Scrive LA STAMPA: “Nell’Est dell’Ucraina la tensione risale vertiginosamente, dopo che attivisti filo-russi hanno assaltato le sedi del potere locale in diverse regioni. (…) A Donetsk uomini armati hanno da 24 ore il controllo del consiglio municipale locale dove hanno convocato un ‘soviet popolare’ che ha proclamato una ‘repubblica indipendente’ che vuole unirsi alla Russia attraverso un referendum che si terrebbe l’11 maggio. A Lugansk i manifestanti sono asserragliati nella sede locale dell’Sbu, i servizi segreti, dove si sono impadroniti dell’armeria e chiedono un referendum sulla secessione e l’intervento militare di Mosca. A Kharkiv le autorità locali sono riuscite a sgomberare la sede dell’amministrazione, ma la protesta continua in piazza e ci sono stati scontri tra i sostenitori del governo centrale e i separatisti. Il presidente ad interim ucraino Olexandr Turchinov ha senza esitazioni definito l’escalation ‘la seconda tappa del piano russo per distruggere il nostro Paese’. Sulla stessa linea la Casa Bianca, che ieri ha minacciato nuove sanzioni contro Mosca chiamando il presidente Putin a ‘cessare di destabilizzare il Paese’. Il portavoce di Obama, Jay Carney, ha detto che ci sono prove convincenti che i militanti con mascherine mediche in piazza a Donetsk ‘non sono residenti locali’, e a Kiev mostrano le foto e i documenti di agenti dello spionaggio militare russo (Gru) catturati in Ucraina mentre organizzavano ‘rivolte’.

Secondo fonti americane, è stato il Gru a gestire l’invasione della Crimea, ed è evidente che nell’Est ucraino si cerca di mettere in atto lo stesso scenario: rivolta di piazza con insediamento di nuove autorità che indicono un referendum per passare con Mosca. Ma per oltre un mese ha stentato a partite: gli attivisti in piazza non sono mai stati più di duemila, e le élite locali, pur in opposizione a Kiev, non sono passate con Putin. Anche ieri i deputati di Donetsk si sono dissociati dal ‘consiglio popolare’ dei secessionisti, mentre a Kharkiv il sindaco - un leader del Partito delle regioni dell’ex presidente Viktor Yanukovich che, secondo alcune voci, starebbe finanziando la rivolta da Mosca - ha troncato ogni ipotesi di referendum separatista. Yulia Timoshenko, volata subito a Donetsk, ha rassicurato gli abitanti dell’Est che ‘nessuno dividerà il Paese’ e che il loro diritto di continuare a parlare russo non è a rischio. Ma intanto sulla frontiera rimangono migliaia di soldati russi, pronti a intervenire in caso di ‘spargimento di sangue’, promette il senatore russo Viktor Ozerov. Giornalisti locali a Kharkiv e Donetsk riferiscono che i militanti parlavano di ‘tenere duro per 24 ore’ facendo riferimento a imminenti soccorsi russi in arrivo. E il presidente della Repubblica Ceca Milos Zeman ha chiesto di far entrare la Nato in Ucraina in caso di invasione russa”.