"L'offerta per l'Ilva di Taranto da ArcelorMittal (alleato con il gruppo Marcegaglia, ndr) dovrebbe arrivare nei prossimi giorni". Lo ha detto il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, di fronte alla commissione Industria del Senato presieduta da Massimo Mucchetti, che ha peraltro dato conto di aver ricevuto una lettera dall'azienda indiana che dunque potrebbe essere ascoltata a breve al Senato. "L'Aia (l'applicazione dell'autorizzazione integrata ambientale, ndr) rappresenta uno svantaggio competitivo, a meno che non si pensi ad una nazionalizzazione. In caso contrario - ha sottolineato il presidente di Federacciai - è bene fare chiarezza perchè nel settore della siderurgia sta arrivando il momento della verità: nessuno ci obbliga a fare queste attività che rimangono tra le più impattanti".

Ma se si sceglie di farle bisogna essere chiari sulle condizioni: "Posso rilevare che l'Aia è uno svantaggio competitivo in un mondo in cui, a livello internazionale, si punta a non perdere alcun vantaggio. In Italia da questo punto di vista c'è uno squilibrio". Insomma il presidente della federazione delle imprese siderurgiche italiane invita alla prudenza anche perchè "come fa Gnudi (il commissario dell'Ilva, ndr) a cedere impianti sotto sequestro?". L'ottimismo che potrebbe seguire all'annuncio di un'offerta attesa da mesi potrebbe scontrarsi con elementi tali da riportare tutti immediatamente alla realtà.

"Ho invitato il governo in più occasioni ad essere rigoroso nella richiesta di garanzie perchè la tendenza in situazioni complicate come la nostra è a comprare a prezzi non di saldo ma di rapina",  ha detto Gozi parlando dello stabilimento di Piombino e sottolineando come "è sempre stato in perdita, a parte un biennio, per la debolezza dei fondamentali industriali che lo rendono uno stabilimento in difficoltà. L'errore è stato di continuare a pensare che si poteva salvare, e nel frattempo sono stati spesi più di 120 milioni che potevano avere altri impieghi". Di qui il richiamo alla valutazione attenta delle offerte sul sito come quelle da parte di un imprenditore algerino che ha "un piano industriale quantomeno singolare perchè dichiara di voler venire a produrre in Italia con rottame italiano (che costa 15 euro più di media europea) e manodopera italiana (anche questa più costosa) per esportare in Algeria. Tendo ad essere sospettoso, anche se capisco l'ansia di trovare una soluzione ma in questi casi bisogna essere molto rigorosi".

A tenere banco anche la Ast di Terni, una vertenza su cui il governo è particolarmente attento. Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha convocato per domani le organizzazioni sindacali dei lavoratori che oggi sono tornati a bloccare un tratto di autostrada A1 ad Orte. Secondo il presidente di Federacciai il gruppo tedesco ThyssenKrupp starebbe ripensando alla decisione di abbandonare il settore. "Ho parlato recentemente con l'ad Lucia Morselli che mi ha trasmesso la convinzione che non avevo e che considero un fatto nuovo e positivo: la scelta dei tedeschi di abbandonare il settore dell'acciaio e' in corso di revisione".