Sulla Libia e sulle tragedie dei naufraghi nel canale di Sicilia ogni politico ha la spropria ricetta, risolutiva, come i famosi 60 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio. Cominciamo dall'Europa. Che abbia insabbiato il problema non c'è dubbio, ma quello che ora dovrebbe fare d'urgenza varia nella testa della destra, della sinistra e di Matteo Renzi. La Lega vuole un blocco navale davanti alle coste libiche (operazione militare costosissima, difficilissima e quasi sempre fallita ovunque la si sia tentata), e lo vuole in chiave di respingimento alla partenza di scafi, scafisti e clandestini. La sinistra intende l'esatto opposto: che l'Unione europea e possibilmente anche l'Onu non lascino sola l'Italia nell'opera di soccorso. Magari che ogni singolo paese della Ue partecipi ai soccorsi e venga a prendersi la propria quota di migranti, disciplinatamente, riproducendo su scala continentale quel piano di accoglienza che solo pochi giorni fa, prima dell'ultima tragedia, il Viminale aveva inviato alle regioni.

Ma vista dal Nord Europa, principalmente dalla Germania, la situazione sia esattamente all'opposto. Esiste un trattato, naturalmente firmato a occhi chiusi anche dall'Italia, che si chiama Protocollo di Dublino e che obbliga chi dà soccorso a identificare e registrare i migranti, e come paese di primo ingresso dia a chi lo richiede diritto d'asilo. Nel 2014 su 166 mila sbarcati in Italia ne sono stati registrati 70 mila. Ne ballano 100 mila, e su questa cifra gli europei accusano l'Italia di fare la furba. Cioè di chiudere gli occhi su una massiccia immigrazione clandestina che aiuta, anche con qualche soldo, a trasferirsi in altri paesi del Nord. La faccenda è molto di attualità in Germania, dove da sempre si cerca di regolare l'immigrazione anche in base all'interesse economico e l'opposizione di destra ed il Ppe tengono il fucile spianato sul governo Merkel. Risultato: l'anno scorso i partner della Ue, Germania in testa, hanno identificato 23 mila "dublinati" - soggetti al Protocollo di Dublino - e li hanno rispediti in Italia. Si tratta di una guerra strisciante tra ministeri, polizie e servizi di sicurezza, che coinvolge l'Interpol. Ma nessuno ha la coscienza a posto. Giusto ieri, mentre naufragava il barcone nel Canale di Sicilia, gli amministratori del Friuli-Venezia Giulia hanno raccontato che sono arrivati a Udine alcune decine di migranti provenienti dall'Austria, che aveva fatto quel che fa l'Italia: non li aveva identificati pagandogli il biglietto fino a Tarvisio.

E' bene conoscere anche questi aspetti quando si invocano - giustamente - vertici straordinari dell'Europa. Quanto alle Nazioni Unite, da mesi è in corso la mediazione dell'inviato Bernardino Leon, che mira a riunire a un tavolo le varie fazioni del paese. Missione quasi impossibile, probabilmente destinata al fallimento. Dunque riempirsi la bocca di Europa e di Onu può andar bene a fini politici interni, ma la realtà è un'altra cosa. Su un punto si potrebbero realmente abbreviare i tempi e ottenere risultati concreti: sul controllo dall'alto delle coste libiche e del Nord Africa per prevenire le partenze. Servono satelliti e droni, l'unico paese in grado di muoverli entrambi in maniera coordinata sono gli Stati Uniti. Peccato che Renzi, nella sua missione a Washington, non sia riuscito a ottenere da Barack Obama alcun impegno concreto, nonostante abbia offerto in cambio la disponibilità italiana a restare più tempo in Afghanistan.

Anche nel rapporto con gli Usa e al di là dei toni trionfalistici che hanno accompagnato la visita renziana, manca la chiusura del cerchio. L'America è ormai in campagna elettorale e nessuno intende impegnarsi in qualcosa che ricordi vagamente la catastrofe della Somalia 1993. E dopo quella, l'altrettanto fallimentare appoggio dato nel 2010-2011 da Obama a Francia e Inghilterra nelle cosiddette primavere arabe. Senza contare che l'impiego di droni e satelliti in un teatro che nessuno negli Usa considera prioritario non verrebbe mai approvato dal congresso, dal Pentagono, dalla Cia. Dovrebbe imporsi Barack Obama, in scadenza tra poco più di un anno: impensabile. Dunque? Inutile illudersi di trovare scorciatoie a problemi planetari: tipo la richiesta dei grillini di disdire unilateralmente il Protocollo di Dublino (cosa che avrebbe un senso, ma occorre mettere d'accordo gli altri 27 paesi) "istituendo in loco" (cioè in Libia) "uffici di identificazione dei migranti", e qui siamo nel mondo delle favole. Sarebbe anche il caso di non prendere troppo sul serio le alte denunce del Parlamento di Strasburgo, il quale notoriamente non ha alcun potere decisionale. Non si tratta di soluzioni concrete? Vero. Ma almeno sgombriamo il campo dalle chiacchiere.