Qual è il rischio politico dell’Italia con il caso Grecia? “Non ci sarà un contagio” ha ripetuto in ogni maniera il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e sul piano tecnico c’è da credergli, indipendentemente dalla reazione attuale dei mercati sul doppio fronte dello spread e delle borse. Bisognerà guardare non a queste ore e giorni, ma al medio termine, ripetono tutti, anche all’estero. Vero, ma questo riguarda solo l’aspetto tecnico della questione. Poi ce n’è un altro, politico appunto, che al contrario può toccarci, eccome. L’Italia è in questo momento uno dei due grandi paesi europei, assieme alla Spagna, nei quali esiste un forte partito anti-euro potenzialmente in grado di vincere le elezioni. Parliamo dei Cinque Stelle e degli spagnoli di Podèmos. Questi ultimi sono secondi nei sondaggi, esattamente come i grillini da noi. La differenza è che in Spagna si voterà ad autunno, da noi, salvo elezioni anticipate, nel 2018.

In Italia oltre ai grillini c’è una seconda forza importante anti-euro, la Lega. Ed è appunto dalla doppia opposizione Cinque Stelle-Lega che Matteo Renzi deve da qui in avanti guardarsi facendo tesoro della vicenda spagnola. Anche perché questa doppia opposizione è teoricamente maggioranza nel Paese. Anche la gente guarda alla Grecia, e gli assalti ai bancomat, le banche chiuse, i problemi futuri che i greci si troveranno ad affrontare a cominciare dalla svalutazione secca dei loro beni, se Atene torna alla dracma, non sono la migliore propaganda per gli anti-euro di ogni parte d’Europa. Indipendentemente dalla moltissime colpe ed errori di come l’establishment di Bruxelles, Francoforte, Berlino, Parigi, Washington (Fondo monetario) ha condotto questa vicenda. Ma non può sfuggire che è innanzi tutto il governo Tsipras ad avere le responsabilità più dirette e immediate.

E la prima lezione è che i debiti non sono proprietà dei governi, ma degli stati. Soprattutto i debiti contratti con altri stati e con i loro contribuenti. Il semi-default della Grecia nel 2010 passò quasi indolore perché a rimetterci furono creditori privati. Quello dell’Argentina del 2001 fu drammatico, e le conseguenze durano a tutt’oggi, perché il debito era in gran parte con organismi governativi internazionali, oltre ai Tango-Bond. Eppure l’Argentina è immensamente più forte della Grecia, avendo materie prime e industrie. Renzi dovrà far passare questo messaggio. Non esistono scorciatoie né fughe dalla realtà quando si ha un fardello debitorio come l’Argentina ieri, la Grecia oggi, e anche l’Italia. Noi abbiamo industrie, paradossalmente ubicate al Nord dove la Lega governa. E abbiamo fatto alcune riforme che la Grecia, e tanto meno Tsipras, non ha neppure sfiorato. Infine l’Italia ha un patrimonio privato e familiare secondo al mondo, in gran parte immobiliare, che senza euro verrebbe drasticamente svalutato. Tutto questo, da ora in poi, è il terreno sul quale Renzi e il suo governo dovranno tornare a combattere: l’economia e le sue riforme, chiudendo al più presto gli altri fronti, tipo la scuola, e quelli che pure hanno a che fare con il corretto funzionamento del mercato, come la Pubblica amministrazione. E’ l’unico modo di salvare realmente l’Italia da un possibile rischio Grecia in futuro, e anche se stessi dal pericolo di essere mandati a casa nel 2018 o prima.