Tra il 2011 e il 2013 migliorano quasi tutti gli indicatori sulla formazione, ma la crescita è lenta e troppo esigua per riuscire a colmare l’importante divario che separa l’Italia dal resto d’Europa. Nel 2013, il 58,2% dei 25-64enni possiede almeno il diploma superiore, contro un valore medio europeo del 74,9%; la quota di individui tra i 30 e i 34 anni che hanno conseguito un titolo universitario è appena del 22,4%, mentre la media europea è del 40%. E’ quanto emerge dal rapporto Bes 2014 elaborato da Cnel e Istat. Dal rapporto emerge come permangano, inoltre, forti criticità. Come durante tutto il periodo di crisi, continua ad aumentare la quota di ragazzi che non studiano e non lavorano (Neet), soprattutto nel Sud, dove in molte regioni oltre un terzo dei giovani si trova in questa situazione. La quota di Neet, al 23,9%nel 2012, raggiunge il 26% nel 2013, oltre sei punti percentuali in più del periodo pre-crisi.

L’indice di partecipazione culturale continua il suo trend discendente - dal 27,9% del 2012 al 25,9% del 2013 - mentre permangono significative differenze interne che, in alcuni casi, tendono ad accentuarsi, soprattutto dal punto di vista territoriale e di genere. Gli uomini, il Mezzogiorno e i giovani di estrazione sociale più bassa sono i più penalizzati. Particolarmente marcato appare lo svantaggio delle regioni del Sud e delle Isole rispetto ai diversi livelli di competenza, sia alfabetica sia numerica e informatica. I dati dell’Ocse tracciano un quadro allarmante, solo un terzo degli italiani tra i 16 e i 65 anni raggiunge un livello accettabile di competenza alfabetica mentre un altro terzo è ad un livello così basso da non essere in grado di sintetizzare un’informazione scritta.