In attesa di vedere se produrrà effettivamente posti di lavoro, oltre alla riduzione di pressione fiscale per oltre un punto di Pil, la legge di stabilità di Matteo Renzi ha intanto prodotto un risultato: dividere tutti i suoi interlocutori. Parliamo non solo della commissione di Bruxelles, con la quale la partita è soltanto all'inizio, ed un qualche compromesso non è escluso (è più l'Europa che si sta avvicinando a Roma che non il contrario), ma delle forze sociali e della politica italiana. Come è noto il premier ha abolito la concertazione, ma negli ultimi giorni ha mostrato maggior feeling - ricambiato - con gli imprenditori che non con i sindacati. Il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, ha salutato il taglio dell'Irap come "la realizzazione di un sogno", un endorsement non da poco. Renzi, però, ha rinviato la palla nel suo campo affermando che a questo punto le imprese "non hanno più alibi". Ovvero devono assumere e soprattutto investire. Ai sindacati, invece, neppure una parola. Mentre Susanna Camusso dice che "non c'è nessuna risposta su come creare lavoro". Incomunicabilità totale tra premier-segretario del Pd e Cgil, come mai si era visto prima. Camusso e dintorni sono ancora concentrati più sul superamento dell'articolo 18 previsto dal Jobs act che sulla manovra finanziaria, il che è tutto dire. Certo, anche la riforma del lavoro, una delega, dovrà essere riempita di contenuti, in particolare su che cosa si intende per licenziamenti disciplinari. Ma le notizie che filtrano da palazzo Chigi indicano che si restringerà al massimo la casistica, lasciando ai giudici il minor spazio di manovra per imporre il reintegro; e in ogni caso tenendo sempre come alternativa, anche in questo caso, il patteggiamento economico.

Le ricadute più interessanti però la ex Finanziaria le sta producendo nel centrodestra. Scontato l'appiattimento dell'Ncd, che ha visto accolte le sue richieste sia sul Jobs act sia sul taglio dell'Irap, c'è una spaccatura in Forza Italia. Renato Brunetta, capogruppo alla Camera e titolare del controcanto economico al governo, ha definito la Legge di stabilità "una partita di giro, anzi di raggiro". Mentre Laura Ravetto, parlamentare che di recente ha apertamente applaudito alle aperture alle unioni gay giunte da Arcore (versante Berlusconi e Francesca Pascale), si schiera con Renzi: "Quella varata dal governo è una legge di stabilità che lancia tante sfide coraggiose. Innanzitutto, all'Europa sul rinvio del pareggio del bilancio, poi alla maggioranza parlamentare che ha sempre, più o meno, messo i bastoni fra le ruote all'esecutivo, e infine a Forza Italia". "Alcune delle misure proposte" argomenta la Ravetto "sono infatti parte integrante del nostro programma elettorale. La speranza è che questa legge di stabilità non abbia un percorso parlamentare travagliato". Tradotto: il partito di Berlusconi dovrebbe votare a favore, o almeno astenersi. Chi dei due, tra Brunetta e Ravetto, interpreta più fedelmente la linea del Cavaliere? Al di là delle apparenze, e delle molta parole che verranno, qualcosa ci dice che sia la seconda. E che alla fine nel patto del Nazareno finisca anche un "atteggiamento costruttivo" di Forza Italia in Parlamento.