Il governo non governa bene e il Parlamento non fa le leggi. Si giunge a questa amara conclusione dopo aver letto il dossier sulla "Decretazione d'urgenza" appena pubblicato dal Servizio Studi della Camera dei deputati. Un documento di 82 pagine che non lascia dubbi sulla necessità di una riforma che porti ordine ed efficienza nel nostro sistema istituzionale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da anni chiede che potere esecutivo e legislativo trovino una soluzione e un metodo di lavoro per limitare l'uso dei decreti, restituire al Parlamento la sua centralità, ma i suoi appelli sono sempre caduti nel vuoto. Invece di fare le riforme, a Palazzo Chigi hanno preferito specializzarsi nell'attività di azzeccagarbugli. Ecco dunque crescere una legislazione parallela, quella dei decreti, che ha effetti micidiali sulla qualità delle norme e alla fine, come vedremo, non è neppure efficace. Il primo dato che la dice lunga sulla situazione riguarda la legislatura in corso: "Il dato percentuale delle leggi di conversione sul totale delle leggi approvate ha subito una brusca impennata, passando dal 28,6 per cento della XV legislatura e dal 27,1 per cento della XVI legislatura all’attuale 60 per cento". Il numero parla da solo, ma diventa ancor più abnorme se prendiamo in considerazione gli "spazi normativi", cioè il numero di commi di cui si compongono i decreti: "A fronte di un 32,5 per cento di ‘spazi normativi’ occupati dai provvedimenti di urgenza nella XV legislatura, si è saliti al 54,8 per cento della XVI legislatura e al 65,8 per cento della legislatura in corso". Traduzione simultanea: i decreti sono diventati il principale strumento di legislazione. E buonanotte al Parlamento.

La voracità dei decreti non ha risparmiato neppure le leggi finanziarie: "Altra considerazione che emerge dai dati è che la decretazione di urgenza ha nelle ultime due legislature eroso ‘spazi normativi’ dapprima di pertinenza delle leggi finanziarie (ora di stabilità) e di bilancio, che hanno perso di peso sul totale della legislazione, passando dal 49,3 per cento della XV legislatura al 12,1 per cento per cento della XVI legislatura per poi risalire al 26,7 per cento nella legislatura in corso". Tutto passa per una corsia accelerata e per voto di fiducia. Bene? No, male, perché questo significa che il sistema parlamentare del quale i soloni della "Costituzione più bella del mondo" si riempiono la bocca, è un motore che sta fondendo e sta per lasciare a piedi il Paese. La legislatura in corso è un decretificio senza freni. Ecco la tabella:

XVII legislatura
  atti % atti Commi % commi
leggi di conversione (con testi coordinati dei decreti legge) 24 60,00% 2.246 65,79%
legge comunitaria 2 5,00% 116 3,40%
legge di ratifica 7 17,50% 44 1,29%
leggi di stabilità o di bilancio 4 10,00% 912 26,71%
legge costituzionali 0 0,00% 0 0,00%
altre leggi ordinarie 3 7,50% 96 2,81%
totale 40   3.414  

