Chissà se quel nome - "Big snow" - affibbiato alla perturbazione che tra venerdì e sabato scorso ha paralizzato la rete ferroviaria e autostradale italiana serviva anche da alibi preventivo per le Ferrovie (pubbliche) e le Autostrade (private ma generosamente finanziate da pubblici denari). La neve c'è stata, sì, ma non certo tale da giustificare ritardi di dieci ore sulle tratte dei pendolari, di nove sull'Euronight 35235 Vienna-Roma, di una media di tre sull'Alta Velocità, con 12 convogli soppressi per quanto riguarda Trenitalia e 9 per il concorrente Italo. Alla stessa maniera, che cosa giustifica il modo con il quale Autostrade per l'Italia ha gestito la situazione tra Toscana ed Emilia, con gli stop and go imposti ai camion sulla A1 (mentre era stata chiusa ai mezzi pesanti la Parma-La Spezia), creando un gigantesco tappo e un blocco delle merci tra Nord e Sud? "Siamo stati trattati come bestie" hanno dichiarato i camionisti lasciati senza informazioni, senza assistenza, senza aree di ricovero.

In realtà la neve è stata abbondante, ma appunto non certo da allarme bianco, soltanto intorno a Roncobilaccio, cioè al valico tra Bologna e Firenze. E lì c'è da chiedersi che cosa facessero spazzaneve e spargisale, mentre il sistema informativo gestito sempre da Autostrade per l'Italia andava in tilt. E comunque quella è un'autostrada di montagna: quando nel 1999 i Benetton ne hanno comprato dall'Iri la concessione, non lo sapevano? Alla stessa maniera c'è da chiedersi quando realmente si concluderanno i lavori per la mitica Variante di Valico, iniziati nel 2002, nuovo termine promesso da Autostrade per l'Italia settembre 2015: c'è da crederci? E comunque, 15 anni e un costo arrivato a quattro miliardi di euro, con un aumento del preventivo del 50%. L'intera Autostrada del Sole, da Milano a Napoli, ne richiese otto - dal 1956 al 1964, tratto appenninico compreso - con le tecnologie del dopoguerra.

Tornando all'oggi, i concessionari autostradali, dei quali Autostrade rappresenta l'80% della rete, beneficiano di aumenti periodici, l'ultimo dei quali è scattato giusto il primo gennaio. Un rincaro medio dell'1,32%, ma su molti tratti dell'1,5, a fronte di un'inflazione a zero o addirittura negativa. In cambio la concessione prevede investimenti in tecnologie e manutenzione, che però nessuno riesce a notare quando cade un po' più di pioggia o di neve del normale. Basta ripercorrere qualche precedente. Nel febbraio 2012 vennero chiuse per neve le autostrade abruzzesi A 24 e A 25, con automobili e pullman bloccati anche per 25 ore. A dicembre 2010 una coda di 30 chilometri mandò in tilt la A1 (e il giorno dopo stessa cosa sulla Firenze-Siena). Anche le risposte e le spiegazioni dei diretti interessati sono in linea sia con la disorganizzazione, sia con il disinteresse verso cittadini e viaggiatori, cioè verso i clienti ed i finanziatori. Nel 2010 la Protezione civile accusò "di sistematico disinteresse gli italiani che si mettono in viaggio senza attrezzature adeguate", ma la Regione Toscana, con il governatore Enrico Rossi (tuttora in carica) chiese i danni "a chi non ha fatto il proprio dovere: Mauro Moretti delle Ferrovie, Pietro Ciucci dell'Anas e i Benetton di Autostrade per l'Italia". Che fine ha fatto quella richiesta? Esattamente un anno prima, dicembre 2009, si bloccarono le ferrovie e le autostrade del Nord, e Moretti, ad delle Ferrovie, pensò di rilasciare questa dichiarazione: "Chi viaggia si porti panini e coperte". Gli rispose Luigi Zanda, allora vicecapogruppo dei senatori del Pd: "Un'arroganza abituale davanti a un dramma nazionale".

Oggi Zanda è stato promosso capogruppo, Moretti anche lui promosso dalle Ferrovie alla Finmeccanica, i Benetton sono fittamente impegnati nelle trattative con Etihad per l'Aeroporto di Fiumicino, nonché nelle nuove tecnologie di riscossione dei pedaggi per conto dei comuni attraverso Telepass, altra azienda loro controllata. Il ministro delle Infrastrutture - Maurizio Lupi, Ncd - ha ovviamente "convocato i vertici". Esattamente come fece Altero Matteoli, Pdl, nel 2010, e come tutti i suoi predecessori di destra e sinistra. Del resto basta scorrere le cronache: ferrovie e autostrade si bloccano in media ogni anno, talvolta anche due o più volte, e non solo per la neve. Matteo Renzi a proposito dell’Expo 2015 ha parlato di “anno felix” e promette "riforme col turbo". Che succede se l’Italia si blocca di nuovo nel periodo dell’appuntamento di Milano? Quanto agli italiani destinatari delle turbo-riforme, meglio che non viaggino in treno o in auto, forse andranno a piedi.