Nelle ultime 48 ore sono usciti sondaggi molto importanti per il Pd e, soprattutto, per Matteo Renzi. Il primo, realizzato da Demetra per l'istituto Demos del politologo Ilvo Diamanti e pubblicato da Repubblica, dà il Pd al 32,2%, i Cinque Stelle al 26,1, Forza Italia al 14,2, la Lega al 14. Le forze minori, Sel (5,2), Area popolare (3,5) e Fratelli d'Italia (3,3) supererebbero tutte lo sbarramento del 3% previsto dall'Italicum. Lo stesso sondaggio assegna a Renzi e al suo governo un gradimento del 39%, superiore a quello del Pd, ma non di molto. Gradimento più alto (35%) su legge elettorale e riforme istituzionali, molto basso (18%) sulle tasse, basso (23) sull'immigrazione. Ben il 76% giudica il governo indebolito rispetto alle Europee di un anno fa. Quanto ai leader, Renzi raccoglie il 41% tallonato (37) da Matteo Salvini. Beppe Grillo si colloca al 31, Giorgia Meloni al 30. A sinistra emerge il segretario della Fiom Maurizio Landini (28%).

Veniamo all'altro sondaggio, effettuato da Ipsos per il Corriere della Sera e commentato da Nando Pagnoncelli. Il Pd è quotato al 31,5%, i Cinque Stelle al 27,5, la Lega al 14,7, Forza Italia al 12,4, e anche in questo caso Sel, Area popolare e FdI supererebbero lo sbarramento. La domanda successiva è sugli eventuali ballottaggi. Secondo le proiezioni vi andrebbero il Pd ed i grillini, con una vittoria dei Democratici di Renzi che Ipsos stima oggi al 51,2 contro il 48,8. In caso di scontro del Pd con la Lega di Salvini, che però non pare profilarsi stando ai sondaggi, il primo vincerebbe in maniera larga: 61,5 contro 38,5. Discorso opposto se Renzi andasse al ballottaggio contro il centrodestra unito: perderebbe con sette punti si svantaggio, e i moderati tornerebbero al governo. La tendenza già riscontrata alle Amministrative, di un centrodestra vincente se unito, si confermerebbe dunque alle Politiche. Ma va detto che ora come ora questo centrodestra unito non c'è; né stando agli umori attuali dell'elettorato potrebbe unirsi per il ballottaggio perché con l'attuale frantumazione sarebbero i Cinque Stelle ad accedere al secondo turno.

Il senso di questi due sondaggi è evidente. Il Pd continua la sua discesa rispetto al boom (40,8%) delle Europee. Egualmente continua la parabola discendente Renzi che un anno fa vantava un consenso personale intorno al 60%. Voti e gradimenti persi dal Pd e da Renzi si orientano solo parzialmente verso l'astensione, che per tutti e due gli istituti risulta in calo anche consistente. Invece andrebbero a rafforzare i grillini e la Lega. Dunque il Pd, e soprattutto Matteo Renzi, stanno perdendo soprattutto in quell'area di centro nella quale avevano abbondantemente pescato dopo l'insediamento del governo e per quasi tutto il 2014. Perdono a beneficio della Lega, certo, ma anche tenendo a galla Forza Italia. E il travaso verso i Cinque Stelle? C'è sicuramente, ma bisogna intendersi sul colore del voto grillino. Tutti i sondaggi motivazionali (su come i seguaci di Beppe Grillo vedono loro stessi) non lo colorano di rosso-sinistra, contrariamente a quanto alcuni pensavano. Si tratta invece generalmente di ceto medio deluso dalle forze in campo, ma che su molti temi ha, per esempio, una notevole affinità con la Lega. Nella simulazione di Ipsos sui ballottaggi, se il Pd sfidasse i Cinque Stelle il 55% degli elettori leghisti voterebbe per i secondi, mentre se la Lega si battesse contro i Democratici il voto grillino si dividerebbe in misura pari tra Pd, Lega e astensione.

Questo conferma che Renzi e il suo partito stanno perdendo al centro e nel ceto medio. In quell'area molto ampia e politicamente molto mobile del Paese che un anno fa aveva dato fiducia al premier o per convinzione o anche per "mancanza di alternative". Il problema principale è innanzi tutto l'economia. La ripresa è ancora nell'ordine di uno "zero virgola", e quanto alla più importante riforma renziana, il Jobs Act, non è certo fatta per riscuotere immediati consensi popolari, quanto per creare le premesse (e in parte ci sta riuscendo) di migliorare l'attrattività dell'Italia per le aziende. Il secondo grave handicap del premier, del governo e del Pd è l'immigrazione. Che ormai è percepita come un'emergenza, immediatamente dopo le tasse. Dare la colpa all'Europa, o ai governi precedenti, o alla propaganda di Salvini, non convince più. Così come annunciare "piani B" che non si materializzano. Uno studioso certo non di simpatie leghiste o grilline, Luca Ricolfi, osserva: "Renzi si è rivelato molto simile ai suoi predecessori progressisti, che sui temi della sicurezza hanno balbettato, prigionieri dell'etica dei principi, del tutto insensibili alle paure della gente, aristocraticamente tacciata di ingiustificato allarmismo". In altri termini è probabile, che molti elettori apprezzino più la Francia che chiude la frontiera di Ventimiglia, che non l'Italia che se la prende con i francesi. E l'Italia di oggi è simboleggiata da Renzi. Vedremo se il premier, in questo periodo che ancora manca alle elezioni, saprà modificare il suo profilo e recuperare ciò che ha perso.