Se accetti lo streaming con Grillo devi prepararti al boxing. Matteo Renzi però ha tirato solo qualche schiaffetto mentre l'avversario tirava ceffoni grossi, così è finito alle corde e ha dato al comico quello che si aspettava: la tribuna per il vaffanculo in bit, il rovesciamento di bile online, il download del rutto, l'archiviazione nel cestino di qualsiasi idea politica. Grillo non cercava altro, ma ha compiuto un passo falso quando ha disintegrato ogni senso del discorso e confessato una raggelante verità: "Non sono democratico con te, non abbiamo tempo per te".

È questa l'essenza del grillismo, la sua negazione della democrazia fin dal principio, fin dalla civiltà della conversazione perché "non abbiamo tempo per te". E' sul web che questa tossina trova il suo habitat naturale, un non-luogo dove la spersonalizzazione genera l'illusione dell'immunità e lo scudo dell'impunità, l'inefficacia del codice penale, la libertà di diffamazione, deturpazione e umiliazione di chiunque non sia un adepto della setta.

Grillo doveva solo pigiare il tasto "on" sulla telecamera per trasformare la consultazione per la formazione del governo di un Paese del G8 in un bar dove si servono intrugli di demagogia ad alta gradazione. Ci cascò Pierluigi Bersani un anno fa, ci è cascato anche Renzi. Dovrebbe essere una lezione sufficiente per tutti.

Dopo quasi un anno di legislatura, dovrebbe anche essere chiaro di cosa si nutre il movimento di Grillo: di crisi. Al comico non interessa proporre soluzioni perché nella crisi prospera, la sua forza si moltiplica. È una deviazione stradale che conduce direttamente al burrone. Mentre Matteo provava ad articolare un discorso, Beppe spargeva acido muriatico.

A Grillo interessa fare il pieno di voti alle europee, aggravare questo clima weimariano in cui cresce solo la disoccupazione. La figura di Matteo Renzi per lui è una minaccia concreta: il segretario del Pd non ha neppure quarant'anni, non è mai stato "onorevole", ha applicato al caso del Cavaliere il principio di realtà e non il girotondo a vuoto degli ultimi vent'anni, ha messo a riposo la classe dirigente post-comunista e ha la chance di rompere il clima di rassegnazione in cui il Paese è piombato dall'inizio del 2008.

Quello che predica Grillo è lo scenario di un Paese che non ce la fa, un racconto splatter dove tutto finisce in una mattanza tarantiniana, un regolamento di conti tra loro - i grillini - e "gli altri". Dove questi ultimi non sono soltanto il cosiddetto "sistema politico", ma qualsiasi persona che finisca nel radar delle truppe di rastrellamento grilline, basta farsi un giro su internet per vedere una quotidiana caccia ai non allineati allo sfascismo ruggente dei pentastellati.

È un movimento politico perfetto per uno scenario postnucleare, una corsa nel deserto di Mad Max, dove la tecnologia è lo strumento del ritorno alla barbarie.

Grillo ha in mano un'ascia, non lo scettro del popolo. Si alimenta di ignoranza, sparge scie chimiche di paranoia. E in cambio riceve consensi, consigli paternalistici da bacio Perugina, lisciate di pelo dai talk show in cerca disperata di audience, ospitate catodiche senza giornalisti che fanno domande. Gli altri partiti possono subire sberle, i cinquestelle no. Dopo l'immunità sul web, stanno edificando una zona franca in tv.

Renzi probabilmente non darà troppa importanza a quel che è accaduto. Ma non dimentichi la lezione di oggi: se inviti a pranzo un cannibale, finisci nel piatto.