A poche ore dal suo insediamento Matteo Renzi si è trovato ad affrontare una delle peggiori crisi internazionali degli ultimi anni. Crisi, oltretutto, i cui possibili sviluppi a medio e lungo termine sono ancora da verificare. Sottolineiamo questo aspetto perché il prevedibile (secondo l'Occidente) obiettivo di Vladimir Putin, cioè l'"accontentarsi" dell'annessione della Crimea consentendo il ritiro delle forze russe dal resto dell'Ucraina e la fine delle minacce, non è affatto scontato. Per esempio la Russia, una volta verificata la debolezza europea e americana, potrebbe non fermarsi qui aumentando la posta della spartizione. Ma soprattutto questo precedente, che in altri anni, anche recenti, ha scatenato guerre (basta pensare al Kuwait), potrebbe costituire un precedente per il futuro. Soprattutto per le nuove potenze mondiali, a cominciare dalla Cina, che ha mire sullo scacchiere del Pacifico. Detto questo, vediamo la questione dal punto di vista italiano e del nuovo governo. Finora la prova non è andata male, per quanto ne dicano i falchi del centrodestra e quelli dell'estrema sinistra, che avrebbero preteso un maggiore decisionismo. Renato Brunetta, di Forza Italia, sostiene che Silvio Berlusconi, dati i rapporti personali di amicizia con Putin, avrebbe "sicuramente" giocato un ruolo di primo piano come già fece nel 2008 quando la Russia minacciò di invadere nel sangue la Georgia. Ma la Crimea e Sebastopoli sono per Putin molto più strategiche della Georgia, e di Tbilisi. Ed il capo del Cremlino di oggi è notevolmente più forte di quello di sei anni fa. D'altra parte la storia, con la esse minuscola ma anche maiuscola, non si fa con i se. Piuttosto qualcuno e qualcosa da questa vicenda escono per l'ennesima volta ridimensionati: l'Occidente nel suo complesso; sia gli Usa, sia l'Unione europea. Né certo, dal punto di vista dell'Ucraina filo-occidentale e filo-europea, bastano le minacce di disertare i lavori preparatori del G8. In queste debolezze il nuovo governo italiano si è trovato catapultato, con l'aggiunta che il nostro paese dipende per il 40 per cento dalle forniture di gas russo, e che l'Eni ha cospicui interessi congiunti con la Gazprom. Interessi e dipendenza che però non sono certo maggiori di quelli della Germania, paese leader dell'Europa. Dunque Renzi e il nuovo ministro degli Esteri Federica Mogherini non potevano che agire in tandem con la posizione tedesca, severa nella forma, ma nella sostanza improntata alla realpolitik. È una linea che il nostro premier potrà tra l'altro far valere quando, il 17 marzo, effettuerà la sua prima visita ad Angela Merkel. Sul tavolo non c'è tanto il superamento del tre per cento di deficit, che adesso porterebbe all'Italia ben pochi benefici, quanto una diversa considerazione del nostro debito. Per esempio se i miliardi che abbiamo messo nel primo fondo salva-stati Efsf, utilizzato a beneficio di Grecia, Irlanda e Portogallo, venissero valutati come quelli del secondo fondo Esm (impiegato per le banche spagnole), essi verrebbero scomputati dalla nostra contabilità pubblica: una scelta logica e un beneficio di oltre 50 miliardi. Come ha dichiarato anche Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del centrodestra e candidato alla segreteria politica della Nato, la via dell'"abbassare i toni" è l'unica praticabile non solo dal nostro governo ma anche da potenze ben maggiori e molto più con le mani in pasta dell'Italia. Altri dovrebbero riflettere sulle proprie debolezze e sui propri errori. Certamente gli Usa di Barack Obama, nel pieno di un piano di riduzioni del bilancio militare e di perdita di peso strategico mondiale. Alla stessa maniera l'Unione europea e la Germania, il cui progetto di allargare a dismisura a Oriente i confini della Ue si sta scontrando con la realtà: è già fin troppo complicato gestire il nucleo occidentale dell'eurozona, figuriamoci la Romania, la Bulgaria e magari l'Ucraina. Ultima osservazione. La prudenza italiana potrà tornare utile per riportare a casa i nostri marò. Vicenda nella quale la Germania, ma soprattutto la Russia di Putin che ha con l'India importanti legami economici e militari, potrebbero rivelarsi sponde preziose.