E' lecito andare controcorrente sulla vittoria di Alexis Tsipras? Si può ricordare (anche) ciò che essa probabilmente costerà sia all'Europa nel suo complesso sia all'Italia in particolare? Sia chiaro: i principali grandi elettori del leader di Syriza sono la Germania e la troika europea. Con le assurde e controproducenti modalità di austerity imposte alla Grecia per riportare in pareggio il bilancio pubblico, e consentire l'uscita del paese dal piano di aiuti. Perché taglieggiare i redditi delle classi medio-basse e il lavoro privato, quando è a tutti noto che i veri problemi erano, e in parte restano, l'assistenzialismo del settore pubblico e l'evasione fiscale garantita - per esempio - agli armatori e agli speculatori edili? Forse perché queste ultime categorie sono anche i clienti delle banche tedesche e francesi, oltre che dei depositi in Svizzera, a Cipro, ma anche fuori dell'Unione europea, nei paesi arabi e asiatici?

Detto questo, e a parte la solidarietà per i disoccupati greci e i bambini denutriti, non si capiscono molto i festeggiamenti. Tranne in chi crede in un nuovo sole dell'avvenire che da Atene riscaldi magari anche Roma: ma meno di tre anni fa era stato commesso lo stesso errore con la vittoria dei socialisti di Francois Hollande in Francia (anche quella al suono di Bella ciao). Imparato nulla? Nel merito, il programma di Tsipras prevede l'esenzione fiscale per i redditi fino a 12 mila euro: in Italia questo beneficio è riservato ai pensionati sotto i 7.500 e ai lavoratori sotto gli 8 mila (così è anche in Germania). Il salario minimo netto passa a 751 euro (era a 450, pari a 684 euro lordi). In Italia il salario minimo non c'è, cosa probabilmente ingiusta. Ora però la Grecia supera il salario minimo degli Stati Uniti (l'equivalente di 961 euro lordi) nonché tutti i paesi dell'Est europeo, quelli baltici, la Spagna, la Slovenia e il Portogallo.

Cinque miliardi di euro finanziati da fondi Ue sono poi destinati a sostenere piccole e medie imprese "con visione etica": che significa? Venti miliardi dovranno venire, in sette anni, dal recupero dell'evasione fiscale (valutata 70 miliardi): con quali strumenti e credibilità, visto che in piena crisi i depositi all'estero dei greci ammontano a circa 100 miliardi? Elettricità e trasporti gratuiti verranno garantiti alle classi deboli: con quali controlli? Fin qui le misure di politica interna, che dovrebbero essere comunque finanziate con aiuti europei. Poi c'è la questione della ristrutturazione del debito, il punto forte della proposta di Syriza. Ma chi sono i creditori? I privati sono ormai pochi - principalmente banche tedesche e francesi - mentre per l'80% si tratta di stati e organismi pubblici internazionali: governi europei, fondo monetario internazionale, Banca centrale europea.

Al terzo trimestre 2014 si tratta di un totale di 322 miliardi; e 40 di questi - cifre rese note stamani da Bloomberg - dell'Italia. Per la maggior parte è la quota italiana del fondo salva-stati europeo, poi della partecipazione alla Bce e al Fondo monetario. Prima di noi c'è lo stato tedesco (60 miliardi) e quello francese (46). Dietro la Spagna (26 miliardi) e l'Olanda (12). Questi soldi sono di tutti i contribuenti italiani, e naturalmente tedeschi, francesi, spagnoli e così via. L'Italia durante la crisi non ha beneficiato di aiuti diretti europei, a parte il riflesso sui titoli di stato della politica della Bce, della quale hanno goduto tutti i paesi europei, Germania in testa. Ma abbiamo egualmente adottato misure di austerity e riforme che erano e restano necessarie per rimettere in sesto l'economia: dalle pensioni al Jobs act alle tasse ai tagli di finanziamenti e investimenti pubblici. Il nostro premier ama ripetere che si tratta di misure nel nostro interesse, non in quello di Berlino o di Bruxelles. Non vorremmo però che finissero a finanziare il governo di Tsipras e dei suoi recenti alleati di destra. La libertà di scegliere il proprio destino è un diritto sacrosanto, che si chiama democrazia. Ma il socialismo, così come il nazionalismo, ha un limite nel portafoglio degli altri.