Già dall'inizio si era capito che il semestre italiano dell'Unione europea non sarebbe stato una passeggiata: il battibecco a Strasburgo tra Matteo Renzi e Manfred Weber, capogruppo della Ppe e assai vicino ad Angela Merkel, e poi quello a distanza con il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, non lasciavano presagire nulla di buono. Nonostante i rapporti personali tra il premier italiano e la cancelliera tedesca, e nonostante l'opera di mediazione e ricucitura svolta giusto in queste ore, a Bruxelles, dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che vanta a sua volta una stima reciproca con il collega tedesco Wolfgang Schauble.

L'Italia, e con noi la Francia ed altri paesi del Sud Europa, sono sotto attacco su molti fronti. Il principale è quello delle riforme tuttora in lista di attesa, ma nelle ultime ore se n'è aggiunto un altro potenzialmente più insidioso. Si torna a discutere negli ambienti internazionali di ristrutturazione per chi ha debiti troppo elevati, e che non mostrano un trend di discesa. In questo caso non con l'intervento della troika europea ma attraverso meccanismi interni e la regia del Fondo monetario internazionale.

Forse sono solo dibattiti estivi, forse un gioco tattico dopo il tentativo di offensiva di Renzi in nome della flessibilità. Fatto sta che ora Padoan si trova a dover giocare non all'attacco, come sperava il governo, ma in difesa. E su molti fronti. Germania, Olanda e Finlandia sono disposti a interpretare le regole europee in modo più elastico, e quindi a concedere all'Italia maggiori margini di manovra finanziaria. Ma chiedono prima di vedere qualche riforma fatta, non solo annunciata. Quanto al debito, la tesi italiana è che sia sostenibile, in virtù dell'avanzo primario (al netto degli interessi) che vantiamo da molti anni, e del grande patrimonio privato. L'obiezione è che l'avanzo è frutto non della competitività del sistema industriale, come per la Germania, ma dei molti inasprimenti fiscali e del blocco degli investimenti. Quanto al patrimonio, dicono i rigoristi, non è quello privato che può sostenere il debito, ma quello pubblico, e qui non si vedono segni significativi né di dismissioni né di privatizzazioni.

Si è poi aperto un terzo fronte, quello delle nomine europee. A parte le prime linee - l'Italia candida ancora Federica Mogherini alla poltrona di responsabile degli Esteri e della Sicurezza, poltrona prestigiosa ma fuori dai giochi economici - ci sono le seconde e le terze posizioni. Direzioni generali, vicedirezioni, segretariati: è lì che si confezionano le regole e le interpretazioni che ci riguardano, senza contare il ruolo di sherpa che questi funzionari svolgono. L'Italia è passata da sette a quattro direzioni e potrebbe scendere a due. E c'è un altro dato significativo: la Commissione scade il 31 ottobre ma parte di essa è già in fase di rinnovo, causa elezioni all'Europarlamento. Il presidente José Manuel Barroso dovrebbe essere sostituito dal lussemburghese Jean Claude Juncker, già designato dai governi e che dovrà essere confermano dal parlamento di Strasburgo.

Il commissario-chiave è però quello per gli Affari economici: la poltrona se l'è già accaparrata la Finlandia con il suo ex primo ministro Jyrki Katainen, un falco rigorista come e più del suo predecessore (anche lui finlandese) Olli Rehn. Per questa nomina si è battuta con tutte le sue forze la Germania. L'Italia invece, in attesa dell'autunno, ha optato per un interim rimpiazzando Antonio Tajani, commissario uscente all'Industria, con Ferdinando Nelli Feroci, proveniente dalla struttura della Farnesina e per cinque anni rappresentante proprio presso l'Ue, dal 2013 presidente dell'Istituto affari internazionali e della Simest, una controllata della Cassa depositi e prestiti. Nelli Feroci è stato richiamato in servizio per questo periodo ponte, e la sua competenza non è in discussione. Ma c'è chi dice che sarebbe stato meglio piazzare subito le bandierine che contano anziché aspettare ottobre. Ecco perché per ora siamo costretti a giocare in difesa. Potremmo certo lanciare il contropiede, ma bisogna avere uomini e gioco. Fuori di metafora, il semestre italiano non si annuncia molto diverso da quelli precedenti: riforme e compiti a casa. E margini di manovra per ora e come sempre risicati.