Tra domenica prossima 23 novembre e marzo 2015 si vota in nove regioni: Emilia Romagna e Calabria (domenica) e Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Toscana, Campania e Veneto (marzo 2015). Quali sono le previsioni? E quali le possibili conseguenze? I test principali sono due: la tenuta del Pd di Matteo Renzi, dopo il record del 40,8 % delle Europee; ed il subbuglio nell'area di centrodestra, con la Lega di Matteo Salvini che punta a svuotare il serbatoio di Forza Italia, al Nord come al Sud. Lega, però, che rischia di perdere il Veneto, una delle due regioni che governa (l'altra è la Lombardia, avendo già perso il Piemonte).

I sondaggi dicono che la sinistra può fare l'en plein. Scontato domenica prossima in Emilia-Romagna e Calabria; probabile la prossima primavera. Se questo scenario si realizza, l'opposizione moderata perderà tre regioni, due della quali strategiche: Calabria, Veneto e Campania. Gli ultimi sondaggi dicono anche che difficilmente il partito del premier riuscirà a confermare il 40 % delle Europee, e d'altra parte lo stesso Renzi si è guardato bene dal mettersi in gioco personalmente, facendo una campagna elettorale ridotta al minimo e candidando personalità anche al di fuori del suo stretto giro. Come in Toscana, dove Renzi riproporrà l'uscente Enrico Rossi, o come in Veneto dove dalle primarie dovrebbe uscire il nome di Alessandra Moretti, oggi eurodeputata in quota Renzi ma già portavoce e fedelissima di Pier Luigi Bersani.

Per il 2015 restano comunque da definire molte candidature e alleanze. Giochi invece fatti per domenica prossima, resta da vedere quali gerarchie ne usciranno nell'area moderata. In nessuna delle due regioni in ballo, Emilia-Romagna e Calabria, il centrodestra è riuscito a correre unito: nella prima la Lega punta ad ottenere un voto in più di Forza Italia, nella seconda la candidata di Silvio Berlusconi, Wanda Ferro, rischia una sconfitta bruciante che forse avrebbe potuto essere attenuata da un accordo con l'Ncd, che invece è saltato. Tutto ciò non influirà sull'elezioni dei governatori, che è determinato dal sistema maggioritario e a turno unico, quanto appunto sui rapporti tra i partiti.

Dunque dopo questo due a zero, FI, Lega e Ncd si metteranno a discutere del prossimo futuro, soprattutto per salvare Veneto e Campania. Il Carroccio in versione pop di Salvini è in ascesa nei sondaggi nazionali, al contrario di Forza Italia e alfaniani. L'Emilia-Romagna potrebbe confermare questo trend; in questo caso Salvini si sentirà il primo titolare delle trattative. Finora ha detto "Mai con Alfano e soci", ma anche quei voti marginali potrebbero servire nel Veneto. Al contrario, il partitino centrista, se non si aprisse una seria trattativa nazionale per ricomporre l'area moderata, accentuerà il proprio avvicinamento al Pd renziano, in una riedizione 2.0 del centrosinistra (e in posizione alquanto subalterna).

La possibile mini-scissione intorno alla sinistra Pd, la Fiom e la Cgil, potrebbe accelerare la virata al centro di Renzi e del suo partito, che però ha intanto svuotato il gruppo parlamentare ex Sel. Come si vede, sono giochi di potere oltre che di linea politica. E se davvero verrà definitivamente approvata la nuova legge elettorale per le Politiche, potrebbe risvegliarsi la tentazione sempre presente di Renzi di andare alle elezioni anticipate nel 2015, per tirare una linea e fare punto a capo rispetto ad un Parlamento che è ancora quello del 2013, quando il segretario del Pd era Bersani e quando Silvio Berlusconi riuscì quasi a pareggiare la partita. Con due variabili, però, non poco conto: l'elezioni del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale, e la riforma istituzionale, che in caso di ritorno alle urne dovrebbe ricominciare da capo, Senato compreso.