Non sarà il discusso broker thailandese Bee Tauchaubol, ma ora è ufficiale che il Milan cerca un compratore. Possibilmente per una quota di minoranza, cosa però difficile da realizzarsi: la storia dell’Inter, della Roma e di molte altre squadre in giro per l’Europa insegna. Dell’offerta da un miliardo avanzata ieri da Mr. Bee - il quale in realtà disporrebbe di capitali propri per soli 90 milioni - in cambio della maggioranza dei rossoneri è importante la coda, cioè la smentita diffusa ieri sera dalla Fininvest: “Non siamo interessati alla cessione di quote di maggioranza dell’Ac Milan. Per il resto la società non può che confermare quanto dichiarato sabato 14 febbraio: vari soggetti hanno mostrato interesse per partnership relative al Milan stesso, ma non esistono colloqui di qualche concretezza e tantomeno preaccordi o incontri decisivi in agenda”. Le indiscrezioni dicono che Adriano Galliani e Barbara Berlusconi, contrari in linea di principio alla vendita, guarderebbero con interesse (soprattutto Barbara) al gruppo cinese Wanda, proprietario del 20 per cento dell’Atletico Madrid e che ha appena messo piede nel mercato italiano acquistando Infront, titolare tra l’altro dei diritti della serie A.

Wanda, però, non si occupa solo di calcio: il suo business sono i cinema (nel 2012 è sbarcato in Usa e Canada), gli stadi, i diritti tv di tutti i tipi, dall’intrattenimento allo sport. Il suo proprietario Wang Jianlin è il secondo uomo più ricco della Cina, avendo sorpassato il padrone di Alibaba, Jack Ma. Per il Milan che intende costruire il proprio stadio nell’area dell’Expo sarebbe il partner ideale, e per la Fininvest in compratore giusto. Nel frattempo per la squadra rossonera la holding del Cavaliere sembra adottare la stessa strategia appena messa in pratica per Mediaset: cedere quote, appunto di minoranza. Per ora. Di Mediaset è stato ceduto in Borsa, attraverso investitori istituzionali, il 7,8 per cento, ad un prezzo che ha depresso il titolo. Fininvest però ha venduto sui rialzi precedenti, trainati dalla ripresa del mercato pubblicitario. La finanziaria di famiglia ha messo in cassa circa 390 milioni con una plusvalenza di 277, mantenendo il 33,4 per cento e spiegando che l’operazione servirà a diversificare in altri investimenti.

Immediatamente, tra Mediaset prima e Milan dopo, sono ripartiti i rumors su un possibile accordo nel settore media-comunicazioni tra gruppo del Biscione, Vivendi (leader nei contenuti) e Telecom. È il “big deal” al quale mirano da tempo Silvio Berlusconi ed i suoi consiglieri e amici, tra i quali Vincent Bolloré, che nel 2014 ha preso il controllo di Vivendi e successivamente una quota di Telecom. L’ex gruppo telefonico pubblico è però anche distributore di contenuti per Sky, la piattaforma a pagamento concorrente di Mediaset Premium, monopolista sul satellite. E qui c’è chi da tempo profetizza un successivo accordo tra Berlusconi e Rupert Murdoch, magari basato sulla condivisione dei diritti della Premier League (che Mediaset ha soffiato a Sky), oppure una guerra tra il Cavaliere e lo Squalo. Un passo alla volta. Nel frattempo nell’impero berlusconiano le manovre sono iniziate.