“L’incertezza domina questo periodo storico ed è uno degli elementi capaci di influenzare di più la qualità della nostra vita: non è totalmente eliminabile, fa parte della condizione dell’uomo, ma una politica del welfare ispirata a garantire quanto meno dati standards minimi di certezza meriterebbe una particolare attenzione”. E’ quanto si legge nell’intervento del presidente del Cnel Antonio Marzano in occasione della presentazione del rapporto Bes da cui emerge come “il nostro Paese, oggi, non riesce ancora a dare le giuste risposte alle esigenze ritenute prioritarie dagli italiani”. Tra il 2004 e il 2007 il benessere del Paese era su livelli complessivamente positivi, seppur articolati. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo subito gli effetti della crisi. Tra il 2010 e il 2011 abbiamo vissuto una piccola ripresa che non ha tenuto nel 2012. Nel 2013, invece, abbiamo avuto segnali positivi nell’analisi a breve termine delle condizioni del benessere.

“In questo anno abbiamo rilevato che la ‘salute’ del Paese è buona. Siamo ai primi posti nell’Unione europea per la durata della vita media (79,8 anni per gli uomini e 84,8 anni per le donne). Ma sappiamo anche che l’elevata disoccupazione ha generato dei costi in termini di riduzione del benessere psicologico nella classe 45 – 54 anni e di comportamenti che costituiscono rischi per la salute – si legge ancora nella relazione del presidente Marzano - . Segnali meno positivi giungono invece sul fronte del presente e del futuro dei nostri figli. Il tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione è al 17% contro il 12% della media UE27, diminuisce il tasso di immatricolazione (36,4%), ma soprattutto aumenta la quota di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) ormai al 26%, con un incremento del 6% rispetto al periodo pre – crisi, soprattutto a causa del forte incremento dei disoccupati. Se a questi dati si aggiunge il fatto che il contesto socio – economico di provenienza e il titolo di studio dei genitori condizionano fortemente la riuscita dei percorso scolastici, formativi e lavorativi dei ragazzi, appare evidente che l’ascensore sociale italiano è bloccato”.

Sul fronte del lavoro - dice ancora Marzano -“si registra un incremento della distanza dalla Europa rispetto al tasso di occupazione: sono 8,6 i punti percentuali in meno registrati nel 2013. Pur costante la quota di occupati con bassa retribuzione (working poors), desta preoccupazione se letta in chiave di incertezza e in relazione all’andamento degli indici di grave deprivazione. Il tema, peraltro, è all’attenzione del CNEL che presenterà, il prossimo luglio, un focus report sull’argomento. Inoltre, diminuisce, nel 2013, la soddisfazione per il lavoro per gli aspetti legati appunto alla remunerazione e alla stabilità occupazionale, rispetto alla quale si rileva un pizzico di ‘ottimismo’ in più da parte dei più giovani. Malgrado gli sforzi degli ultimi anni, dunque, siamo ancora lontani dal perseguire quel benessere che vorrebbero i cittadini italiani, così come segnalato un paio di anni fa”.