Rivoluzione. La parola è uscita dalle labbra di Matteo Renzi durante il Consiglio europeo a Bruxelles. Il premier ha ribadito che "la posizione dell'Italia non è cambiata, siamo in linea di assoluta continuità con i governi che ci hanno preceduto", ma i sorrisini tra il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso, hanno lasciato il segno nonostante Renzi abbia bollato come "fantasie" i commenti successivi e detto che "non c'è rapporto conflittuale con le istituzioni europee". Qualcuno sulla parola "rivoluzione" ci ha ricamato sopra con l'ironia, ma in effetti - che Renzi lo voglia o lo sappia - qualcosa all'interno della gigantesca macchina dello Stato sta accadendo. L'obiettivo del pareggio di bilancio e i regolamenti europei hanno innescato una corsa al risparmio e una riorganizzazione i cui effetti si vedranno, al di là di qualsiasi volontà politica. Il percorso economico-contabile fu tracciato dalle Camere durante la corsa dello spread con la riforma dell'articolo 81 della Costituzione nel 2012, il nuovo patto di bilancio europeo (il Trattato del Fiscal Compact votato a larghissima maggioranza dal Parlamento il 19 luglio del 2012) e una serie di decreti e regolamenti europei che hanno messo in moto un processo che appare inarrestabile, una marcia a tappe forzate sull'asse Roma-Bruxelles. Sarà uguale a quella che immagina Renzi? Non proprio. Da poche ore è arrivata sulla scrivania di decine di alti dirigenti dello Stato una circolare della Ragioneria generale dello Stato, la numero undici, che ha il seguente oggetto: "Riorganizzazione delle amministrazioni centrali dello Stato. Effetti sulle previsioni di bilancio per l'anno 2015 e per il triennio 2015-2017 e budget per il triennio 2015-2017. Prime indicazioni". Che cosa dice la circolare? Che bisogna tagliare, riorganizzare e presentare in anticipo le previsioni contabili.

La macchina è già in moto e il calendario è questo: · Entro il 25 marzo saranno costituiti dei gruppi di lavoro tra la Ragioneria generale dello Stato e le amministrazioni che devono ristrutturare i bilanci. Entro il 24 marzo dovranno essere comunicati agli Uffici centrali di Bilancio i nomi dei rappresentanti per ciascun gruppo; · Entro il 18 aprile i gruppi dovranno "definire le nuove strutture di bilancio" delle Amministrazioni per poter poi inserire i dati nel sistema di contabilità nazionale; · Entro il 15 maggio le nuove strutture di bilancio dovranno essere inserite nei sistemi informativi dello Stato (in particolare nel Nuovo Sistema di Bilancio Finanziario - NSBF), questo per consentire alle amministrazioni di fornire i dati per il 2015 e l'assestamento dei conti per il 2014. La partita politica del governo Renzi si gioca su un campo vastissimo fatto di politica alta e bassa (soprattutto), burocrazia e burosauri, principi di contabilità pubblica e tendenza cronica allo straripamento della spesa locale, debito pubblico emesso, interessi da pagare e titoli di Stato in asta continua, un budget dello Stato il cui ultimo aggiornamento (febbraio 2014) teneva conto delle attività di 13 ministeri, 34 missioni e 174 programmi per un totale di costo delle missioni pari a circa 400 miliardi di euro, al netto di altri fondi da assegnare e degli oneri finanziari. Un mostro contabile.

Il gioco di Renzi si svolge su due campi: in Europa con la possibilità - per ora remota - di siglare un contractual agreement per avere più flessibilità sul fronte della spesa; in Italia sul piano dei risparmi e delle riforme senza le quali la "svolta buona" annunciata dal presidente del Consiglio non potrà mai realizzarsi. Chi è il regista di questa sceneggiatura d'alta finanza pubblica? Il ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, classe 1953, un uomo - tanto per cambiare - che viene dall'officina di Bankitalia e ha preso in mano i bilanci della contabilità nazionale il 20 maggio del 2013. Mentre i riflettori in queste ore sono puntati tutti sullo Zar della Spesa, Carlo Cottarelli, è Franco a guidare la macchina della contabilità e a giostrare tra i numeri che possono fare (o disfare) un governo. Nel luglio scorso una sua salita al Quirinale non passò inosservata. Al colloquio tra Giorgio Napolitano il Ragioniere generale dello Stato fu forse attribuito un significato eccessivo, ma di certo tra Franco e il Presidente della Repubblica c'è un nutrito scambio di informazioni. Il semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea per Napolitano non può essere "macchiato" da sbavature nei conti dello Stato. Renzi sta cercando una "rupture" con l'Europa germanizzata, ma in questa mano per ora ha perso. I paesi del Nord, guidati dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, non hanno intenzione di cedere al rilassamento contabile e Berlino non concederà molti margini di manovra perché pensa di aver già dato parecchio filo ai Paesi del Club Med sul fronte dell'Unione bancaria. Ecco perché le prossime mosse in patria saranno decisive. Le carte sono tutte al ministero dell'Economia e il mazziere è nelle stanze della Ragioneria generale dello Stato. Palazzo Chigi è un avamposto della politica, ma le munizioni sono tutte in via XX Settembre. Se vuole fare la rivoluzione in Europa, Renzi prima deve farla in casa.