Dal decretificio al commificio il passo è brevissimo. Il Servizio Studi della Camera lo sintetizza così: "Nel corso della XV legislatura (governo Prodi 2) l’incremento medio di tale contenuto, misurato in base al numero di commi, è stato di ben il 51,8 per cento. Nella legislatura successiva, il dato è del 45,2 per cento per il governo Berlusconi 4 e del 41,2 per cento per il governo Monti, mentre nella legislatura in corso il dato si attesta al 41,9 per cento". Sono gli effetti disastrosi di un Paese che non riesce ad uscire da quella che ormai è la quotidianità, la dimensione "dell'emergenza". E siccome c'è l'emergenza ecco che bisogna fare il decreto. Anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. Lo scorso 27 dicembre 2013 Giorgio Napolitano ha scritto ai presidenti delle Camere una lettera dal contenuto inequivocabile: "Le modalità di svolgimento dell'iter parlamentare di conversione in legge del decreto 31 ottobre 2013, recante misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali e interventi localizzati nel territorio nel corso del quale, al testo originiario del decreto sono stati aggiunti 10 articoli per complessivi 90 commi, mi inducono a riproporre alla vostra attenzione la necessità di verificare con il massimo rigore l'ammissibilità degli emendamenti ai ddl di conversione. Numerosi sono stati i richiami da me formulati nelle scorse legislature, in presenza di diversi governi e in rapporto con diversi presidenti delle Camere, alla necessità di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988". Era stato appena consumato il pasticciaccio brutto del "salva-Roma", un provvedimento monstre abortito e poi riproposto in forma più accettabile, ma pur sempre messa insieme con criteri discutibili sul piano politico e costituzionale. Dopo due mesi, siamo punto e a capo. La lettera del Capo dello Stato è rimasta agli atti, ma nel cassetto delle cose dimenticate. Materiale per i posteri. Come tutti gli altri interventi di Napolitano sul tema: nota del 18 maggio 2007; lettera del 25 giugno 2008; lettera del 9 aprile 2009; lettera del 15 luglio 2009; lettera del 22 maggio 2010; lettera del 22 febbraio 2011; lettera del 23 febbraio 2012 e, dulcis in fundo, la lettera del 27 dicembre 2013 che provocò il ritiro di un decreto nella forma e nella sostanza impresentabile.

Ma i decreti legge sono almeno efficaci? La risposta è secca: no. Lo sono solo parzialmente, perché i decreti attuativi - le norme che servono per applicarli - poi si perdono nei meandri della burocrazia. Questa tabella illustra bene la situazione di burofollia:

Provvedimenti attuativi previsti da decreti legge

Governo Monti Governo Letta
Adottati 313 51,7% 55 19,0%
Non adottati 245 40,4% 235 81,0%
di cui: termini scaduti  97

73

termini non scaduti  13

31

senza termine  135

131

Non adottabili 48 7,9% 0 -
Totale 606

290

Nota: i decreti legge emanati sotto il governo Monti e convertiti sotto il Governo Letta sono considerati tra i dati del governo Letta

Un disastro legislativo che viene così riassunto dal Servizio Studi: "I decreti-legge adottati e convertiti sotto il Governo Monti (dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013) prevedono 606 provvedimenti attuativi, dei quali risultano adottati, al 4 febbraio 2014, poco più della metà (51,7%), ossia 313. Dei restanti 293 provvedimenti, solo per 13 i termini di emanazione non risultano scaduti. Per 97 adempimenti, invece, i termini – peraltro generalmente ordinatori - sono scaduti, per 135 adempimenti non erano previsti termini espliciti e 48 provvedimenti risultano ‘non adottabili’. Il tasso di attuazione dei decreti-legge convertiti sotto il Governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014) risulta allo stato molto basso (19%), ma questo dato è da considerare ancora parziale, in considerazione della recente conclusione dell’esperienza di questo Governo. Si segnala peraltro che per 73 dei 290 provvedimenti attuativi richiesti, i termini risultano scaduti ed i relativi adempimenti non risultano adottati".

Il governo di Matteo Renzi - che si regge sulla maggioranza che fu del governo Letta e dunque può potenzialmente incorrere negli stessi gravi errori - deve abbattere questa fabbrica di carta straccia. Non è solo una questione legata al bicameralismo, perché in realtà sui decreti si realizza un'asimmetria tra le Camere e finiscono nella maggior parte dei casi per essere modificati da un ramo del Parlamento e approvati rapidamente dall'altra. Occorre una riforma della legislazione, governare in questo caso è programmare l'attività di Palazzo Chigi e scrivere buone leggi urgenti che hanno bisogno di pochi decreti attuativi. Quando Renzi dice a Obama "Yes, we can", deve ricordarsi che i governi, prima o poi, finiscono nella palude del "decretificio" che hanno creato. Se non la bonifica, nonostante le buone e nobili intenzioni, vi affonda.