Tre banche italiane, tra quelle di maggiori dimensioni, sarebbero a rischio stess test, il cui esito sarà comunicato domenica 26. Si tratterebbe - i condizionali sono sempre d'obbligo - del Monte dei Paschi, della Carige, di Veneto Banca. In area grigia anche la Popolare di Vicenza, protagonista di ipotesi di fusione appunto con Veneto Banca, la Popolare di Sondrio e Banco Popolare, il cui management si è peraltro detto sicuro di superare la prova. Le due big - Intesa e Unicredit - sarebbero invece a posto. "Siamo consapevoli che il risultato non sarà uniforme per l'Italia", ha detto il presidente dell'Assobancaria Antonio Patuelli.

Non uniformi dovrebbero essere anche gli eventuali rilievi negativi: per Mps si parla per esempio di una forbice, da coprire, da 250 milioni a un miliardo. Chi venisse bocciato dovrà procedere a un aumento di capitale, oppure accettare aggregazioni e riduzioni dei costi. Die Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco, nei giorni scorsi è andato giù duro: "Brutte sorprese in arrivo per l'Italia" ha scritto, alimentando la teoria del divario tra Nord e Sud d'Europa anche in questo settore. Eppure neppure la Germania può vantare una coscienza molto limpida. Dal 2008 in poi il governo ha autorizzato esborsi pubblici di 290 miliardi per ricapitalizzare banche grandi e piccole, a cominciare dalla parziale nazionalizzazione della Commerzbank. Mentre la Cdu, il partito di Angela Merkel, ha sempre tenuto quasi tutte le Sparkassen, le casse di risparmio da sempre anello tra le piccole e medie imprese e la politica locale, al riparo dalla vigilanza europea e dagli stress test. Stessa cosa per Francia, Belgio e Gran Bretagna, con i salvataggi attraverso prestiti e garanzie pubbliche per Dexia, Banque Psa, Royal Bank of Scotland, solo per citare i casi maggiori.

L'Italia è intervenuta con prestiti per Mps, Popolare di Milano e Credito Valtellinese. L'interesse, prima con i Tremonti bond, poi con i Monti bond, è stato molto salato - dall'8,5 all'11% - ed i prestiti sono stati rimborsati. Eppure il nostro paese è solo al decimo posto in Europa per cifre destinate e impiegate nei salvataggi bancari, dietro a Gran Bretagna, Germania, Danimarca, Irlanda, Francia, Belgio, Islanda e Svezia. Ma la situazione non è affatto stabilizzata e le banche restano al centro del malessere della borsa, provocando indirettamente anche un rialzo dello spread. Gli stress test vengono effettuati dalla Banca centrale europea e materialmente affidati ad una unità guidata dalla francese Danièle Louy. Il loro obiettivo è di verificare la consistenza del patrimonio diretto, fissato dai parametri di Basilea, il "core tier one": si tratta del cuscinetto di capitale immediatamente utilizzabile per affrontare perdite e crediti inesegibili. Finché l'opera di rafforzamento, o di pulizia, non sarà completata, è molto difficile che il credito torni ad affluire dove dovrebbe, e dove vorrebbe indirizzarlo la stessa Bce: cioè alle imprese e alle famiglie.

Le banche infatti si tengono la liquidità parcheggiandola in titoli di stato: e negli ultimi giorni la tendenza è di una nuova corsa ai Bund tedeschi, i più sicuri di tutti. Impensabile qualsiasi fallimento, che ripeterebbe in salsa europea la vicenda Lehman Brothers, l'alternativa proposta da molti è di far confluire gli asset a rischio in una bad bank continentale. Questa ripulitura permetterebbe di tornare ad erogare credito, mentre la bad bank dovrebbe a sua volta emettere obbligazioni ad alto rischio. Operazione però non prevista dall'architettura europea; ma anche contraria agli interessi di bottega dei singoli stati: che preferiscono ognuno far pulizia in casa propria, o mettere la polvere sotto i tappeti.