I sondaggi per Forza Italia continuano a sprofondare: l'ultimo realizzato per RaiTre dall'istituto Ixè le assegna il 16,8 per cento, un minimo storico. E, a questo punto, anche un problema per il governo di Matteo Renzi, che vede profilarsi per le Europee e per il dopo una sfida a due con il movimento Cinque Stelle. Sfida ad armi impari perché combattuta da una parte con provvedimenti di governo, dall'altra con la demagogia. Che notoriamente è più attraente e a costo zero. Tutto questo mentre Silvio Berlusconi si accinge a guidare l'ennesima campagna elettorale in venti anni, alla quale però non può per la prima volta presentarsi da candidato.

L'agibilità politica del Cavaliere è stata garantita con modalità che hanno fatto storcere il naso ai suoi antipatizzanti di sinistra e non. Così è capitato che perfino da quella parte una decisione della magistratura sia stata criticata. Ma sarà difficile che a Berlusconi riesca la rimonta miracolosa, come quella che un anno fa, alle ultime Politiche, lo portò addirittura a sfiorare la vittoria, e ad essere determinante in Senato. Né basta l'argomento che gli viene impedito di candidarsi: nessuno degli altri leader di partito è candidato. Non lo sono Renzi, né Angelino Alfano, men che meno Beppe Grillo. Dunque ciò che si misurerà con il voto del 25 maggio è l'effettiva consistenza di Forza Italia, ed il suo potere in rapporto agli altri partiti. L'obiezione che viene dalla stessa FI è nota: siamo un partito carismatico, quindi Berlusconi deve essere sempre e dovunque in campo. Ma, impedimenti giudiziari a parte, questa diversità è ormai una grande debolezza, nonché l'anomalia della politica italiana. E non è detto che con il Cavaliere in campo il risultato sarebbe stato molto diverso; mentre è certo che sarà l'alibi in caso di sconfitta: così però si rischia di trasformare l'anomalia nell'anticamera dell'agonia.

Se il risultato di Grillo sarà, come molti prevedono, un boom, il dopo-Europee si rivelerà per Renzi più accidentato. La sponda parlamentare di Forza Italia risulterà indebolita, e a quel punto il premier-segretario avrà un motivo in più per blindare la propria maggioranza puntando a nuove elezioni. Ma anche lì dovrà presentarsi con un partito o una coalizione non solo attrezzata a vincere, ma anche coerente con l'impostazione riformista data al suo governo. Ecco perché il bipolarismo che si profila tra Pd e grillini è un rischio anche per Renzi. Ovviamente il problema maggiore lo avranno gli elettori moderati, che probabilmente rappresentano ancora la maggioranza della società italiana, ma che oggi hanno un'offerta elettorale rappresentata da Forza Italia sul viale del tramonto, da una Lega che propugna l'uscita dall'euro, dai nostalgici dell'estrema destra, e dal populismo grillino. Ai quali si aggiunge ovviamente il Nuovo Centrodestra. Sul quale molti, alla fine, ripiegheranno: ma sarà una scelta più "in mancanza di altro" che per convinzione vera. E se al partito di Angelino Alfano va riconosciuto il merito di aver rotto con Berlusconi, perché da qualche parte i moderati devono pur ricominciare, va anche detto che finora sul terreno dei programmi, delle riforme e addirittura dell'identità sociale l'Ncd non ha ancora detto molto.

Per questo se Renzi vuole evitare l'insidia di una guerra politica ad armi impari con Grillo e con gli altri vari populismi, deve ancora di più accelerare sulle riforme. Se i moderati restano privi di rappresentanza politica, o se vengono rappresentati da una minoranza, il premier pur sempre di sinistra deve farsi carico anche delle loro esigenze. Come si è visto in queste ore con il Def, la manovra fiscale, e quella sul lavoro. L'Italia ha forse trovato una sinistra di governo, ed era l'ora. Nel frattempo si è persa la destra, e si vede. La strada verso un paese normale è ancora lunga.