituzionali del Porcellum: appunto, le liste bloccate e il premio di maggioranza senza tetto. Di conseguenza si tornerebbe al proporzionale puro, non essendo stabilita né un'altra soglia per il premio né il numero massimo di candidati bloccati dalle segreterie dei partiti. Agli esperti pare che tutto ciò spiani il terreno al sistema spagnolo, indicato da Matteo Renzi fra le sue alternative, e che piace anche a Forza Italia. Altri, tra i quali Luciano Violante, un nome storico della sinistra, affermano il contrario: "Poché la Corte dice che il premio di maggioranza non è affatto illegittimo ma va solo dato con il raggiungimento di una soglia minima, abbiamo il riconoscimento che ogni sistema deve tendere alla governabilità".

Quindi, per Violante, né sistema spagnolo né ritorno al Mattarellum - il metodo precedente a base maggioritaria ma senza premio - ma piuttosto il cosiddetto "sindaco d'Italia", cioè un doppio turno di coalizione, su base proporzionale. La realtà è che ai partiti vengono lasciate le mani libere, sia in quanto perfettamente legittimati (anzi, obbligati) ad operare, sia in termini di scelta del nuovo sistema. In quale naturalmente sarà più proporzionale dell'attuale e dovrà limitare al minimo il blocco delle liste. Ora dunque le forze politiche non hanno più alibi, e non ce l'hanno quanti vorrebbero un metodo confezionato su misura per le proprie esigenze né tantomeno chi vorrebbe tornare subito alle urne. Infatti - e su questo la sentenza è chiara - se si rivotasse ci si dovrebbe andare, in questo caso sì, con il proporzionale puro, e presumibilmente non vincerebbe nessuno rendendo così obbligatoria una nuova riedizione delle larghe intese. Sintetizzando, le tentazioni di Renzi e Berlusconi ne escono ridimensionate. Ma altrettanto battuti sono i fautori della conservazione dell'esistente: il Parlamento attuale è sì legittimo, ma non rispecchia né nei numeri né nel metodo di scelta la volontà dei cittadini. Si torna dunque alla casella di partenza, e non ci sono più scuse per nessuno.